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lunedì 12 gennaio 2026

Donna, vita, libertà, il canto della Persia democratica

In Persia il popolo scende in piazza al grido di donna, vita, libertà, rischiando i propri corpi e la propria vita, le donne vogliono uscire dall'oppressione degli ayatollah, i giovani vogliono vivere all'occidentale, quello che vogliono è la nostra libertà che qui in occidente tanti privilegiati disprezzano, qui da noi invece nelle piazze si urla solo pace ossessivamente e a tutti costi e si sputa odio verso l'America e Israele, rinchiusi in un asfittico neobigottismo, con tutto il circo di giro di attoruncoli e musicanti di regime al seguito, ma la storia non va mai come la predicono i falsi profeti, i seguaci dei falsi ideali, qui da noi invece le femministe di sinistra sono schiave degli imam e delle cariatidi del terzomondismo, gli studenti sono indottrinati e sempre più acefali, i sepolcri imbiancati del '68 imperversano e occupano ancora redazioni, università, tribunali, facendo la muffa, ma nel mondo c'è un vento fresco e libertario, che non ha la puzza sotto il naso di accompagnarsi ai legittimi interessi economici dell'occidente, anzi da quello spera di avere quel benessere, quella libertà e quella prosperità che i burocrati social-comunisti, gli autocrati e i teocrati si tengono tutto per sè negandolo alla loro gente, ma oggi la gente perbene può sperare. Tutto è ancora in divenire ma la mossa geniale di Trump di colpire l'anello debole dell'impero cinese, il Venezuela, starebbe creando un effetto domino che può polverizzare i vassalli dell'impero del sol levante, ma è presto per dirlo, di certo sappiamo che chi qui da noi pontifica di essere dalla parte giusta della storia appare sempre più come una caccola della storia. 

Ad Maiora

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