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venerdì 20 marzo 2020

Due cose rimaste attuali di Marx

Tra tanti errori e concetti risultati empiricamente fallaci, due cose però sono ancora assolutamente rimaste valide del pensiero di karl Marx:

1) Il capitale può diventare monopolistico e andare contro il mercato, la democrazia e la libertà. Quando il il capitale diventa monopolistico in maniera apparentemente paradossale si trova più a suo agio NON in una società di libera concorrenza e mercato, ma in una economia pianificata e in uno stato che detiene un rigido controllo sulla vita individuale delle persone e delle famiglie.

2) La classe operaia nei suoi strati più qualificati ed esperti è assolutamente in grado di dirigere la produzione. Il tessuto delle piccole e medie imprese e dell'artigianato italiano è spesso composto da ex operai che si sono fatti imprenditori e che in una realtà come quella del lombardo-veneto-emiliano arriva a competere con colossi come la Germania e la Cina.


martedì 17 marzo 2020

In medio stat virtus

Ancora una volta si è passati da un estremo all'altro. Quando è scoppiato quello che chiamano il Corona Virus non si sono presi provvedimenti urgenti, mostrando indifferenza verso anziani e malati, ora che i buoi sono scappati si prendono misure totalitarie da coprifuoco dittatoriale che rischiano di danneggiare seriamente l'economia. Il governatore Zaia, quando chiedeva chiusura di scuole ed edifici pubblici non si è mai spinto a chiedere il blocco totale. Ora così rischiano negozianti, esercizi, commerciali, ma anche colf costrette a stare a casa, aziende, operai, aziende agricole. E come fanno le badanti ad accudire gli anziani se devono stare a casa anche loro? Il governo ancora una volta manca completamente di equilibrio. Prima ha pensato solo all'economia senza pensare alla salute, ora pensa solo alla salute distruggendo l'economia. Bisogna trovare un compromesso tra salute ed economia, anche perchè la situazione a sentire l'assessore lombardo al Welfare Gallera sta migliorando in Lombardia e la sanità lombarda sta tenendo.

lunedì 16 marzo 2020

Overdose da social

I social sono la droga del nuovo millenio. La sua struttura che vorrebbe metterti in contatto con il mondo intero stando chiuso in una stanza ha già qualcosa di inumano e aberrante. Il senso di intimità apparente che fa dire alla gente tutto quello che pensa pensando di parlare da sola o solo ad una cerchia ristretta di amici, è in realtà un modo per permettere tra virgolette di leggere nel pensiero da parte di molte altre persone. Dall'altro verso chi scrive parla ad un pubblico senza vederlo in faccia e senza vederne le reazioni o limitate a quell'assurda serie di likes, faccine arrabbiate, che piangono. Per questo bisogna ritrovare il senso di comunità fisica e al tempo stesso riaffermare l'individuo.

Da qualche tempo si fa un gran parlare degli haters, i cosidetti haters, nella quale categoria vengono messi i più disparati personaggi, diversissimi tra loro, dal bullo al troll, a chi si sfoga, a tutta la gente sottopagata e sfruttata, non ascoltata dai politici e dai media mainstream, o derisa da loro, che magari ha delle ragioni per essere arrabbiata e non viene ascoltata.

La gente crede di parlare al bar o a casa sua e invece sta parlando in pubblico. Quante volte avrete sentito nei bar dire "bisognerebbe ammazzare tutti i politici" o "quel tal politico", o anche a cena con gli amici. Ovviamente se questi propositi fossero veri oggi avremmo una strage o la guerra civile, ma per fortuna non è così, perchè l'italiano è un popolo buono. Chiaramente si tratta di frasi sbagliate, ma a milioni di italiani è capitato di dirlo in un momento di emotività o impulsività, non per questo ne avevano intenzione. Persino a me è capitato di scriverlo.

Oggi su Ibs, la libreria online da cui mi rifornisco, ho letto il titolo dell'ultimo libro di Veltroni: "Odiare l'odio". Mi sembra un totale controsenso, come si fa a odiare l'odio senza odiare? E' la logica delle brigate rosse, dei giustizieri, ma in forma non-violenta, virtuale, gentile, farsesca, attraverso una violenza psicologica che porta via via a censurare ogni espressione difforme, partendo dalla virulenza verbale che giustamente andrebbe contenuta, al bullismo che giustamente va condannato, ma finendo con censurare ogni opinione non conformista e mettendo tutte le opinioni diverse in un unico calderone chiamato "nuovo nazismo".

Fermo restando la condanna verso ogni bullismo, paragonare i cosidetti haters (o tutti quelli che vengono etichettati come haters) ai persecutori delle tragedie della storia è abbastanza grottesco e un insulto ai veri perseguitati nella storia, come gli ebrei o gli schiavi africani, gli armeni, e tanti altri popoli vittime della violenza del nazismo e del comunismo, senza dimenticare i tanti italiani emigrati vittime di razzismo. Si tratta di una vera e propria caccia alle streghe e ai fantasmi del passato da parte di chi non capisce più la realtà odierna e appartiene ad un mondo finito e forse non ha nemmeno molto senso dell'umorismo. Ma anche una gran perdita di tempo, un trastullo per intellettuali annoiati, che invece di occuparsi del lavoro, della sanità, delle famiglie, dei problemi del popolo, questi politici e intellettuali di sinistra danno la caccia agli haters o alle persone isolate. Mah. Ci sarebbe di meglio e più utile alla società da fare.
Qualcuno diceva, "quando i comunisti perdono il senso dell'umorismo diventano persone pericolose". E fanatiche aggiungo io. Aggiungo anche, quando provano ad avere senso dell'umorismo non fanno ridere. Oggi i comunisti non esistono più, ma esistono i loro eredi, si sono dati una ripulita, si sono rifatti il look, cucinano un minestrone di idee smart e alla moda con cui fare bella figura in società. Ma il loro odio per il diverso è rimasto uguale.

Tornando ai social, bisogna veramente avere cura degli adolescenti e dei bambini, si tratta di uno strumento molto pericoloso che rischia di alienare le giovani generazioni. Un tema da approfondire e che gli psicologici dovranno affrontare sempre di più.


domenica 15 marzo 2020

Note generali sulle possibilità del futuro

Un nuovo miracolo economico italiano non può basarsi solo su un freddo economicismo e un cinismo professorale e derisorio nei confronti dei bisogni, delle opinioni e delle domande della gente. Serve una nuova mistica civica di fronte al nuovo secolo che comincia in questi anni. Nei prossimi 70-80 anni è previsto l'ingresso di 15-20 milioni di immigrati.
Ben venga una società multirazziale, ma nel rispetto delle regole democratiche, e non avrebbe senso una società basata su un finto multiculturalismo, che in realtà non è multiculturalismo, ma solo la definizione di un “bene” (idee di sinistra mainstream e Islam) e di un “male” (tutti gli altri).

Avremmo altrimenti un mondo multicolorato fuori e sulla pelle ma geneticamente grigio dentro e nei contenuti in cui tutti la pensano uguale e sono uguali, ma al contempo anche vuoto o basato culturalmente su un fritto misto superficiale, se non si mantengono solide radici. Fermo restando il valore della diversità e del pluralismo, però al contempo un paese non può vivere negando le proprie radici storiche e religiose. Grave errore fu quello dell'Europa di non sancire le radici giudaico-cristiane nella costituzione europea e bisogna riaffermare le radici cristiane nella costituzione italiana, fermo restando la libertà personale di credere o non credere in qualunque dio. La diversità deve essere un valore ma non può esserlo al servizio di fini politici e nemmeno dell'uguaglianza, ma solamente della libertà (individuale anche) e della liberaldemocrazia. Uguaglianza e diversità sono incompatibili, a parte ovviamente l'uguaglianza di fronte alla legge di tutte le donne e gli uomini.

E' importante capire un'altra cosa, a volte nel linguaggio del popolo quando si parla di bianchi, neri (anche nello slang “negri”), gialli o europei, cinesi, africani non si sta parlando necessariamente di razze, ma bensì di popoli, di storie, di stati politici, di culture e certe culture e stati politici sono intolleranti e dittatoriali e se i loro cittadini venendo qui non rispettassero le nostre regole, ma pretendessero di vivere come nelle loro dittature distruggerebbero la libertà e la democrazia. Non è difficile da capire.

Bisogna seguire il modello di Israele, una società multietnica, ma che non rinuncia alla proprià identità di Stato ebraico e liberaldemocratico e al proprio pluralismo politico, oltre a difendersi se attaccata.

Arrivati a questo punto nel 2020 è davvero ora anche di porsi l'obbiettivo nel tempo e pur senza forzature di superare le ferite della guerra civile italiana del '43-'45, avendo come esempio quello dello storico Renzo De Felice intrapreso 20 anni fa. Bisogna alimentare il dibattito storiografico e non renderlo asfittico, ma libero, fermo restante la condanna di TUTTE le dittature, comprese tutte le dittature comuniste.

Quando si parla di razzismo bisogna anche distinguerlo dalla goliardia popolare e capire anche che certi tabù satirici sono superati, giusto o sbagliato che sia. Anch'io vengo da una cultura che pensa che su certi argomenti come l'Olocausto non si scherza, ma purtroppo oggi viviamo in una società in cui si scherza su tutto, questa è la realtà e non bisogna andare a caccia di fantasmi e streghe. Tra i giovani ci si saluta per gioco con il saluto romano anche tra persone di sinistra, si usano termini politicamente scorretti, è ormai un fatto diffuso. Farne uno psicodramma è grottesco.

Tornando all'ingresso degli immigrati, sarebbe provocatorio verso la popolazione italiana darlo per scontato senza una grande politica per le famiglie italiane e per quelle coppie italiane che vogliono fare figli. Serve un grande piano per la famiglia, il lavoro e la sanità, prendendo ad esempio quella lombarda ed estendendola alle regioni del Sud.

L'Italia è un paese che è stato invaso per secoli, i confini nazionali non sono un muro, ma un segno di ordine e civiltà. Le patrie non sono orpelli anacronistici, ma una cosa essenziale per l'equilibrio del mondo, come i continenti e le realtà locali, le città e le regioni, altrimenti si finisce nel caos nichilistico o preda di nuovi imperi.

Sul piano produttivo ben vengano gli investimenti stranieri per rilanciare la grande industria, ma non possiamo applicare il modello cinese nelle fabbriche, le conquiste sociali del movimento operaio vanno salvaguardate e sono un patrimonio sociale. Inoltre non vanno schiacciate le piccole-medie imprese e le imprese individuali, i negozi, gli artigiani, le partite Iva, che potrebbero difendersi dal modello Amazon e dal comercio online divenendo loro stessi dei piccoli Amazon di quartiere, pensando a consegne a domicilio di zona. Ogni quartiere o paese potrebbe creare un sito internet dove ogni attività può pubblicizzarsi e avere una propria sezione.

Un nuovo tema che si affaccia in questi anni è quello della privacy, le nuove tecnologie rendono i cittadini sempre più insicuri, i social sono una grande schedatura di massa oltre a essere una nuova droga per i giovani, anche peggiore di alcool e droghe tradizionali. Serve un grande investimento anche su questo, contro l'abuso dei social e per la privacy.

Nel 2020 siamo anche forse alle soglie di una nuova rivoluzione sessuale, le forme di sessualità sono ormai molteplici ed è schematico e superficiale limitarsi ad un atteggiamento friendly solo verso la categoria dei gay per apparire fintamente libertini. L'omossessualità è giustamente ormai ampiamente accettata nella società, quello che non piace alla gente è l'esibizionismo o il sessismo alla rovescia. Ognuno in casa propria deve poter fare quello che vuole tra adulti consenzienti senza essere spiato, ma a sua volta senza esibizionismi.

Per gli italiani la famiglia e il lavoro vengono prima di tutto, il rispetto delle famiglie e il rispetto di qualsiasi lavoro è essenziale per la reciproca convivenza. Qualsiasi lavoro è rispettabile, dall'avvocato all'operaio, dal netturbino al giornalista, dal politico all'artigiano, l'imprenditore, l'insegnante, l'investitore, l'artista, i medici, gli infermieri, i poliziotti, le prostitute, i negozianti, i contadini e i commercianti e così via tutti gli altri e le nuove professioni.

L'Italia intera potrà tornare a crescere come dopo la seconda guerra mondiale, uscendo dalla logica degli opposti estremismi come mettendo fine alle campagne moralistiche e bigotte da una parte e alla rabbia senza costrutto dall'altra.


venerdì 31 gennaio 2020

Gualtieri, un Robin Hood un po' particolare

Il ministro Gualtieri ha rilasciato al sole 24 ore una intervista in perfetto stile sovietico, un fiume di parole per dire poco o nulla. Tra tanto fumo si sono capite tre sole cose concrete, verranno abbassate le tasse al lavoro dipendente e invece ci saranno tagli alle detrazioni fiscali, poi ci sarà un aumento dell'Iva cammuffato con la meravigliosa parola di rimodulazione, cioè tradotto aumento delle tasse a imprese, partite Iva, commercianti e aumento delle spese sanitarie, scolastiche e domestiche delle famiglie, ma anche merci più care.

Tutta l'architettura della "rimodulazione" dell'Iva è dettata da una logica da Stato etico e totalitario che punisce certi consumi, considerati immorali e premia altri prodotti considerandoli etici, sani. Una logica da razionamento sovietico, ma in cui traspare un ulteriore salto di qualità delle idee neototalitarie.

Lo stile Robin Hood con cui è nato questo governo poco amato dalla maggioranza degli italiani, si tradurrà in concreto nel solito attacco ai ceti medi e un contentino ai lavoratori salariati. D'altronde, essendo i grandi patrimoni già all'estero, ci si rivale sulle classi medie, magari aumentando anche la tassazione sulle cosiddette rendite finanziarie, che concretamente significa anche qui colpire di fatto i piccoli investitori e i risparmiatori, cioè sempre le classi medie, e non certo le grandi rendite.

Il tutto coincide con uno storico obbiettivo intermedio della sinistra massimalista: La proletarizzazione dei ceti medi, in modo da mandarli a ingrossare le file dell'esercito del proletariato il quale nei loro sogni contorti dovrebbe poi dare l'assalto ad un non meglio precisato "ordine costituito" (magari la stessa democrazia e il diritto di voto per tutti) sotto la loro sapiente guida.

Il sendero luminoso ovviamente necessita di una rieducazione culturale del popolo, che appare rozzo, razzista, ignorante (dove per ignorante s'intende non pensarla come gli intellettuali di sinistra), cattivo.

Quindi si procederà spediti verso il radioso futuro "green", fatto di decrescita, austerità, bassi consumi, ovviamente poi ci sarà qualcuno più uguale degli altri, d'altronde anche Fidel Castro e Che Guevara si assegnarono per se le migliori ville coloniali di Cuba, dopo rigoroso esproprio proletario.

lunedì 27 gennaio 2020

Analisi del voto in Emilia-Romagna, 26 gennaio 2020

Per il Pd una boccata d'ossigeno. L'assalto delle truppe leghiste da Ovest e da Est verso Bologna, si è fermato alle porte della città e a dire il vero già nel reggiano da una parte e nel forlivese dall'altra.

La Lega, infatti, da Ovest vince nel piacentino e a Piacenza città, nel parmense - però non a Parma città - ma si ferma nel reggiano e via via che ci si muove verso il centro storico di Bologna la vittoria di Bonaccini appare più netta fino ad assumere i contorni di un plebiscito nel centro cittadino, dove il barbuto ottiene più del doppio dei voti della Borgonzoni. Stesso discorso da nordest e da sudest, vittoria padana nel ferrarese e a Ferrara città, nel riminese e a Rimini città, ma l'avanzata si ferma a Forlì-Cesena.

Tre fattori della vittoria del Pd: 1) Lo stesso Bonaccini, che con la sua lista civica fa letteralmente la differenza, prendendo centotrentamila voti (6%), che sono quasi l'esatta differenza tra le due coalizioni (un milione e due il centrosinistra e un milione il centrodestra). Basti pensare che la lista civica della Borgonzoni si ferma all'1,7 prendendo appena 40mila voti.

2) Come detto sopra la realtà territoriale, con l'area di Bologna che porta quasi il 30% dei voti complessivi alla coalizione di centrosinistra e più in generale si conferma una tendenza già vista, cioè la Lega vince nelle periferie e nei territori rurali e il Pd che si arrocca nei centri cittadini.

3) Le sardine, che hanno portato in dote i voti di estrema sinistra che negli anni scorsi erano andati ai cinque stelle, i quali infatti sono praticamente scomparsi, ma non solo, anche dalle tante liste di estrema sinistra che in Emilia-Romagna storicamente sono forti: in questa tornata se ne presentavano ben tre, una neostalinista, una movimentista-centrosocialesca e una postvendoliana, ma sommate tutte insieme raccolgono solo l'1 per cento dei voti.

Tutti questi aspetti in realtà non fanno che rendere ancora più aggrovigliata la situazione in casa piddina. Bonaccini, per esempio, sembra intenzionato a mettersi alla testa della neocorrente del "Pd del nord", il partito degli amministratori che competono sul terreno con la lega e potrebbero tentare ora una controffensiva in Veneto, ma sopratutto la scalata al partito romano.

La realtà territoriale non fa che confermare la tendenza del Pd ad arroccarsi nei centri storici perdendo il contatto con vaste fasce di territorio e ceti sociali.

Le sardine portano in dote voti, ma vorranno in cambio qualcosa e rendono ancora più confusa l'identità di un partito che nominalmente si dice socialdemocratico, riformista, ma è ingrossato da una base elettorale sempre più radicale, rabbiosa e composta non più dall'elettorato storico operaio comunista di un tempo, ma bensì dagli ex sessantottini di matrice intellettuale-professionistica, che negli anni'70 erano nella sinistra extraparlamentare, oltre che dai paragrillini.

D'altra parte, un così azzeramento dei grillini stessi, da una parte cambia i rapporti di forza all'interno del governo a favore del Pd, ma dall'altra fa del Pd un partito alleato con lo zero e di fatto il governo è così ulteriormente delegittimato.

Per quanto riguarda il centrodestra è la sconfitta di Salvini, ma non della Lega. Il partito supera il 30 per cento prendendo settecentomila voti (poco meno del Pd), cioè trequarti della coalizione di centrodestra, mentre Forza Italia "scompare" al 2,5% e Fratelli d'Italia non supera la fatidica soglia del 10%. Eppure il leader, avendoci messo la faccia, ne esce sconfitto, ma alla luce dei fatti la sua leadership nel centrodestra al momento potrebbe essere messa in discussione più da un altro esponente leghista che da Berlusconi e la Meloni. Viene in questo senso in mente l'accoglienza gelida che la platea dei delegati della lega riservò a Salvini all'ultimo congresso a Milano, quando questi invitava il partito e i suoi militanti a "uscire dalle stanze", a inserire idee e volti nuovi e a guardare al futuro dandosi anche una dimensione di geopolitica internazionale.



mercoledì 22 gennaio 2020

"Elogio" da liberale di Stalin

I tre grandi eredi di Lenin furono Stalin, Trostski e Bucharin. Essendo continuatori ognuno a loro modo di una dottrina votata all'eliminazione totale di ogni diversità, non potevano che essere tutti e tre perseguitori di un'opera antiumana come quella leninista, ma a differenza di quello che si crede e di quello che le anime belle di sinistra hanno raccontato, non fu Stalin il peggiore, parlando da un punto di vista liberale e democratico. Bucharin infatti era un opportunista che voleva l'egualitarismo per gli altri e il suo orticello per sè e i suoi accoliti Nepmen. Trostki un dogmatico fanatico che odiava il popolo e molto più dittatore di Stalin. Mentre il despota georgiano, con tutti i suoi difetti ampiamente dimostrati dalla storiografia, fu anche uno stratega prudente, che andava in guerra solo se era sicuro di vincerla e sapeva accordarsi coi nemici, ma anche con le classi sociali che non fossero la classe operaia o gli intellettuali. A lui perciò si deve purtroppo il patto con Hitler, ma anche l'accordo con Churchill e Roosvelt e paradossalmente fu attraverso i suoi dettami che i comunisti in Occidente, perlomeno in certe fasi storiche e tattiche, abbandonarono le velleità golpiste e accettarono la democrazia, seppur senza mai aderirvi veramente e cercando con ogni altro mezzo - culturale, burocratico, amministrativo, sindacale - di limitarla e condizionarla. A lui anche l'intelligenza di non demonizzare e deridere il sentimento popolare patriottico e il sentimento popolare religioso, che ne fece un leader oggettivamente molto amato.

il nulla avvolgente di Zingaretti

Due ore di ospitata a Porta a Porta del segretario del Pd Zingaretti mi hanno restituito l'idea di una grande placenta, umida e avvolgente, ma totalmente priva di contenuti. In due ore di pose analiticorassicurantipseudotogliattiane, di buonismiveltroniani, dirancorisommessipostberlinguerianianticraxiani, non c'è stata una collocazione geopolitica, una proposta economica, un riferimento a qualsivoglia blocco sociale, una proposta di riforma dello stato (giustizia, parlamento, aziende nazionali, costituzione), ma solo alla fine una retorica antidestre similfrontista, una totale sottomissione al grillismo, una trovata neoumanista del "prima le persone" che nessuno sa cosa vuol dire. Detto questo Zingaretti non va sottovalutato, proprio per quest'aria bonaria e fintoumile, pr questo politicismo "apolitico" può sicuramente incantare molte persone.

mercoledì 8 gennaio 2020

I risultati concreti di Trump in medio oriente e la sua strategia

Ancora una volta gli scenari catastrofisti dei media che accompagnano ogni azione di Trump non si sono verificati alla luce dei fatti. Guardiamo l'eliminazione del "Bin Laden" iraniano Souleimani dal punto di vista dei risultati: da una parte non ha prodotto nessuna escalation militare da parte dell'Iran, che ha fatto finta di rispondere per salvare la faccia tirando dei vecchi missili su una base americana in Iraq avvisando il governo iracheno in anticipo e senza fare nemmeno un ferito, dall'altra quindi non ha portato Trump a impantanarsi nell'ennesima guerra che lo stesso presidente americano non vuole minimamente. L'unico risultato concreto dunque, è proprio che è stato eliminato un pericoloso terrorista, candidato a diventare in futuro il leader politico dell'Iran. E' stato inflitto un colpo durissimo - politico-militare-psicologico - ad un paese che, dopo il disimpegno di Obama dal medio oriente, aveva spadroneggiato nell'area invadendo la Siria, l'Iraq, estendo la sua influenza sul Libano e Gaza e minacciando Israele, ma allo stesso tempo senza far venire meno quel disimpegno americano voluto anche da Trump, ma, al contrario di Obama, non per favorire l'Iran e i suoi sponsor cino-russi, ma perchè Trump è sempre stato contrario alla strategia neocon-internazionalista-interventista-troschista di Bush, ritenendola dannosa e preferisce una linea differente fatta di sanzioni economiche e appunto interventi mirati.

Bisogna chiarire una cosa, Trump viene accusato di non avere una strategia, di non avere una "dottrina" come ha detto Pipes e infatti Trump è un empirista, non un ideologo e perciò non piace agli intellettuali e ai politici di professione. E allora l'esperienza gli ha detto che tutti gli ultimi conflitti in cui gli Usa sono entrati (conflitti localmente già preesistenti a differenza della retorica sugli yankee guerrafondai) non hanno risolto i conflitti e sono costati morti e soldi al popolo americano. Qui entra in gioco un altro aspetto: Trump è un democratico di fatto, non di nome, vuole fare gli interessi del suo popolo ed esprimere la sua volontà, non educarlo o condurlo. E il popolo americano non capisce più certe guerre, che non corrispondono ai suoi interessi concreti. E qui entra in gioco un altro aspetto: l'America, a differenza di certe rituali e datate spiegazioni, non ha nessun interesse economico in medio oriente, avendo raggiunto l'indipendenza energetica e petrolifera da tempo. L'unico motivo di interesse è proteggere l'alleato israeliano da psicopatici come Saddam Hussein o Khameini e frenare l'espansionismo cinese e russo in medio oriente, perchè i veri imperialisti oggi sono i cinesi e russi, oltre all'Iran.

In conclusione, Trump si sta muovendo in maniera equilibrata, dove l'equilibrio sta a metà tra gli interessi nazionali e popolari del suo paese, la protezione di Israele e frenare l'espansionismo russo e cinese.




domenica 5 gennaio 2020

Nostradamus de noantri

Quelli che nel 1991 sancivano la fine della Storia, gli stessi che predicevano nel 1980 vita eterna all'Unione Sovietica, oggi predicono una crescita illimitata per la Cina e la fine dell'Occidente. Fossi nei cinesi mi toccherei i coglioni e fossi un occidentale non sarei così pessimista.

giovedì 2 gennaio 2020

Lapidare da morto chi si è osannato da vivo e viceversa

Una legge storica costante dell'intellighenzia di sinistra è lapidare da morto chi si è osannato da vivo e riabilitare da morto chi si è demonizzato da vivo. La creme del creme dell'intellettualità politico-cultural-artistica italiana, da Scalfari a Ingrao, da Bobbio a Dario Fo, fu fervente fascista e mussoliniana negli anni '30-'40, poi fatto a pezzi il cadavere di Mussolini, questi capetti universitari fascisti passarono ad osannare Stalin. Morto però anche il dittatore georgiano, si passò a rinnegarlo inorriditi.

Percorso inverso invece per chi si è massacrato da vivo. Se si trattava di nemici interni, lo si fa per appropriarsi delle loro battaglie e del loro spazio politico, se si trattava di avversari dell'altro campo  lo si fa in chiave strumentale per attaccare il leader contemporaneo dello schieramento avversario o un misto di tutte e due le cose.

Si pensi alla riabilitazione attuale da parte della sinistra di Bossi e Berlusconi, dipinti come il "male assoluto" negli anni '90, quando si passò a riabilitare gli "statisti" della prima repubblica, ora che sono politicamente morti tocca a loro, per dire sempre che il nemico di oggi è catastroficamente il peggiore di sempre e ovviamente riconducibile al peccato originale (che in realtà è il loro peccato originale, ma loro trasferiscono sul popolo italiano), il mussolinismo.

Voglio bene a Bossi, insieme a Natta e Pannella è stato il primo leader che ho seguito, ma oggi i suoi attacchi a Salvini sembrano la ripicca di un bambino dell'asilo, ma sopratutto ne fanno un pupazzo rimbambito della sinistra, quella sinistra che ora si appropria della Questione settentrionale dopo averla dipinta per anni sotto le tinte più fosche del peggiore razzismo barbaro, ignorante e becero.

Va da sè che il Bossi più estremista e velleitario non ottenne alcun risultato, mentre appare più fattibile nel raggiungimento dell'obbiettivo dell'autonomia del Nord la strategia di Salvini di farla con il consenso del Sud e dando l'autonomia da Roma anche al Sud e nel contesto dell'unità nazionale, consapevoli anche che nel 2020 ci sono altre sfide e questioni economiche e geopolitiche da affrontare e coniugare con le battaglie storiche.