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sabato 25 ottobre 2025

La guerra dei cento anni tra socialisti e la globalizzazione ingovernabile

Il suffragio universale maschile voluto e messo in piedi da Giolitti, portò ad una forte ascesa del partito socialista in Italia in un momento storico che vide come sempre in un mondo moderno e quindi sempre più globalizzato irrompere sulla scena la geopolitica. Lo scoppio della prima guerra mondiale divise trasversalmente la politica, proprio come accade oggi, ed anche i socialisti non potevano che dividersi. Mussolini adottò una linea interventista contro la linea ufficiale del partito di neutralità e pacifismo surreale, così come l'interventismo democratico, che vedeva nella guerra un veicolo per sconfiggere i vecchi imperi, mentre l'ala rivoluzionaria del partito puntava sulla guerra per una svolta disfattista e per l'appunto rivoluzionaria della crisi. Gli eventi postbellici e intrabellici portavano quest'ala a puntare sulla rivoluzione bolscevica in Russia, l'unico luogo dove questa aveva trionfato. Mussolini invece fondando i fasci puntava su un socialismo di stampo italiano e sperava in un ritorno al passato autarchico oltremisura utopistico; dovette così ripiegare e scegliere anni dopo una collocazione internazionale, scelse l'alleanza coi tedeschi di Hitler, con le conseguenze che ben conosciamo. Leggi razziali antiebraiche, irrigidimento della dittatura, perdita di una cospicua base di consenso, in particolare quel mondo postrisorgimentale che maldigeriva l'alleanza con l'austriaco coi baffini, infine ma non meno importante la catastrofe dell'avventurismo hitleriano. Tornando al postprima guerra mondiale vediamo come il centro del partito socialista sognava un ritorno ad uno status preguerra impossibile e si dissolse, riemergendo solo dopo la secondo guerra mondiale facendo quindi altresì una scelta di campo atlantista. La guerra civile italiana tra socialisti e gli effetti di una globalizzazione ingovernabile si fanno sentire ancora oggi, a distanza di cento anni e più. Potremmo dire che dura da cento anni. Sia la guerra civile italiana e socialista, tra correnti del socialismo, sia una globalizzazione ingovernabile. La possibile soluzione può essere della prima un superamento delle idee socialiste che confluiscano nel sistema liberaldemocratico di mercato senza pretese di entrismo e rovesciamento dall'interno, mentre la soluzione della globalizzazione ingovernabile non può essere quella dell'impero delle elites in un mondo omologato, standardizzato e piegato ad un altro regime comunista come quello cinese, ma invece in un nuovo patto di Yalta e nel recupero degli aspetti positivi delle nazioni, delle religioni, delle identità locali. Da questo punto di vista l'Italia deve fare la scelta di campo giusta, che tenga conto dei nostri rapporti commerciali primari, dei nostri interessi, della nostra cultura, della nostra storia, della nostra libertà, delle nostre scelte di campo degli ultimi 75 anni, da De Gasperi in poi, ma anche da Garibaldi e Cavour prima della parentesi mussoliniana, indipendentemente da chi sia il presidente in carica del paese che è il nostro amico e principale punto di riferimento in base a tutti i fattori elencati. Pur nel rispetto del più ampio pluralismo, questo è il momento storico delle scelte di campo che combacino con gli interessi nazionali del paese, non solo dal punto di vista economico, e in questo senso non è l'Eurasia o l'Eurabia la nostra strada, ma il rilancio del patto atlantico. Con l'Italia in prima fila e a guida in Europa di questo rilancio.

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