La sinistra in Italia diventa patriota solo quando c'è da attaccare l'America o ancora di più in generale i paesi anglosassoni, che Togliatti e Stalin chiamavano in maniera dispregiativa plutocrazie, in sinergia con Hitler e Mussolini. La sinistra rappresentata da Schlein e Fratoianni mette insieme l'antimperialismo strumentale e da guerra fredda dei comunisti degli anni '50, con il freakettonismo schematico, superficiale e sloganistico da anni '70, unito al fondamentalismo ecologista antiindustriale e antioperaio degli anni 80', infine con il pacifismo ipocrita, finto e unilaterale degli anni 90'-00. Non c'è traccia invece delle coraggiose scelte atlantiste della sinistra dei Saragat del dopoguerra contro le dittature, nemmeno della serietà, della fermezza e la responsabilità nella condanna del terrorismo e dell'estremismo da parte del partito comunista degli anni'70, tantomeno delle aperture verso la cultura liberale e i suoi valori che la sinistra di fine secolo scorso fece, che però abbiamo poi scoperto essere state da parte dei postcomunisti una operazione di trasformismo opportunista per nulla sincero, in una ottica di ritirata strategica per poi tornare con la crisi economica del 2008 e l'emergere come potenza della Cina comunista su posizioni antiliberali in tutti i sensi, dal piano economico, a quello politico e culturale.
Ovviamente quando esponenti di primo piano del governo Putin hanno insultato il governo Meloni democraticamente eletto dagli italiani, da questa sinistra non è arrivata nemmeno una parola di solidarietà patriottica. Siamo quindi tornati ai toni da yankee go home, dopo il fugace riposizionamento del periodo obamiano, di certo però non dovuto ad una strutturale predisposizione all'alleanza con quello che è il nostro principale partner strategico, commerciale, storico-culturale, tutto al contrario della Meloni la quale aveva invece e altresì instaurato buoni rapporti anche con Biden, in virtù di una amicizia verso gli Usa non legata a spirito di fazione, ma ad una precisa scelta di campo. La retorica invece di questa sinistra attuale è infarcita di slogan da corteo studentesco, intrisa di manicheismi e radicalismi che prestano il fianco al rinascente terrorismo ed estremismo, non scevro anche di un antisemitismo che anzi assume un aspetto centrale in questa strategia folle. Il fastidio verso tutto ciò che è rimandante al liberalismo intanto emerge anche dalle invettive verso i principi economici del pensiero liberale, dipinti in maniera caricaturale e demoniaca, contro i quali riemerge l'anticapitalismo sottoforma di antiliberismo, ma nemmeno troppo sottotraccia emerge pure un fastidio crescente verso il suffragio universale, le sovranità nazionali, involucri cardine dell'ordinamento liberaldemocratico, infine anche la libertà di parola e di espressione è sotto attacco della dittatura politically correct neocomunista e terzomondista, in nome di una lotta alle discriminazioni e al razzismo che assume sempre più i contorni di una guerra al buon senso, i contenuti di un razzismo alla rovescia e selettivo e sullo sfondo non da ultimo di un processo sommario e in toto alla storia occidentale e a tutto ciò che l'occidente ha prodotto negli ultimi secoli.
Siamo quindi di fronte alla peggiore sinistra della storia d'Italia, ben raffigurata dai giovani del PD il cui spessore culturale e livello di analisi è quello di fare volantini intitolati "maiali sionisti", che hanno studiato storia ad uno spettacolino livoroso di Crozza, d'altra parte la stessa classe dirigente di quel partito non è nemmeno capace di fare il centro della loro improvvisata coalizione, avendo purgato i riformisti ed essendo schiacciata sulle posizioni dei massimalisti se non quando degli oltranzisti e dei neoterroristi. Se tutto questo fosse un circo che fa male solo a loro, sarebbe anche comico, ma la tragedia che una sinistra così fa male all'Italia, non saranno mai maggioranza nel paese reale, ma hanno ormai preso possesso della scuola, della magistratura, di larga parte dei media, del mondo delle arti, delle professioni e della comunicazione, del giornalismo, dell'editoria, della corte costituzionale, creando così un clima asfittico e cristallizzato da guerra santa civile permanente, solo per il loro potere di cricca.
Un vero cambiamento e una uscita da questo eterno novecento italiano si potrà avere solo con la elezione del prossimo presidente della Repubblica, il governo può fare poco di fronte al potere di niet del presidente e della corte costituzionale, per due terzi espressione dello stesso presidente e della magistratura, se invece finalmente il prossimo presidente non arriverà dall'area cattocomunista-togliattiana, forse questo paese potrà intraprendere una strada riformista e pienamente occidentale, a patto che gli elettori di centrodestra non siano così stupidi e masochisti da astenersi o peggio andare dietro a macchiette come Vannacci.