E' morto Umberto Bossi. E' stato l'ultimo grande leader del movimento operaio lombardo, sì perchè il partito comunista italiano ebbe due grandi scissioni che ne hanno segnato la storia e minato l'unità che per decenni era stata difesa con le unghie e con i denti, le ha avute tra gli anni 80 e 90. La prima fu quella della lega lombarda, la seconda fu quella di rifondazione comunista. Il mio sogno giovanile infatti, era stato quello di una alleanza tra rifondazione e la lega, ma questo non fu mai possibile perchè all'interno di rifondazione c'erano anche elementi della estrema sinistra movimentista erede della stagione degli anni 70, e non solo pezzi di Pci, mentre la lega non trovando sponda a sinistra si alleò con Berlusconi. Dopo la temporanea rottura tra Berlusconi e Bossi a metà anni 90 però ci fu un passeggero riavvicinamento tra il carroccio e la sinistra, ma non con gli altri scissionisti del prc, bensì con il partitone, nel frattempo ridenominatosi in maniera ironica democratici di sinistra. L'alleanza tra D'alema e Bossi però non andò in porto, così che il partito padano inaugurò una stagione non più federalista ma secessionista, in beata solitudine, mentre il pds trovò una parziale alleanza proprio con rifondazione. Ma erano proprio le due basi di questi due rispettivi partiti scissionisti a maldegirire il rapporto con la vecchia casa madre trasformista, così che anche rifondazione poi ruppe facendo cadere il governo Prodi. La lega invece riprese l'alleanza con Berlusconi, memorabile la visita in canottiera di Bossi nella villa del magnate milanese, che sanciva la convergenza tra l'imprenditoria lombarda più moderna con la classe operaia di quella regione. Intanto il partitone se la giocò male con tutti e due gli scissionisti, pretendendo una egemonia e una sovranità totale tipica della mentalità leninista di usare gli alleati come utili idioti.
Inoltre, le divergenze tra Milano e il resto della Lombardia sono sempre state un punto dolente, se poi aggiungiamo che lo stesso Berlusconi era maldigerito da una parte della borghesia milanese, quella radical-chic, la scomposizione di quello che poteva essere un fronte unito è stata cosa fatta. La regione più produttiva d'Italia si è così divisa e scomposta in tre fronti, i milanesi berlusconiani, i milanesi antiberlusconiani e il resto leghista. E così l'Italia della burocrazia, del vittimismo, della furbizia, dell'immobilismo, delle congreghe, ha prevalso. Berlusconi non è riuscito a completare la sua rivoluzione liberale, Rifondazione si è attorcigliata nelle sue contraddizioni interne, la lega è finita col tentare una carta nazionale con il nuovo segretario Salvini, comunque meritevole nella sua lotta contro l'islamizzazione del paese, ma contradditoria nel suo occhieggiare a Putin, il principale alleato dell'Iran islamico, mentre il partitone è finito in tatticismi politici buoni solo ad occupare gli spazi lasciati vuoti nel bacino elettorale. Infatti prima Renzi ha provato a occupare il vuoto lasciato al centro dal declino di Berlusconi, poi Schlein ha provato ad occupare il vuoto all'estrema sinistra, ma nel frattempo già occupato dal Movimento 5 stelle e e dalla galassia dei partitini, quindi vuoto non era a dire il vero. Perciò in questo se Renzi si è dimostrato un bravo professionista della politica, perchè lo spazio inizialmente c'era, ma poi rioccupato dalla Meloni, la Schlein si è dimostrata una dilettante allo sbaraglio e questo partito vive una crisi d'identità dove non sa se stare col socialismo o col liberalismo.
Ma tornando a Bossi, che ci ha lasciato, possiamo veramente dire che è stato un grande leader della classe operaia lombarda, forse l'ultimo leader comunista, per certi versi, della Lombardia, un mondo che forse non c'è più, o che forse deve reinventarsi, ricomponendo a cominciare quella frattura con il capoluogo, una città che ha sempre fatto dell'accoglienza la sua forza, ma in passato senza farsi soverchiare e stravolgere nella sua stessa identità, oggi?
Ho fin qui bypassato volutamente il tema però stringente del rapporto tra la lega e le inchieste giudiziare, questo partito ben donde cavalcò tangentopoli per fa esplodere il suo consenso, questa fu la leva ma anche la sua rovina a posteriori, perchè chi di giustizialismo ferisce di giustizialismo perisce, la fretta di stravincere creò le precondizioni del suo stratracollo, ma Salvini ha resuscitato questo partito cambiando l'agenda, però snaturandone l'identità conseguendo fratture interne. Il futuro di questa comunità che ha ormai radici storiche profonde, allora potrebbe stare in un ritorno alle origini ma senza buttare a mare quanto di buon fatto da Salvini, un ponte lanciato verso quel sud che vuole crescere, la lotta contro l'islamizzazione, e magari trovando una terza tematica nuova che ad oggi non sappiamo, ma sicuramente ricongiungendo Milano col resto del suo territorio.
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