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mercoledì 15 ottobre 2025

L'occidente al bivio tra barbarie e civiltà

L'indignato collettivo social ha continuamente bisogno di cause nobili da sposare e perorare, di mostri da combattere, di crimini da denunciare che attirino la sua attenzione per sfuggire alla noia e alla banalità della sua vita quotidiana e a sua volta gli permettano di attirare l'attenzione verso di sè e godere così di consenso sociale nel proprio ambiente. Ma questo livello di attenzione e la sua memoria è pari a quella di un pesciolino. C'è sempre un amo nuovo a cui abboccare, anche perchè dopo un po' l'indignato annoiato si stufa. E' questo forse anche il caso del conflitto israelo-palestinese, al quale però si accompagna anche qualcosa di più medio-lunga durata e di più profondo, vediamo quale. L'orrore dell'olocausto ha segnato la nostra società, è stato il punto di non ritorno dalle cui macerie si è provato a ricostruire la moderna civiltà occidentale, ma dopo un po' la sua memoria si è troppo istituzionalizzata, la sua memoria è diventata un cardine fondante delle nostre istituzioni verso la quale il ribelle senza causa, senza ne' arte ne' mestiere, che è dentro ognuno di noi, ha iniziato a provare fastidio, voleva qualcosa di nuovo, di suo, di originale, che andasse contro i propri padri, voleva rovesciare tutto. E allora cosa di più assoluto, rovesciante, totalizzante di dire che le vittime di ieri sono i carnefici di oggi? Il passo a dire che tutto è il contrario di quello che ci hanno detto anche ieri può essere lo step successivo. Affascinante, quanto schematico e superficiale. Quando non si ha niente da fare e da dire, ma ci si vuole ribellare, si può sempre attirare l'attenzione dicendo che i buoni di ieri sono i cattivi di oggi, rifiutando ogni complessità della storia e della realtà, ogni equilibrio tra i torti e le ragioni in una attualità ancora da definire. Inoltre, da quando la politica manichea ha smesso di investire nei conflitti sociali e ha investito nei conflitti generazionali, il conflitto in Palestina assume una rilevanza che oscura tutte le decine di guerre che ci sono nel mondo, perchè non hanno una rilevanza su questo piano e quindi sono del tutto ignorate, dallo Yemen, al Sudan, alla Nigeria, all'Ucraina, alla Thailandia e ce ne sono altre decine con migliaia di morti anche tra i civili e i bambini. Ignorati nell'indifferenza generale.

C'è da collocare storicamente però questo processo, che è già iniziato negli anni '70, infatti erano già quelle di allora nuove generazioni a portare avanti questo movimento, quindi i giovani di oggi in realtà sono in larga misura già nella fase di un nuovo conformismo e non nel ribellismo. Le cose però si intrecciano, ma sicuramente a questi giovani più che una ribellione gli resta una radicalizzazione emulativa di quello che è stato per i giovani di sinistra degli anni '70 e un po' tutte e due le cose. I giovani degli anni '70, ormai incanutiti, continuano la loro falsa ribellione che ormai si istituzionalizza, perchè gli stati riconoscono lo stato terrorista di Hamas, l'Onu sancisce senza appello e senza verifica, ma sulla base del sensazionalismo mediatico che in Palestina c'è un genocidio, gli insegnanti nelle scuole lo insegnano ai bambini e agli studenti, i media ne parlano a reti unificate. 

Quale lezione storica trarre da tutto ciò? In parte direi che la memoria dell'orrore del genocidio da parte dei nazionalsocialisti tedeschi contro gli ebrei è stato un errore farne una memoria istituzionale, ma anche uno scrigno isolato che lo ha separato sia dal filo conduttore di una persecuzione millenaria contro gli ebrei che ha altre radici, non solo quella nazionalsocialista, distogliendo perciò l'attenzione da tutti gli altri antisemitismi, quello cristiano, quello comunista, quello islamico. Questo anche perchè quando Israele si è allontanata dal mondo comunista alleandosi con gli Stati Uniti, gli ebrei sono rimasti scoperti sugli altri fronti dell'antisemitismo, quello comunista che ha visto convergere intorno ad esso il mondo islamico e parte del mondo cristiano in chiave antioccidentale. Ma l'altro errore chiaramente da un punto di vista non geopolitico ma tornando sul piano psicosociologico, è stato fare della memoria una istituzione, per tutto quello detto sopra e tanto altro ancora. E' quindi questo un movimento che spinge per un futuro dai tratti inquietanti ma che si ricollega al passato degli antisemitismi nella storia e soprattutto odia il presente. Tutto ciò fa leva su una società che in realtà da tempo ignorava il passato, non pensava al futuro ma solo al presente, ma ora invece non ama più il suo presente.

Ora però c'è da chiedersi, forse prematuramente, tralasciando pure gli aspetti geopolitici che sicuramente sono più importanti, ma concentrandoci in questo articolo sugli aspetti psicosociologici: se veramente questo presunto "genocidio" contro i palestinesi, comunque privo di basi storico-giuridiche, che invece definiscono un genocidio una deliberata e premeditata intenzione messa in pratica di sterminare un intero gruppo etnico sulla base di motivazioni razziali, se quindi tutta questa narrazione verrà istituzionalizzata tramite l'Unione Europea, le agenzie dell'Onu, la scuola pubblica, come si manterrà allora tutta quella base di consenso in occidente fondato sull'odio per Israele che è fatta in stragrande maggioranza da quel ribellismo-conformismo di cui sopra? Sì perchè, se si farà istituzione, presente, se si farà stato, dovrà dare delle risposte a questa massa di infelici, disadattati, frustrati, non basterà più dire loro di prendersela con gli ebrei e dirottare il malcontento su di loro. Bisognerà dare delle risposte, una proposta di governance, una parte costruttiva e non solo distruttiva, contro, anti. Altrimenti avremo solo il caos, la barbarie, la tabula rasa tecnologica, mai la civiltà.

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