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venerdì 8 maggio 2026

La regressione all'età di sei anni del mondo gretino

Quando parliamo del fenomeno incarnato da Greta Thunberg dobbiamo capire che ci troviamo di fronte a qualcosa che in parte si ricollega e riprende il filo di alcuni fenomeni del passato, ma che è qualcosa di totalmente nuovo. Dobbiamo partire da un punto fermo: Greta Thunberg rappresenta una serie di persone che è regredita all'età di sei anni. Proprio così. Non è la solita ventenne occidentale che si sente in colpa per essere occidentale perchè le hanno detto che l'occidente colonialista ha fatto solo del male e quindi odia sè stessa, Greta Thunberg non ha nessun senso di colpa e non si odia, Greta si ama, perchè è mentalmente una bambina di sei anni, quindi completamente innocente, incapace di aver fatto male. Sono solo gli adulti bianchi ad essere colpevoli. Greta Thunberg è la figlia dei pioneri che è stata rapita dagli indiani d'America, le hanno resettato il cervello e ora non è più un occidentale, non è un occidentale che odia sè stessa, non è proprio più occidentale. Non si ribella alle vecchie generazioni, ne è estranea, ne è il giudice spietato che emette la sentenza di condanna. Qui non stiamo parlando nemmeno della solita cattiva storiografia leninista e terzomondista gesuitica per cui il colonialismo sarebbe frutto solo di interessi economici, lei ha sei anni, non pensa a queste questioni, la causa del colonialismo è solo la cattiveria, i bianchi sono cattivi e i popoli non occidentali sono i buoni. Tutto qui, ha sei anni, non va oltre questi schematismi, è una favoletta per bambini che si può diffondere sui social con post di tre righe, Greta Thunberg mica legge libri di storia o di economia, Greta Thunberg, non vuole studiare, non vuole lavorare, vuole solo fama e successo senza lottare per averlo ed essere adulata dagli adulti. Greta inoltre rappresenta una generazione di ingrati che beneficiano di tutto quello che hanno fatto e prodotto le passate generazioni occidentali odiandole e infatti non vi rinuncia affatto, non è quel tipo di persona che va a fare la missionaria in Africa rinunciando a tutto, non ci pensa nemmeno, a lei piace andare in barca a vela, avere il suo telefonino così via, la fama sui social, non va a vivere in una capanna, gode di tutto il benessere, la libertà, la democrazia dell'occidente, ma non è ipocrisia o schizofrenia, lo considera un risarcimento che le vecchie generazioni cattive le devono dare, che lei però vuole condividere redistribuendolo con i popoli non occidentali portandoli in occidente. Infatti lei non vuole condannare tutto il mondo alla rivoluzione green dove in Europa torneremo a vivere come nel mondo primitivo, il resto del mondo invece per lei deve continuare a svilupparsi eccome, altro che green, anche inquinando, usufruendo di tutta la scienza, la tecnologia e tutto quello che è stato inventato dal genio occidentale.


giovedì 16 aprile 2026

Il nulla di sinistra che occupa gli spazi lasciati vuoti da chi ha eliminato

Negli anni 90-00 la sinistra radicale si rifaceva in larga misura ad una storia da difendere, che veniva rigettata da gran parte della sinistra, per questo quei uomini e quelle donne erano derisi come vetero e dinosauri dalla sinistra neoriformista come da quella neomassimalista, ma in questo senso era la loro radicalità, era nelle radici, nella storia. La sinistra "radicale" o meglio quella cosa che oggi occupa lo spazio della sinistra radicale degli anni 90-00 è invece una sinistra che rifiuta la storia, non la studia ma la processa in maniera manichea e sommaria, è un rivoluzionarismo vuoto che rifiuta ogni identità storica, nazionale, religiosa, etnica, il suo radicalismo non è nel difendere le radici ma nel suo voler cancellare la storia e ogni forma di identità, finendo col diventare succube delle identità straniere. Hanno rinnegato il socialismo reale, ma non sono diventati ne' liberali, ne' socialdemocratici, ne' conservatori, sono il nulla di sinistra che avanza e si sottomette all'islam, al regime cinese e alla tecnocrazia.

venerdì 3 aprile 2026

Trump apre la trattativa con la Cina a modo suo, la guerra geopolitica sulle risorse energetiche e la religione ecologista

Oltre agli obbiettivi di breve-medio termine precedentemente elencati del conflitto in corso in mediooriente, cioè colpire il sistema nucleare iraniano e il suo apparato militare consolidando gli accordi di Abramo che isolano l'Iran nella regione convergendo Israele con i paesi sunniti, oltre ai motivi ideologici-religiosi-sociali sempre già elencati, c'è ovviamente l'obbiettivo di fondo della strategia di Trump, bloccare le fonti energetiche petrolifere della Cina, cioè il Venezuela e l'Iran, per presentarsi all'incontro con Xi Jinping previsto a maggio da posizione di maggiore forza rispetto al quasi monopolio della Cina sulle terre rare. Sia la Cina che gli Usa sanno che c'è bisogno di diversificare e che in futuro ci sarà bisogno di tutte le fonti di energia, solo l'Europa rossoverde con una strategia suicida ha puntato tutto sull'economia green, in nome di una vera e propria nuova religione basata sull'odio per la società industriale e dei consumi di massa, l'odio sullo sviluppo economico e la produzione vasta di merci, contrapponendovi una idea di un mercato ristretto di consumi di nicchia concentrato nei grandi centri urbani globali rigorosamente eco e made in Cina, la contemporanea deurbanizzazione delle masse, in nome di un modello di sottosviluppo basato sull'eliminazione di ogni bisogno consumistico, di basso consumo energetico, nel nome della salvezza del pianeta e della nuova dea natura, di una economia a kilometro zero, mentre nei centri urbani le elites con potere d'acquisto potranno godere dei benefici della globalizzazione delle merci di nicchia e della costosa ed ad alto consumo energetico economia green. La guerra di Trump va in buona parte contro gli interessi economici americani e infatti non è ben vista dalla parte isolazionista dell'elettorato, che vorrebbe un accordo con la Cina e abbandonare l'Europa a sè stessa, va anche vista oltre alle ragioni già elencate come un tentativo americano di salvare l'Europa da sè stessa e dal suo suicidio fatto di dipendenza dalla Cina, islamizzazione, sradicamento della cultura giudaico-cristiano, fanatismo ecologista.

domenica 22 marzo 2026

Non è un conflitto per interessi economici, è una guerra di civiltà

L'azione congiunta Usa-Israele contro il regime islamico dei Pasdaran ha tutta una serie di obbiettivi. Vediamo quali. L'obbiettivo minimo è colpire e menomare il programma nucleare verso la bomba atomica e l'apparato militare iraniano. Questo dovrebbe portare ad una serie di conseguenze, ma intanto rimane l'obbiettivo minimo, che sta permettendo di rendere innocuo per almeno dieci anni la minaccia degli Ayatollah. La prima conseguenza comunque dovrebbe essere limitare i tentacoli terroristici nell'area mediorientale del regime, cioè Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi. Il secondo obbiettivo è mettere di fronte ad una scelta precisa l'ambiguità dell'Unione Europea, o con l'Iran o con gli Stati Uniti. Diversi analisti in questo senso affermano che l'intervento americano-israeliano sarebbe contro gli interessi economici europei, ma non si capisce proprio perchè comprare petrolio principalmente dall'Iran sarebbe nel nostro interesse e comprarlo dagli americani sarebbe contro il nostro interesse. Dietro gli interessi economici si nascondono in realtà interessi più alti, esistenziali e di ordinamento, che si configurano nella fascinazione verso il mondo islamico da parte delle classi dirigenti europee dagli anni 70 ad oggi e in contemporanea il loro odio verso la società dei consumi di massa, verso l'individualismo di massa, la democratizzazione dei consumi e della libertà individuale, il diritto delle donne di fare quello che vogliono del loro corpo, anche merce e strumento di lavoro se lo vogliono liberamente, la libertà di espressione del proprio io e di parola, il potere del privato e della sua sfera, su tutti i piani, il particolare e le differenze. Tutto questo odio verso queste cose è un collante verso la convergenza in atto tra la sinistra, l'islamismo, l'ecologismo, un certo femminismo subordinato e sottomesso, compostati in un involucro fanatico e totalizzante. 

Vi è anche un odio filosofico verso quello che è la distinzione tra corpo e spirito, base della cultura occidentale, nell'idea invece olistica e orientale della ricerca di un tutto che si tiene. Gli occidentali infatti sono sempre stati materialisti fuori e spiritualisti dentro, gli orientali e gli antioccidentali (compresi ovviamente e in primis gli occidentali che odiano l'occidente) invece sono privi di anima e spirito o lo cercano nel corpo, nella materia, sono spirituali fuori e materialisti dentro, cioè gusci vuoti. Sono macchine senza anima che cercano disperatamente uno spirito nella materia. Le filosofie orientali pretendono di risolvere i problemi esistenziali degli essere umani con l'esercizio fisico, intanto l'orrore per la mercificazione dei corpi, per il consumismo, nasconde in realtà una reale mancanza di spiritualità, l'odio verso l'individualismo nasconde l'odio verso la democrazia effettiva e non orientata dai gruppi, dalla politica e dalle chiese, l'odio aristocratico verso il potere di acquisto delle masse. Un grande capitalista democratico come Ford diceva che il suo obbiettivo era pagare gli operai tanto quanto potessero permettersi di comprare i prodotti che producevano materialmente, il capitalismo miope e cinesizzato di oggi invece porta avanti una politica miope dei bassi salari, che alla lunga sta portando ad un mercato sempre più di nicchia e molto costoso ed a un risorgere dell'anticapitalismo.

Tornando al conflitto epocale in corso, un altro obbiettivo è consolidare gli accordi di Abramo, che stanno isolando l'Iran e la sua minaccia alleando l'occidente e Israele con gli altri paesi islamici della regione, isolando anche ulteriormente l'Europa social-islamica, lanciando un ponte (forse velleitario) verso la Russia, storicamente divisa tra l'autocratismo orientale e l'occidente, dando infine e non da ultimo un monito alla Cina.

Per quanto riguarda gli interessi nazionali italiani, sul piano economico non è la nostra guerra, l'Italia infatti importa in minima parte petrolio dall'Iran, da questo punto di base è perfetto l'atteggiamento di neutralità del governo Meloni, ma su tutti gli altri piani è chiaro che ci si aspetta dal governo una chiara presa di posizione valoriale, contro l'Iran e a favore degli Usa e di Israele, per tutto quello detto prima.

Non ci siamo certo dimenticati di una altro obbiettivo di questa operazione, eliminare tutti i principali dirigenti politici, militari, clericali di questo regime orrendo, creando così le condizioni per una guerra interna al regime per la lotta di successione e sopratutto le condizioni di una rivolta popolare per arrivare alla democrazia e alla libertà o perlomeno ad un cambio di regime che se non la libertà politica dia almeno la libertà nei costumi e nella società, alle donne, ai gay, al popolo persiano, come era già nella Persia degli anni '60.

giovedì 12 marzo 2026

A sinistra si fatica ancora a condannare le foibe, a destra la condanna delle leggi razziali è un dato di fatto

In Italia al giorno d'oggi i due principali partiti in competizione nell'arena politica non provengono da storie democratiche e liberali. Da una parte, a sinistra, il Partito Democratico è in larga misura l'erede del partito comunista italiano, che nacque nel 1921 come sezione dell'internazionale comunista con il fine di instaurare una dittatura filo-sovietica nel nostro paese, dall'altra parte Fratelli d'Italia è erede del Movimento sociale italiano, fondato da una parte dei reduci della dittatura fascista. Ambedue accusano l'altro di non essere sinceramente democratici e di non aver mai reciso i legami con il proprio passato, ambedue in parte con buone ragioni così come esagerazioni anche. Da una parte gli eredi del Pci, come patente di democraticità rivendicano l'appartenenza alla resistenza partigiana contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale, ma sappiamo che questa appartenenza era strutturata come veicolo verso il trapasso alla dittatura comunista, cosa che non avvenne solo in seguito al patto di Yalta, nel quale il leader sovietico Stalin concordò con le potenze anglo-americane le rispettive sfere di geoinfluenza lasciando l'Italia nel campo atlantico, in cambio i partiti atlantisti accettarono che il partito comunista guidato da Togliatti ricevesse comunque cospicui finanziamenti dall'Urss, deponendo però le armi. Il movimento sociale invece fece fin da subito una precisa scelta di campo atlantica e dalla parte delle democrazie occidentali, ma non ruppe con il proprio passato fino agli anni '90, quando l'allora leader Gianfranco Fini alfine condannò la dittatura, l'alleanza con Hitler e le leggi razziali contro gli ebrei. Nel frattempo il partito comunista negli anni '70 si era opposto al risorgere della lotta armata all'interno del movimento operaio, ma rinunciò solo dopo la caduta dell'Unione Sovietica al comunismo, essendo venuti meno i finanziamenti da quel paese che ne permettevano la capillare propaganda e penetrazione nei gangli della società e dello stato. Una penetrazione che gli consentì comunque all'inizio degli anni '90 un colpo di coda andando a colpire altrettanto i finanziamenti degli altri partiti storici attraverso una azione giudiziaria-mediatica ancora oggi da studiare e capire. La discesa in campo di Berlusconi creò un centro diverso dai due contendenti rimasti sul campo, così come l'emergere di un partito territoriale come la lega nord, ma la nuova legge elettorale dei primi anni 90 di tendenza maggioritaria portò al creare due poli contrapposti, formati da due coalizioni molto litigiose al loro interno, una guidata da Berlusconi e una dagli eredi del Pci. Il declino di Berlusconi negli anni dieci ha creato un vuoto politico-elettorale enorme al centro, prima il Pd guidato da Renzi ha provato a riempirlo, ma Renzi ha dovuto soccombere all'opposizione interna che invece puntava su una nuova polarizzazione radicale e quindi all'alleanza con i grillini, quindi è soppraggiunta la Meloni, che lo ha riempito traghettando ulteriormente gli eredi del Msi verso posizioni di conservatorismo democratico centrista. Tornando quindi alla nostra digressione iniziale, si vede non a caso come oggi a sinistra si fatica ancora a condannare crimini storici come le foibe, si parla poco di cosa è stato il comunismo nel '900, mentre dall'altra parte si è arrivati ad un punto di non ritorno verso la condanna delle leggi razziali antiebraiche, a sinistra intanto si torna a parlare di uscita dalla Nato e si guarda alla Cina e all'Islam politico, mentre a destra ormai ci si pone in una ottica e collocazione fermamente atlantista e occidentale, al punto che la Meloni oggi è il pontiere che cerca di ricomporre la frattura tra America e Europa, mentre la sinistra italiana alimenta forsennatamente questa frattura, tornando a toni da antiimperialismo e antisionismo da anni '70, che si credevano relegate alle sue parti oltranziste e nostalgiche. Questa è quindi la situazione odierna, vedremo se la sinistra continuerà in questa deriva e la destra in questa svolta al centro, ancora non è detto in nessuno dei due fronti, pulsioni estremiste ci sono ancora a destra, mentre a sinistra non tutti si adeguano al neo-oltranzismo.

sabato 21 febbraio 2026

La peggiore sinistra della storia d'Italia

La sinistra in Italia diventa patriota solo quando c'è da attaccare l'America o ancora di più in generale i paesi anglosassoni, che Togliatti e Stalin chiamavano in maniera dispregiativa plutocrazie, in sinergia con Hitler e Mussolini. La sinistra rappresentata da Schlein e Fratoianni mette insieme l'antimperialismo strumentale e da guerra fredda dei comunisti degli anni '50, con il freakettonismo schematico, superficiale e sloganistico da anni '70, unito al fondamentalismo ecologista antiindustriale e antioperaio degli anni 80', infine con il pacifismo ipocrita, finto e unilaterale degli anni 90'-00. Non c'è traccia invece delle coraggiose scelte atlantiste della sinistra dei Saragat del dopoguerra contro le dittature, nemmeno della serietà, della fermezza e la responsabilità nella condanna del terrorismo e dell'estremismo da parte del partito comunista degli anni'70, tantomeno delle aperture verso la cultura liberale e i suoi valori che la sinistra di fine secolo scorso fece, che però abbiamo poi scoperto essere state da parte dei postcomunisti una operazione di trasformismo opportunista per nulla sincero, in una ottica di ritirata strategica per poi tornare con la crisi economica del 2008 e l'emergere come potenza della Cina comunista su posizioni antiliberali in tutti i sensi, dal piano economico, a quello politico e culturale. 

Ovviamente quando esponenti di primo piano del governo Putin hanno insultato il governo Meloni democraticamente eletto dagli italiani, da questa sinistra non è arrivata nemmeno una parola di solidarietà patriottica. Siamo quindi tornati ai toni da yankee go home, dopo il fugace riposizionamento del periodo obamiano, di certo però non dovuto ad una strutturale predisposizione all'alleanza con quello che è il nostro principale partner strategico, commerciale, storico-culturale, tutto al contrario della Meloni la quale aveva invece e altresì instaurato buoni rapporti anche con Biden, in virtù di una amicizia verso gli Usa non legata a spirito di fazione, ma ad una precisa scelta di campo. La retorica invece di questa sinistra attuale è infarcita di slogan da corteo studentesco, intrisa di manicheismi e radicalismi che prestano il fianco al rinascente terrorismo ed estremismo, non scevro anche di un antisemitismo che anzi assume un aspetto centrale in questa strategia folle. Il fastidio verso tutto ciò che è rimandante al liberalismo intanto emerge anche dalle invettive verso i principi economici del pensiero liberale, dipinti in maniera caricaturale e demoniaca, contro i quali riemerge l'anticapitalismo sottoforma di antiliberismo, ma nemmeno troppo sottotraccia emerge pure un fastidio crescente verso il suffragio universale, le sovranità nazionali, involucri cardine dell'ordinamento liberaldemocratico, infine anche la libertà di parola e di espressione è sotto attacco della dittatura politically correct neocomunista e terzomondista, in nome di una lotta alle discriminazioni e al razzismo che assume sempre più i contorni di una guerra al buon senso, i contenuti di un razzismo alla rovescia e selettivo e sullo sfondo non da ultimo di un processo sommario e in toto alla storia occidentale e a tutto ciò che l'occidente ha prodotto negli ultimi secoli.

Siamo quindi di fronte alla peggiore sinistra della storia d'Italia, ben raffigurata dai giovani del PD il cui spessore culturale e livello di analisi è quello di fare volantini intitolati "maiali sionisti", che hanno studiato storia ad uno spettacolino livoroso di Crozza, d'altra parte la stessa classe dirigente di quel partito non è nemmeno capace di fare il centro della loro improvvisata coalizione, avendo purgato i riformisti ed essendo schiacciata sulle posizioni dei massimalisti se non quando degli oltranzisti e dei neoterroristi. Se tutto questo fosse un circo che fa male solo a loro, sarebbe anche comico, ma la tragedia che una sinistra così fa male all'Italia, non saranno mai maggioranza nel paese reale, ma hanno ormai preso possesso della scuola, della magistratura, di larga parte dei media, del mondo delle arti, delle professioni e della comunicazione, del giornalismo, dell'editoria, della corte costituzionale, creando così un clima asfittico e cristallizzato da guerra santa civile permanente, solo per il loro potere di cricca.

Un vero cambiamento e una uscita da questo eterno novecento italiano si potrà avere solo con la elezione del prossimo presidente della Repubblica, il governo può fare poco di fronte al potere di niet del presidente e della corte costituzionale, per due terzi espressione dello stesso presidente e della magistratura, se invece finalmente il prossimo presidente non arriverà dall'area cattocomunista-togliattiana, forse questo paese potrà intraprendere una strada riformista e pienamente occidentale, a patto che gli elettori di centrodestra non siano così stupidi e masochisti da astenersi o peggio andare dietro a macchiette come Vannacci.


mercoledì 11 febbraio 2026

Populismo ed elitarismo, due facce della stessa medaglia

Gli intellettuali di sinistra nella storia sono sempre partiti dall' idea umanitaria di divulgare il proprio verbo e le proprie visioni al popolo, i loro movimenti nascono da una idea populista rivolta però ad un popolo immaginario. Ogni qual volta però nella storia il popolo respinge le loro tesi dopo essere entrati in contatto con esse, magari dopo un primo innamoramento seguito da repulsa, allora prima gli intellettuali ideologizzati si rifugiano in una idea mondiale del popolo, bypassando le nazioni e i loro popoli, poi non trovando riscontro nemmeno in questa trasposizione ideale, approdano in un elitarismo spinto e sprezzante, che considera solo una minoranza illuminata degna di guidare le sorti del mondo e portarlo alla salvezza da una umanità corrotta e terrena. 

Fascismo, stalinismo e nazismo furono invece tre idee distinte di socialismo al contrario volgarizzato, ma con un comun denominatore, partendo dalle idee socialiste, scesero a differenza dei suddetti sopra a patti e compromesso con i convincimenti dei propri popoli nazionali, quindi al loro attaccamento alla famiglia, alla religione e alla patria, quei tre elementi che gli intellettuali progressisti considerano il peggio reazionario e l'ostacolo principale alla socializzazione del tutto e di ogni cosa, mentre questi tre movimenti riuscirono a mischiarli con le loro idee socialiste amalgamandoli tra le loro fila.

Sia però il populismo che l'elitarismo socialista hanno in comune l'odio verso l'individuo non socializzato, il privato, la conservazione, l'umanità imperfetta, le comunità locali, hanno invece in comune l'amore per la dittatura e l'odio verso la democrazia. Inoltre odiano il presente e il passato prossimo, ma amano un passato remoto edulcorato e vagheggiano un futuro rivoluzionario.

martedì 28 ottobre 2025

La guerra di civiltà è solo all'inizio

I pacifisti condannano senza se e senza ma la guerra, ma non condannano mai senza se e senza ma il terrorismo.

Gli ecologisti condannano l'occidente senza se e senza ma per aver inquinato il pianeta, ma non condannano mai senza se e senza ma la Cina per inquinare oggi.

Le femministe condannano senza se e senza ma il maschilismo cristiano del passato, ma non condannano mai senza se e senza ma il maschilismo islamico oggi.

Perchè?

La risposta si potrebbe riassumere in una parola. Terzomondismo. Terzomondismo di ritorno. Certo c'è anche l'ipocrisia, la doppia morale, il fazioso manicheismo, non da ultimo un uso della storia strumentale e fanatico senza averla studiata, ma di fondo una spinta geopolitica che viene dagli ex paesi del terzo mondo, oggi non più terzo mondo però, ma altresì aggressive potenze neocoloniali, ma che s'innesta con il narcisismo autodistruttivo nella nostra società occidentale.

Il problema non è tanto che sono pacifisti, ecologisti, femministi, il problema è che sono di sinistra, ma quale sinistra? Una sinistra che oggi nel suo delirio autodistruttivo e ultraprogressista considererebbe Marx un reazionario. 

Eppure vogliono liberarsi del senso di colpa europeo di aver sterminato gli ebrei, che fastidio questi ebrei invece, ma vogliono creare un senso di colpa postumo sul colonialismo occidentale, ma in particolare quello anglosassone. 

Sono malati. E pericolosi.

Come fermarli? Con il buon senso dei popoli occidentali - che non passano le giornate a disinformarsi sui social e sui media di parte, ma pensano al lavoro, alla famiglia - poi con una imprenditoria patriottica e non cosmopolita, che abbia il senso del limite, del territorio e della visione, con una politica sull'immigrazione che sappia chi accogliere e chi no, contrastando chi cerca solo voti e manodopera a basso costo, pure con una riforma in senso liberale dello stato e delle istituzioni, ma anche con una riforma della scuola e dell'istruzione, che sappia fermare i cattivi maestri che disistruiscono le future classi dirigenti destrutturandole e rendendole sottomesse ai nemici dell'occidente, anche con una politica che rilanci l'alleanza atlantica, il ponte tra Europa e America infine con una chiesa che si riconnetta con il proprio territorio ed i propri fedeli tradizionali, come sembra ben fare il nuovo Papa.

La guerra di civiltà è solo all'inizio. 

sabato 25 ottobre 2025

La guerra dei cento anni tra socialisti e la globalizzazione ingovernabile

Il suffragio universale maschile voluto e messo in piedi da Giolitti, portò ad una forte ascesa del partito socialista in Italia in un momento storico che vide come sempre in un mondo moderno e quindi sempre più globalizzato irrompere sulla scena la geopolitica. Lo scoppio della prima guerra mondiale divise trasversalmente la politica, proprio come accade oggi, ed anche i socialisti non potevano che dividersi. Mussolini adottò una linea interventista contro la linea ufficiale del partito di neutralità e pacifismo surreale, così come l'interventismo democratico, che vedeva nella guerra un veicolo per sconfiggere i vecchi imperi, mentre l'ala rivoluzionaria del partito puntava sulla guerra per una svolta disfattista e per l'appunto rivoluzionaria della crisi. Gli eventi postbellici e intrabellici portavano quest'ala a puntare sulla rivoluzione bolscevica in Russia, l'unico luogo dove questa aveva trionfato. Mussolini invece fondando i fasci puntava su un socialismo di stampo italiano e sperava in un ritorno al passato autarchico oltremisura utopistico; dovette così ripiegare e scegliere anni dopo una collocazione internazionale, scelse l'alleanza coi tedeschi di Hitler, con le conseguenze che ben conosciamo. Leggi razziali antiebraiche, irrigidimento della dittatura, perdita di una cospicua base di consenso, in particolare quel mondo postrisorgimentale che maldigeriva l'alleanza con l'austriaco coi baffini, infine ma non meno importante la catastrofe dell'avventurismo hitleriano. Tornando al postprima guerra mondiale vediamo come il centro del partito socialista sognava un ritorno ad uno status preguerra impossibile e si dissolse, riemergendo solo dopo la secondo guerra mondiale facendo quindi altresì una scelta di campo atlantista. La guerra civile italiana tra socialisti e gli effetti di una globalizzazione ingovernabile si fanno sentire ancora oggi, a distanza di cento anni e più. Potremmo dire che dura da cento anni. Sia la guerra civile italiana e socialista, tra correnti del socialismo, sia una globalizzazione ingovernabile. La possibile soluzione può essere della prima un superamento delle idee socialiste che confluiscano nel sistema liberaldemocratico di mercato senza pretese di entrismo e rovesciamento dall'interno, mentre la soluzione della globalizzazione ingovernabile non può essere quella dell'impero delle elites in un mondo omologato, standardizzato e piegato ad un altro regime comunista come quello cinese, ma invece in un nuovo patto di Yalta e nel recupero degli aspetti positivi delle nazioni, delle religioni, delle identità locali. Da questo punto di vista l'Italia deve fare la scelta di campo giusta, che tenga conto dei nostri rapporti commerciali primari, dei nostri interessi, della nostra cultura, della nostra storia, della nostra libertà, delle nostre scelte di campo degli ultimi 75 anni, da De Gasperi in poi, ma anche da Garibaldi e Cavour prima della parentesi mussoliniana, indipendentemente da chi sia il presidente in carica del paese che è il nostro amico e principale punto di riferimento in base a tutti i fattori elencati. Pur nel rispetto del più ampio pluralismo, questo è il momento storico delle scelte di campo che combacino con gli interessi nazionali del paese, non solo dal punto di vista economico, e in questo senso non è l'Eurasia o l'Eurabia la nostra strada, ma il rilancio del patto atlantico. Con l'Italia in prima fila e a guida in Europa di questo rilancio.

mercoledì 15 ottobre 2025

L'occidente al bivio tra barbarie e civiltà

L'indignato collettivo social ha continuamente bisogno di cause nobili da sposare e perorare, di mostri da combattere, di crimini da denunciare che attirino la sua attenzione per sfuggire alla noia e alla banalità della sua vita quotidiana e a sua volta gli permettano di attirare l'attenzione verso di sè e godere così di consenso sociale nel proprio ambiente. Ma questo livello di attenzione e la sua memoria è pari a quella di un pesciolino. C'è sempre un amo nuovo a cui abboccare, anche perchè dopo un po' l'indignato annoiato si stufa. E' questo forse anche il caso del conflitto israelo-palestinese, al quale però si accompagna anche qualcosa di più medio-lunga durata e di più profondo, vediamo quale. L'orrore dell'olocausto ha segnato la nostra società, è stato il punto di non ritorno dalle cui macerie si è provato a ricostruire la moderna civiltà occidentale, ma dopo un po' la sua memoria si è troppo istituzionalizzata, la sua memoria è diventata un cardine fondante delle nostre istituzioni verso la quale il ribelle senza causa, senza ne' arte ne' mestiere, che è dentro ognuno di noi, ha iniziato a provare fastidio, voleva qualcosa di nuovo, di suo, di originale, che andasse contro i propri padri, voleva rovesciare tutto. E allora cosa di più assoluto, rovesciante, totalizzante di dire che le vittime di ieri sono i carnefici di oggi? Il passo a dire che tutto è il contrario di quello che ci hanno detto anche ieri può essere lo step successivo. Affascinante, quanto schematico e superficiale. Quando non si ha niente da fare e da dire, ma ci si vuole ribellare, si può sempre attirare l'attenzione dicendo che i buoni di ieri sono i cattivi di oggi, rifiutando ogni complessità della storia e della realtà, ogni equilibrio tra i torti e le ragioni in una attualità ancora da definire. Inoltre, da quando la politica manichea ha smesso di investire nei conflitti sociali e ha investito nei conflitti generazionali, il conflitto in Palestina assume una rilevanza che oscura tutte le decine di guerre che ci sono nel mondo, perchè non hanno una rilevanza su questo piano e quindi sono del tutto ignorate, dallo Yemen, al Sudan, alla Nigeria, all'Ucraina, alla Thailandia e ce ne sono altre decine con migliaia di morti anche tra i civili e i bambini. Ignorati nell'indifferenza generale.

C'è da collocare storicamente però questo processo, che è già iniziato negli anni '70, infatti erano già quelle di allora nuove generazioni a portare avanti questo movimento, quindi i giovani di oggi in realtà sono in larga misura già nella fase di un nuovo conformismo e non nel ribellismo. Le cose però si intrecciano, ma sicuramente a questi giovani più che una ribellione gli resta una radicalizzazione emulativa di quello che è stato per i giovani di sinistra degli anni '70 e un po' tutte e due le cose. I giovani degli anni '70, ormai incanutiti, continuano la loro falsa ribellione che ormai si istituzionalizza, perchè gli stati riconoscono lo stato terrorista di Hamas, l'Onu sancisce senza appello e senza verifica, ma sulla base del sensazionalismo mediatico che in Palestina c'è un genocidio, gli insegnanti nelle scuole lo insegnano ai bambini e agli studenti, i media ne parlano a reti unificate. 

Quale lezione storica trarre da tutto ciò? In parte direi che la memoria dell'orrore del genocidio da parte dei nazionalsocialisti tedeschi contro gli ebrei è stato un errore farne una memoria istituzionale, ma anche uno scrigno isolato che lo ha separato sia dal filo conduttore di una persecuzione millenaria contro gli ebrei che ha altre radici, non solo quella nazionalsocialista, distogliendo perciò l'attenzione da tutti gli altri antisemitismi, quello cristiano, quello comunista, quello islamico. Questo anche perchè quando Israele si è allontanata dal mondo comunista alleandosi con gli Stati Uniti, gli ebrei sono rimasti scoperti sugli altri fronti dell'antisemitismo, quello comunista che ha visto convergere intorno ad esso il mondo islamico e parte del mondo cristiano in chiave antioccidentale. Ma l'altro errore chiaramente da un punto di vista non geopolitico ma tornando sul piano psicosociologico, è stato fare della memoria una istituzione, per tutto quello detto sopra e tanto altro ancora. E' quindi questo un movimento che spinge per un futuro dai tratti inquietanti ma che si ricollega al passato degli antisemitismi nella storia e soprattutto odia il presente. Tutto ciò fa leva su una società che in realtà da tempo ignorava il passato, non pensava al futuro ma solo al presente, ma ora invece non ama più il suo presente.

Ora però c'è da chiedersi, forse prematuramente, tralasciando pure gli aspetti geopolitici che sicuramente sono più importanti, ma concentrandoci in questo articolo sugli aspetti psicosociologici: se veramente questo presunto "genocidio" contro i palestinesi, comunque privo di basi storico-giuridiche, che invece definiscono un genocidio una deliberata e premeditata intenzione messa in pratica di sterminare un intero gruppo etnico sulla base di motivazioni razziali, se quindi tutta questa narrazione verrà istituzionalizzata tramite l'Unione Europea, le agenzie dell'Onu, la scuola pubblica, come si manterrà allora tutta quella base di consenso in occidente fondato sull'odio per Israele che è fatta in stragrande maggioranza da quel ribellismo-conformismo di cui sopra? Sì perchè, se si farà istituzione, presente, se si farà stato, dovrà dare delle risposte a questa massa di infelici, disadattati, frustrati, non basterà più dire loro di prendersela con gli ebrei e dirottare il malcontento su di loro. Bisognerà dare delle risposte, una proposta di governance, una parte costruttiva e non solo distruttiva, contro, anti. Altrimenti avremo solo il caos, la barbarie, la tabula rasa tecnologica, mai la civiltà.

martedì 14 ottobre 2025

Pacifisti che odiano la pace, progressisti che odiano il progresso, occidentali che odiano l'occidente

Due piazze si sono riunite ieri a Gaza e a Tel Aviv. Il 13 ottobre 2025, un giorno stupendo che ha sancito il cessate il fuoco, il rilascio degli ultimi ostaggi in mano ad Hamas rimasti vivi. Finalmente la pace, o se vogliamo la tregua che tutti gli uomini di buona volontà auspicavano. Ma erano due piazze, bisogna dirlo, completamente diverse. Da una parte in Israele tante donne, persone di tutte le etnie, di tutte le generazioni, dall'altra solo maschi, adulti o bambini usati, di un'unica etnia, di un unica religione, non c'erano anziani, non c'erano donne, non c'erano bambine. Da una parte si festeggiava il rilascio di ostaggi innocenti che hanno vissuto una nuova Auscwhitz nelle cantine delle famiglie di Gaza per due anni. Si festeggiava il ritorno di ostaggi in mano a terroristi sanguinari. Dall'altra si festeggiava il ritorno di terroristi sanguinari detenuti in Israele. In questa giornata comunque bellissima, c'è stato da parte israeliana il pudore di non esporre il dolore marchiato nei corpi degli ostaggi, dall'altra una scenografia mediatica che abbiamo già visto in questi anni, buona a fomentare l'odio spacciato per umanità.

Si pensava che questa tregua o pace, chiamatela come volete, potesse placare l'odio verso gli ebrei dei finti pacifisti, ma così non è stato. Anzi, li ha resi ancora più colmi d'odio. I pacifisti guerrafondai vogliono la guerra ad oltranza, vogliono la distruzione di Israele, degli ebrei in ogni parte del mondo. A Milano un consigliere comunale verde di invidia, di rabbia e di odio chiede il cancellamento del gemellaggio della città lombarda con Tel Aviv, fomentando la violenza di piazza che prontamente si è materializzata. A Udine si attendono altri odiatori in vista della partita di calcio Italia-Israele.

Siamo di fronte ad un nuovo oscurantismo, millenarista, fanatico, che si tinge di verde anche nell'odio verso tutto ciò che l'occidente ha saputo produrre negli ultimi 500 anni. Talebani imbrattano un dipinto di Cristoforo Colombo, è odio totale verso il progresso, l'occidente, da parte di gente per cui più che un analista politico, storico, sociale, ci vorrebbe uno psicologo, uno psichiatra. Il disagio mentale si è fatto attivista militante, qualcuno lo ha fomentato e ne ha fatto base sociale, politica e ideologica. La sterilità di chi non pensa, non studia, vive di un'emotività e di un'empatia selettiva, manichea, dove il nemico non merita nessuna comprensione, nessuna complessità umana, l'amico invece merita ogni comprensione acritica, è la logica della tribù, dei selvaggi.

Verranno tempi migliori.

venerdì 10 ottobre 2025

L'ideologia della morte come unico collante, nascosta da slogan umani

Qualcuno anni fa diceva che più indottrinati dei comunisti ci sono solo i filo-comunisti. Oggi i comunisti letteralmente detti in occidente sono una minoranza, praticamente impresentabili agli occhi della maggior parte delle persone per motivi che in questo articolo non stiamo ad elencare, ma però abbiamo un fiume spesso violento di filo-comunisti, nella figura di presunti ecologisti, di pacifisti a senso unico, di genericamente di sinistra, di femministe selettive che attaccano solo il maschilismo bianco o presunto tale, di pseudointellettuali che mai si direbbero comunisti ma che poi fanno propaganda per i leninisti cinesi e i loro vassalli islamici e russi e che sicuramente sono anche più indottrinati di alcuni comunisti di una volta, ma usufruiscono del mercato e del capitalismo per vendere i loro libri e fare le loro passerelle nei talk-show televisivi. Purtroppo non ci facciamo mancare nulla, abbiamo anche quelli di destra burattini dell'altro vassallo della Cina, il sovietico Putin, ma per fortuna sembra che questi ultimi stanno evaporando. Ma proviamo a spiegare, senza polemica e con la serietà che la situazione drammatica odierna impone.

Stiamo parlando di una realtà informe, che mette insieme tutto e il contrario di tutto, perchè come fanno a stare insieme i predicatori integralisti islamici con le femministe, i pacifisti con i terroristi di Hamas, dei quali i destrutturati pacifisti veicolano le idee e la narrazione storica sul conflitto israelo-islamico e non solo? E ancora, come fa uno di destra a farsi fascinare da un colonello del KGB e tanto altro ancora? La risposta è l'odio come unico collante e in una di queste due parti la sottomissione, ma andiamo con ordine: da una parte infatti li unisce l'odio per l'occidente, la loro vera ossessione, l'odio per i suoi valori, che sono il patriottismo unito ai diritti individuali, il liberismo economico unito ad un sano protezionismo che protegga i propri lavoratori, e tanto altro ancora. Quindi da una parte il nostalgico novecentesco di destra vorrebbe il patriottismo senza i diritti individuali, vorrebbe il protezionismo senza il liberismo, mentre l'antioccidentale di sinistra vuole i diritti individuali ma non la patria, intanto usa la democrazia di mercato per veicolare le sue idee antidemocratiche, ma attenzione, i diritti individuali li difende al fine che la pensino uniformemente tutti uguale, in un narcisismo collettivista e conformista, subordinato al neototalitarismo, ma non vuole la patria, la quale invece è prima vera condizione per la democrazia, ma vuole solo un impero globale dove le elites globaliste comandano, ma in realtà sottomesse ai regimi totalitari come la Cina, l'Iran.

Per quanto riguarda l'economia, l'antioccidentale di sinistra tendenzialmente non se ne occupa perchè generalmente non ha problemi economici, però diciamo che se la prende sia con il liberismo mentre con il protezionismo lo fa solo se è di parte occidentale, mentre se è cinese allora va benissimo, così come l'inquinamento e tante altre cose. Ma poi c'è la sottomissione a tutto ciò che è antioccidentale, come dicevamo sopra, ma perchè sottomissione? Perchè questi occidentali che odiano l'occidente odiano in primis sè stessi, la loro stessa storia, la loro stessa carne e il loro stesso sangue, il loro corpo, la loro pelle bianca, le loro origini famigliari, ma odiano anche la storia dell'occidente in toto, che sia la rivoluzione industriale, il cristianesimo, l'ebraismo, ma persino il marxismo ottocentesco, scavalcato infatti dai neomarxismi del novecento e di questo secolo e tutto quant'altro, non da ultimo, anzi in primis, i colonialismi, che sono messi superficialmente tutti sullo stesso piano. Una sorta di tribunale morale della storia senza appello e senza conoscere la storia, perchè il fanatismo va sempre di pari passo con l'ignoranza della storia o altrimenti un uso rancoroso e strumentale di essa, che cavalca la frustrazione e l'invidia.

Quindi nella versione di sinistra dell'antioccidentalismo terzomondista tutto ciò che è storia occidentale deve essere equiparato al nazismo, qui allora nasce una divergenza con l'antioccidentale di destra, ma poi invece si muovono due motivi separati ma convergenti da una parte e dall'altra, che vedremo. Infatti assistiamo negli ultimi decenni ad un fenomeno recente nella storia: la destra comunque ed invece è diventata sempre più filo-occidentale e sempre meno nazifascista ritrovando la propria eredità ottocentesca liberal-conservatrice declinata però in chiave moderna e democratica, mentre la sinistra contemporanea parallelamente in un vero e proprio cortocircuito raccoglie l'eredità antisemita, antiamericana, antianglosassone di quel tipo di destra primonovecentesca, mentre invece all'oggi la destra contemporanea se ne allontana sempre di più e facendolo di conseguenza accoglie allora anche chi proviene dalla sinistra ma non si riconosce in questa deriva della sinistra cancel culture. La sinistra postnovecentesca quindi vive un cortocircuito che la fa convergere con la destra primonovecentesca. 

Questo cortocircuito suo malgrado può anche essere di aiuto ad una fase propedeutica di transizione verso un nuovo bipolarismo, che necessiterebbe però di un centro intermedio in questa stessa fase allorquando la destra non dovesse abbandonare in toto ogni nostalgismo, mentre ormai la sinistra sembra perduta, in preda ad isterismi ideologici, anacronistici e allo stesso tempo sterilmente resettanti, ma vedremo. Sembra nelle ultime ore al contempo che ci sia anche una sinistra centrista e riformista che sta cercando di rialzare la testa rispetto a questi cortocircuiti e questi estremismi, ma deve sciogliere alcuni nodi, il suo riformismo è solo un modo di mettere un freno gradualista a questa sinistra neo-massimalista o è una chiara presa di distanza da questo nuovo fanatismo che si tinge di antisemitismo a sinistra? E da par suo la destra ha del tutto abbandonato i suoi nostalgismi novecenteschi o li ha solo messi nel congelatore per una strategia elettorale? Siamo quindi in mare aperto e in una fase di transizione. 

La cosa positiva, parlando di cose meno teoriche ma non astratte - che sono comunque importanti per la comprensione della realtà - è che grazie a Trump, con l'aiuto anche del governo Meloni, del nuovo pontificato di Papa Leone, della lega araba, e di tutte le persone di buon senso sembra si sia arrivati in queste ore ad un accordo di pace nel conflitto mediorientale, vedremo se i tagliagole di Hamas lo rispetteranno, se gli acefali che scendono in piazza sfasciando tutto e inneggiando all'eccidio disumano del sette ottobre lo rispetteranno, non credo del tutto, ma ricordando sempre che non stiamo parlando di uno scambio di prigionieri, perchè da una parte ci sono ostaggi innocenti israeliani tenuti prigionieri negli scantinati delle famiglie di Gaza, dall'altra terroristi palestinesi con le mani sporche di sangue detenuti in Israele che lo stato ebraico è disposto a rilasciare pur di arrivare a riabbracciare i propri figli. 

Di fronte abbiamo uno scontro di civiltà, da una parte l'ideologia della morte, della sterilità, del nichilismo, della decrescita, della regressione o del fertilizzare solo l'odio, dall'altra la civiltà della vita, della fertilità, della crescita umana, produttiva, costruttiva e spirituale. Ma qualcuno diceva, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

giovedì 2 ottobre 2025

La rivoluzione dei privilegiati

Protestare è un diritto democratico, infatti è una cosa che esiste solo nelle democrazie liberali, per questo noi in occidente vediamo immigrati di seconda generazione protestare contro il governo, ma nei loro paesi d'origine se lo facessero verrebbero buttati in galera senza tanti complimenti, per questo solo in occidente vediamo donne che possono protestare contro il patriarcato, anche se magari sono solo figlie di papà un po' troppo viziate dai loro padri, invece le donne che protestano in altri paesi vengono massacrate, senza avere nessuna solidarietà dalle femministe dei nostri paesi. Per questo noi vediamo studenti occupare tutto, scuole, università, stazioni, autostrade, impedendo la libera circolazione, ma se lo facessero nei paesi non occidentali verrebbero massacrati. Per questo nei paesi occidentali vediamo gay denunciare di essere discriminati, ma non fanno nulla per i gay impiccati in Iran e in Palestina. Quindi questo è il prezzo della libertà, dare la libertà anche a chi disprezza la libertà ed è un egoista che pensa solo a se stesso e alla propria parte, ma qui c'è un ma. Possono costoro impedire anche la libertà degli altri? Possono impedire di andare a lavorare, di prendere un treno, un aereo a chi vuole prenderlo? Direi proprio di no. Ma c'è un altro ma. Possono queste persone fare le vittime in occidente ma ignorare i giovani, le donne, gli studenti e i gay dei paesi dittatoriali? Non è una forma disumana di indifferenza la loro? Possono inoltre ignorare il terrorismo? Ma quando si fa finta che Hamas non esista, quando si ignorano gli ostaggi in mano ad Hamas, i civili israeliani uccisi, quando non si condanna il terrorismo, quando non si dice nulla sul regime iraniano, cinese e tutti gli altri regimi dittatoriali del mondo, non è questo disumano? Non corrompe l'idea stessa universale dei diritti umani? Non è, in ultima analisi, puro razzismo?

mercoledì 24 settembre 2025

La sinistra sa di essere minoranza e allora cerca di paralizzare il paese

La sinistra ha perso. Ma dove ha perso? tra il popolo italiano, elettoralmente e quindi politicamente. Basta ascoltare le interviste ai leaders di questa parte per capire che non ci credono nemmeno loro, da D'alema a Franceschini fino a Casarini, hanno interiorizzato la totale convinzione che la maggioranza degli italiani non li voterà mai, ne' ora ne' mai, e questo vale anche per la sinistra americana. Dopo aver usato negli anni scorsi la stampella di centro per vincere le elezioni, ora la stampella di centro è considerata inutile e addirittura controproducente, dopo che Renzi e Calenda hanno osato porsi alla pari con la sinistra e addirittura insidiarne l'egemonia. Pur di non perdere il loro cadreghino hanno preferito purgare il centro riabilitando all'occorrenza la stampella di sinistra, bollata in passato come radical-chic, estremista, vetero, alleata occulta della destra e chi più ne ha ne metta. Ma in perfetto stile leninista la sinistra usa le sue due stampelle ma intanto le squalifica o come estremiste o come destre, quando invece non le può usare allora le purga, ma ora siamo nella fase della luna di miele con l'estrema sinistra, mentre hanno purgato il centro. Questa deriva filo-massimalista e questa purga ai centristi però li condanna alla minoranza perpetua nelle urne, ma a loro tutto sommato sembra non dispiacere. Infatti, piuttosto che prendersi l'onere di governare, è meglio controllare le piazze, i media, il mondo dell'arte, gli intellettuali, la scuola pubblica, le università, la magistratura, i sindacati, ma a che pro? Non far governare la destra, quindi paralizzare il paese, bloccarlo totalmente, perchè se non posso governare io non governerà nessuno e poi ci penserà il nuovo stato europeo a mettere in minoranza gli italiani, sempre che alle prossime elezioni europee non vinca la destra anche in Francia in Germania e questo li terrorizza, ma la magistratura anche lì è stata attivata. Il danno allo sviluppo del paese intanto è enorme, ma il calcolo è che un paese sempre più danneggiato economicamente, sempre più fermo, coi comitati del no ovunque e a tutto, crea insoddisfazione, malumore, malcontento, entro il quale sguazzare, sempre con lo stipendio statale a proprio vantaggio, sia chiaro. Si punta ora però soprattutto sul disagio psicologico, visto che il disagio sociale non riesce ad essere intercettato del tutto, quindi qualunque disadattato, frustrato, insoddisfatto della sua vita personale, qualunque immigrato di seconda generazione che non ha voluto integrarsi, può trovare uno sfogo nelle cause politiche, e quale migliore causa che prendersela con gli ebrei? Gli ebrei sono così vitali, longevi, sono il popolo più antico del mondo nonostante gli innumerevoli tentativi di sterminarli, cosa può essere più fastidioso per chi odia la vita, odia il mondo in cui vive, odia il proprio paese, la propria storia? Si dirà, ma no, è che gli ebrei uccidono i bambini palestinesi, davvero queste persone non hanno capito che è Hamas ad usare la popolazione civile come scudo umano? Io non ci credo. E poi, se sono così sensibili e umanitari, perchè non scendono in piazza per i bambini ucraini, i bambini siriani, i bambini sudanesi, i bambini ebrei uccisi dai palestinesi e per tutti bambini vittime di tutte le altre guerre dimenticate nel mondo? Perchè non denunciano che Hamas educa i bambini al terrorismo, nonostante da 20 anni avevano il loro proprio stato autonomo a Gaza? Ah, l'ipocrisia. Perchè non dicono una parola sugli ostaggi ancora in mano ad Hamas, sul terrorismo, sui pogrom antisemiti, sulla condizione delle donne, dei gay e dei dissidenti a Gaza? A proposito di ipocrisia, quando si indice uno sciopero al grido di blocchiamo tutto, stazioni, autostrade, tangenziali, si può seriamente poi definire isolati violenti quelli che queste linee guida coerentemente le mettono in pratica? Direi proprio di no. Ad Maiora amici, questi sono dei disperati che stanno perdendo tutto, e chi è in questa condizione è pericoloso, come le brigate rosse che quando hanno perso il seguito popolare hanno iniziato ad ammazzare tutto e tutti, come Hitler che mandava i ragazzini di 14 anni a combattere negli ultimi giorni della guerra, proprio come ora sta facendo Hamas, proprio come la sinistra nostrana che punta sui sedicenni mussulmani di seconda generazione nelle nostre città.

lunedì 9 settembre 2024

Comunisti che si spacciano per liberali, liberali bollati come fascisti

Il comunismo è la più alta forma di capitalismo monopolistico conosciuto nella storia. Nel comunismo realizzato esiste una sola azienda che se riesce si forma a livello globale, lo Stato, facendo credere ai suoi dipendenti-schiavi-sudditi di essere loro i proprietari della ditta e di essere cittadini della patria-mondo eliminando ogni concorrente con ogni mezzo, democratico, riformista o violento che sia. Nella fattispecie della penisola si è sviluppata negli ultimi decenni una particolare forma di comunismo che si riassume in un mix di troschismo all'italiana e di berlinguerismo santificato. Troschi odiava la democrazia, era antistalinista  solo perchè era più stalinista di Stalin, perchè Stalin non era abbastanza stalinista, ed anche i troschisti all'italiana lo sono, ma ci mettono una facciata di libertarietà promo domo sua. Berlinguer, altrimenti, era più togliattiano di Togliatti, tra le altre cose nel suo tentativo di matrimonio sado-masochista col Vaticano e la Dc, ma i figli di Berlinguer ne fanno una icona "liberale" che sarebbe stata secondo loro sulle barricate di Budapest nel '56, cosa totalmente falsa e antistorica. Oggi ci troviamo il comunismo in casa nostra, invece da Lenin fino al crollo dell'Urss i comunisti consideravano l'occidente ormai perso, la classe operaia ormai integrata nel sistema capitalistico, bisognava quindi costruire il socialismo fuori dall'occidente, così Stalin concordò il patto di Yalta con Churchill e Roosvelt, ma dal '68 ricominciò il fermento anche nell'ovest, a cui dopo il 1980 alla fine attecchì anche Berlinguer, dandogli quell'aurea pacifica e rassicurante, fu lui il primo a teorizzare una base sociale non più di classe, ma di genere, generazionale, anche se non ancora per orientamento sessuale e di immigrati di seconda generazione, quello arriverà dopo. All'inizio degli anni 90 però ci fu il crollo dell'Urss, con cui i comunisti italiani non avevano realmente rotto come si crede, anzi, con Gorbacev era tutta un'altra musica, si ritornava a propagandare il comunismo dal volto umanista in occidente, ma poi venne la ritirata strategica degli anni '90, dove al patto di Yalta si è sostituito persino l'ammissione del capitalismo nei paesi socialisti, però attenzione al fine di accumulare le forze produttive, poi i marxisti-leninisti (ideologia ufficiale nel 2024 del regime cinese) hanno operato una controffensiva, come diceva Lenin, fare un passo indietro per poi farne due in avanti, ricordate la Nep negli anni '20 del secolo scorso? Dalla fine degli anni 2000 è cominciato l'attacco al cuore dell'Occidente. Accumulate le forze produttive, ora la Cina comunista tenta l'assalto agli Usa puntando sull'elezione di Kamala Harris, dopo aver dato già un primo scossone con Obama, che ha rotto la storica alleanza con Israele per sottomettersi all'Iran, vassallo della Cina in Medioriente. Trump è l'ultima resistenza contro l'invasione islamico-comunista. I suoi difetti? Ne parlano già diffusamente in maniera ossessiva tutti i media. Concentriamoci sui suoi pregi. Un governo Trump vuol dire rilanciare l'economia abbassando le tasse alle imprese e agli imprenditori, costringendo i banchieri rossi a tagliare i tassi d'interesse, meno inflazione (con lui al governo non ha mai superato il 3%), più libertà al ceto medio in tutti i sensi, un condottiero popolare contro gli invasori e a difesa del lavoro e del territorio, mettere il freno al conformismo politically correct autoritario delle strabordanti elites intellettuali. Ad ogni modo il peggior Donald Trump è meglio della miglior Kamala Harris. Una America di nuovo grande, che però non si impelaga in guerre-pantani, ma allo stesso tempo non si isola ma impone la sua pace giusta e non la pace finta dei pacifisti filo-comunisti, è un beneficio per tutti i coloro che hanno a cuore i valori occidentali nel mondo, sopratutto in questa Europa islamizzata e antisemita.

venerdì 28 giugno 2024

Perchè il bipolarismo all'italiana non funziona

Non c'è sinistra senza destra e non c'è destra senza sinistra. Cosa non funziona allora nel bipolarismo all'italiana? Che uno vuole eliminare l'altro, ma allora non è bipolarismo, ma totalitarismo. Se non c'è la destra allora non c'è neanche sinistra, ma dittatura totalitaria. Destra e sinistra sono due concetti che esistono solo in una democrazia liberale, solo se uno legittima l'altro reciprocamente, in Italia invece il bipolarismo si traduce in opposti estremismi, estrema polarizzazione, delegittimazione reciproca, radicalizzazione, voglia di mettere in galera l'avversario politico dietro il paravento della corruzione, dello spauracchio neofascista, del moralismo sessuale.

Nella fase contingente assistiamo ad una particolare radicalizzazione della sinistra invero, a differenza di una destra che cerca di presentarsi di governo, più centrista, ma è da parte della destra una operazione di reale adesione ai valori liberali o una operazione di facciata contingente? Vedremo.

Molti credono che se c'è un centro allora non è democrazia, ma pensiero unico e la democrazia, invece, sarebbe realizzata in uno scontro irriducibile tra due fazioni, ma democrazia è unità tra diversi nel compromesso dell'involucro della nazione. La diversità in questo modo si mantiene così come il pluralismo e non viene inalterata, mentre la somma di due pensieri unici contrapposti non fa la libertà, ma la guerra civile e la disintegrazione della nazione democratica.


martedì 2 aprile 2024

Le ragioni storiche di Israele e i neocollaborazionisti in Occidente

Si può pensare quello che si vuole della guerra in medio-oriente, ma noi europei dobbiamo la nostra libertà alla bomba atomica sul Giappone e ai bombardamenti alleati e sovietici che hanno raso al suolo la Germania, perciò non siamo in condizione di fare la lezioncina morale ad Israele perchè si difende con tutti i mezzi possibili di fronte ad un nemico che lo vuole annientare e farlo scomparire dalla carta geografica.

Forse l'Occidente sta cambiando, i suoi cittadini, almeno parte di essi, non sembrano più disposti non dico a morire, ma nemmeno a combattere per la libertà. L'importante è soppravivere e mostrarsi sottomessi all'Islam, al revanscismo nazisovietico e al terzomondismo arrembante. Bisogna tenere buono il nazicomunista Putin erede del patto Molotov-Ribbentrop, gli integralisti islamici, il regime cinese, dargli ragione su tutto e dargli una parte di quello che vogliono, così magari si accontentano o forse è in parte sottomissione e di conseguenza il substrato collaborazionista filonazista che ritorna nell'Europa ecoripulita. Ma probabilmente sono le due cose che si ricongiungono. Putin, i neonazicomunisti, la Cina e gli islamici non si accontentano, vogliono tutta la preda, ma potrebbe essere proprio quello che accettano senza saperlo i fintopacifisti, dargli quello che vogliono sperando si accontentano ma in caso diverso accoglierli come liberatori come Hitler veniva accolto dai collaborazionisti nei paesi occupati.


lunedì 18 marzo 2024

Progressisti regressisti

Siccome il comunismo non ha vinto allora dobbiamo dire che c'è la catastrofe ecologica per mettere in discussione la triade capitalismo-democrazia-libertà (individuale) su un nuovo terreno. Fantastici i comunisti, consapevoli di essere una minoranza nella società, una minoranza della borghesia intellettuale e professionale, sempre in conflitto con la borghesia imprenditoriale e i ceti medi, devono sempre trovare una base sociale da fomentare. Prima erano gli operai, ma poi questi hanno capito che era più nel loro interesse accordarsi con gli imprenditori, allora si è passati a fomentare i giovani, i figli della borghesia in particolare, poi le donne, in seguito i gay, infine sono arrivati gli immigrati, in congiuntura questi con la chiesa cattolica, anch'essa in penuria di seguaci. L'impressione è che finchè c'è democrazia perderanno sempre, allora si inizia a dire che gli elettori sono troppo ignoranti, poi si insiste, anche la libertà di parola non va bene, non si può dire tutto quello che si vuole, e chi l'ha detto? Lorsignori. Vogliono dirci cosa possiamo dire e cosa no, e in che modo lo possiamo dire. E' il nuovo perbenismo della nuova società dei salotti e degli ambienti chic. La cancel culture vuole imporre una nuova censura inquisitoria, la storia allora non va più studiata ma demonizzata, equiparata e processata, il rancore è eletto a cifra del neoprogressismo in odore di regressione totalitaria.

lunedì 28 agosto 2023

I nuovi Robin Hood, rubare al ceto medio per dare ai finti poveri

E' bastato l'innocuo sfogo di un generale Vannacci perchè tanti liberali e riformisti si rimettessero in riga come degli scolaretti agli ordini dei comunisti in nome dell'ennesima immaginaria emergenza neofascismo. Un riflesso che si ripete da 50 anni e più. Innanzitutto però bisogna rimettere ordine nella storia. Nel conflitto mondiale tra nazismo e democrazie liberali i comunisti erano inizialmente formalmente neutrali, ma di fatto schierati col nazismo, secondo la linea del pacifismo unilaterale vista poi più volte nella storia dei conflitti tra le democrazie liberali e le altre dittature non comuniste, poi Hitler decide di rompere il patto Molotov-Ribbentrop e invade la Russia, allora i comunisti cercano l'alleanza coi liberali. In Italia questa alleanza vede i comunisti riuscire anche a mettersi alla sua testa egemonizzandola, attraverso la linea dell'antifascismo progressivo portata avanti da Togliatti. Ovviamente, una volta sconfitta l'alleanza nazifascista e finita la seconda guerra mondiale, nel mondo l'alleanza contronatura e puramente contingente comunisti-liberali si scioglie e inizia l'inevitabile guerra fredda. Chi è antifascista non può che essere anche anticomunista e chi è anticomunista non può che essere anche antifascista viceversa. Solo in Italia invece, in nome di un permanente inventato pericolo di ritorno del fascismo, una parte minoritaria ma importante del mondo liberale o riformista si è fatto gabbare dai comunisti e ha vissuto e vive tutt'oggi ancora come se fossimo nel 1943, portando acqua al pesce della democrazia progressiva verso la dittatura comunista, tutto ovviamente in nome della difesa della stessa democrazia dal fascismo. Lo schema e il ritornello è sempre lo stesso. La Dc? Fascista. Craxi? Fascista. Berlusconi? Fascista. Renzi? Fascista. Salvini? Fascista. I moderati, il centro? politicamente non esiste o al massimo è solo espressione deteriore di compromessi e inciuci. O sei di sinistra o sei di estrema destra. Punto. Quindi i sinceri democratici devono compattarsi e mettersi sotto il cappello dei comunisti per salvare la democrazia. E alcuni moderati ci sono cascati mettendosi sotto. Eppure per quarant'anni gli italiani hanno eletto una coalizione centrista, poi smantellata dal golpe fasciocomunista di mani pulite, in nome di un reato, il finanziamento di aziende private ai partiti, che esiste solo in Italia e nelle dittature comuniste. Invece il finanziamento della dittatura sovietica al Pci non è stato considerato reato. Le due minoranze organizzate di sinistra e di destra hanno lasciato così senza rappresentanza politica la maggioranza centrista decapitandone i vertici politici, come Mussolini decapitò le organizzazioni antifasciste. La maggioranza senza rappresentanza centrista ha però trovato uno sbocco sui generis in Berlusconi, che fondò Forza Italia ed ebbe l'intuizione di allearsi con la destra, isolando la sinistra, capendo che all'interno della destra missina c'era comunque una maturazione in senso democratico maggiore rispetto alla sinistra, rimasta invece intimamente antidemocratica e antiliberale. La storia gli ha dato ragione. Fini ha rotto col fascismo portando l'Msi sul piano dei conservatori, diventando poi paradossalmente stimato più a sinistra, ma solo per la sua rottura con Berlusconi, il quale la sinistra precedentemente aveva accusato di averlo sdoganato. I postcomunisti invece nel tempo, dopo una trasformistica conversione al liberalismo post-crollo Unione Sovietica, dopo l'emergere della Cina comunista finiranno convintamente alleati coi grillini e su posizioni antiliberiste. In nome della conversione green ora grillini ed euroburocrati sono ricongiunti. L'Europa in preda al neoecosocialismo aveva intanto imposto la destituzione di Berlusconi nel 2011, contro la volontà democratica del popolo italiano. Tolto di mezzo Berlusconi la strada sembrava aperta ad un nuovo bipolarismo composto da due sinistre, la sinistra populista-grillina e la sinistra tecnoburocratica, divise su alcuni aspetti, ma unite nel colpire famiglie e risparmiatori. L'obbiettivo programmatico-economico infatti è uno solo, la caccia al tesoro del risparmio degli italiani. I nuovi Robin Hood miliardari rubano ai ceti medi per dare ai finti poveri. 

Ancora una volta però è arrivato un argine inaspettato, quello di Renzi, che come Berlusconi nel 1994 ha salvato la democrazia e ha impedito che l'Italia diventasse una sorta di Venezuela filocinese o di Repubblica eurosocialista. In questo caso però agendo dentro la sinistra, è stato infatti un liberale come Renzi a non farsi usare ma ad usare i comunisti, che pensavano di usarlo. Il mondo moderato infatti, in un momento in cui il centrodestra era alla deriva, con Berlusconi fatto fuori, Fini sparito e la Lega in mano ad un paraculomunista come Salvini, ha trovato in Renzi una sponda. E' stato un cambio di rotta impressionante, la rottura dell'egemonia politico-culturale dei pci-pds all'interno della sinistra, interrotta però dalla seconda affermazione elettorale dei grillini con l'inaspettato assist di Salvini, che con loro ha creato una nuova maggioranza di governo. Attraverso le sue capacità politiche Renzi è però riuscito con astuti giochi di palazzo a mettere fuori gioco prima Salvini e poi i grillini, portando a Palazzo Chigi un outsider come Draghi. 

Ora i giochi sono di nuovo aperti, in Italia c'è un governo eletto dal popolo che esprime una maggioranza chiara dopo più di dieci anni, ancora una volta si vince virando al centro e allo stesso tempo mostrandosi estranei sia al populismo di sinistra che alla tecnoburocrazia di sinistra, la Meloni infatti mostra un approccio atlantista e istituzionale raccogliendo paradossalmente il testimone di Draghi, triplicando il putiniano Salvini nei voti, ma va all'incasso anche per non essere scesa a patti con nessuna delle due sinistre, cosa che Salvini con una parte e Forza Italia con l'altra hanno deciso di fare, mentre Renzi paga la sua immagine risultata troppo europeista e "macroniana" e per il fatto che molti hanno scambiato un outsider come Draghi per un appartenente alla tecnoburocrazia. Liberali e riformisti sapranno essere autonomi dalle due sinistre e contemporaneamente trovando una convergenza su alcuni temi con la destra conservatrice, oppure ancora una volta una parte di essi si farà irretire dalla sinistra in nome di una lotta ad un fascismo immaginario?

domenica 23 luglio 2023

AAA cercasi nuovi adepti migranti per le due chiese italiane

Gli italiani sono contro gli immigrati? Non vogliono l'immigrazione? Sono per cacciare tutti gli immigrati? Non si direbbe. Quello che irrigidisce gli italiani sono gli "antirazzisti". Sono quelli che dicono che dobbiamo accogliere 100 milioni di africani in Europa, sono quelli che dicono che siccome gli italiani non fanno più figli dobbiamo esportare nuova mano d'opera da schiavizzare dall'Africa. Sempre dall'Africa e non si sa perchè non da altri paesi. I preti e i comunisti vogliono nuovi adepti dopo che gli italiani gli hanno voltato le spalle. Le due grandi chiese italiane, quella cattolica e quella comunista, non hanno più fedeli, considerano gli italiani una causa persa, hanno bisogno di carne fresca da indottrinare e strumentalizzare.