Due piazze si sono riunite ieri a Gaza e a Tel Aviv. Il 13 ottobre 2025, un giorno stupendo che ha sancito il cessate il fuoco, il rilascio degli ultimi ostaggi in mano ad Hamas rimasti vivi. Finalmente la pace, o se vogliamo la tregua che tutti gli uomini di buona volontà auspicavano. Ma erano due piazze, bisogna dirlo, completamente diverse. Da una parte in Israele tante donne, persone di tutte le etnie, di tutte le generazioni, dall'altra solo maschi, adulti o bambini usati, di un'unica etnia, di un unica religione, non c'erano anziani, non c'erano donne, non c'erano bambine. Da una parte si festeggiava il rilascio di ostaggi innocenti che hanno vissuto una nuova Auscwhitz nelle cantine delle famiglie di Gaza per due anni. Si festeggiava il ritorno di ostaggi in mano a terroristi sanguinari. Dall'altra si festeggiava il ritorno di terroristi sanguinari detenuti in Israele. In questa giornata comunque bellissima, c'è stato da parte israeliana il pudore di non esporre il dolore marchiato nei corpi degli ostaggi, dall'altra una scenografia mediatica che abbiamo già visto in questi anni, buona a fomentare l'odio spacciato per umanità.
Si pensava che questa tregua o pace, chiamatela come volete, potesse placare l'odio verso gli ebrei dei finti pacifisti, ma così non è stato. Anzi, li ha resi ancora più colmi d'odio. I pacifisti guerrafondai vogliono la guerra ad oltranza, vogliono la distruzione di Israele, degli ebrei in ogni parte del mondo. A Milano un consigliere comunale verde di invidia, di rabbia e di odio chiede il cancellamento del gemellaggio della città lombarda con Tel Aviv, fomentando la violenza di piazza che prontamente si è materializzata. A Udine si attendono altri odiatori in vista della partita di calcio Italia-Israele.
Siamo di fronte ad un nuovo oscurantismo, millenarista, fanatico, che si tinge di verde anche nell'odio verso tutto ciò che l'occidente ha saputo produrre negli ultimi 500 anni. Talebani imbrattano un dipinto di Cristoforo Colombo, è odio totale verso il progresso, l'occidente, da parte di gente per cui più che un analista politico, storico, sociale, ci vorrebbe uno psicologo, uno psichiatra. Il disagio mentale si è fatto attivista militante, qualcuno lo ha fomentato e ne ha fatto base sociale, politica e ideologica. La sterilità di chi non pensa, non studia, vive di un'emotività e di un'empatia selettiva, manichea, dove il nemico non merita nessuna comprensione, nessuna complessità umana, l'amico invece merita ogni comprensione acritica, è la logica della tribù, dei selvaggi.
Verranno tempi migliori.
Nessun commento:
Posta un commento