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lunedì 23 marzo 2026

Un voto al referendum sulla giustizia non nel merito, ma per altri ragioni, vediamo quali

La sinistra è riuscita a politicizzare il voto al referendum sulla riforma della giustizia e questa strategia ha pagato. Non ci vuole molto a capire che la maggior parte delle persone che ha votato per il No, lo ha fatto per colpire la Meloni e non nel merito del quesito, esattamente come nel precedente referendum proposto da Renzi. Il sud si è vendicato della Meloni per aver abolito il reddito di cittadinanza, Toscana ed Emilia hanno votato per motivi ideologici, basta che gli dici ci sono i fascisti e loro ti seguono, qualcuno chiamava gli emiliani teste quadre. Il benessere ce l'hanno, ma hanno bisogno dell'ideologia, come cantava Giovanni Lindo Ferretti, un quarto al benessere, un quarto al piacere, un quarto all'ideologia e l'ultimo quarto se li porta tutti via. Lombardia e Veneto invece votano nettamente per la riforma, per il sì, ma con la importantissima eccezione di Milano città (già la provincia è diverso), il centro urbano vota nettamente No, addirittura al 58%. Ma attenzione, con la significativa eccezione del centro storico milanese, che vota sì. Alla fine ha vinto chi ne ha fatto un referendum sulla Meloni, così che chi l'aveva votata è in parte rimasto a casa un po' perchè la Meloni non ha voluto da par sua farne un referendum su di sè e gli oppositori invece si sono tutti mobilitati. Personalmente mi spiace perchè la Premier, non la conosco di persona, ma la vedo come una persona generosa, onesta e una che crede ancora nella nazione Italia ed è questo il punto dolente, seppur nobile. La sinistra infatti vuole abolire l'Italia per entrare nel nuovo impero macroniano europeo o farsi assorbire nella nuova Eurabia, il sud odia l'Italia e ci sta solo se gli danno i soldi, se glieli tolgono vota contro l'Italia. Milano invece è ormai una città globalista di radical-chic, napoletani benestanti che vengono a spadroneggiare e islamici che vengono a comandare, invece il lombardo-veneto lo ha sostenuta, perche è questo è il grande paradosso. Il risorgimento italiano patriottico nasce in Lombardia e in Veneto contro l'impero austriaco per riunire la penisola, ma il resto d'Italia lo ha sempre osteggiato, allora i lombardi e i veneti se vedono una che crede ancora in questo progetto che loro hanno inventato un po' la appoggiano, ma, attenzione, allo stesso tempo non sono più fessi e capiscono che ormai è ora anche di fare i propri interessi. I lombardi dell'800 hanno fatto il risorgimento, ma i loro bisnipoti si sono ricreduti, quindi ora, che fare? Riprovarci ancora con la Meloni o tornare alla Lega delle origini che già aveva capito? Intanto con la loro grande generosità i lombardo-veneti hanno dato ancora un credito alla patriota Meloni, ma forse è l'ultima volta. Spiace per lei ma non per quella Italia di faziosi, rancorosi e fanatici.

domenica 22 marzo 2026

Non è un conflitto per interessi economici, è una guerra di civiltà

L'azione congiunta Usa-Israele contro il regime islamico dei Pasdaran ha tutta una serie di obbiettivi. Vediamo quali. L'obbiettivo minimo è colpire e menomare il programma nucleare verso la bomba atomica e l'apparato militare iraniano. Questo dovrebbe portare ad una serie di conseguenze, ma intanto rimane l'obbiettivo minimo, che sta permettendo di rendere innocuo per almeno dieci anni la minaccia degli Ayatollah. La prima conseguenza comunque dovrebbe essere limitare i tentacoli terroristici nell'area mediorientale del regime, cioè Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi. Il secondo obbiettivo è mettere di fronte ad una scelta precisa l'ambiguità dell'Unione Europea, o con l'Iran o con gli Stati Uniti. Diversi analisti in questo senso affermano che l'intervento americano-israeliano sarebbe contro gli interessi economici europei, ma non si capisce proprio perchè comprare petrolio principalmente dall'Iran sarebbe nel nostro interesse e comprarlo dagli americani sarebbe contro il nostro interesse. Dietro gli interessi economici si nascondono in realtà interessi più alti, esistenziali e di ordinamento, che si configurano nella fascinazione verso il mondo islamico da parte delle classi dirigenti europee dagli anni 70 ad oggi e in contemporanea il loro odio verso la società dei consumi di massa, verso l'individualismo di massa, la democratizzazione dei consumi e della libertà individuale, il diritto delle donne di fare quello che vogliono del loro corpo, anche merce e strumento di lavoro se lo vogliono liberamente, la libertà di espressione del proprio io e di parola, il potere del privato e della sua sfera, su tutti i piani, il particolare e le differenze. Tutto questo odio verso queste cose è un collante verso la convergenza in atto tra la sinistra, l'islamismo, l'ecologismo, un certo femminismo subordinato e sottomesso, compostati in un involucro fanatico e totalizzante. 

Vi è anche un odio filosofico verso quello che è la distinzione tra corpo e spirito, base della cultura occidentale, nell'idea invece olistica e orientale della ricerca di un tutto che si tiene. Gli occidentali infatti sono sempre stati materialisti fuori e spiritualisti dentro, gli orientali e gli antioccidentali (compresi ovviamente e in primis gli occidentali che odiano l'occidente) invece sono privi di anima e spirito o lo cercano nel corpo, nella materia, sono spirituali fuori e materialisti dentro, cioè gusci vuoti. Sono macchine senza anima che cercano disperatamente uno spirito nella materia. Le filosofie orientali pretendono di risolvere i problemi esistenziali degli essere umani con l'esercizio fisico, intanto l'orrore per la mercificazione dei corpi, per il consumismo, nasconde in realtà una reale mancanza di spiritualità, l'odio verso l'individualismo nasconde l'odio verso la democrazia effettiva e non orientata dai gruppi, dalla politica e dalle chiese, l'odio aristocratico verso il potere di acquisto delle masse. Un grande capitalista democratico come Ford diceva che il suo obbiettivo era pagare gli operai tanto quanto potessero permettersi di comprare i prodotti che producevano materialmente, il capitalismo miope e cinesizzato di oggi invece porta avanti una politica miope dei bassi salari, che alla lunga sta portando ad un mercato sempre più di nicchia e molto costoso ed a un risorgere dell'anticapitalismo.

Tornando al conflitto epocale in corso, un altro obbiettivo è consolidare gli accordi di Abramo, che stanno isolando l'Iran e la sua minaccia alleando l'occidente e Israele con gli altri paesi islamici della regione, isolando anche ulteriormente l'Europa social-islamica, lanciando un ponte (forse velleitario) verso la Russia, storicamente divisa tra l'autocratismo orientale e l'occidente, dando infine e non da ultimo un monito alla Cina.

Per quanto riguarda gli interessi nazionali italiani, sul piano economico non è la nostra guerra, l'Italia infatti importa in minima parte petrolio dall'Iran, da questo punto di base è perfetto l'atteggiamento di neutralità del governo Meloni, ma su tutti gli altri piani è chiaro che ci si aspetta dal governo una chiara presa di posizione valoriale, contro l'Iran e a favore degli Usa e di Israele, per tutto quello detto prima.

Non ci siamo certo dimenticati di una altro obbiettivo di questa operazione, eliminare tutti i principali dirigenti politici, militari, clericali di questo regime orrendo, creando così le condizioni per una guerra interna al regime per la lotta di successione e sopratutto le condizioni di una rivolta popolare per arrivare alla democrazia e alla libertà o perlomeno ad un cambio di regime che se non la libertà politica dia almeno la libertà nei costumi e nella società, alle donne, ai gay, al popolo persiano, come era già nella Persia degli anni '60.

venerdì 20 marzo 2026

Ci lascia Bossi, l'ultimo leader del movimento operaio lombardo

E' morto Umberto Bossi. E' stato l'ultimo grande leader del movimento operaio lombardo, sì perchè il partito comunista italiano ebbe due grandi scissioni che ne hanno segnato la storia e minato l'unità che per decenni era stata difesa con le unghie e con i denti, le ha avute tra gli anni 80 e 90. La prima fu quella della lega lombarda, la seconda fu quella di rifondazione comunista. Il mio sogno giovanile infatti, era stato quello di una alleanza tra rifondazione e la lega, ma questo non fu mai possibile perchè all'interno di rifondazione c'erano anche elementi della estrema sinistra movimentista erede della stagione degli anni 70, e non solo pezzi di Pci, mentre la lega non trovando sponda a sinistra si alleò con Berlusconi. Dopo la temporanea rottura tra Berlusconi e Bossi a metà anni 90 però ci fu un passeggero riavvicinamento tra il carroccio e la sinistra, ma non con gli altri scissionisti del prc, bensì con il partitone, nel frattempo ridenominatosi in maniera ironica democratici di sinistra. L'alleanza tra D'alema e Bossi però non andò in porto, così che il partito padano inaugurò una stagione non più federalista ma secessionista, in beata solitudine, mentre il pds trovò una parziale alleanza proprio con rifondazione. Ma erano proprio le due basi di questi due rispettivi partiti scissionisti a maldegirire il rapporto con la vecchia casa madre trasformista, così che anche rifondazione poi ruppe facendo cadere il governo Prodi. La lega invece riprese l'alleanza con Berlusconi, memorabile la visita in canottiera di Bossi nella villa del magnate milanese, che sanciva la convergenza tra l'imprenditoria lombarda più moderna con la classe operaia di quella regione. Intanto il partitone se la giocò male con tutti e due gli scissionisti, pretendendo una egemonia e una sovranità totale tipica della mentalità leninista di usare gli alleati come utili idioti. 

Inoltre, le divergenze tra Milano e il resto della Lombardia sono sempre state un punto dolente, se poi aggiungiamo che lo stesso Berlusconi era maldigerito da una parte della borghesia  milanese, quella radical-chic, la scomposizione di quello che poteva essere un fronte unito è stata cosa fatta. La regione più produttiva d'Italia si è così divisa e scomposta in tre fronti, i milanesi berlusconiani, i milanesi antiberlusconiani e il resto leghista. E così l'Italia della burocrazia, del vittimismo, della furbizia, dell'immobilismo, delle congreghe, ha prevalso. Berlusconi non è riuscito a completare la sua rivoluzione liberale, Rifondazione si è attorcigliata nelle sue contraddizioni interne, la lega è finita col tentare una carta nazionale con il nuovo segretario Salvini, comunque meritevole nella sua lotta contro l'islamizzazione del paese, ma contradditoria nel suo occhieggiare a Putin, il principale alleato dell'Iran islamico, mentre il partitone è finito in tatticismi politici buoni solo ad occupare gli spazi lasciati vuoti nel bacino elettorale. Infatti prima Renzi ha provato a occupare il vuoto lasciato al centro dal declino di Berlusconi, poi Schlein ha provato ad occupare il vuoto all'estrema sinistra, ma nel frattempo già occupato dal Movimento 5 stelle e e dalla galassia dei partitini, quindi vuoto non era a dire il vero. Perciò in questo se Renzi si è dimostrato un bravo professionista della politica, perchè lo spazio inizialmente c'era, ma poi rioccupato dalla Meloni, la Schlein si è dimostrata una dilettante allo sbaraglio e questo partito vive una crisi d'identità dove non sa se stare col socialismo o col liberalismo.

Ma tornando a Bossi, che ci ha lasciato, possiamo veramente dire che è stato un grande leader della classe operaia lombarda, forse l'ultimo leader comunista, per certi versi, della Lombardia, un mondo che forse non c'è più, o che forse deve reinventarsi, ricomponendo a cominciare quella frattura con il capoluogo, una città che ha sempre fatto dell'accoglienza la sua forza, ma in passato senza farsi soverchiare e stravolgere nella sua stessa identità, oggi?

Ho fin qui bypassato volutamente il tema però stringente del rapporto tra la lega e le inchieste giudiziare, questo partito ben donde cavalcò tangentopoli per fa esplodere il suo consenso, questa fu la leva ma anche la sua rovina a posteriori, perchè chi di giustizialismo ferisce di giustizialismo perisce, la fretta di stravincere creò le precondizioni del suo stratracollo, ma Salvini ha resuscitato questo partito cambiando l'agenda, però snaturandone l'identità conseguendo fratture interne. Il futuro di questa comunità che ha ormai radici storiche profonde, allora potrebbe stare in un ritorno alle origini ma senza buttare a mare quanto di buon fatto da Salvini, un ponte lanciato verso quel sud che vuole crescere, la lotta contro l'islamizzazione, e magari trovando una terza tematica nuova che ad oggi non sappiamo, ma sicuramente ricongiungendo Milano col resto del suo territorio.

giovedì 12 marzo 2026

A sinistra si fatica ancora a condannare le foibe, a destra la condanna delle leggi razziali è un dato di fatto

In Italia al giorno d'oggi i due principali partiti in competizione nell'arena politica non provengono da storie democratiche e liberali. Da una parte, a sinistra, il Partito Democratico è in larga misura l'erede del partito comunista italiano, che nacque nel 1921 come sezione dell'internazionale comunista con il fine di instaurare una dittatura filo-sovietica nel nostro paese, dall'altra parte Fratelli d'Italia è erede del Movimento sociale italiano, fondato da una parte dei reduci della dittatura fascista. Ambedue accusano l'altro di non essere sinceramente democratici e di non aver mai reciso i legami con il proprio passato, ambedue in parte con buone ragioni così come esagerazioni anche. Da una parte gli eredi del Pci, come patente di democraticità rivendicano l'appartenenza alla resistenza partigiana contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale, ma sappiamo che questa appartenenza era strutturata come veicolo verso il trapasso alla dittatura comunista, cosa che non avvenne solo in seguito al patto di Yalta, nel quale il leader sovietico Stalin concordò con le potenze anglo-americane le rispettive sfere di geoinfluenza lasciando l'Italia nel campo atlantico, in cambio i partiti atlantisti accettarono che il partito comunista guidato da Togliatti ricevesse comunque cospicui finanziamenti dall'Urss, deponendo però le armi. Il movimento sociale invece fece fin da subito una precisa scelta di campo atlantica e dalla parte delle democrazie occidentali, ma non ruppe con il proprio passato fino agli anni '90, quando l'allora leader Gianfranco Fini alfine condannò la dittatura, l'alleanza con Hitler e le leggi razziali contro gli ebrei. Nel frattempo il partito comunista negli anni '70 si era opposto al risorgere della lotta armata all'interno del movimento operaio, ma rinunciò solo dopo la caduta dell'Unione Sovietica al comunismo, essendo venuti meno i finanziamenti da quel paese che ne permettevano la capillare propaganda e penetrazione nei gangli della società e dello stato. Una penetrazione che gli consentì comunque all'inizio degli anni '90 un colpo di coda andando a colpire altrettanto i finanziamenti degli altri partiti storici attraverso una azione giudiziaria-mediatica ancora oggi da studiare e capire. La discesa in campo di Berlusconi creò un centro diverso dai due contendenti rimasti sul campo, così come l'emergere di un partito territoriale come la lega nord, ma la nuova legge elettorale dei primi anni 90 di tendenza maggioritaria portò al creare due poli contrapposti, formati da due coalizioni molto litigiose al loro interno, una guidata da Berlusconi e una dagli eredi del Pci. Il declino di Berlusconi negli anni dieci ha creato un vuoto politico-elettorale enorme al centro, prima il Pd guidato da Renzi ha provato a riempirlo, ma Renzi ha dovuto soccombere all'opposizione interna che invece puntava su una nuova polarizzazione radicale e quindi all'alleanza con i grillini, quindi è soppraggiunta la Meloni, che lo ha riempito traghettando ulteriormente gli eredi del Msi verso posizioni di conservatorismo democratico centrista. Tornando quindi alla nostra digressione iniziale, si vede non a caso come oggi a sinistra si fatica ancora a condannare crimini storici come le foibe, si parla poco di cosa è stato il comunismo nel '900, mentre dall'altra parte si è arrivati ad un punto di non ritorno verso la condanna delle leggi razziali antiebraiche, a sinistra intanto si torna a parlare di uscita dalla Nato e si guarda alla Cina e all'Islam politico, mentre a destra ormai ci si pone in una ottica e collocazione fermamente atlantista e occidentale, al punto che la Meloni oggi è il pontiere che cerca di ricomporre la frattura tra America e Europa, mentre la sinistra italiana alimenta forsennatamente questa frattura, tornando a toni da antiimperialismo e antisionismo da anni '70, che si credevano relegate alle sue parti oltranziste e nostalgiche. Questa è quindi la situazione odierna, vedremo se la sinistra continuerà in questa deriva e la destra in questa svolta al centro, ancora non è detto in nessuno dei due fronti, pulsioni estremiste ci sono ancora a destra, mentre a sinistra non tutti si adeguano al neo-oltranzismo.