Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
venerdì 10 febbraio 2017
L'odio ideologico per il sionismo
L'odio per Israele e per gli ebrei manifestato dalla sinistra postsessantottina ha molteplici motivazioni e fattori che si intersecano. C'è però un aspetto ideologico poco considerato che va riportato: Per prima cosa il sionismo appartiene ad un filone risorgimentale, ad una sinistra ottocentesca fortemente odiata dalla sinistra sessantottina e postesessantottina, dove ogni discorso patriottico e nazionalistico viene visto come fumo negli occhi. In secondo luogo il sionismo moderno è legato alla dissidenza sovietica ebraica, alla riscoperta della identità tradizionale, che la sinistra jonhlennoniana ma anche putiniana-wikileaks, ha sempre detestato.
I tabù della sinistra
Si parla da tempo dei tabù della sinistra. Un tempo era vietato parlare male pubblicamente del partito e del segretario, per non fare il gioco della destra e del capitale, oggi invece va di gran moda a sinistra parlare male del partito e del segretario, ma la sinistra ha comunque ancora un sacco di tabù. Frasi da non dire, ragionamenti da non fare in pubblico, per non essere bollato di destra, razzista, omofobo, xenofobo. Il primo tabù è sulla sicurezza, sulla microcriminalità. Se per Marx i ladruncoli e la teppa erano feccia, sottoproletari da disprezzare, per la nuova sinistra cresciuta a Fanon e terzomondismo, tutto ciò che è microcriminalità va giustificato e contestualizzato. Altro tema tabù è l'Islam, impossibile da criticare, per la sinistra inconsapevolmente figlia del breznevismo, l'Islam è figlio dell'antimperialismo e poco importa se esprime maschilismo, antisemitismo, colonialismo all'incontrario e cultura retrograda, la fascinazione è più forte di ogni razionalità. Altro tabù è l'immigrazione. Una sinistra che odia la globalizzazione, la libera circolazione delle merci, pensa però che le periferie dell'occidente debbano accettare un'immigrazione senza limiti e filtri, un multiculturalismo utopico sulle spalle della povera gente. Tutto ciò è tabù, sacrificato sull'altare del conformismo di sinistra.
Non guardo la 7
Allora, non leggo l'Internazionale, non guardo la 7, per me Crozza è uno squadrista, Scanzi un ragazzino incompetente, Il Fatto Quotidiano un fogliaccio fascista, Travaglio un represso, se volevo il verde andavo a vivere in campagna, i grillini sembrano usciti da un romanzo di Orwell, lì c'erano i maiali, qui le capre millenial, non amo la religione islamica e se per qualcuno sono un razzista per questo vada a vivere in Iran, vediamo come si diverte, amo il mio paese, i gay di destra, i negri repubblicani e Israele, non sopporto i fanatici vegani e gli ecoanimalisti, mi piace quando Marx elogia il colonialismo, leggo Giorgio Amendola, Oriana Fallaci, guardo l'Inter, Woody Allen e la pioggia.
La minoranza Pd e la base reale
Grillo ha posto il problema reale della corruzione e dell'improduttività della politica, Salvini ha posto il problema reale dell'immigrazione, Renzi ha raccolto la bandiera della modernizzazione del paese, altro problema reale, ma la minoranza Pd, cos'ha posto, quale base reale ha?
giovedì 9 febbraio 2017
Gli elementi nuovi del grillismo
Grillo sta costruendo qualcosa di nuovo. Una politica che non è ne' ideologica, ne' culturale, ne' pragmatica, ma esistenziale. Grillo sta mettendo insieme tanti individui uniti unicamente dalla condizione esistenziale di infelicità, frustrazione, vittimismo, aggressività. Nella storia la politica ha sempre attratto questo genere di persone ed è sempre stata una valvola di sfogo per molti infelici, ma mai era successo che un partito politico verticisticamente strutturato avesse come base sociale questa condizione esistenziale. In questi anni da più parti è stato fomentato l'odio generazionale, il dato che i giovani guadagneranno meno dei propri genitori è stato spiegato non come frutto di una congiuntura internazionale sfavorevole all'occidente, non come la saturazione di un mercato non in grado di reggere l'inflazione di laureati e diplomati, oltre che nel caso italiano di politiche economiche del passato sbagliate, ma come un'ingiustizia ordita dalle vecchie generazioni e dal "sistema" a danno dei giovani. Si è paragonato il grillismo al qualunquismo, al comunismo, al fascismo, ma siamo di fronte a un fenomeno nuovo.
mercoledì 14 dicembre 2016
Regole, opinioni e la banda degli onesti
Gli italiani hanno qualche problema con le regole, che tendono a confondere con le proprie opinioni. Si prenda quello che sta succedendo in questi giorni, dove il parlamento e il governo vengono definiti illegittimi, chiamando in causa incautamente la costituzione, ridotta a brandello retorico mai letto. Si può essere dell'opinione che sia meglio andare a votare al più presto, io lo sono, ma non ha senso parlare di parlamento e governo illegittimo, ne' tanto meno farlo in nome della costituzione e della democrazia. Le regole che ci siamo democraticamente dati 70 anni fa, infatti, dicono che nella nostra repubblica una legislatura dura cinque anni e che finchè un governo ha la fiducia della maggioranza del parlamento e il presidente della repubblica non scioglie le camere, è legittimato a governare per tutta la durata della legislatura. E se il presidente del consiglio si dimette, il presidente della repubblica può incaricare un'altra persona a formare un governo, che passerà dal voto parlamentare. C'è chi confonde la costituzione con la democrazia diretta, c'è ci mischia violenza verbale rivoluzionarista con un legalitarismo a suo uso e consumo. l'onestà, tanto cara ai grillini, passa dal rispetto della legge, non attraverso i forconi.
Due note sulla propaganda russa
La propaganda russa parte sempre da un fatto storico vero, ma parziale, e da lì costruisce la sua menzogna. Per esempio si prende il giovane Bin Laden, che negli anni ‘80 combatte in Afghanistan contro l’Urss, e da lì s’inventa che Al Qaeda, nata un decennio dopo e in un contesto completamente mutato, è stata creata in laboratorio dagli Usa. Oppure si prende spunto da un gruppo di ribelli anti-Assad sostenuti dagli Usa, che in seguito si uniscono all’Isis e da lì si afferma che l’Isis è un’invenzione degli Usa. Internet, le bufale e i fake rendono virale ciò che un tempo era appannaggio di gruppuscoli politici settari.
giovedì 8 dicembre 2016
L'urlo del popolo
Renzi, è colpa tua e del tuo governo delle banche e della lobby ebraica se ci sono i poveri al mondo. Due anni fa stavamo tutti bene, poi sei arrivato tu, con il tuo umorismo toscano fuori moda, il tuo sorriso, il tuo ottimismo, la tua retorica del fare. Noi vogliamo solo qualcuno che ingrugnito ci indichi un capro espiatorio per la nostra infelicità, i nostri fallimenti, vogliamo uno che urli, con la bocca distorta in segno di disprezzo o spalancata nell'insulto, che ci dia 1000 euro al mese senza fare nulla, che ci ridia il nostro luminoso passato, la nostra Italia con il proporzionale, la spesa pubblica, la rivoluzione che faremo domani mattina alla macchinetta del caffè e il posto fisso.
martedì 6 dicembre 2016
Perde il partito della nazione, ma Renzi vince a sinistra
Ha vinto nettamente il No. Non è stato un No nel merito della riforma, ma un No volgarmente Politico, Un No esistenziale, un No d'odio, un No antigovernista, che rappresenta soprattutto una contestazione giovanile sterile e rabbiosa, che ci riporta agli anni '70, con Putin e Maduro al posto di Mao e Che Guevara, e un sud nichilista, fomentato dai caudilli locali, un nord spaventato dall'immigrazione. Il sì vince solo a Milano, in Emilia-Romagna, Toscana e stravince tra gli italiani all'estero, non a caso quelli che lasciano il paese proprio a causa del suo immobilismo e più aperti al cambiamento. Cervelli in fuga, ma qui si vota con la pancia. E' stato un No nostalgico, di chi rimpiange la prima Repubblica, la spesa, un No dei figli di chi viveva di clientelismi e favori politici e ora se ne trova privato, pensando che ora i politici pensano solo a mangiare senza spartire più la torta con loro. Un movimento anti-casta che vuole essere casta, con il redditto di cittadinanza da dare a 10 milioni di persone e uno Stato dirigista da restaurare. E' un No, sicuramente, privo di proposta, categorico, senza se e senza ma, disunito, vuoto, ma di sicuro con un vincitore: Beppe Grillo, gli altri sono accattoni che cercano di intestarsi la vittoria. Un No che però ora è privo del suo bersaglio, del suo pungiball preferito, che ha spiazzato tutti dimettendosi e gettando nel silenzio Beppe Grillo, che ha mandato avanti Di Maio e Di Battista, i quali hanno chiesto elezioni subito senza troppa convinzione. Ma è stato anche un No ideologico, di chi si immagina un popolo di costituzionalisti che vota No per difendere la costituzione repubblicana e antifascista dalla deriva autoritaria, addirittura un No contro il populismo per qualche professore bollito. Renzi, con il suo populismo soft e temperato in una solida cultura democratica e liberale, è l'ultimo argine contro il populismo vero e proprio, anche se sicuramente ha commesso anche lui un errore a indire questo referendum pensando di fare breccia in pezzi di elettorato di centrodestra e grillino, indulgendo in questa forma di democrazia diretta, che è sempre anticamera del totalitarismo. Ma d'altronde questo era il progetto del partito della nazione, allargare il perimetro della sinistra ad altri ceti ed elettorati, che si è infranto domenica. Eppure Renzi consolida il proprio voto proprio a sinistra, dove i soloni dicevano che era un intruso, un usurpatore. Il popolo del Pd vota in larga parte per il Sì e di fatto il segretario conferma il 40% delle europee da solo contro tutti, aumentando i voti assoluti, che ora superano i 13 milioni, cioè oltre la fatidica soglia storica della sinistra dei 12 milioni di voti e aumentando comunque di 15 punti percentuali il minimo storico del 2013 di Bersani. L'impressione è che chi ha votato Renzi nel 2014 lo abbia fatto con maggiore convinzione nel 2016, convincendo sia pezzi di sinistra storica, sia il centro ex montiano. Si va verso un bipolarismo Renzi contro Grillo con la destra sempre più a rimorchio di Grillo se dovesse prevalere l'ala salviniana o vittima delle ambivalenze di Berlusconi e una minoranza dem del tutto marginale, ridotta ad esultare scompostamente per la vittoria di Grillo al referendum, una burocrazia parassitaria indifferente agli ideali, priva di elettorato e sopravissuta a tutte le mutazioni storiche del partito solo per il potere. Infine, è un no che delinea un quadro geopolitico della nazione nuovo: Sud grillino, Nordest leghista, Milano, Toscana ed Emilia-Romagna (più italiani all'estero) renziano, Nordovest e resto del centro combattuto.
venerdì 25 novembre 2016
Grillo, chi lo sostiene è complice
La campagna referendaria, definita aberrante dal presidente Napolitano e nauseante da altri, ha effettivamente assunto questi toni. Non si può però ipocritamente dipingere uno scenario di insulti reciproci da una parte e dall'altra. E' evidente che la violenza verbale e gli insulti disgustosi sono unilaterali e arrivano dalla sola maleodorante bocca di Beppe Grillo. Una violenza verbale che non ha precedenti in Italia? Apparentemente no, anzi abbiamo assistito a periodi anche più violenti, per esempio negli anni '70, ma era un'Italia che era uscita solo tre decenni prima da una guerra civile ed era opera di minoranze, seppur corpose, con la dissociazione della maggioranza degli italiani, almeno in un secondo momento. La violenza di Beppe Grillo è invece pianificata a freddo, è frutto di una strategia di comunicazione studiata a tavolino, non è frutto di un conflitto sociale, di una guerra o di una situazione storica turbolenta. E' rabbia finta, figlia del cinismo. E' la violenza della satira, svuotata di contenuti e priva dell'indipendenza che la satira dovrebbe avere, messa al servizio di un partito neototalitario, travasata in politica e tracimata nelle istituzioni democratiche. E non è nemmeno minoritaria, ma gode del sostegno di milioni di italiani, perciò è per certi versi più pericolosa. Si tratta di violenza gratuita, in Italia non c'è nessuna dittatura e nonostante una dura crisi economica viviamo comunque in una economia avanzata dove la maggioranza degli italiani è proprietaria della casa in cui vive. Grillo non è certo un oppresso o un indigente e non lo sono i suoi sostenitori, la sua è la violenza del vigliacco che si nasconde dietro una tastiera, del ricco annoiato, dell'incompetente arrogante, dello studente viziato, del plebeo ottuso, del prepotente maleducato, dell'indignato fomentato, del nullafacente frustrato e inconcludente. E' da questo tessuto che Grillo attinge il suo consenso, certo da principio anche da cittadini perbene che reclamavano più onestà e ricambio della politica, ma ora dopo più di cinque anni dalla nascita del movimento 5 stelle non ci sono più scuse, chi lo sostiene ancora è complice.
giovedì 17 novembre 2016
Bufale
Il tema delle bufale è approdato sui telegiornali, dopo anni che imperversavano sui social media e su internet. Si tratta di un tema molto importante, strettamente correlato con il complottismo, quindi con l'antisemitismo e altri temi che su questo blog seguo da anni. I telegiornali però lo hanno incanalato nella dicotomia destra-sinistra. Le bufale sarebbero servite a far vincere Donald Trump e per questo ora bisognerebbe metterne un freno. Non per altro. Le bufale, invece, per chi le segue da anni, non servono a far vincere questo o quello candidato della destra, ma servono ad aumentare la divisione all'interno delle società occidentali, a polarizzare e radicalizzare le posizioni da una parte e dall'altra, aumentando rancori, l'acredine e la delegittimazione reciproca. La regia di questa opera di destabilizzazione si trova a Mosca.
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