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mercoledì 8 gennaio 2020

I risultati concreti di Trump in medio oriente e la sua strategia

Ancora una volta gli scenari catastrofisti dei media che accompagnano ogni azione di Trump non si sono verificati alla luce dei fatti. Guardiamo l'eliminazione del "Bin Laden" iraniano Souleimani dal punto di vista dei risultati: da una parte non ha prodotto nessuna escalation militare da parte dell'Iran, che ha fatto finta di rispondere per salvare la faccia tirando dei vecchi missili su una base americana in Iraq avvisando il governo iracheno in anticipo e senza fare nemmeno un ferito, dall'altra quindi non ha portato Trump a impantanarsi nell'ennesima guerra che lo stesso presidente americano non vuole minimamente. L'unico risultato concreto dunque, è proprio che è stato eliminato un pericoloso terrorista, candidato a diventare in futuro il leader politico dell'Iran. E' stato inflitto un colpo durissimo - politico-militare-psicologico - ad un paese che, dopo il disimpegno di Obama dal medio oriente, aveva spadroneggiato nell'area invadendo la Siria, l'Iraq, estendo la sua influenza sul Libano e Gaza e minacciando Israele, ma allo stesso tempo senza far venire meno quel disimpegno americano voluto anche da Trump, ma, al contrario di Obama, non per favorire l'Iran e i suoi sponsor cino-russi, ma perchè Trump è sempre stato contrario alla strategia neocon-internazionalista-interventista-troschista di Bush, ritenendola dannosa e preferisce una linea differente fatta di sanzioni economiche e appunto interventi mirati.

Bisogna chiarire una cosa, Trump viene accusato di non avere una strategia, di non avere una "dottrina" come ha detto Pipes e infatti Trump è un empirista, non un ideologo e perciò non piace agli intellettuali e ai politici di professione. E allora l'esperienza gli ha detto che tutti gli ultimi conflitti in cui gli Usa sono entrati (conflitti localmente già preesistenti a differenza della retorica sugli yankee guerrafondai) non hanno risolto i conflitti e sono costati morti e soldi al popolo americano. Qui entra in gioco un altro aspetto: Trump è un democratico di fatto, non di nome, vuole fare gli interessi del suo popolo ed esprimere la sua volontà, non educarlo o condurlo. E il popolo americano non capisce più certe guerre, che non corrispondono ai suoi interessi concreti. E qui entra in gioco un altro aspetto: l'America, a differenza di certe rituali e datate spiegazioni, non ha nessun interesse economico in medio oriente, avendo raggiunto l'indipendenza energetica e petrolifera da tempo. L'unico motivo di interesse è proteggere l'alleato israeliano da psicopatici come Saddam Hussein o Khameini e frenare l'espansionismo cinese e russo in medio oriente, perchè i veri imperialisti oggi sono i cinesi e russi, oltre all'Iran.

In conclusione, Trump si sta muovendo in maniera equilibrata, dove l'equilibrio sta a metà tra gli interessi nazionali e popolari del suo paese, la protezione di Israele e frenare l'espansionismo russo e cinese.




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