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venerdì 20 marzo 2026

Ci lascia Bossi, l'ultimo leader del movimento operaio lombardo

E' morto Umberto Bossi. E' stato l'ultimo grande leader del movimento operaio lombardo, sì perchè il partito comunista italiano ebbe due grandi scissioni che ne hanno segnato la storia e minato l'unità che per decenni era stata difesa con le unghie e con i denti, le ha avute tra gli anni 80 e 90. La prima fu quella della lega lombarda, la seconda fu quella di rifondazione comunista. Il mio sogno giovanile infatti, era stato quello di una alleanza tra rifondazione e la lega, ma questo non fu mai possibile perchè all'interno di rifondazione c'erano anche elementi della estrema sinistra movimentista erede della stagione degli anni 70, e non solo pezzi di Pci, mentre la lega non trovando sponda a sinistra si alleò con Berlusconi. Dopo la temporanea rottura tra Berlusconi e Bossi a metà anni 90 però ci fu un passeggero riavvicinamento tra il carroccio e la sinistra, ma non con gli altri scissionisti del prc, bensì con il partitone, nel frattempo ridenominatosi in maniera ironica democratici di sinistra. L'alleanza tra D'alema e Bossi però non andò in porto, così che il partito padano inaugurò una stagione non più federalista ma secessionista, in beata solitudine, mentre il pds trovò una parziale alleanza proprio con rifondazione. Ma erano proprio le due basi di questi due rispettivi partiti scissionisti a maldegirire il rapporto con la vecchia casa madre trasformista, così che anche rifondazione poi ruppe facendo cadere il governo Prodi. La lega invece riprese l'alleanza con Berlusconi, memorabile la visita in canottiera di Bossi nella villa del magnate milanese, che sanciva la convergenza tra l'imprenditoria lombarda più moderna con la classe operaia di quella regione. Intanto il partitone se la giocò male con tutti e due gli scissionisti, pretendendo una egemonia e una sovranità totale tipica della mentalità leninista di usare gli alleati come utili idioti. 

Inoltre, le divergenze tra Milano e il resto della Lombardia sono sempre state un punto dolente, se poi aggiungiamo che lo stesso Berlusconi era maldigerito da una parte della borghesia  milanese, quella radical-chic, la scomposizione di quello che poteva essere un fronte unito è stata cosa fatta. La regione più produttiva d'Italia si è così divisa e scomposta in tre fronti, i milanesi berlusconiani, i milanesi antiberlusconiani e il resto leghista. E così l'Italia della burocrazia, del vittimismo, della furbizia, dell'immobilismo, delle congreghe, ha prevalso. Berlusconi non è riuscito a completare la sua rivoluzione liberale, Rifondazione si è attorcigliata nelle sue contraddizioni interne, la lega è finita col tentare una carta nazionale con il nuovo segretario Salvini, comunque meritevole nella sua lotta contro l'islamizzazione del paese, ma contradditoria nel suo occhieggiare a Putin, il principale alleato dell'Iran islamico, mentre il partitone è finito in tatticismi politici buoni solo ad occupare gli spazi lasciati vuoti nel bacino elettorale. Infatti prima Renzi ha provato a occupare il vuoto lasciato al centro dal declino di Berlusconi, poi Schlein ha provato ad occupare il vuoto all'estrema sinistra, ma nel frattempo già occupato dal Movimento 5 stelle e e dalla galassia dei partitini, quindi vuoto non era a dire il vero. Perciò in questo se Renzi si è dimostrato un bravo professionista della politica, perchè lo spazio inizialmente c'era, ma poi rioccupato dalla Meloni, la Schlein si è dimostrata una dilettante allo sbaraglio e questo partito vive una crisi d'identità dove non sa se stare col socialismo o col liberalismo.

Ma tornando a Bossi, che ci ha lasciato, possiamo veramente dire che è stato un grande leader della classe operaia lombarda, forse l'ultimo leader comunista, per certi versi, della Lombardia, un mondo che forse non c'è più, o che forse deve reinventarsi, ricomponendo a cominciare quella frattura con il capoluogo, una città che ha sempre fatto dell'accoglienza la sua forza, ma in passato senza farsi soverchiare e stravolgere nella sua stessa identità, oggi?

Ho fin qui bypassato volutamente il tema però stringente del rapporto tra la lega e le inchieste giudiziare, questo partito ben donde cavalcò tangentopoli per fa esplodere il suo consenso, questa fu la leva ma anche la sua rovina a posteriori, perchè chi di giustizialismo ferisce di giustizialismo perisce, la fretta di stravincere creò le precondizioni del suo stratracollo, ma Salvini ha resuscitato questo partito cambiando l'agenda, però snaturandone l'identità conseguendo fratture interne. Il futuro di questa comunità che ha ormai radici storiche profonde, allora potrebbe stare in un ritorno alle origini ma senza buttare a mare quanto di buon fatto da Salvini, un ponte lanciato verso quel sud che vuole crescere, la lotta contro l'islamizzazione, e magari trovando una terza tematica nuova che ad oggi non sappiamo, ma sicuramente ricongiungendo Milano col resto del suo territorio.

giovedì 12 marzo 2026

A sinistra si fatica ancora a condannare le foibe, a destra la condanna delle leggi razziali è un dato di fatto

In Italia al giorno d'oggi i due principali partiti in competizione nell'arena politica non provengono da storie democratiche e liberali. Da una parte, a sinistra, il Partito Democratico è in larga misura l'erede del partito comunista italiano, che nacque nel 1921 come sezione dell'internazionale comunista con il fine di instaurare una dittatura filo-sovietica nel nostro paese, dall'altra parte Fratelli d'Italia è erede del Movimento sociale italiano, fondato da una parte dei reduci della dittatura fascista. Ambedue accusano l'altro di non essere sinceramente democratici e di non aver mai reciso i legami con il proprio passato, ambedue in parte con buone ragioni così come esagerazioni anche. Da una parte gli eredi del Pci, come patente di democraticità rivendicano l'appartenenza alla resistenza partigiana contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale, ma sappiamo che questa appartenenza era strutturata come veicolo verso il trapasso alla dittatura comunista, cosa che non avvenne solo in seguito al patto di Yalta, nel quale il leader sovietico Stalin concordò con le potenze anglo-americane le rispettive sfere di geoinfluenza lasciando l'Italia nel campo atlantico, in cambio i partiti atlantisti accettarono che il partito comunista guidato da Togliatti ricevesse comunque cospicui finanziamenti dall'Urss, deponendo però le armi. Il movimento sociale invece fece fin da subito una precisa scelta di campo atlantica e dalla parte delle democrazie occidentali, ma non ruppe con il proprio passato fino agli anni '90, quando l'allora leader Gianfranco Fini alfine condannò la dittatura, l'alleanza con Hitler e le leggi razziali contro gli ebrei. Nel frattempo il partito comunista negli anni '70 si era opposto al risorgere della lotta armata all'interno del movimento operaio, ma rinunciò solo dopo la caduta dell'Unione Sovietica al comunismo, essendo venuti meno i finanziamenti da quel paese che ne permettevano la capillare propaganda e penetrazione nei gangli della società e dello stato. Una penetrazione che gli consentì comunque all'inizio degli anni '90 un colpo di coda andando a colpire altrettanto i finanziamenti degli altri partiti storici attraverso una azione giudiziaria-mediatica ancora oggi da studiare e capire. La discesa in campo di Berlusconi creò un centro diverso dai due contendenti rimasti sul campo, così come l'emergere di un partito territoriale come la lega nord, ma la nuova legge elettorale dei primi anni 90 di tendenza maggioritaria portò al creare due poli contrapposti, formati da due coalizioni molto litigiose al loro interno, una guidata da Berlusconi e una dagli eredi del Pci. Il declino di Berlusconi negli anni dieci ha creato un vuoto politico-elettorale enorme al centro, prima il Pd guidato da Renzi ha provato a riempirlo, ma Renzi ha dovuto soccombere all'opposizione interna che invece puntava su una nuova polarizzazione radicale e quindi all'alleanza con i grillini, quindi è soppraggiunta la Meloni, che lo ha riempito traghettando ulteriormente gli eredi del Msi verso posizioni di conservatorismo democratico centrista. Tornando quindi alla nostra digressione iniziale, si vede non a caso come oggi a sinistra si fatica ancora a condannare crimini storici come le foibe, si parla poco di cosa è stato il comunismo nel '900, mentre dall'altra parte si è arrivati ad un punto di non ritorno verso la condanna delle leggi razziali antiebraiche, a sinistra intanto si torna a parlare di uscita dalla Nato e si guarda alla Cina e all'Islam politico, mentre a destra ormai ci si pone in una ottica e collocazione fermamente atlantista e occidentale, al punto che la Meloni oggi è il pontiere che cerca di ricomporre la frattura tra America e Europa, mentre la sinistra italiana alimenta forsennatamente questa frattura, tornando a toni da antiimperialismo e antisionismo da anni '70, che si credevano relegate alle sue parti oltranziste e nostalgiche. Questa è quindi la situazione odierna, vedremo se la sinistra continuerà in questa deriva e la destra in questa svolta al centro, ancora non è detto in nessuno dei due fronti, pulsioni estremiste ci sono ancora a destra, mentre a sinistra non tutti si adeguano al neo-oltranzismo.

venerdì 27 febbraio 2026

Berlusconi ci aveva visto giusto

Silvio Berlusconi passerà alla storia come uno che aveva avuto una visione più ampia e lunga del resto del mondo imprenditoriale italiano. Quando il mondo delle imprese esultava per non dover pagare più le tangenti al Psi e alla Dc, tifando per il pool di mani Pulite, il magnate milanese li metteva in guardia che questo comportava mettere il paese in mano ai comunisti, allorquando i comunisti all'inizio degli anni '90 si presentavano come i nuovi socialdemocratici e liberali di fronte all'establishment, invece aveva ragione Berlusconi, deriso e ridicolizzato come neomaccartista per questo, quando diceva che sempre comunisti erano, ma poi la storia degli ultimi anni gli ha dato ragione. Oggi quel partito postcomunista, purgati i Renzi e i Calenda, è schiacciato sulle posizioni dei neomassimalisti Fratoianni, dei qualunquisti grillini, dell'odio verso l'iniziativa privata, di un antiamericanismo di ritorno. Silvio Berlusconi si è visto che aveva ragione anche quando segnalò che il nemico principale dell'occidente non è la Russia, seppur pericolosa, ma la Cina e i suoi alleati islamici, ma Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando capì che l'Italia aveva bisogno di profonde riforme istituzionali e costituzionali, quando spiegò che il vero potere immobilizzante in Italia è nella legge elettorale, nel presidente della repubblica, nella corte costituzionale, nel Consiglio superiore della magistratura dominato dalle correnti politicizzate. Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando diceva che la sinistra puntava sull'immigrazione islamica per ribaltare gli equilibri elettorali, in sinergia con una imprenditoria miope che voleva solo salariati a basso costo e ancora oggi in quelle imprese in connubio con lo stato che si vendono all'Iran e al Qatar, prima ancora alla Libia di Gheddafi.

sabato 21 febbraio 2026

La peggiore sinistra della storia d'Italia

La sinistra in Italia diventa patriota solo quando c'è da attaccare l'America o ancora di più in generale i paesi anglosassoni, che Togliatti e Stalin chiamavano in maniera dispregiativa plutocrazie, in sinergia con Hitler e Mussolini. La sinistra rappresentata da Schlein e Fratoianni mette insieme l'antimperialismo strumentale e da guerra fredda dei comunisti degli anni '50, con il freakettonismo schematico, superficiale e sloganistico da anni '70, unito al fondamentalismo ecologista antiindustriale e antioperaio degli anni 80', infine con il pacifismo ipocrita, finto e unilaterale degli anni 90'-00. Non c'è traccia invece delle coraggiose scelte atlantiste della sinistra dei Saragat del dopoguerra contro le dittature, nemmeno della serietà, della fermezza e la responsabilità nella condanna del terrorismo e dell'estremismo da parte del partito comunista degli anni'70, tantomeno delle aperture verso la cultura liberale e i suoi valori che la sinistra di fine secolo scorso fece, che però abbiamo poi scoperto essere state da parte dei postcomunisti una operazione di trasformismo opportunista per nulla sincero, in una ottica di ritirata strategica per poi tornare con la crisi economica del 2008 e l'emergere come potenza della Cina comunista su posizioni antiliberali in tutti i sensi, dal piano economico, a quello politico e culturale. 

Ovviamente quando esponenti di primo piano del governo Putin hanno insultato il governo Meloni democraticamente eletto dagli italiani, da questa sinistra non è arrivata nemmeno una parola di solidarietà patriottica. Siamo quindi tornati ai toni da yankee go home, dopo il fugace riposizionamento del periodo obamiano, di certo però non dovuto ad una strutturale predisposizione all'alleanza con quello che è il nostro principale partner strategico, commerciale, storico-culturale, tutto al contrario della Meloni la quale aveva invece e altresì instaurato buoni rapporti anche con Biden, in virtù di una amicizia verso gli Usa non legata a spirito di fazione, ma ad una precisa scelta di campo. La retorica invece di questa sinistra attuale è infarcita di slogan da corteo studentesco, intrisa di manicheismi e radicalismi che prestano il fianco al rinascente terrorismo ed estremismo, non scevro anche di un antisemitismo che anzi assume un aspetto centrale in questa strategia folle. Il fastidio verso tutto ciò che è rimandante al liberalismo intanto emerge anche dalle invettive verso i principi economici del pensiero liberale, dipinti in maniera caricaturale e demoniaca, contro i quali riemerge l'anticapitalismo sottoforma di antiliberismo, ma nemmeno troppo sottotraccia emerge pure un fastidio crescente verso il suffragio universale, le sovranità nazionali, involucri cardine dell'ordinamento liberaldemocratico, infine anche la libertà di parola e di espressione è sotto attacco della dittatura politically correct neocomunista e terzomondista, in nome di una lotta alle discriminazioni e al razzismo che assume sempre più i contorni di una guerra al buon senso, i contenuti di un razzismo alla rovescia e selettivo e sullo sfondo non da ultimo di un processo sommario e in toto alla storia occidentale e a tutto ciò che l'occidente ha prodotto negli ultimi secoli.

Siamo quindi di fronte alla peggiore sinistra della storia d'Italia, ben raffigurata dai giovani del PD il cui spessore culturale e livello di analisi è quello di fare volantini intitolati "maiali sionisti", che hanno studiato storia ad uno spettacolino livoroso di Crozza, d'altra parte la stessa classe dirigente di quel partito non è nemmeno capace di fare il centro della loro improvvisata coalizione, avendo purgato i riformisti ed essendo schiacciata sulle posizioni dei massimalisti se non quando degli oltranzisti e dei neoterroristi. Se tutto questo fosse un circo che fa male solo a loro, sarebbe anche comico, ma la tragedia che una sinistra così fa male all'Italia, non saranno mai maggioranza nel paese reale, ma hanno ormai preso possesso della scuola, della magistratura, di larga parte dei media, del mondo delle arti, delle professioni e della comunicazione, del giornalismo, dell'editoria, della corte costituzionale, creando così un clima asfittico e cristallizzato da guerra santa civile permanente, solo per il loro potere di cricca.

Un vero cambiamento e una uscita da questo eterno novecento italiano si potrà avere solo con la elezione del prossimo presidente della Repubblica, il governo può fare poco di fronte al potere di niet del presidente e della corte costituzionale, per due terzi espressione dello stesso presidente e della magistratura, se invece finalmente il prossimo presidente non arriverà dall'area cattocomunista-togliattiana, forse questo paese potrà intraprendere una strada riformista e pienamente occidentale, a patto che gli elettori di centrodestra non siano così stupidi e masochisti da astenersi o peggio andare dietro a macchiette come Vannacci.


mercoledì 11 febbraio 2026

Populismo ed elitarismo, due facce della stessa medaglia

Gli intellettuali di sinistra nella storia sono sempre partiti dall' idea umanitaria di divulgare il proprio verbo e le proprie visioni al popolo, i loro movimenti nascono da una idea populista rivolta però ad un popolo immaginario. Ogni qual volta però nella storia il popolo respinge le loro tesi dopo essere entrati in contatto con esse, magari dopo un primo innamoramento seguito da repulsa, allora prima gli intellettuali ideologizzati si rifugiano in una idea mondiale del popolo, bypassando le nazioni e i loro popoli, poi non trovando riscontro nemmeno in questa trasposizione ideale, approdano in un elitarismo spinto e sprezzante, che considera solo una minoranza illuminata degna di guidare le sorti del mondo e portarlo alla salvezza da una umanità corrotta e terrena. 

Fascismo, stalinismo e nazismo furono invece tre idee distinte di socialismo al contrario volgarizzato, ma con un comun denominatore, partendo dalle idee socialiste, scesero a differenza dei suddetti sopra a patti e compromesso con i convincimenti dei propri popoli nazionali, quindi al loro attaccamento alla famiglia, alla religione e alla patria, quei tre elementi che gli intellettuali progressisti considerano il peggio reazionario e l'ostacolo principale alla socializzazione del tutto e di ogni cosa, mentre questi tre movimenti riuscirono a mischiarli con le loro idee socialiste amalgamandoli tra le loro fila.

Sia però il populismo che l'elitarismo socialista hanno in comune l'odio verso l'individuo non socializzato, il privato, la conservazione, l'umanità imperfetta, le comunità locali, hanno invece in comune l'amore per la dittatura e l'odio verso la democrazia. Inoltre odiano il presente e il passato prossimo, ma amano un passato remoto edulcorato e vagheggiano un futuro rivoluzionario.

mercoledì 4 febbraio 2026

Opposti estremismi che si saldano

Non ci facciamo mancare nulla, non bastava una opposizione estremista che da sinistra strepita contro un immaginario fascismo, mentre fornisce copertura politica, notarile e tribunalizia ai violenti che sfasciano le stazioni e picchiano i poliziotti, loro sì casomai i veri fascisti o comunque squadristi, rivoluzionari ma col deretano parato, ora abbiamo anche l'opposizione che da destra accusa il governo di essere troppo moderato, troppo filo-ucraino, troppo filo-israeliano, trovando sponda in quei altri di là, che poi infatti in politica estera la pensano uguale. Qualcuno non a caso diceva che la geopolitica è l'elemento fondante di un movimento e partito politico, quello che gli dà l'identità principale. Ecco allora la congiuntura saldante, poi all'opera si mettono i professionisti della politica, del palazzo, per fare il lavoro istituzionale, ma speriamo che veramente sia un fuoco di paglia, perchè questa povera Italia ha bisogno di una continuità di governo, che pensi ai reali problemi degli italiani, la sicurezza, l'inflazione, una salda collocazione geopolitica che rispecchi gli interessi nazionali e non gli avventurismi dei Savonarola e dei gioppini di turno. Povera Italia, che non torni a finire in mano agli agitatori del malcontento, ai rivoluzionari nostalgici del novecento, per poi finire guarda caso nell'ennesimo governo tecnico. Non abbiamo bisogno di flotille alla deriva, di caricature di colonelli macchiette, ma di una salda mano che ci faccia correre come un treno.

martedì 20 gennaio 2026

La Persia sparisce completamente dai media di sinistra

La rivolta democratica del popolo persiano è già sparita dai radar dei giornali italiani, in particolare quelli di sinistra. Hanno dedicato un paio di giorni alle migliaia di morti che gli Ayatollah islamici hanno fatto del loro popolo, coadiuvati dalle milizie mercenarie degli sciiti iracheni, quelli che Obama ha messo al potere in Iraq, e degli Hezbollah libanesi filo-palestinesi. D'altronde bisognava solo fare una passerella fugace per negare di essere degli ipocriti faziosi, un cerchiobottismo buono per la zona grigia del fondamentalismo, poi si torna come sempre ad attaccare Israele e l'America. L'indifferenza/indignazione selettiva, il cinismo da realpolitik dei buonisti fintopacifisti è qualcosa di mostruoso. Gli interessi economici dell'Unione Europa e della Cina fanno da base, mentre dall'altra parte diciamo che l'America fa quello che può ma non vuole più fare l'impossibile. Il segretario generale dell'Onu non ha ritenuto di dire una sola parola sulla Persia, dimostrando l'infamia di questa organizzazione inutile, o utile solo ai regimi e alle dittature, come inutili sono le ong come Save the children, Emergency, Medici senza frontiere, o utili solo alla causa delle cricche terzomondiste. Anche sul Venezuela cade il silenzio, come sui massacri dei cristiani in Nigeria, sul Sudan martoriato dalle guerre interne poi non si è mai parlato. Questa sinistra imbelle, vanesia e innamorata dei dittatori, ossessionata nevroticamente dall'odio per tutto ciò che è occidentale, verrà giudicata dalla storia.

lunedì 12 gennaio 2026

Donna, vita, libertà, il canto della Persia democratica

In Persia il popolo scende in piazza al grido di donna, vita, libertà, rischiando i propri corpi e la propria vita, le donne vogliono uscire dall'oppressione degli ayatollah, i giovani vogliono vivere all'occidentale, quello che vogliono è la nostra libertà che qui in occidente tanti privilegiati disprezzano, qui da noi invece nelle piazze si urla solo pace ossessivamente e a tutti costi e si sputa odio verso l'America e Israele, rinchiusi in un asfittico neobigottismo, con tutto il circo di giro di attoruncoli e musicanti di regime al seguito, ma la storia non va mai come la predicono i falsi profeti, i seguaci dei falsi ideali, qui da noi invece le femministe di sinistra sono schiave degli imam e delle cariatidi del terzomondismo, gli studenti sono indottrinati e sempre più acefali, i sepolcri imbiancati del '68 imperversano e occupano ancora redazioni, università, tribunali, facendo la muffa, ma nel mondo c'è un vento fresco e libertario, che non ha la puzza sotto il naso di accompagnarsi ai legittimi interessi economici dell'occidente, anzi da quello spera di avere quel benessere, quella libertà e quella prosperità che i burocrati social-comunisti, gli autocrati e i teocrati si tengono tutto per sè negandolo alla loro gente, ma oggi la gente perbene può sperare. Tutto è ancora in divenire ma la mossa geniale di Trump di colpire l'anello debole dell'impero cinese, il Venezuela, starebbe creando un effetto domino che può polverizzare i vassalli dell'impero del sol levante, ma è presto per dirlo, di certo sappiamo che chi qui da noi pontifica di essere dalla parte giusta della storia appare sempre più come una caccola della storia. 

Ad Maiora