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giovedì 8 ottobre 2026

Il modus operandi dei braccio politico del terrorismo

Ogni organizzazione armata e terroristica si accompagna ad un braccio non-violento, che agisce sul piano politico e dei diritti civili, era così per l'Ira in Irlanda dove operava parallelamente il Sinn Fein, è stato così con le brigate rosse in Italia, è così con il terrorismo islamico e palestinese, la linea consiste nel sottrarsi dal piano pratico dell'organizzazione armata, per agire su piani diversi, portando avanti però le stesse finalità dissociandole sul piano pratico dal partito armato ma orientandole per lo stesso fine su altri piani, politici, culturali, giuridici, storici. 

Tutto si muove sul binario della legittimazione-delegittimazione, non viene legittimata la pratica dell'estremismo, ma su tutti gli altri piani sì, giuridico, storico, politico, culturale, geopolitico, dall'altra parte verso il nemico invece la delegittimazione è totale, ad ogni livello, su tutti i piani. 

La dissociazione dei piani inoltre è fondamentale tanto quanto mantenere invisibile la effettiva correlazione tra i piani, così come mantenere visibile la falsa equidistanza tra le due parti apertamente contrapposte mantenendo una distanza formale dall'estremismo. 

E' necessario invece all'interno del proprio campo mantenere un centro che si dissoci dai legami con gli elementi fattivi dell'estremismo ma non tutti gli altri elementi dell'estremismo, ma al contempo invece mantenga ogni legame con l'ala moderata sul piano fattivo ma viceversa non su tutto il resto, dove chiaramente gli elementi fattivi dell'estremismo sono altri e diversi dagli elementi fattivi dell'ala moderata, così come i rispettivi tutto il resto. 

Quindi non si sostiene l'attività pratica dell'estremismo, ma si sostengono le finalità, l'identità politica, culturale, geopolitica, dall'altra parte invece si sostiene l'attività pratica dell'ala moderata, ma non le finalità, l'identità culturale, politica, geopolitica, rendendole così un guscio vuoto buono solo a ingrossare le fila. 

In questo modo chi sta in mezzo all'interno della sinistra tra l'ala estremista e l'ala moderata vince sempre e si mantiene sempre al potere, quanto meno all'interno della propria parte, se non raggiunge del tutto il potere politico, cosa che per fortuna in democrazia non succede quasi mai. L'ala moderata può vincere sul piano politico, ma è stata esautorata e delegittimata sul piano culturale e della sua reale identità agli occhi dei sostenitori del campo, l'ala estremista al contrario è stata delegittimata sul suo piano pratico e ha bisogno di legittimazione politica, però non è stata delegittimata dal centro interno sul piano culturale e delle finalità, questa è la differenza. Qualunque due delle ali prevalgano e dovessero raggiungere il potere, una coi suoi metodi e l'altra coi suoi, avranno bisogno di chi sta in mezzo e detiene l'egemonia culturale. E' chiaro però che l'identità politica e culturale di chi sta in mezzo propende tutta verso l'ala estremista.

Per questo all'interno di una coalizione larga di sinistra, l'ala moderata non conterà mai nulla, ma sarà solo portatrice d'acqua, d'altro canto l'ala radical-estremista non avrà mai il potere politico e centrale di direzione, ma conterà sul piano degli obbiettivi e del riconoscimento avendo voce in capitolo.

Sullo sfondo rimane sempre l'opzione violenta e antidemocratica della presa del palazzo, che la sinistra non abbondonerà mai nella profonda convinzione di appartenere ad una minoranza progressista in un mondo reazionario, che sia attraverso azioni giudiziarie o esautorando la sovranità popolare attraverso organi sovranazionali o quanto altro, così come sempre la legittimazione su altri piani del terrorismo.


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