Silvio Berlusconi passerà alla storia come uno che aveva avuto una visione più ampia e lunga del resto del mondo imprenditoriale italiano. Quando il mondo delle imprese esultava per non dover pagare più le tangenti al Psi e alla Dc, tifando per il pool di mani Pulite, il magnate milanese li metteva in guardia che questo comportava mettere il paese in mano ai comunisti, allorquando i comunisti all'inizio degli anni '90 si presentavano come i nuovi socialdemocratici e liberali di fronte all'establishment, invece aveva ragione Berlusconi, deriso e ridicolizzato come neomaccartista per questo, quando diceva che sempre comunisti erano, ma poi la storia degli ultimi anni gli ha dato ragione. Oggi quel partito postcomunista, purgati i Renzi e i Calenda, è schiacciato sulle posizioni dei neomassimalisti Fratoianni, dei qualunquisti grillini, dell'odio verso l'iniziativa privata, di un antiamericanismo di ritorno. Silvio Berlusconi si è visto che aveva ragione anche quando segnalò che il nemico principale dell'occidente non è la Russia, seppur pericolosa, ma la Cina e i suoi alleati islamici, ma Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando capì che l'Italia aveva bisogno di profonde riforme istituzionali e costituzionali, quando spiegò che il vero potere immobilizzante in Italia è nella legge elettorale, nel presidente della repubblica, nella corte costituzionale, nel Consiglio superiore della magistratura dominato dalle correnti politicizzate. Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando diceva che la sinistra puntava sull'immigrazione islamica per ribaltare gli equilibri elettorali, in sinergia con una imprenditoria miope che voleva solo salariati a basso costo e ancora oggi in quelle imprese in connubio con lo stato che si vendono all'Iran e al Qatar, prima ancora alla Libia di Gheddafi.
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