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sabato 30 marzo 2024

L'antiamericanismo alla carbonara mette in imbarazzo la Meloni

Fatte le dovute differenze, è un po' come quando molta gente di destra diceva, io voterei Renzi se non fosse del Pd. Anche la Meloni dall'altra parte rischia di essere ostaggio del suo partito. Molta gente proveniente dal centrosinistra la voterebbe se non rappresentasse anche un partito che fa battaglie sull'italianità della pasta alla carbonara. Personalmente vedrei bene un governo Meloni-Renzi-Taiani-Giorgietti-Zaia-Crosetto, mentre Salvini su posizioni sempre più antiNato è al contrario più destinato a ricongiungersi con la sinistra. L'importante è tenere all'opposizione la sinistra grillina e rossoverde, che paralizza il paese ostaggio delle sue clientele, delle sue truffe edilizie superbonus, dei suoi ideologismi ecotalebani e della sua incompetenza e della sua geopolitica filocinese e filorussa, che farebbe dell'Italia il Venezuela d'Europa.

Il discorso della carbonara e le barricate fatte dai ministri di FdI contro alcune certificate ricostruzioni storiche che dicono che la carbonara è un piatto di origine italoamericana può sembrare una banalità, in realtà apre diverse complessità. Diversi storici hanno ricostruito che questo piatto è italoamericano perchè fu inventato dai cuochi italiani dopo l'arrivo degli alleati nel centroitalia durante la seconda guerra mondiale, unendo il breakfast anglosassone fatto di uova e pancetta con la pasta e il pecorino. Il primo ristorante a venderlo sarebbe stato uno italoamericano negli Stati Uniti negli anni 50. Apriti cielo, i colonelli di Fratelli d'Italia sono insorti pretendendo che fosse un piatto degli antichi romani. Ma come, la Meloni ha fatto la sua svolta atlantista, quindi la carbonara per le sue caratteristiche storico-culinarie potrebbe essere il piatto che sancisce l'amicizia tra Italia e America, e invece ci si scandalizza proprio nel momento che la Meloni va da Biden dicendo che l'alleanza con gli Stati Uniti è strategica e va oltre se c'è un presidente di destra o di sinistra come lui? Dubbi sull'atlantismo della destra italiana vengono, ma qui ritorniamo al discorso di prima, cioè alla Meloni sta stretto il suo partito antiamericano come a Renzi stava stretto il suo partito di sinistra antiamericano. Manca infatti in Italia un partito che nella sua burocrazia e nei suoi dirigenti sia chiaramente atlantista e non di facciata, lo era Forza Italia, ma poi paradossalmente fu il suo leader Berlusconi a discostarsene, ma ora potrebbe essere proprio Forza Italia orfana a prendere il testimone. 

Ad ogni modo sono convinto che c'è una forte base elettorale, magari non maggioritaria, fatta di singoli individui estranei ai gruppetti, ai partiti, alle burocrazie, alle chiese rosse, nere e bianche, ai pecoroni conformisti, che vuole rilanciare una cosa che alcuni danno per morto: l'atlantismo. Certo, l'antiamericanismo è molto diffuso e trasversale in Italia, come è diffuso e trasversale l'antisemitismo e le simpatie per i regimi come la Russia, la Cina, il Venezuela, l'Iran, Cuba, la Siria di Assad, la Palestina di Hamas. D'altronde è faceto sostenere questi regimi con il deretano dei popoli che subiscono questi regimi godendo nel frattempo dei benefici della liberaldemocrazia occidentale, ma bisogna verificare se si presenterà la necessità da parte di questi sostenitori esterni di dare il loro proprio deretano a questi regimi e se allora continueranno su questa linea.

lunedì 15 novembre 2021

Perchè il movimento ecologista non è credibile

 Ci sono quattro elementi che rendono poco credibile il movimento ecologista, vediamo quali sono:

1) Il primo è l'elemento geopolitico, Greta Thunberg e gli adulti che la idolatrano non dicono una parola sul maggiore inquinatore del pianeta, la Cina, che nemmeno si è presentata al convegno di Glasgow. Perchè?

2) Il secondo elemento è ideologico, un conto è il rispetto dell'ambiente, un conto è considerare l'essere umano un elemento organico dell'ambiente e un ospite sgradito della terra, rinnegando la libertà individuale e i valori occidentali, che ne fanno un attore protagonista, riciclando altresì il comunismo e certe teorie bibliche sotto le bandiere dell'ecologismo.

3) Il terzo elemento è nei modi e nei toni apocalittici e millenaristici, che più che con la scienza hanno a che fare con le sette religiose, che rende questo movimento odioso a tutti i veri laici.

4) Il quarto elemento, non da ultimo, è storico: la retorica da cancel culture che processa e condanna 200 anni di sviluppo industriale e tecnologico con fare arrogante e saccente, pur beneficiando ogni giorno degli effetti benefici di questo sviluppo, è forse l'aspetto più insopportabile agli occhi dei comuni mortali. Bisognerebbe spiegare a questi adolescenti fanatici e a questi vecchi sessantottini impenitenti che li manipolano che la storia si studia e non si demonizza e al tempo stesso che dalla storia e dagli orrori del totalitarismo bisognerebbe imparare invece di ripeterli.

venerdì 6 agosto 2021

La terra, che posto orribile prima che la inquinassimo

La terra, il luogo più inospitale dell'universo, che l'essere umano ha reso vivibile, godibile, con il progresso industriale, la scienza, lo sviluppo economico, i diritti individuali, i confini, la libertà, la democrazia, la proprietà privata. La natura, il mondo degli animali, quanto di più crudele esista, a parte il mondo degli animali addomesticati dall'uomo. Invece ci vogliono convincere del contrario, la nuova religione ecologista ci ripropone la favola del paradiso terrestre inquinato dall'uomo, già sentito. Negli asili e nelle scuole statali indottrinano i nostri figli ad una cultura organica, orientaleggiante, magmatica, sconfinata nel nulla senza identità, contro il sano antropocentrismo occidentale. Fermiamoli prima che i cinesi ci invadano del tutto con il loro confucianesimo paramarxista.

martedì 2 marzo 2021

I progressisti regressisti restauratori

La malattia di questo paese è la cultura dell'anti che scimmiotta l'antifascismo, ma senza il sacrificio dei partigiani e con tutti i privilegi del mondo capitalistico. Gli anticraxiani, gli antiberlusconisti, gli antirenzisti, gli antisalvinisti, insomma quel magma delle nuove SS - intese come Supponenti Saccenti, che avevate capito - che si atteggiano a partigiani e si sono sempre scagliate contro quelle figure che tra mille difetti personali e contraddizioni politiche hanno quantomeno cercato di far uscire questo paese da un'arretratezza atavica per modernizzarlo e portarlo tra le grandi potenze occidentali. 

Incapaci di ogni progettualità e produttività, la loro inerzia si compone solo del solito schematismo censorio e moralistico, privo di ogni storicità e rapporto con la base sociale ed economica della realtà, che non sia quella di un tentacolo statale che va dalla magistratura ideologizzata, agli assistiti dallo stato, alla burocrazia ministeriale, arrivando al mainstream, al terziario e al mondo professorale e dei tecnocrati, dei manager non per ultimi. 

Quel mondo di mezzo che è abbastanza intelligente e opportunista da capire che il comunismo non funziona, ma non accetta di fondare il proprio pensiero sui valori liberali e occidentali o integrarli ad esso, magari anche cercandone una via originale, ma si ritrova a voler plasmare la società attraverso la triade sostenibilità-inclusività-uguaglianza che altro non è che una versione del globalismo comunista in salsa ecologista-primitivista, magari nelle punte più avanzate usando la tecnologìa come mezzo per perseguire la restaurazione del paradiso terrestre distrutto dal peccato originale della industrializzazione.

Questi "progressisti" regressisti-restauratori, non sono però conseguenti, ma faziosi. Se ad inquinare è la Cina, allora va bene, in quanto vittima del colonialismo occidentale, la sindrome del Dio punitivo va riversata solo sull'occidente, ma in particolare gli Usa. L'Europa invece, vista come la nuova terza via nello scontro Usa-Cina, anche se con uno scappellamento a destra verso la Cina, sarebbe una sorta di strada salvifica ed espiatoria contro il peccato e Il Male a stelle e striscie o con la stella di Davide.


lunedì 18 gennaio 2021

Le sinistre nella storia e quelle contro la storia

Il marxismo si basava su una filosofia della storia, presa di pari passo con la teoria storica del pensiero liberale anglosassone della storia come sequenza di lotte di classe, interpretata in maniera hegeliana come dialettica, quindi come conflitto, ma anche sintesi e continuità storica. A tutto si aggiungeva il tentativo di leggere la realtà su un piano scientifico e seguendo le leggi della scienza, la quale nell'ottocento vide il suo massimo fulgore e lo si legava all'utopismo comunista, unito al concetto di dittatura, edulcorato come dittatura del proletariato in quanto maggioranza della società. Lenin passò dalla dittatura del proletariato marxista alla dittatura degli intellettuali borghesi di professione leninista, che rese elitaria la sinistra. Stalin reimmise un po' di pragmatismo e di sano populismo patriottico nel pensiero comunista, sulla scorta di Gramsci, ma la sinistra sessantottina ha cancellato sia lo storicismo, sia il determinismo economicista, sia la base sociale, sia il sano patriottismo, approdando alla sinistra attuale, che è un mix di tatticismo politico, identità di genere e generazionale, utopismo, terzomondismo ed elitarismo globalista, che si risolve nella dittatura tecnocratica (la tecnocrazia come alleanza tra elite intellettuali, multinazionali, burocrazia sovranazionale, statale e di partito, neocapitalismo digitale e il mondo della comunicazione).

La crescita del ceto medio nel corso del novecento ha spiazzato la sinistra tatticamente egemone e le sue convinzioni polarizzanti perdendo sempre più il contatto con la realtà economica e sociale, ma anche nazionale e locale. Il suo rapporto contraddittorio con la globalizzazione rimane insoluto, palleggiandosi tra un pensiero noglobal fraintenditorio, che inverte i ruoli tra i nuovi imperialisti cinesi e i nuovi colonizzati occidentali, e un blairismo-clintonismo che ha una visione acritica ed esaltata della globalizzazione, rifugiandosi poi nei sogni terzaposizionisti dell'imperialismo decaduto europeo.

Il movimento della cancel culture, del politically correct e del Black lives matter è l'ultimo approdo della sinistra (ogni epoca ha la sua sinistra e la sua destra), inteso come identità antistorica, antieconomica, ma anche priva di dialettica, una sinistra sempre più antimarxista, ma anche antiliberale, ultraideologica invece ed ecototalitaria, che del marxismo mantiene solo il suo legame con l'utopismo comunista e con l'elitarismo postmarxista leninista, il terzomondismo postmarxista (che nasconde in realtà il proprio razzismo paternalista) e l'odio per gli autentici liberaldemocratici, dipinti ed etichettati come fascisti e razzisti.

martedì 5 gennaio 2021

Il nichilpensiero cerca di cavalcare la tigre virus

A gennaio 2020 la sinistra ci diceva che dovevamo abbracciare un cinese e il virus era poco più di un'influenza e chi se ne frega se muoiono vecchi, deboli e malati, poi la giravolta: non dovete abbracciare i parenti e tutti chiusi in casa a contagiarvi coi parenti. La costante è l'odio per la libertà, la famiglia e la nazione, a cui si è aggiunto l'odio per il popolo e i ceti medi, quindi per la democrazia, chiudendo negozianti, commercianti, piccole e medie imprese, partite Iva, ma anche attività considerate di "lusso" dalla demagogìa giallorossa come ristoranti, discoteche, palestre e negozi di abbigliamento, ma non le frontiere, unico modo con cui paesi come Taiwan sono risultati free virus.. Dove finisce la scienza e dove comincia l'ideologia e le alleanze geopolitiche di un governo che sta svendendo il paese alla Cina e al Vaticano? Chi si avvantaggia sono i giganti della vendita online, mentre la retorica sul "Virus democratico e globale e che bello che se lo prendono anche gli occidentali", il nulla(nichil)-pensiero della uguaglianza-decrescita-sostenibilità-inclusività-condivisione cerca di cavalcare il Virus non capendo autisticamente che invece tutto ciò rilancia la voglia di diversità, meritocrazia, efficienza, sviluppo, libertà, patria, famiglia, lavoro, individualità, democrazia liberale.

venerdì 23 ottobre 2020

Scomporre e ricomporre, la sfida del ventunesimo secolo

Il totalitarismo novecentesco è stato sconfitto attraverso una triade, un'amalgama non scontato, ma costruito giorno per giorno sul piano politico e culturale, oltrechè geopolitico. Si trattava di una triade formata da capitalismo, democrazia e liberalismo. Negli ultimi 30 anni invece un pezzo del neocapitalismo si è alleato al comunismo cinese, un pezzo della democrazia al populismo fascistoide e il liberalismo è stato strumentalizzato o si è alleato al neoegualitarismo nichilista e terzomondista. 

Scomporre questi tre attacchi e ricomporre le tre componenti è la sfida del nuovo secolo.

Glossario della neolingua orwelliana dei neoegualitaristi/2

Meritocrazia: Vecchio cavallo di battaglia della destra repubblicana reganiana, con cui di fatto negli anni '80 sul piano delle battaglie delle idee fu sconfitto l'egualitarismo sovietico, in nome dell'idea americana che ogni opportunità va data a ognuno se ognuno si dà da fare e questo ognuno merita di più in base a quello che dà concretamente, contro il livellamento socialcomunista che premia i mediocri e umilia i talenti secondo la formula "a ognuno secondo i suoi bisogni e da ognuno secondo le sue posibilità", che poi non si capisce quali siano i suoi bisogni o se non sono privilegi e quali le sue possibilità. Ma oggi la Cina e l'Europa lo ribaltano nel nome della tecnocrazia, nel nome delle elite, dell'idea che la liberaldemocrazia non funziona perchè elegge gli incompetenti e invece un sistema dittatoriale come quello cinese o tecnocratico come quello europeo funziona meglio ed è più efficiente. Così la burocrazia si prende la sua rivincita e si traveste da meritocrazia, occultando il consueto sistema di cooptazione con cui si perpetua e il modello di conformismo ideologico con cui si irregimenta. 

L'operazione concentrica si è sdoppiata facendo sponda con il movimento della democrazia diretta, contraltare e rovescio della medaglia della tecnocrazia e dell'elitarismo, esaltando una democrazia utopica, improbabile e leninista da una parte e convergendo con lo stesso pedagogismo avanguardista leninista riproposto in chiave tecnocratico, così si è accerchiata la democrazia rappresentativa liberaldemocratica delegittimandola su tutti e due fronti.

mercoledì 14 ottobre 2020

Glossario della neolingua orwelliana dei neoegualitaristi

La neolingua orwelliana politically correct del neocomunismo demarxistizzato, o quantomeno pauperizzato e depurato di tutti gli aspetti "borghesi", "sviluppisti" e "storicisti" di esso, si compone di alcune parole chiave che sono chiaramente un derivato della cultura liberale, ma che in mano ai fautori del nuovo egualitarismo sono strumentalizzate, ma non solo, deturpate, stravolte e completamente modificate nel loro contenuto e indirizzo. Vediamone alcune:

Multiculturalismo: A parole vorrebbe dire una società dove convivono diverse culture differenti nel nome della pace e della tolleranza reciproca, in realtà si tratta di una monocultura dove sono contemplate solo l'ideologia unica della nuova sinistra ecologista, un'unica religione che è quella islamica e un'unica filosofia che è un miscuglio di buddismo, confucianesimo e paccottiglia orientaleggiante. Tutto il resto è considerato retrogrado, reazionario, di destra, e da rieducare o cancellare.

Diversità: La diversità è un valore liberale chiaramente incompatibile con l'eguaglianza, il quale invece è il valore assoluto per la nuova sinistra globalista, quindi chiaramente anche in questo caso non si tratta di diversità, ma esaltazione di tutto ciò che non è bianco, maschio, eterosessuale, occidentale, esaltazione di tutto ciò che è secondo il clichè "minoranza", ma che in realtà si tratta della nuova maggioranza.

Inclusività: Altra parola chiave, che a parole vuol dire accettare tutti o accogliere tutti, tutto molto bello in chiave liberale, ma che in chiave neoegualitarista sostanzialmente vuol dire chiudere tutti nello stesso recinto e omologare tutti come delle pecore fatte con lo stampino.

Sostenibilità: Mantra ecologista che sostiene che 200 anni di sviluppo industriale ed economico avrebbero apocalitticamente portato la terra sull'orlo del collasso senza nessun beneficio per l'umanità, compresa quella che protesta contro questo modello di sviluppo, che di questi benefici ne gode ogni giorno. In realtà operazione di marketing per vendere azioni in borsa di quelle aziende apparentemente ecologiche, per drenare finanziamenti verso quelle aziende apparentemente ecologiche e distruggere le piccole e medie imprese che non hanno i mezzi per riconvertirsi nel dogma della sostenibilità, il tutto ovviamente senza dire una parola sull'inquinamento che la Cina produce con il suo sviluppo senza regole basato sullo sfruttamento degli operai.

Antirazzismo: Il razzismo storicamente è odio verso gli ebrei, i negri, gli armeni, quindi antirazzismo dovrebbe dire combattere tutto questo, ma in questo caso si tratta semplicemente di etichettare come razzista chiunque non si adegui all'idea che le nazioni vadano abolite in nome della globalizzazione, di chi pone problematiche su temi come l'immigrazione, il rapporto tra religioni, la diversità stessa tra i popoli e i sistemi politici dittatoriali da una parte e liberali dall'altra. L'"antirazzismo" di oggi è anche un razzismo all'incontrario, contro gli ebrei, i bianchi, gli americani.



lunedì 4 maggio 2020

Le radical-churette

Vogliamo parlare dei radical-chic? O vogliamo parlare delle radical-churette (si legge sciurette), che dieci anni fa languivano per il monarca deposto tibetano Dalai Lama e oggi vanno in brodo di giuggiole per il grande imperatore cinese Xi, sempre preoccupate per l'inquinamento che le nostre fabbriche producono pedalando con le loro biciclette con la targa no oil per il centro città mentre il pendolare viene taglieggiato dalle gang centroamericane sui treni locali e loro tengono il riscaldamento nelle loro case a palla e rimangono silenti sull'inquinamento dello strasviluppo cinese, poetesse della decrescita (in)felice in Europa e ammirate dall'imponente sviluppo del Pil cinese, scandalizzate dal Jobs act di Renzi e indifferenti alle condizione degli operai cinesi, contrite dal presunto stato di oppressione dei mussulmani palestinesi e ignave dei lager in cui gli uiguri mussulmani vengono messi a lavorare ai lavori forzati in Cina per cucire i loro vestiti alla moda ma rigorosamente pauper-chic e gandhian style. Vogliamo parlare di queste mariche che vanno al gay-pride inneggiano all'Islam e non dicono una parola sui gay iraniani impiccati sulle gru e lasciati a penzolare nelle piazze persiane per giorni come i partigiani di piazzale Loreto che Oriana Fallaci si rivolta nella tomba? Vogliamo parlare di queste caricature di femminismo  che odiano il maschio italiano e lo accusano di un inesistente femminicidio e non dicono una parola sulla violenza dei mussulmani e degli africani verso le loro donne? Vogliamo parlare di queste gerarchette che odiano il cristianesimo in nome della libertà e poi venerano le religioni orientali che negano l'individuo, che fanno posa di anticlericalismo e poi dicono le stesse cose che dice papa Peron Francesco? Beh, per una volta ne abbiamo parlato.

lunedì 16 marzo 2020

Overdose da social

I social sono la droga del nuovo millenio. La sua struttura che vorrebbe metterti in contatto con il mondo intero stando chiuso in una stanza ha già qualcosa di inumano e aberrante. Il senso di intimità apparente che fa dire alla gente tutto quello che pensa pensando di parlare da sola o solo ad una cerchia ristretta di amici, è in realtà un modo per permettere tra virgolette di leggere nel pensiero da parte di molte altre persone. Dall'altro verso chi scrive parla ad un pubblico senza vederlo in faccia e senza vederne le reazioni o limitate a quell'assurda serie di likes, faccine arrabbiate, che piangono. Per questo bisogna ritrovare il senso di comunità fisica e al tempo stesso riaffermare l'individuo.

Da qualche tempo si fa un gran parlare degli haters, i cosidetti haters, nella quale categoria vengono messi i più disparati personaggi, diversissimi tra loro, dal bullo al troll, a chi si sfoga, a tutta la gente sottopagata e sfruttata, non ascoltata dai politici e dai media mainstream, o derisa da loro, che magari ha delle ragioni per essere arrabbiata e non viene ascoltata.

La gente crede di parlare al bar o a casa sua e invece sta parlando in pubblico. Quante volte avrete sentito nei bar dire "bisognerebbe ammazzare tutti i politici" o "quel tal politico", o anche a cena con gli amici. Ovviamente se questi propositi fossero veri oggi avremmo una strage o la guerra civile, ma per fortuna non è così, perchè l'italiano è un popolo buono. Chiaramente si tratta di frasi sbagliate, ma a milioni di italiani è capitato di dirlo in un momento di emotività o impulsività, non per questo ne avevano intenzione. Persino a me è capitato di scriverlo.

Oggi su Ibs, la libreria online da cui mi rifornisco, ho letto il titolo dell'ultimo libro di Veltroni: "Odiare l'odio". Mi sembra un totale controsenso, come si fa a odiare l'odio senza odiare? E' la logica delle brigate rosse, dei giustizieri, ma in forma non-violenta, virtuale, gentile, farsesca, attraverso una violenza psicologica che porta via via a censurare ogni espressione difforme, partendo dalla virulenza verbale che giustamente andrebbe contenuta, al bullismo che giustamente va condannato, ma finendo con censurare ogni opinione non conformista e mettendo tutte le opinioni diverse in un unico calderone chiamato "nuovo nazismo".

Fermo restando la condanna verso ogni bullismo, paragonare i cosidetti haters (o tutti quelli che vengono etichettati come haters) ai persecutori delle tragedie della storia è abbastanza grottesco e un insulto ai veri perseguitati nella storia, come gli ebrei o gli schiavi africani, gli armeni, e tanti altri popoli vittime della violenza del nazismo e del comunismo, senza dimenticare i tanti italiani emigrati vittime di razzismo. Si tratta di una vera e propria caccia alle streghe e ai fantasmi del passato da parte di chi non capisce più la realtà odierna e appartiene ad un mondo finito e forse non ha nemmeno molto senso dell'umorismo. Ma anche una gran perdita di tempo, un trastullo per intellettuali annoiati, che invece di occuparsi del lavoro, della sanità, delle famiglie, dei problemi del popolo, questi politici e intellettuali di sinistra danno la caccia agli haters o alle persone isolate. Mah. Ci sarebbe di meglio e più utile alla società da fare.
Qualcuno diceva, "quando i comunisti perdono il senso dell'umorismo diventano persone pericolose". E fanatiche aggiungo io. Aggiungo anche, quando provano ad avere senso dell'umorismo non fanno ridere. Oggi i comunisti non esistono più, ma esistono i loro eredi, si sono dati una ripulita, si sono rifatti il look, cucinano un minestrone di idee smart e alla moda con cui fare bella figura in società. Ma il loro odio per il diverso è rimasto uguale.

Tornando ai social, bisogna veramente avere cura degli adolescenti e dei bambini, si tratta di uno strumento molto pericoloso che rischia di alienare le giovani generazioni. Un tema da approfondire e che gli psicologici dovranno affrontare sempre di più.


sabato 14 dicembre 2019

Il razzismo intellettuale, l'ultimo rifugio dei razzisti

In una società in cui ogni forma di discriminazione è stata vietata, dove è vietato affermare ogni legittima differenza di razza, nazionalità, censo, religione, pena l'infamante accusa di razzismo, per un vero razzista perbenista come quelli di un tempo, per non passare per un discriminante, l'unico modo per sfogare la propria voglia di affermare, non la propria differenza e discriminazione, ma la propria superiorità e di trovare un capro espiatorio per tutti i mali della realtà non potrà che essere il campo della politica e dell'intelletto, gli unici rimasti esenti dall'egualitarismo imperante.

Ecco quindi che la sinistra dà un rifugio agli ultimi razzisti rimasti sulla terra: chi è razzista o ha incosapevolmente un subconscio razzista, per origini famigliari o quant'altro, trova sfogo nel definire come moralmente, culturalmente e intellettualmente inferiori tutti quelli che non la pensano politicamente e culturalmente come lui e la sinistra è qui per questo. Il razzismo politico è l'ultimo razzismo socialmente accettato, qui solo potrai dire che se uno è di destra è perchè "ragiona con la pancia o col cazzo", se è sovranista, probrexit, proTrump o proSalvini è perchè è stupido, cattivo, inferiore, non perchè è mosso da motivazioni sociali, culturali, economiche, come si leggerebbe in qualsiasi libro di storia rispetto a qualsiasi fenomeno storico, anche il più nocivo e criminale. Ecco allora che Salvini, Trump, Jonhson non sono avversari e nemmeno nemici, ma il male assoluto, la causa dei mali del mondo, che se venissero eliminati (anche fisicamente) il mondo sarebbe un mondo migliore. Ovviamente tutto ciò non è altro che la dimostrazione che il razzismo è stupido, oltre che pericoloso e fanatico.

giovedì 21 novembre 2019

la finzione di Houellebuecq

Chi pensa che Houellebuecq sia un avversario dell'Islam o per dirla nel pruriginoso linguaggio politically correct, un islamofobo, dovrebbe leggersi le ultime dichiarazioni dell'intellettuale francese riportate dal sempre puntuale Giulio Meotti sul Foglio. In realtà l'autore di "sottomissione" si dimostra il solito banale ateo che scopre di pensarla esattamente come papa Francesco e sente un eccitante brivido sulla schiena nel farlo, il solito comunista che in realtà odia il progresso, la modernità e la società dei consumi e sente il bisogno, proprio, di sottomettersi ad una religione. Uno pseudoliberale in realtà profondamente antiliberale e antioccidentale.

mercoledì 28 agosto 2019

Ma come si fa?

Ma come si fa a dire di amare l'umanità intera e poi odiare il proprio popolo, la propria gente?
Ma come si fa a dire di essere umani facendo venire la gente qui e poi abbandonarla in mezzo ad una strada a fare l'elemosina?
Ma come si fa a dire di essere democratici e poi voler abolire il suffragio universale e negare il voto al popolo?
Ma come si fa a dire di essere progressisti e poi volere la decrescita infelice?
Ma come si fa a dire di essere ecologisti e poi tenere il riscaldamento a 40 gradi d'inverno e l'aria condizionata a palla d'estate?
Ma come si fa ad essere così ipocriti?


sabato 3 agosto 2019

Consigli alla sinistra per non estinguersi

Oggi, senza il consenso popolare non si governa e non si ottiene il potere. Certo, esistono anche tanti altri fattori, il potere della burocrazia statale, il potere economico, il potere culturale, e tanti altri. ma in definitiva non si può vincere le elezioni insultando chiunque non la pensi come te. Se si manda il messaggio che chi non ti vota è un ignorante, un evasore fiscale, un menomato mentale, uno sporco razzista e fascista, non stupirti se farai la fine dei circoli aristocratico-monarchici o, in maniera apparentemente paradossale, dei gruppuscoli neofascisti.

lunedì 22 luglio 2019

L'egemonìa culturale in quattro righe

L'egemonia culturale è un parolone, ma in un certo senso si può spiegare in due righe. I neo"liberal"comunisti dicono che Trump e Salvini sono due fascisti, i neofascisti gli credono (e qui sta l'egemonìa, far sì che i tuoi nemici credano alla tua narrazione) e quindi inneggiano a loro come i nuovi duci, intanto i pecoroni "antifascisti" si preparano alla resistenza, in realtà ne' Salvini ne' Trump sono fascisti, ma l'isteria è innescata e se Salvini e Trump ingrossano le fila del loro gregge, la sinistra serra i suoi recinti.

La battaglia per l'egemonìa culturale però si arricchisce di un nuovo capitolo, nasce la figura del troll, Trump e Salvini si divertono a trollare i demosinistri, ritorcono l'isteria a loro vantaggio, ci sguazzano nell'ambiguità e acquisiscono consenso da destra, ma anche dal centrodestra, centro e dalla sinistra dissidente, perchè qui c'è anche il capitolo dell'idiozia masochistica della sinistra sull'immigrazione, la sinistra si suicida con il suo accoglientismo fuori dalla realtà, getta ulteriormente i moderati nelle braccia dei populisti.

Prossimo capitolo l'economia, ora la gente dice va bene Salvini sull'immigrazione, ma vogliamo la Tav, le riforme, le infrastrutture, il federalismo, lo sviluppo economico (altro che decrescita infelice), ma anche lo stato sociale, Trump infatti in America va a gonfie vele sull'economia, ora Salvini deve passare alla fase due, intanto a sinistra c'è Franceschini, il capitano può dormire sonni tranquilli.

mercoledì 3 luglio 2019

Il negozio umano della bontà sotto casa

Che l'attuale immigrazione dall'Africa sia un business dello sfruttamento e la nuova tratta degli schiavi lo hanno capito tutte le persone capaci di ragionamento. Le motivazioni economiche però, sono solo una parte. Il mercato della tratta è un mercato sostenuto da un mondo di ricchi borghesi coi sensi di colpa, mossi dal desiderio di aiutare per espiare ma con non molta voglia di andare fino in Africa, ma vogliosi di una solidarietà a buon mercato e semplificata senza troppe domande e analisi sulle cause. Basta dire è tutta colpa dell'occidente cattivo e del colonialismo. Un mix di buonismo e ignoranza, condito da una retorica di slogan semplici da ripetere a pappagallo. Meglio allora fare il tifo da casa e raccattare le barche sulla costa della Libia e abbandonare gli schiavi sulla spiaggia dopo un breve tragitto, poi ci penseranno gli italiani che guadagnano mille euro al mese a mantenerli oppure finiranno fuori dai supermercati a fare l'elemosina in modo che il ricco borghese ipocrita e il cattocomunista possa dargli la monetina avendo il suo negozio umano della bontà direttamente sotto casa senza doversi scomodare, così da mettersi a posto la coscienza.

mercoledì 26 giugno 2019

Umanità reale

Amo l'uomo reale con tutti i suoi difetti e la sua complessità, come si fa a non vedere il profondo razzismo e classismo di chi vorrebbe costruire un'umanità nuova, migliore, priva di tradizioni e confini, di chi disprezza l'umanità per quello che è in nome di un prototipo ideale, universale e omologato?

Amate la vostra patria, qualunque essa sia, che sia Italia o Padania o Europa o Occidente, o qualunque altra, amate la vostra gente, parlate con la gente, capite la gente, il popolo non ha interessi particolari o poteri da difendere, rispettate le tradizioni e cercate sempre l'innovazione, non abbiate paura del progresso materiale e tecnologico.

Credete nella diversità libera e non eguale, la diversità, se è eguale non è diversità. Solo la libertà deve essere per tutti.




sabato 15 giugno 2019

Io sono un conservatore, non un reazionario

E' certo che il governo, non lo stato, il governo rappresentante del popolo, democratico, deve regolare il mercato. Siamo tutti d'accordo che le grandi corporations vanno tassate di più e non devono avere troppo potere. La cultura del limite, e perchè no dei confini, dovrebbe essere il minimo comune denominatore. E' chiaro anche che non tutto può essere sottoposto alle leggi di mercato. Per esempio il lavoro giornalistico e intellettuale non può sottoporsi totalmente al mercato, perchè compito dell'intellettuale è anche dire quello che la gente non vuole sentirsi dire, ma altresì capire anche le cause delle idee e delle opinioni della gente senza giudicare.

Un sano conservatorismo mi ha sempre portato a non buttare a mare tutto quello che era l'esperienza del comunismo novecentesco, oggi che invece intellettuali alla moda come Stigliz e Piketty ci dicono che dobbiamo buttare a mare tutto ciò che è liberalismo economico io mi oppongo. Non voglio tornare allo stato etico, al noi che viene prima dell'io, alla demonizzazione dei ricchi, allo statalismo assistenzialista. Senti questi moderni profeti e non dicono una parola sulla Cina, sul suo modello oppressivo, sulle battaglie di Hong Kong, dove stanno scoprendo che passare dal colonialismo britannico (e liberale) all'imperialismo comunista è forse peggiorare la propria condizione e non migliorarla.

Ti danno del reazionario per questo, ma reazionario è una cosa diversa, reazionario è chi vorrebbe tornare nel passato, reazionari sono quelli che vogliono riproporre i modelli socialisti e socialdemocratici del '900, gli ecologisti estremisti che odiano la modernità, chi odia il progresso industriale e tecnologico, la società dei consumi, invece il conservatore è colui che vive nel presente ma non rinnega il passato e sa coniugare modernità con ciò che è giusto conservare, senza nostalgismi e rancori.

Perciò il conservatore di oggi è chi difende la modernità, mentre il rivoluzionario è un reazionario e non è così dissimile dai populisti.


martedì 19 marzo 2019

gli sfigati di destra

Sfigati o fighetti? Gli ultimi 30 anni ci hanno detto che lo sfigato è di sinistra, il fighetto è di destra, ma forse le cose stanno cambiando o rimescolando. Succede, lo abbiamo visto tutti, che un leader "fighetto" come Renzi ha conquistato la sinistra, anche se sembra che ora ci sia un riflusso e una revenge degli sfigati di sinistra, ma dall'altra parte assistiamo alla inedita nascita degli sfigati di destra.. Pensate a Mario Giordano e a tutta quella destra che ribalta la questione e denuncia di essere discriminata dal razzismo antropologico di sinistra. Robert Hughes scrisse 30 anni fa "la cultura del piagnisteo", manifesto contro il politicamente corretto, cioè contro il vittimismo delle presunte minoranze di sinistra, ma se anche il politicamente scorretto inizia a lamentare di essere discriminato, di essere una minoranza, allora non è più politicamente scorretto, ma una nuova forma di politicamente coretto di destra, i nuovi sfigati con la vocina di Mario Giordano. Allora che succede, sta trionfando il politically correct di sinistra da una parte e il politically correct di destra dall'altra, è il trionfio degli sfigati, dei disadattati, dei Floris e dei Mario Giordano., delle Annunziata e dei Porro. Che sfiga.