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martedì 28 ottobre 2025

La guerra di civiltà è solo all'inizio

I pacifisti condannano senza se e senza ma la guerra, ma non condannano mai senza se e senza ma il terrorismo.

Gli ecologisti condannano l'occidente senza se e senza ma per aver inquinato il pianeta, ma non condannano mai senza se e senza ma la Cina per inquinare oggi.

Le femministe condannano senza se e senza ma il maschilismo cristiano del passato, ma non condannano mai senza se e senza ma il maschilismo islamico oggi.

Perchè?

La risposta si potrebbe riassumere in una parola. Terzomondismo. Terzomondismo di ritorno. Certo c'è anche l'ipocrisia, la doppia morale, il fazioso manicheismo, non da ultimo un uso della storia strumentale e fanatico senza averla studiata, ma di fondo una spinta geopolitica che viene dagli ex paesi del terzo mondo, oggi non più terzo mondo però, ma altresì aggressive potenze neocoloniali, ma che s'innesta con il narcisismo autodistruttivo nella nostra società occidentale.

Il problema non è tanto che sono pacifisti, ecologisti, femministi, il problema è che sono di sinistra, ma quale sinistra? Una sinistra che oggi nel suo delirio autodistruttivo e ultraprogressista considererebbe Marx un reazionario. 

Eppure vogliono liberarsi del senso di colpa europeo di aver sterminato gli ebrei, che fastidio questi ebrei invece, ma vogliono creare un senso di colpa postumo sul colonialismo occidentale, ma in particolare quello anglosassone. 

Sono malati. E pericolosi.

Come fermarli? Con il buon senso dei popoli occidentali - che non passano le giornate a disinformarsi sui social e sui media di parte, ma pensano al lavoro, alla famiglia - poi con una imprenditoria patriottica e non cosmopolita, che abbia il senso del limite, del territorio e della visione, con una politica sull'immigrazione che sappia chi accogliere e chi no, contrastando chi cerca solo voti e manodopera a basso costo, pure con una riforma in senso liberale dello stato e delle istituzioni, ma anche con una riforma della scuola e dell'istruzione, che sappia fermare i cattivi maestri che disistruiscono le future classi dirigenti destrutturandole e rendendole sottomesse ai nemici dell'occidente, anche con una politica che rilanci l'alleanza atlantica, il ponte tra Europa e America infine con una chiesa che si riconnetta con il proprio territorio ed i propri fedeli tradizionali, come sembra ben fare il nuovo Papa.

La guerra di civiltà è solo all'inizio. 

sabato 25 ottobre 2025

La guerra dei cento anni tra socialisti e la globalizzazione ingovernabile

Il suffragio universale maschile voluto e messo in piedi da Giolitti, portò ad una forte ascesa del partito socialista in Italia in un momento storico che vide come sempre in un mondo moderno e quindi sempre più globalizzato irrompere sulla scena la geopolitica. Lo scoppio della prima guerra mondiale divise trasversalmente la politica, proprio come accade oggi, ed anche i socialisti non potevano che dividersi. Mussolini adottò una linea interventista contro la linea ufficiale del partito di neutralità e pacifismo surreale, così come l'interventismo democratico, che vedeva nella guerra un veicolo per sconfiggere i vecchi imperi, mentre l'ala rivoluzionaria del partito puntava sulla guerra per una svolta disfattista e per l'appunto rivoluzionaria della crisi. Gli eventi postbellici e intrabellici portavano quest'ala a puntare sulla rivoluzione bolscevica in Russia, l'unico luogo dove questa aveva trionfato. Mussolini invece fondando i fasci puntava su un socialismo di stampo italiano e sperava in un ritorno al passato autarchico oltremisura utopistico; dovette così ripiegare e scegliere anni dopo una collocazione internazionale, scelse l'alleanza coi tedeschi di Hitler, con le conseguenze che ben conosciamo. Leggi razziali antiebraiche, irrigidimento della dittatura, perdita di una cospicua base di consenso, in particolare quel mondo postrisorgimentale che maldigeriva l'alleanza con l'austriaco coi baffini, infine ma non meno importante la catastrofe dell'avventurismo hitleriano. Tornando al postprima guerra mondiale vediamo come il centro del partito socialista sognava un ritorno ad uno status preguerra impossibile e si dissolse, riemergendo solo dopo la secondo guerra mondiale facendo quindi altresì una scelta di campo atlantista. La guerra civile italiana tra socialisti e gli effetti di una globalizzazione ingovernabile si fanno sentire ancora oggi, a distanza di cento anni e più. Potremmo dire che dura da cento anni. Sia la guerra civile italiana e socialista, tra correnti del socialismo, sia una globalizzazione ingovernabile. La possibile soluzione può essere della prima un superamento delle idee socialiste che confluiscano nel sistema liberaldemocratico di mercato senza pretese di entrismo e rovesciamento dall'interno, mentre la soluzione della globalizzazione ingovernabile non può essere quella dell'impero delle elites in un mondo omologato, standardizzato e piegato ad un altro regime comunista come quello cinese, ma invece in un nuovo patto di Yalta e nel recupero degli aspetti positivi delle nazioni, delle religioni, delle identità locali. Da questo punto di vista l'Italia deve fare la scelta di campo giusta, che tenga conto dei nostri rapporti commerciali primari, dei nostri interessi, della nostra cultura, della nostra storia, della nostra libertà, delle nostre scelte di campo degli ultimi 75 anni, da De Gasperi in poi, ma anche da Garibaldi e Cavour prima della parentesi mussoliniana, indipendentemente da chi sia il presidente in carica del paese che è il nostro amico e principale punto di riferimento in base a tutti i fattori elencati. Pur nel rispetto del più ampio pluralismo, questo è il momento storico delle scelte di campo che combacino con gli interessi nazionali del paese, non solo dal punto di vista economico, e in questo senso non è l'Eurasia o l'Eurabia la nostra strada, ma il rilancio del patto atlantico. Con l'Italia in prima fila e a guida in Europa di questo rilancio.

giovedì 23 ottobre 2025

La comfort zone della zona grigia postbrigatista

Le brigate rosse furono smantellate e sconfitte dalla democrazia italiana, ma quello che non è stato sconfitto è la loro zona grigia di sostegno, che una volta perso il riferimento del comparto militare brigatista, si è adagiata in una comfort zone dove ha potuto prendere gli agi e i vantaggi del sistema liberalcapitalistico democratico, ma allo stesso tempo erodendo il sistema dall'interno facendo il gioco delle potenze ostili all'occidente. Tutto questo in realtà comporta una difesa perenne dello status quo, perchè far colonizzare l'occidente da chi si favorisce vorrebbe dire perdere tutte le libertà dell'occidente e il suo benessere economico che gli dà, far vincere totalmente l'occidente vorrebbe dire sprigionare quelle forze produttive che creerebbero lo sviluppo economico che alla lunga darebbe benefici a tutti togliendo quella base di malcontento che serve alla zona grigia per giustificare la sua presenza. Siamo di fronte al no a tutto, ma ecco spiegato perchè dicono no a tutto. Odiano l'occidente ma hanno paura di un regime comunista tout court, perchè in realtà la decrescita fa paura anche a loro, sono l'ibrido eco, molto cinese, solo che non sanno o fingono di non sapere che la Cina è ancora molto comunista e poco occidentale.

Le brigate rosse godevano di ampio sostegno nella sinistra comunista finchè ammazzavano i socialdemocratici, i liberali e i carabinieri, ma poi tutto cambiò quando rapirono Aldo Moro, perchè il leader democristiano era il più filo-palestinese del governo insieme ad Andreotti, artefice di un accordo coi gruppi terroristici di Arafat e il Fplp passato alla storia come Lodo Moro, per cui si permetteva il traffico di armi sul territorio italiano tramite l'Unione Sovietica per rifornire il terrorismo antisraeliano in cambio di una assenza di attentati sul nostro territorio. Per questo motivo il rapimento di Moro lasciò di sale la zona grigia di sostegno alle br, ma può essere compreso se pensiamo che nelle Br esisteva ancora una componente stalinista proveniente dal Pci che non considerava così dirimente il sostegno ai palestinesi e l'odio verso Israele, perchè era stato Stalin uno dei maggiori sostenitori della nascita dello stato di Israele, perchè sopratutto la Repubblica Cecoslovacca aveva mantenuto buoni rapporti con lo stato ebraico, paese filo-sovietico che aveva accolto diversi partigiani italiani che si erano resi protagonisti di vendette a fine guerra e avevano trovato riparo in questo paese.

In definitiva oggi impera a sinistra quella che potremmo chiamare una zona grigia del postbrigatismo, che si riempie la bocca di parole come pace, inclusione, ma in definitiva non sa bene neanche lei da che parte andare, le può andare bene tenere tutto nell'acqua cheta, che poi corrode più del fuoco, ma di sicuro ricorda anche ai qualunquismo degli anni '40,che era ne' col fascismo ne' coll'antifascismo, ma forse un po' con tutti e due, oggi assistiamo ad una sorta di qualunquismo di estrema sinistra sul piano geopolitico, ben rappresentato dai grillini, che aspetta di vedere chi vince tra Cina e Usa, ma fa più il tifo per la Cina.


mercoledì 15 ottobre 2025

L'occidente al bivio tra barbarie e civiltà

L'indignato collettivo social ha continuamente bisogno di cause nobili da sposare e perorare, di mostri da combattere, di crimini da denunciare che attirino la sua attenzione per sfuggire alla noia e alla banalità della sua vita quotidiana e a sua volta gli permettano di attirare l'attenzione verso di sè e godere così di consenso sociale nel proprio ambiente. Ma questo livello di attenzione e la sua memoria è pari a quella di un pesciolino. C'è sempre un amo nuovo a cui abboccare, anche perchè dopo un po' l'indignato annoiato si stufa. E' questo forse anche il caso del conflitto israelo-palestinese, al quale però si accompagna anche qualcosa di più medio-lunga durata e di più profondo, vediamo quale. L'orrore dell'olocausto ha segnato la nostra società, è stato il punto di non ritorno dalle cui macerie si è provato a ricostruire la moderna civiltà occidentale, ma dopo un po' la sua memoria si è troppo istituzionalizzata, la sua memoria è diventata un cardine fondante delle nostre istituzioni verso la quale il ribelle senza causa, senza ne' arte ne' mestiere, che è dentro ognuno di noi, ha iniziato a provare fastidio, voleva qualcosa di nuovo, di suo, di originale, che andasse contro i propri padri, voleva rovesciare tutto. E allora cosa di più assoluto, rovesciante, totalizzante di dire che le vittime di ieri sono i carnefici di oggi? Il passo a dire che tutto è il contrario di quello che ci hanno detto anche ieri può essere lo step successivo. Affascinante, quanto schematico e superficiale. Quando non si ha niente da fare e da dire, ma ci si vuole ribellare, si può sempre attirare l'attenzione dicendo che i buoni di ieri sono i cattivi di oggi, rifiutando ogni complessità della storia e della realtà, ogni equilibrio tra i torti e le ragioni in una attualità ancora da definire. Inoltre, da quando la politica manichea ha smesso di investire nei conflitti sociali e ha investito nei conflitti generazionali, il conflitto in Palestina assume una rilevanza che oscura tutte le decine di guerre che ci sono nel mondo, perchè non hanno una rilevanza su questo piano e quindi sono del tutto ignorate, dallo Yemen, al Sudan, alla Nigeria, all'Ucraina, alla Thailandia e ce ne sono altre decine con migliaia di morti anche tra i civili e i bambini. Ignorati nell'indifferenza generale.

C'è da collocare storicamente però questo processo, che è già iniziato negli anni '70, infatti erano già quelle di allora nuove generazioni a portare avanti questo movimento, quindi i giovani di oggi in realtà sono in larga misura già nella fase di un nuovo conformismo e non nel ribellismo. Le cose però si intrecciano, ma sicuramente a questi giovani più che una ribellione gli resta una radicalizzazione emulativa di quello che è stato per i giovani di sinistra degli anni '70 e un po' tutte e due le cose. I giovani degli anni '70, ormai incanutiti, continuano la loro falsa ribellione che ormai si istituzionalizza, perchè gli stati riconoscono lo stato terrorista di Hamas, l'Onu sancisce senza appello e senza verifica, ma sulla base del sensazionalismo mediatico che in Palestina c'è un genocidio, gli insegnanti nelle scuole lo insegnano ai bambini e agli studenti, i media ne parlano a reti unificate. 

Quale lezione storica trarre da tutto ciò? In parte direi che la memoria dell'orrore del genocidio da parte dei nazionalsocialisti tedeschi contro gli ebrei è stato un errore farne una memoria istituzionale, ma anche uno scrigno isolato che lo ha separato sia dal filo conduttore di una persecuzione millenaria contro gli ebrei che ha altre radici, non solo quella nazionalsocialista, distogliendo perciò l'attenzione da tutti gli altri antisemitismi, quello cristiano, quello comunista, quello islamico. Questo anche perchè quando Israele si è allontanata dal mondo comunista alleandosi con gli Stati Uniti, gli ebrei sono rimasti scoperti sugli altri fronti dell'antisemitismo, quello comunista che ha visto convergere intorno ad esso il mondo islamico e parte del mondo cristiano in chiave antioccidentale. Ma l'altro errore chiaramente da un punto di vista non geopolitico ma tornando sul piano psicosociologico, è stato fare della memoria una istituzione, per tutto quello detto sopra e tanto altro ancora. E' quindi questo un movimento che spinge per un futuro dai tratti inquietanti ma che si ricollega al passato degli antisemitismi nella storia e soprattutto odia il presente. Tutto ciò fa leva su una società che in realtà da tempo ignorava il passato, non pensava al futuro ma solo al presente, ma ora invece non ama più il suo presente.

Ora però c'è da chiedersi, forse prematuramente, tralasciando pure gli aspetti geopolitici che sicuramente sono più importanti, ma concentrandoci in questo articolo sugli aspetti psicosociologici: se veramente questo presunto "genocidio" contro i palestinesi, comunque privo di basi storico-giuridiche, che invece definiscono un genocidio una deliberata e premeditata intenzione messa in pratica di sterminare un intero gruppo etnico sulla base di motivazioni razziali, se quindi tutta questa narrazione verrà istituzionalizzata tramite l'Unione Europea, le agenzie dell'Onu, la scuola pubblica, come si manterrà allora tutta quella base di consenso in occidente fondato sull'odio per Israele che è fatta in stragrande maggioranza da quel ribellismo-conformismo di cui sopra? Sì perchè, se si farà istituzione, presente, se si farà stato, dovrà dare delle risposte a questa massa di infelici, disadattati, frustrati, non basterà più dire loro di prendersela con gli ebrei e dirottare il malcontento su di loro. Bisognerà dare delle risposte, una proposta di governance, una parte costruttiva e non solo distruttiva, contro, anti. Altrimenti avremo solo il caos, la barbarie, la tabula rasa tecnologica, mai la civiltà.

martedì 14 ottobre 2025

Pacifisti che odiano la pace, progressisti che odiano il progresso, occidentali che odiano l'occidente

Due piazze si sono riunite ieri a Gaza e a Tel Aviv. Il 13 ottobre 2025, un giorno stupendo che ha sancito il cessate il fuoco, il rilascio degli ultimi ostaggi in mano ad Hamas rimasti vivi. Finalmente la pace, o se vogliamo la tregua che tutti gli uomini di buona volontà auspicavano. Ma erano due piazze, bisogna dirlo, completamente diverse. Da una parte in Israele tante donne, persone di tutte le etnie, di tutte le generazioni, dall'altra solo maschi, adulti o bambini usati, di un'unica etnia, di un unica religione, non c'erano anziani, non c'erano donne, non c'erano bambine. Da una parte si festeggiava il rilascio di ostaggi innocenti che hanno vissuto una nuova Auscwhitz nelle cantine delle famiglie di Gaza per due anni. Si festeggiava il ritorno di ostaggi in mano a terroristi sanguinari. Dall'altra si festeggiava il ritorno di terroristi sanguinari detenuti in Israele. In questa giornata comunque bellissima, c'è stato da parte israeliana il pudore di non esporre il dolore marchiato nei corpi degli ostaggi, dall'altra una scenografia mediatica che abbiamo già visto in questi anni, buona a fomentare l'odio spacciato per umanità.

Si pensava che questa tregua o pace, chiamatela come volete, potesse placare l'odio verso gli ebrei dei finti pacifisti, ma così non è stato. Anzi, li ha resi ancora più colmi d'odio. I pacifisti guerrafondai vogliono la guerra ad oltranza, vogliono la distruzione di Israele, degli ebrei in ogni parte del mondo. A Milano un consigliere comunale verde di invidia, di rabbia e di odio chiede il cancellamento del gemellaggio della città lombarda con Tel Aviv, fomentando la violenza di piazza che prontamente si è materializzata. A Udine si attendono altri odiatori in vista della partita di calcio Italia-Israele.

Siamo di fronte ad un nuovo oscurantismo, millenarista, fanatico, che si tinge di verde anche nell'odio verso tutto ciò che l'occidente ha saputo produrre negli ultimi 500 anni. Talebani imbrattano un dipinto di Cristoforo Colombo, è odio totale verso il progresso, l'occidente, da parte di gente per cui più che un analista politico, storico, sociale, ci vorrebbe uno psicologo, uno psichiatra. Il disagio mentale si è fatto attivista militante, qualcuno lo ha fomentato e ne ha fatto base sociale, politica e ideologica. La sterilità di chi non pensa, non studia, vive di un'emotività e di un'empatia selettiva, manichea, dove il nemico non merita nessuna comprensione, nessuna complessità umana, l'amico invece merita ogni comprensione acritica, è la logica della tribù, dei selvaggi.

Verranno tempi migliori.

venerdì 10 ottobre 2025

L'ideologia della morte come unico collante, nascosta da slogan umani

Qualcuno anni fa diceva che più indottrinati dei comunisti ci sono solo i filo-comunisti. Oggi i comunisti letteralmente detti in occidente sono una minoranza, praticamente impresentabili agli occhi della maggior parte delle persone per motivi che in questo articolo non stiamo ad elencare, ma però abbiamo un fiume spesso violento di filo-comunisti, nella figura di presunti ecologisti, di pacifisti a senso unico, di genericamente di sinistra, di femministe selettive che attaccano solo il maschilismo bianco o presunto tale, di pseudointellettuali che mai si direbbero comunisti ma che poi fanno propaganda per i leninisti cinesi e i loro vassalli islamici e russi e che sicuramente sono anche più indottrinati di alcuni comunisti di una volta, ma usufruiscono del mercato e del capitalismo per vendere i loro libri e fare le loro passerelle nei talk-show televisivi. Purtroppo non ci facciamo mancare nulla, abbiamo anche quelli di destra burattini dell'altro vassallo della Cina, il sovietico Putin, ma per fortuna sembra che questi ultimi stanno evaporando. Ma proviamo a spiegare, senza polemica e con la serietà che la situazione drammatica odierna impone.

Stiamo parlando di una realtà informe, che mette insieme tutto e il contrario di tutto, perchè come fanno a stare insieme i predicatori integralisti islamici con le femministe, i pacifisti con i terroristi di Hamas, dei quali i destrutturati pacifisti veicolano le idee e la narrazione storica sul conflitto israelo-islamico e non solo? E ancora, come fa uno di destra a farsi fascinare da un colonello del KGB e tanto altro ancora? La risposta è l'odio come unico collante e in una di queste due parti la sottomissione, ma andiamo con ordine: da una parte infatti li unisce l'odio per l'occidente, la loro vera ossessione, l'odio per i suoi valori, che sono il patriottismo unito ai diritti individuali, il liberismo economico unito ad un sano protezionismo che protegga i propri lavoratori, e tanto altro ancora. Quindi da una parte il nostalgico novecentesco di destra vorrebbe il patriottismo senza i diritti individuali, vorrebbe il protezionismo senza il liberismo, mentre l'antioccidentale di sinistra vuole i diritti individuali ma non la patria, intanto usa la democrazia di mercato per veicolare le sue idee antidemocratiche, ma attenzione, i diritti individuali li difende al fine che la pensino uniformemente tutti uguale, in un narcisismo collettivista e conformista, subordinato al neototalitarismo, ma non vuole la patria, la quale invece è prima vera condizione per la democrazia, ma vuole solo un impero globale dove le elites globaliste comandano, ma in realtà sottomesse ai regimi totalitari come la Cina, l'Iran.

Per quanto riguarda l'economia, l'antioccidentale di sinistra tendenzialmente non se ne occupa perchè generalmente non ha problemi economici, però diciamo che se la prende sia con il liberismo mentre con il protezionismo lo fa solo se è di parte occidentale, mentre se è cinese allora va benissimo, così come l'inquinamento e tante altre cose. Ma poi c'è la sottomissione a tutto ciò che è antioccidentale, come dicevamo sopra, ma perchè sottomissione? Perchè questi occidentali che odiano l'occidente odiano in primis sè stessi, la loro stessa storia, la loro stessa carne e il loro stesso sangue, il loro corpo, la loro pelle bianca, le loro origini famigliari, ma odiano anche la storia dell'occidente in toto, che sia la rivoluzione industriale, il cristianesimo, l'ebraismo, ma persino il marxismo ottocentesco, scavalcato infatti dai neomarxismi del novecento e di questo secolo e tutto quant'altro, non da ultimo, anzi in primis, i colonialismi, che sono messi superficialmente tutti sullo stesso piano. Una sorta di tribunale morale della storia senza appello e senza conoscere la storia, perchè il fanatismo va sempre di pari passo con l'ignoranza della storia o altrimenti un uso rancoroso e strumentale di essa, che cavalca la frustrazione e l'invidia.

Quindi nella versione di sinistra dell'antioccidentalismo terzomondista tutto ciò che è storia occidentale deve essere equiparato al nazismo, qui allora nasce una divergenza con l'antioccidentale di destra, ma poi invece si muovono due motivi separati ma convergenti da una parte e dall'altra, che vedremo. Infatti assistiamo negli ultimi decenni ad un fenomeno recente nella storia: la destra comunque ed invece è diventata sempre più filo-occidentale e sempre meno nazifascista ritrovando la propria eredità ottocentesca liberal-conservatrice declinata però in chiave moderna e democratica, mentre la sinistra contemporanea parallelamente in un vero e proprio cortocircuito raccoglie l'eredità antisemita, antiamericana, antianglosassone di quel tipo di destra primonovecentesca, mentre invece all'oggi la destra contemporanea se ne allontana sempre di più e facendolo di conseguenza accoglie allora anche chi proviene dalla sinistra ma non si riconosce in questa deriva della sinistra cancel culture. La sinistra postnovecentesca quindi vive un cortocircuito che la fa convergere con la destra primonovecentesca. 

Questo cortocircuito suo malgrado può anche essere di aiuto ad una fase propedeutica di transizione verso un nuovo bipolarismo, che necessiterebbe però di un centro intermedio in questa stessa fase allorquando la destra non dovesse abbandonare in toto ogni nostalgismo, mentre ormai la sinistra sembra perduta, in preda ad isterismi ideologici, anacronistici e allo stesso tempo sterilmente resettanti, ma vedremo. Sembra nelle ultime ore al contempo che ci sia anche una sinistra centrista e riformista che sta cercando di rialzare la testa rispetto a questi cortocircuiti e questi estremismi, ma deve sciogliere alcuni nodi, il suo riformismo è solo un modo di mettere un freno gradualista a questa sinistra neo-massimalista o è una chiara presa di distanza da questo nuovo fanatismo che si tinge di antisemitismo a sinistra? E da par suo la destra ha del tutto abbandonato i suoi nostalgismi novecenteschi o li ha solo messi nel congelatore per una strategia elettorale? Siamo quindi in mare aperto e in una fase di transizione. 

La cosa positiva, parlando di cose meno teoriche ma non astratte - che sono comunque importanti per la comprensione della realtà - è che grazie a Trump, con l'aiuto anche del governo Meloni, del nuovo pontificato di Papa Leone, della lega araba, e di tutte le persone di buon senso sembra si sia arrivati in queste ore ad un accordo di pace nel conflitto mediorientale, vedremo se i tagliagole di Hamas lo rispetteranno, se gli acefali che scendono in piazza sfasciando tutto e inneggiando all'eccidio disumano del sette ottobre lo rispetteranno, non credo del tutto, ma ricordando sempre che non stiamo parlando di uno scambio di prigionieri, perchè da una parte ci sono ostaggi innocenti israeliani tenuti prigionieri negli scantinati delle famiglie di Gaza, dall'altra terroristi palestinesi con le mani sporche di sangue detenuti in Israele che lo stato ebraico è disposto a rilasciare pur di arrivare a riabbracciare i propri figli. 

Di fronte abbiamo uno scontro di civiltà, da una parte l'ideologia della morte, della sterilità, del nichilismo, della decrescita, della regressione o del fertilizzare solo l'odio, dall'altra la civiltà della vita, della fertilità, della crescita umana, produttiva, costruttiva e spirituale. Ma qualcuno diceva, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

martedì 7 ottobre 2025

Pacifisti per il terrorismo

Il 7 ottobre 2023 avviene il peggior pogrom antisemita dopo la seconda guerra mondiale. Donne in cinta sventrate, bambini sgozzati dai terroristi palestinesi. Un rave di pacifisti israeliani assaltato dai palestinesi di Hamas, donne prese in ostaggio ed esibite alla folla festante di Gaza dopo averle stuprate e spezzate le gambe. Un'ora dopo i pacifisti europei sono già in piazza, ma lo sono contro Israele. Non serve dire altro, non c'è niente altro da dire.

venerdì 3 ottobre 2025

Come la sinistra cerca il nuovo martire Carlo Giuliani

Era il 2001, avevo 22 anni, andai a Genova per la manifestazione contro il G8, era il movimento no-global, combattevamo contro la globalizzazione che sfruttava gli operai nei paesi del terzo mondo e in Cina. Ci ribellavamo anche ad una sinistra globalista che rinnegava la sua storia, ma non capivamo che questa sinistra in realtà non rinnegava, ma era piuttosto trasformista, stava solo usando la globalizzazione per rientrare dalla finestra del potere e della storia per riproporre gli stessi errori del passato. Ma non capivamo nemmeno che a sua volta a capo di questo movimento no-global c'era chi stava cercando il martire per accreditarsi proprio dentro questa sinistra trasformista, globalista, ma allo stesso tempo antioccidentale, e spostarla su posizioni più estremiste. Sfondare la zona rossa, per provocare la reazione delle forze dell'ordine, a Genova nel 2001 era così, il copione era questo, ma alla fine, come volevano gli organizzatori, ci fu il morto. Carlo Giuliani, si chiamava. Oggi, rivedo le stesse strumentalizzazioni, le stesse provocazioni verso la polizia, vogliono un altro martire, ma oggi c'è una sinistra che è solo estrema, i riformisti non esistono più, vogliono solo lo scontro per coltivare il proprio recinto, il proprio gregge isterico. 

giovedì 2 ottobre 2025

La rivoluzione dei privilegiati

Protestare è un diritto democratico, infatti è una cosa che esiste solo nelle democrazie liberali, per questo noi in occidente vediamo immigrati di seconda generazione protestare contro il governo, ma nei loro paesi d'origine se lo facessero verrebbero buttati in galera senza tanti complimenti, per questo solo in occidente vediamo donne che possono protestare contro il patriarcato, anche se magari sono solo figlie di papà un po' troppo viziate dai loro padri, invece le donne che protestano in altri paesi vengono massacrate, senza avere nessuna solidarietà dalle femministe dei nostri paesi. Per questo noi vediamo studenti occupare tutto, scuole, università, stazioni, autostrade, impedendo la libera circolazione, ma se lo facessero nei paesi non occidentali verrebbero massacrati. Per questo nei paesi occidentali vediamo gay denunciare di essere discriminati, ma non fanno nulla per i gay impiccati in Iran e in Palestina. Quindi questo è il prezzo della libertà, dare la libertà anche a chi disprezza la libertà ed è un egoista che pensa solo a se stesso e alla propria parte, ma qui c'è un ma. Possono costoro impedire anche la libertà degli altri? Possono impedire di andare a lavorare, di prendere un treno, un aereo a chi vuole prenderlo? Direi proprio di no. Ma c'è un altro ma. Possono queste persone fare le vittime in occidente ma ignorare i giovani, le donne, gli studenti e i gay dei paesi dittatoriali? Non è una forma disumana di indifferenza la loro? Possono inoltre ignorare il terrorismo? Ma quando si fa finta che Hamas non esista, quando si ignorano gli ostaggi in mano ad Hamas, i civili israeliani uccisi, quando non si condanna il terrorismo, quando non si dice nulla sul regime iraniano, cinese e tutti gli altri regimi dittatoriali del mondo, non è questo disumano? Non corrompe l'idea stessa universale dei diritti umani? Non è, in ultima analisi, puro razzismo?