Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
martedì 13 febbraio 2018
La larghe intonse
Questa campagna elettorale non infiamma i cuori perchè tutto sembra già deciso. Qualunque risultato farà il Pd, Renzi comunque dovrà farsi da parte perchè così è stato deciso. Perchè è antipatico. E' già pronto un bel governo con l'ottantenne statista per vocazione e il settantenne statista di professione ed enologo di qualità nel tempo libero in cabìna di regìa. Poi Dormiglioni confermato alla presidenza, Stramaroni al ministero dell'interno, la geisha del compianto Pannella agli esteri a braccetto con iraniani ed Erdogan, poi dobbiamo trovare un posticino fisso al Checco Zalone grillino, quindi dare la cuccetta di camera e senato al gonzo di Piacenza, alla vergine Letta, l'economia al professor Brunetta, mentre Suor maestrina ovviamente andrà alle pari opportunità. Il nazibolscevico padano e la camerata Prosciuttoni Caramelloni? Se vogliono ci sarà posto per tutti nel nuovo governo di salvezza nazionale, ovviamente tutti tranne che per quell'arrogante, amico delle banche e assetato di poltrone di Firenze.
mercoledì 7 febbraio 2018
Di Battista dà dei rincoglioniti agli italiani
Per Di Battista gli italiani "sono rincoglioniti". Il problema è che si trovava ad un comizio dei 5 stelle e c'erano quattro gatti e quindi gli italiani sono rincoglioniti. Il problema è che stanno subodorando l'aria che non prenderanno la barca di voti che dicono i sondaggi e allora italiani pecore, servi del sistema, detto da una setta di fanatici che venera un comico ignorante, non si vaccina, crede a tutte le bufale su internet, e ora ad un mediocre opportunista. Il problema dei grillini è questo, se una cosa del genere l'avesse detta Renzi, Berlusconi, Salvini o la Boldrini, apriti cielo, avrebbero fatto fuoco e fiamme sul popolo sovrano offeso dalla casta e dai radical chic, invece se lo dice Di Battista, questo figlio di un fascista con la maglietta di Che Guevara, è cosa giusta e buona e il problema è proprio questo, questo mezzo snobismo e mezzo populismo, questa spocchia avanguardista da leninisti senza aver ma letto un libro di Lenin e questo mezzo populismo da leghisti, questi sono i grillini. Ignoranti, incompetenti e pure presuntuosi.
Il beffardo destino di chi irrideva i dinosauri
La base di LeU appare come quella di una sinistra poser che negli anni 90-2000 trovava cool presentarsi come moderna, riformista, postideologica, liberale, irridendo la sinistra "vetero" rimasta fedele alla falce e martello, ma negli anni 10 è stata travolta dall'ondata populista, decidendo così di rispolverare dalla soffitta l'egualitarismo e l'utopismo, senza però riuscire ad esercitare alcuna egemonìa sul grillismo e anzi finendo per esserne una stampella strumentale in chiave antirenziana, ma finendo anche con l'andare a ricalcare il terreno e l'angolo angusto che era proprio di rifondazione e dei comunisti italiani. Il beffardo destino di chi irrideva i "dinosauri" e ora si trova nello stesso scomodo ruolo di dinosauro in via d'estinzione. Il ceto politico che ne regge le sorti è lo stesso che nei decenni precedenti ha provato a cavalcare l'onda liberale presentandosi all'establishment come sinistra affidabile e responsabile, mentre ora prova a cavalcare la tigre populista scommettendo sul sovversivismo delle classi dirigenti, sulle bastonate ai ceti medi e sull'alleanza in chiave assistenzialista e demagogica tra chi sta più in alto con chi occupa l'ultimo gradino sociale. Un ceto politico composto da figli e nipotini di Ingrao, che ne ripercorrono lo stesso opportunismo ammantato di grandi ideali lunari e malpanciste sofferenze, lo stesso utilizzo strumentale di ceti e generi (ieri gli operai, oggi le donne e gli immigrati), la stessa ossessione anticapitalistica. Una fusione a freddo tra d'alemiani e vendoliani, che mette insieme gli aspetti peggiori del centrismo togliattiano con le verbose elucubrazioni della Nuova (ormai vecchia) sinistra, e con un magistrato come leader. Chi può votare un acrocchio del genere? Non certo i ceti medi, verso i quali questa sinistra nutre un disprezzo profondo (ricambiato) e a cui farebbe fare la stessa fine dei Kulaki, ma nemmeno i ceti popolari spaventati dall'immigrazione e infastiditi (a dir poco) dalle lezioncine di suor maestrina Boldrini. Il voto arriverà dagli studenti universitari, qualche professore universitario e qualche professionista e manager barricadero. E non si sa chi altro.
lunedì 15 gennaio 2018
La strategia di Togliatti per il potere/2
D'altra parte va considerato quanto Togliatti diceva nelle sue lezioni sul fascismo redatte a Mosca nel 1928 riguardo ai ceti medi. Per il Migliore le classi intermedie non erano in grado di esprimere una ideologia autonoma, ma vivevano una perenne contraddizione quasi schizofrenica destinata ad essere strumento di una delle due classi in lotta, il capitalismo finanziario e il proletariato. Si tratta della classica teoria marxista sui ceti medi e se il segretario del Pci non aveva cambiato idea nel corso degli anni, questo chiarisce i termini in cui doveva svilupparsi l'alleanza tra classe operaia e ceti medi che prefigurava al termine della seconda guerra mondiale e come in un certo senso si concretizzò nelle "democrazie popolari" dell'est. Curioso come negli anni '70 sarà proprio un comunista dissidente come Terracini a ribaltare questa linea politica opponendosi allo sviluppo berlingueriano del percorso togliattiano, cioè il compromesso storico, sostenendo che la democrazia cristiana era ormai espressione del capitale finanziario e non più dei ceti medi che erano al più la base sociale della Dc, sostanzialmente regredendo alle tesi staliniste del '29, che lui stesso aveva contrastato pagando con l'emarginazione e l'espulsione dal partito, avendo precorso con anticipo invece le tesi della via nazionale al socialismo. In pratica tutto lo scontro interno tra leninisti nel corso del '900 è tra chi sostiene che bisogna schiacciare i ceti medi e chi sostiene che bisogna portarli dalla propria parte, seppur in una logica di dittatura del proletariato. Stalin e così Togliatti sostennero di volta in volta sia una tesi che l'altra. Cosa ci dice con il tempo dell'oggi tutto questo? Tutto e nulla. Eppure c'è ancora oggi una sinistra che odia i ceti medi e una sinistra che si avvicina ad essi, ma la grande rivoluzione di Renzi dovrebbe essere nella sua non strumentalità del percorso di avvicinamento. E' una sorta di percorso inverso, da una parte il leninismo ha occupato lo spazio della sinistra riformista per motivi tattici, ma nel fare questo si è spinto su un terreno democratico-liberale, che ha portato il proletariato a integrarsi, fino a spingersi a creare sacche di lavoro ipergarantito che si congiungono con l'assistenzialismo statalista democristiano, dall'altra parte i ceti medi dimostrano una loro vitalità, oppressi dallo Stato ma sempre più espansivi e ambìti dalle componenti moderate di destra e sinistra.
venerdì 12 gennaio 2018
La sinistra va a ovest e la destra va a est, si ricompone il quadro
Oggi la sinistra è sempre più occidentale e la destra è sempre più asiatica? Si tratta di un apparente paradosso che in realtà rimette le cose al suo posto, a ben vedere. Nel secondo dopoguerra, grazie all'egemonia culturale leninista, essere di sinistra era comunemente considerato equivalente all'essere antioccidentale, mentre essere di destra, sempre in base alla visione dettata dalla suddetta egemonìa, voleva dire essere inseriti nel campo filo-occidentale. Ora le cose sembrano cambiare, la sinistra è sempre più filo-occidentale, mentre la destra strizza l'occhio a Putin, ma quindi anche all'Iran retrogrado e in definitiva alla Cina comunista. Secondo lo storico Ernst Nolte il marxismo aveva una forte componente conservatrice, o per meglio dire reazionaria, o in generale antimoderna, e allo stesso tempo il vero nemico di fascismo e nazionalsocialismo non era il bolscevismo ma il liberalismo e viceversa, per il bolscevismo il vero nemico ultimo non era il nazismo, ma l'occidente liberale di estrazione angloamericana: storici e politici come Angelo Tasca hanno dimostrato come l'antifascismo non fosse una priorità ne' un valore per i comunisti, fino a che Hitler non minacciò l'Unione Sovietica, mentre è sempre più comune l'idea tra gli studiosi che il fascismo si presentò come baluardo patriottico contro il bolscevismo più per una strategìa per il potere che per reale adesione ai classici temi del patriottismo, essendo il fascismo un movimento che in realtà andava contro la patria borghese ottocentesca e i suoi valori, per costruire una nuova comunità nazionale e un nuovo nazionalismo su basi e regole del tutto differenti. Quindi più che di paradosso nel vedere la sinistra che va a ovest e la destra che va a est, dovremmo parlare di una ricomposizione lineare delle varie componenti, senza dimenticare che destra e sinistra sono due termini costituzionali e liberali, che attengono alle forze parlamentari, mentre chi si oppone al sistema parlamentare, le forze antidemocratiche e antisistema, che magari usano il parlamento come un mezzo o una tribuna rivoluzionaria, non vanno considerate come destra o sinistra, ma come qualcosa di estraneo o al massimo estrema destra ed estrema sinistra e al contrario in caso di una loro pericolosa avanzata destra e sinistra devono unirsi per contrastarle, cosa che non fecero negli anni '20-'30.
sabato 6 gennaio 2018
Appunti di inzio anno
In Venezuela e Iran il popolo è assetato di libertà e democrazia e si ribella ai propri regimi nell'indifferenza generale, in Italia un estimatore di quei regimi invitava Bin Laden a bombardare il parlamento italiano. Occidentali pasciuti odiano la democrazia liberale, in nome di una dittatura populista chiamata democrazia diretta. Le donne iraniane si tolgono il velo, le donne occidentali si mettono il velo, assetate di potere e sottomesse al nuovo potere che avanza e si candida a governare con l'aiuto di google, facebook e dei nuovi editori. Intanto, la disinformatia russa fa un altro capolavoro, prima azzoppa la Clinton usando Trump, poi usa i democratici per azzoppare il presidente eletto. Macron è una delusione, doveva essere la nuova Francia, è il solito vecchio sciovinista francese, imperialista, antisemita, antiamerikano che strizza l'occhio ai peggiori regimi islamici e l'Italia gli va pure dietro. Gerusalemme è una stupenda capitale. I biodegradati ci fanno capire che campagna elettorale sarà. Per qualcuno sono tutti uguali, ci risentiamo quando avrà contribuito ad eleggere il governo Salvini o Grillo.
giovedì 21 dicembre 2017
Odio e rancore nel mondo postmoderno
L'odio per Trump è un odio antropologico per quello che Trump è e rappresenta. Il presidente americano rappresenta la fine del conflitto tra capitale e lavoro e la sconfitta di chi scommetteva su di esso per l'abbattimento del sistema capitalistico. Ma allo stesso tempo è un bersaglio perfetto per chi ora punta alle nuove tematiche ambientali, di genere e generazionali per abbattere il sistema. Trump è l'imprenditore che si allea con gli operai per combattere la concorrenza sleale della Cina e dei paesi emergenti, ma allo stesso tempo rappresenta l'antiecologista, insensibile alle tematiche ambientali e di genere, in nome della difesa della vecchia moderna società industriale, contro il nuovo mondo postmoderno equo e sostenibile, il maschilista che offende il neoprimitivismo matriarcale e la nuova psicosi collettiva egualitarista. La sinistra ex internazionalista, e ora cosmopolita, odia il patriottismo in nome di un disegno mondiale che omologa l'umanità sotto le insegne della diversità, la "borghesia" intellettuale odia la borghesia industriale e imprenditrice, ma anche i ceti medi e il popolo, perchè la secolarizzazione, la mercificazione della società consumistica toglie l'influenza religiosa degli ex chierici sulle masse, che scoprono l'edonismo, il tempo libero e il disimpegno. Il popolo raccoglie i vecchi valori della borghesia ottecentesca, patria, famiglia, ma non la scienza e la democrazia rappresentativa, la borghesia intellettuale invece odia sè stessa, la patria, la famiglia, la modernità, è ancora giacobina e leninista, ma in forme nuove, esoteriche e new age. Parte della borghesia vuole allearsi al popolo rancoroso per schiacciare i ceti medi, mentre un'altra parte vuole allearsi ai ceti medi contro l'oppressione statale e sindacale.
martedì 12 dicembre 2017
L'Intifada dei media europei contro la realtà
La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele, decisione già presa anche da Putin nell'Aprile scorso, anche se con sfumature diverse (Putin ha riconosciuto solo Gerusalemme Ovest, ma lo stesso Trump non ha chiuso ad un futuro riconoscimento di Gerusalemme Est palestinese), ha scatenato una nuova intifada. Ma questa intifada non è scoppiata a Gaza o a Betlemme, dove poche centinaia di militanti di Hamas sono scesi in piazza, ne' a Gerusalemme, dove la calma è regnata sovrana, ma sui media europei e nelle cancellerie del vecchio continente, o forse dovremmo cominciare a chiamarlo anacronistico continente. Sì, perchè qualcuno ha scambiato i propri desideri con la realtà, titolando a nove colonne di "Intifada di sangue", "il mondo contro Trump", mentre in medio oriente si registravano poche scaramucce, con la propaganda di Hamas - che parlava di un numero di feriti (quasi mille) superiore ai manifestanti effettivi - subito pappagallescamente ripetuta dai media europei. E invece nel mondo, oltre agli europei, incendiavano la diplomazia dei comunicati solo Iran e Turchia, mentre la "condanna " di paesi come Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati arabi era ponderata e formale. Ma allora, cosa sta succedendo realmente? Succede che mentre gli europei continuano a usare i palestinesi per sfogare il proprio antisemitismo represso, come da 70 anni a questa parte, e per mostrare la propria codarda sottomissione ai fratelli mussulmani di Erdogan e agli islamico-nazisti iraniani, il mondo va da tutt'altra parte. Usa, Giordania, Arabia Saudita ed altri paesi del golfo da una parte, Russia ed Egitto dall'altra con modalità e tempistiche differenti, ma con una sostanziale convergenza, preparano un processo di pace che costringa Abu Mazen e Hamas a riconoscere finalmente Israele e quindi la sua capitale, Gerusalemme, prima condizione per la creazione di uno stato palestinese entro confini che garantiscano la sicurezza e la libertà dello stato ebraico. A rompere le uova nel paniere Erdogan, che dopo il riavvicinamento ad Israele dell'ultimo anno, ora tuona e si candida a nuovo califfo dei palestinesi, oltre all'Iran. Toccherà a Putin, che si è accollato il medio oriente dopo il disimpegno americano, tenerli a bada. Ma intanto succede che gli arabi non ne possono più degli iraniani e dei loro accoliti palestinesi, che il processo di pace è avviato, a dispetto dei finti pacifisti e dei finti equidistanti, dei fanatici e dei disagiati che nelle metropoli occidentali giocano ancora all'intifada. Il mondo va avanti, anche senza di loro. Non sono gli Stati Uniti ad essere fuori dai giochi e dalla realtà, ma la vecchia Europa delle facce di cera alla Mogherini.
martedì 5 dicembre 2017
Con Israele, sempre
Non sappiamo se Trump deciderà di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele, forse sarà una scelta avventata, propagandistica e controproducente in un momento in cui lo Stato ebraico sta riallacciando i rapporti con Turchia e Arabia Saudita, ma una cosa è certa: c'è una scelta di campo, che la nuova sinistra deve fare contro la vecchia destra antisemita e la solita sinistra antisionista, stare dalla parte di Israele. Sempre.
Leggere o non leggere?
Se leggi zero libri sarai un ignorante, se leggi un libro solo sarai un fanatico, se leggi dieci libri un fazioso, se ne leggi cento un ideologico, ma solo se ne leggi mille potrai capire il valore della cultura. Perciò, leggine mille, altrimenti è meglio che ne leggi zero.
Conflitti postmoderni
Il conflitto di classe oggi appare superato, così come in parte il conflitto destra-sinistra. Lo scontro oggi è tra un blocco patriottico e occidentale composto dalla borghesia sobria, dai ceti medi produttivi, dalla classe operaia disciplinata e dal buon senso contadino da una parte e dall'altra dalla borghesia sovversiva, i ceti medi fascistoidi, gli operai sbandati e il ceto contadino reazionario. Sul piano prettamente politico invece estrema destra ed estrema sinistra convergono sempre di più in un meccanismo antisistema, mentre sinistra moderata e destra moderata compongono il blocco della responsabilità democratico-liberale. Alle prossime elezioni i grillini puntano alla sponda sia con la destra populista di Salvini sia con la sinistra radicale, l'accozzaglia di Grasso, Vendola e D'alema, mentre il voto moderato si divide tra Pd e Forza Italia, oltre al centro democristiano, consapevole che in questa fase il proprio elettorato non è ancora pronto a giocare a carte scoperte e ha bisogno di essere rassicurato con imponenti dosi di sinistrismo tradizionale da una parte e conservatorismo massiccio dall'altra. Ma la tendenza è in atto. In futuro, a chi urlerà ipocritamente scandalizzato all'inciucio centrista bisognerà rispondere e l'inciucio tra grillini, postcomunisti e fascistoidi? Come la mettiamo?
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