Il marxismo si basava su una filosofia della storia, presa di pari passo con la teoria storica del pensiero liberale anglosassone della storia come sequenza di lotte di classe, interpretata in maniera hegeliana come dialettica, quindi come conflitto, ma anche sintesi e continuità storica. A tutto si aggiungeva il tentativo di leggere la realtà su un piano scientifico e seguendo le leggi della scienza, la quale nell'ottocento vide il suo massimo fulgore e lo si legava all'utopismo comunista, unito al concetto di dittatura, edulcorato come dittatura del proletariato in quanto maggioranza della società. Lenin passò dalla dittatura del proletariato marxista alla dittatura degli intellettuali borghesi di professione leninista, che rese elitaria la sinistra. Stalin reimmise un po' di pragmatismo e di sano populismo patriottico nel pensiero comunista, sulla scorta di Gramsci, ma la sinistra sessantottina ha cancellato sia lo storicismo, sia il determinismo economicista, sia la base sociale, sia il sano patriottismo, approdando alla sinistra attuale, che è un mix di tatticismo politico, identità di genere e generazionale, utopismo, terzomondismo ed elitarismo globalista, che si risolve nella dittatura tecnocratica (la tecnocrazia come alleanza tra elite intellettuali, multinazionali, burocrazia sovranazionale, statale e di partito, neocapitalismo digitale e il mondo della comunicazione).
La crescita del ceto medio nel corso del novecento ha spiazzato la sinistra tatticamente egemone e le sue convinzioni polarizzanti perdendo sempre più il contatto con la realtà economica e sociale, ma anche nazionale e locale. Il suo rapporto contraddittorio con la globalizzazione rimane insoluto, palleggiandosi tra un pensiero noglobal fraintenditorio, che inverte i ruoli tra i nuovi imperialisti cinesi e i nuovi colonizzati occidentali, e un blairismo-clintonismo che ha una visione acritica ed esaltata della globalizzazione, rifugiandosi poi nei sogni terzaposizionisti dell'imperialismo decaduto europeo.
Il movimento della cancel culture, del politically correct e del Black lives matter è l'ultimo approdo della sinistra (ogni epoca ha la sua sinistra e la sua destra), inteso come identità antistorica, antieconomica, ma anche priva di dialettica, una sinistra sempre più antimarxista, ma anche antiliberale, ultraideologica invece ed ecototalitaria, che del marxismo mantiene solo il suo legame con l'utopismo comunista e con l'elitarismo postmarxista leninista, il terzomondismo postmarxista (che nasconde in realtà il proprio razzismo paternalista) e l'odio per gli autentici liberaldemocratici, dipinti ed etichettati come fascisti e razzisti.
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