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mercoledì 11 febbraio 2026

Populismo ed elitarismo, due facce della stessa medaglia

Gli intellettuali di sinistra nella storia sono sempre partiti dall' idea umanitaria di divulgare il proprio verbo e le proprie visioni al popolo, i loro movimenti nascono da una idea populista rivolta però ad un popolo immaginario. Ogni qual volta però nella storia il popolo respinge le loro tesi dopo essere entrati in contatto con esse, magari dopo un primo innamoramento seguito da repulsa, allora prima gli intellettuali ideologizzati si rifugiano in una idea mondiale del popolo, bypassando le nazioni e i loro popoli, poi non trovando riscontro nemmeno in questa trasposizione ideale, approdano in un elitarismo spinto e sprezzante, che considera solo una minoranza illuminata degna di guidare le sorti del mondo e portarlo alla salvezza da una umanità corrotta e terrena. 

Fascismo, stalinismo e nazismo furono invece tre idee distinte di socialismo al contrario volgarizzato, ma con un comun denominatore, partendo dalle idee socialiste, scesero a differenza dei suddetti sopra a patti e compromesso con i convincimenti dei propri popoli nazionali, quindi al loro attaccamento alla famiglia, alla religione e alla patria, quei tre elementi che gli intellettuali progressisti considerano il peggio reazionario e l'ostacolo principale alla socializzazione del tutto e di ogni cosa, mentre questi tre movimenti riuscirono a mischiarli con le loro idee socialiste amalgamandoli tra le loro fila.

Sia però il populismo che l'elitarismo socialista hanno in comune l'odio verso l'individuo non socializzato, il privato, la conservazione, l'umanità imperfetta, le comunità locali, hanno invece in comune l'amore per la dittatura e l'odio verso la democrazia. Inoltre odiano il presente e il passato prossimo, ma amano un passato remoto edulcorato e vagheggiano un futuro rivoluzionario.

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