Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
giovedì 21 giugno 2018
Non è diversità, ma egualitarismo
Vietato discriminare sulla base di razza, religione o genere. Questo è scritto sulla nostra costituzione e questo è un principio basilare e giusto, ma cosa si intende per discriminare? Oggi noi vediamo come l'interpretazione si muove sempre più verso l'idea che sia vietato criticare una religione, un gruppo etnico, un genere che non appartenga al genere maschile, bianco, borghese e cristiano o ebraico. Ma criticare non vuol dire discriminare. Ci troviamo sempre più verso una forma di neocensura, dove chiunque si possa ritenere offeso nei propri credi o nelle proprie appartenenze può invocare la censura e il divieto, ma ancora di più ci troviamo sempre più nell'ottica di un razzismo alla rovescia, dove una persona, invece di sentirsi tale come individuo, si sente affermata nella propria identità solo su base etnica e religiosa o di genere. La diversità non è più l'affermazione dell'individuo che non deve essere giudicato per il colore della sua pelle, la sua classe sociale, il suo genere, ma al contrario diventa il mettere tutte le religioni, le idee, le etnìe, i generi, sullo stesso piano. Non è diversità, ma egualitarismo. Non è rispetto dell'individuo, ma socialismo. Il multiculturalismo non è pluralismo e differenze di idee, ma il mettere sullo stesso piano tutte le culture. In questo modo è vietato dire che esistono culture e paesi più avanzati o migliori, è negazione del concetto di progresso, è un multiculturalismo di senso reazionario, dove tutto ciò che è arretrato e retrogado si prende la sua rivincita.
mercoledì 20 giugno 2018
La lotta per l'egemonìa in Italia
Un vecchio stampo comunista definisce tutto ciò che è "ne' destra ne' sinistra" come di fatto destra e come destra il fascismo. In realtà in questo modo si crea una dialettica dove si legittimano dentro il campo della democrazia parlamentare le forze antisistema e antiparlamentari, ma così facendo si squalifica il campo della destra presentando come unica forza democratica la sinistra sotto egemonìa dei comunisti (e quindi di fatto i comunisti), al fine di erodere il terreno alle forze liberali, già "espulse" dalla sinistra dai marxisti e poi schiacciate a destra dalle forze antisistema accreditate come "destra" dai comunisti, o relegate a sinistra sotto il cappello dei comunisti in una logica frontista contro "il pericolo autoritario di destra".
Anche così alla fine della seconda guerra mondiale si erano creati i presupposti per una democrazia liberale monca, fase di passaggio verso la dittatura del partito comunista oppure dall'altra parte per un ritorno del fascismo. A sconfiggere il piano furono i cattolico-liberali di De Gasperi, che crearono un grande centro che fu in grado di darsi uno spazio marginalizzando la "destra" e mettendo nell'angolo i comunisti sottraendo i socialisti dalla loro egemonìa.
Caduta la Dc, il campo sembrava aperto per i comunisti da una parte, nel frattempo ridenominatisi frettolosamente a causa della caduta dell'Unione Sovietica e dipintisi come improbabili riformisti, e per un ritorno dei populisti dall'altra, ambedue cavalcando la stagione di "tangentopoli". A rompere i piani fu questa volta Berlusconi, che con il suo mix di populismo e liberalismo contenne la crescita della destra sociale a sua volta protagonista di una metamorfosi interna e sbarrò la strada alla gioiosa macchina da guerra, sullo sfondo ci pensarono la fase globale di onda liberale e crisi del marxismo, che produssero alcuni sommovimenti all'interno della sinistra da cui anni dopo è sorta una forza liberale capitanata da Renzi che ha spezzato l'egemonìa dei postcomunisti in questo campo.
Ma in questi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio terremoto politico. Oltre alla fine dell'egemonìa postleninista a sinistra, sono sorte due forze populiste alimentate tra le altre cose dalla delusione per le mancate riforme negli anni '90-2000 e dalla crisi economica del 2008: la nuova Lega di Salvini, trasformata rispetto alla Lega di Bossi, e il movimento 5 stelle, i quali insieme ai postcomunisti hanno portato avanti una campagna durissima contro le forze liberali, che per contrastarla hanno prima creato il patto del nazareno, il quale poi è stato rotto, mentre i postcomunisti credevano di usare i grillini in chiave antiliberale. La perdita del controllo della sinistra, ha infatti portato molti di loro su posizioni neomassimaliste e neobordighiste, abbandonando i tatticismi del passato e cercando invece una convergenza con le forze antisistema, mentre un'altra parte di loro è rimasta nel partito in attesa di tempi migliori e sta riemergendo proprio ora.
Il risultato elettorale però ha portato alla netta vittoria delle due forze populiste che si sono quindi unite, mentre la sinistra antiliberale che era uscita dal Pd ha scoperto di essere stata usata dai grillini ed è quasi scomparsa, ma anche i liberali e i liberalpopulisti di Berlusconi hanno subìto una dura sconfitta. Ora, con i due partiti qualunquisti, populisti e sfascisti al potere, che hanno l'obbiettivo di smantellare la democrazia parlamentare e costituzionale, sono in campo due opzioni di opposizione: o la creazione di un fronte repubblicano che unisca destra e sinistra contro il governo antigovernista in difesa della democrazia rappresentativa o la creazione di un fronte di "sinistra" che definisce come "destra" il governo gialloverde. Cosa cambia? E' chiaro che il primo metterebbe al centro la sinistra liberale, mentre il secondo rimetterebbe in campo la vecchia sinistra postcomunista che potrebbe risfoderare le vecchie categorie, dove ai fascisti gialloverdi viene assegnato il ruolo della destra e alla sinistra novecentesca il ruolo della sinistra marginalizzando tutti gli altri.
Anche le mosse di Salvini possono favorire questa o quella opposizione. Le sue sparate di questi giorni sono apparse esagerate ed estremiste anche per un personaggio come lui.Tutto ciò infatti, non porta certo a più miti consigli l'Europa e non ferma nemmeno gli sbarchi, ne' ci saranno espulsioni di rom, che sono in maggioranza di cittadinanza italiana o apolidi, ma ha l'effetto di ridare voce alla sinistra-sinistra in una logica di scontro speculare, allontanando l'ala rossa dell'elettorato grillino dai cinque stelle e riportandoli nell'area della sinistra dando una chanche alla sinistra di lotta e di governo di reingrossare le proprie fila nello scontro con la sinistra liberale. Salvini sostanzialmente con la sua propaganda, oltre ovviamente ad aumentare i propri consensi, indebolisce i grillini e fornisce un assist ai sinistri antirenzi. Il tema dell'immigrazione infatti è una bandiera sia per Salvini, sia per la sinistra di orientamento anticapitalista, seppur con segni opposti, ma non lo è per i liberali e se si parla solo di questo tema in maniera monopolizzante è chiaro che questi ultimi finiscono in sordina o si ritrovano in imbarazzo o a dover inseguire i socialcomunisti.
Anche in questo senso va letta la campagna di Orfini a definire sistematicamente "destra" questo governo, nell'ottica di riportare nel suo alveo tutti quelli che si considerano di sinistra e hanno votato Grillo o si sono astenuti e nello stesso di spingere nelle braccia di Salvini tutti quelli che non si considerano di sinistra.
Anche così alla fine della seconda guerra mondiale si erano creati i presupposti per una democrazia liberale monca, fase di passaggio verso la dittatura del partito comunista oppure dall'altra parte per un ritorno del fascismo. A sconfiggere il piano furono i cattolico-liberali di De Gasperi, che crearono un grande centro che fu in grado di darsi uno spazio marginalizzando la "destra" e mettendo nell'angolo i comunisti sottraendo i socialisti dalla loro egemonìa.
Caduta la Dc, il campo sembrava aperto per i comunisti da una parte, nel frattempo ridenominatisi frettolosamente a causa della caduta dell'Unione Sovietica e dipintisi come improbabili riformisti, e per un ritorno dei populisti dall'altra, ambedue cavalcando la stagione di "tangentopoli". A rompere i piani fu questa volta Berlusconi, che con il suo mix di populismo e liberalismo contenne la crescita della destra sociale a sua volta protagonista di una metamorfosi interna e sbarrò la strada alla gioiosa macchina da guerra, sullo sfondo ci pensarono la fase globale di onda liberale e crisi del marxismo, che produssero alcuni sommovimenti all'interno della sinistra da cui anni dopo è sorta una forza liberale capitanata da Renzi che ha spezzato l'egemonìa dei postcomunisti in questo campo.
Ma in questi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio terremoto politico. Oltre alla fine dell'egemonìa postleninista a sinistra, sono sorte due forze populiste alimentate tra le altre cose dalla delusione per le mancate riforme negli anni '90-2000 e dalla crisi economica del 2008: la nuova Lega di Salvini, trasformata rispetto alla Lega di Bossi, e il movimento 5 stelle, i quali insieme ai postcomunisti hanno portato avanti una campagna durissima contro le forze liberali, che per contrastarla hanno prima creato il patto del nazareno, il quale poi è stato rotto, mentre i postcomunisti credevano di usare i grillini in chiave antiliberale. La perdita del controllo della sinistra, ha infatti portato molti di loro su posizioni neomassimaliste e neobordighiste, abbandonando i tatticismi del passato e cercando invece una convergenza con le forze antisistema, mentre un'altra parte di loro è rimasta nel partito in attesa di tempi migliori e sta riemergendo proprio ora.
Il risultato elettorale però ha portato alla netta vittoria delle due forze populiste che si sono quindi unite, mentre la sinistra antiliberale che era uscita dal Pd ha scoperto di essere stata usata dai grillini ed è quasi scomparsa, ma anche i liberali e i liberalpopulisti di Berlusconi hanno subìto una dura sconfitta. Ora, con i due partiti qualunquisti, populisti e sfascisti al potere, che hanno l'obbiettivo di smantellare la democrazia parlamentare e costituzionale, sono in campo due opzioni di opposizione: o la creazione di un fronte repubblicano che unisca destra e sinistra contro il governo antigovernista in difesa della democrazia rappresentativa o la creazione di un fronte di "sinistra" che definisce come "destra" il governo gialloverde. Cosa cambia? E' chiaro che il primo metterebbe al centro la sinistra liberale, mentre il secondo rimetterebbe in campo la vecchia sinistra postcomunista che potrebbe risfoderare le vecchie categorie, dove ai fascisti gialloverdi viene assegnato il ruolo della destra e alla sinistra novecentesca il ruolo della sinistra marginalizzando tutti gli altri.
Anche le mosse di Salvini possono favorire questa o quella opposizione. Le sue sparate di questi giorni sono apparse esagerate ed estremiste anche per un personaggio come lui.Tutto ciò infatti, non porta certo a più miti consigli l'Europa e non ferma nemmeno gli sbarchi, ne' ci saranno espulsioni di rom, che sono in maggioranza di cittadinanza italiana o apolidi, ma ha l'effetto di ridare voce alla sinistra-sinistra in una logica di scontro speculare, allontanando l'ala rossa dell'elettorato grillino dai cinque stelle e riportandoli nell'area della sinistra dando una chanche alla sinistra di lotta e di governo di reingrossare le proprie fila nello scontro con la sinistra liberale. Salvini sostanzialmente con la sua propaganda, oltre ovviamente ad aumentare i propri consensi, indebolisce i grillini e fornisce un assist ai sinistri antirenzi. Il tema dell'immigrazione infatti è una bandiera sia per Salvini, sia per la sinistra di orientamento anticapitalista, seppur con segni opposti, ma non lo è per i liberali e se si parla solo di questo tema in maniera monopolizzante è chiaro che questi ultimi finiscono in sordina o si ritrovano in imbarazzo o a dover inseguire i socialcomunisti.
Anche in questo senso va letta la campagna di Orfini a definire sistematicamente "destra" questo governo, nell'ottica di riportare nel suo alveo tutti quelli che si considerano di sinistra e hanno votato Grillo o si sono astenuti e nello stesso di spingere nelle braccia di Salvini tutti quelli che non si considerano di sinistra.
venerdì 8 giugno 2018
La strumentalizzazione dei gay
Il gay pride a Tel Aviv, dove sfilano 250000 manifestanti in nome dell'orgoglio omossessuale stride con l'immagine dei gay impiccati sulle gru in Iran, eppure nessuna parola viene detta in tal senso da parte di chi equipara i due paesi in un nome di un "anticlericalismo" posticcio o peggio ancora parteggiando in nome di un antiimperialismo vetusto dalla parte del regime sciita e fascista. La questione dei diritti gay oggi appare più stringente in paesi come la Russia, l'Iran, la Siria, la Cina rispetto all'occidente, eppure un certo strumentalismo ideologico porta a stringere l'occhio solo verso questioni complesse, come l'adozione dei bambini d parte di due padri e due madri, un tema che solo gli specialisti possono risolvere e che non può essere ostaggio della propaganda o di infantilismi fatti con i cuoricini, perchè la crescita di un bambino e la gestione della demografia da parte di uno Stato è un complesso di fattori che non può essere ridotto ad un intollerante agglomerato di slogan perentori.
Israele è sempre meno sola
L'immagine che giornali come il Corriere della sera, La repubblica, Il fatto quotidiano, per non parlare di Tg1, Tg3, La7 e Sky, danno del conflitto mediorientale è quello schematico e immobile di una realtà cristallizzata dove aggressori e vittime sono bene definiti da 70 anni. La realtà è ben diversa, non solo per le radici storiche del conflitto, ma anche per quello che si sta muovendo negli ultimi anni. Lungi dall'essere un governo di "ultraortodossi" ed "estremisti di destra", il governo israeliano di Netanyahu sta allacciando una serie di rapporti proficui con i paesi arabi che stanno cambiano la geopolitica dell'area. Oltre al partner storico giordano, oggi Israele è molto vicino a paesi come l'Arabia Saudita, la quale con il lavoro del nuovo principe ereditario sta intraprendendo un percorso di riforme liberalizzatrici, ma anche ad uno storico ex "nemico" come l'Egitto, con il quale contiene la minaccia di Hamas lungo la striscia di Gaza e collabora con la stella di Davide su un piano di intelligence, ma la grande novità dei prossimi mesi potrebbe essere anche il nuovo Iraq emerso dalle ultime elezioni, che potrebbe distanziarsi dall'Iran e avvicinarsi anch'esso ad Israele. Un'altra grande vittoria diplomatica del governo israeliano è stata però sicuramente l'accordo con la Russia degli ultimi giorni di limitare la presenza iraniana in Siria, con l'ammonimento russo agli sciiti di abbandonare il paese dopo la sconfitta dei "terroristi" (termine in realtà aleatorio con cui Putin definisce non solo l'Isis e Al Qaeda, ma anche gli indipendentisti curdi e i ribelli democratici siriani). Si è inoltre consolidato lo storico sodalizio con gli Stati Uniti, dopo le ambiguità della precedente amministrazione, ma Israele risulta sempre meno isolato nel mondo, allacciando rapporti commerciali, diplomatici e solidaristici con paesi dell'Africa, dell'Asia e del Sud e CentroAmerica. Oggi, ad esprimere ostilità verso il legittimo stato Ebraico, risultano solo l'Iran, la Turchia del neosultano Erdogan e ahinoi l'Unione Europea, sempre più succube dei due sopracitati dittatoriali paesi. Per non parlare della sempre più screditata Onu, un'organizzazione che elegge a presiedere le commissioni per i diritti umani paesi come la Siria, l'Iran e la Corea del Nord.
giovedì 31 maggio 2018
Chi ha aperto le porte al cavallo di troia
Il travaso di voti avvenuto in questi anni da Forza Italia a Salvini e i grillini ci dice di una estremizzazione del popolo del centrodestra. All'inizio degli anni '90 Eugenio Scalfari accusò Berlusconi di aver sdoganato i fascisti, poi divenne un fan di quel fascista, Gianfranco Fini. Intanto in questi anni innumerevoli intellettuali e rivoluzionari da salotto ci hanno spiegato che i grillini erano una costola della sinistra, che il patto del Nazareno era il patto del diavolo, intanto Renzi e Berlusconi, con il loro populismo soft, facevano da argine al nuovo fascismo, ma ora l'argine si è rotto, distrutto da chi ha aperto il varco ai nuovi barbari. Da una parte il cavallo di Troia, dall'altra chi gli ha aperto le porte.
mercoledì 2 maggio 2018
Lo scontro dei secoli
Perchè si dice che un leader di sinistra come Renzi è di destra? Per rispondere a questa domanda bisogna conoscere la storia della sinistra e sapere che sono sempre esistite due sinistre: una utopista, massimalista, populista e un'altra riformista, revisionista, ma poi da 100 anni e oltre a questa parte è esistita una terza sinistra, che occupa tatticamente lo spazio della sinistra riformista, ma porta avanti le istanze e la natura della sinistra utopista e massimalista. Per questo la nascita e lo sviluppo di una sinistra riformista è sempre stato soffocato, bollato come destra, mentre tutto ciò che è il pauperismo, la rabbia e l'invidia sociale, l'egualitarismo, il totalitarismo, il terzomondismo, sono comunemente considerati "la vera sinistra". Perchè la sinistra tattica teneva a bada la sinistra massimalista, ma aveva come nemico ultimo la sinistra riformista. Ma allora cosa distingue la sinistra riformista dalla destra? In realtà bisognerebbe chiedersi cosa distingue la destra più radicale dalla "vera sinistra", perchè hanno molte più cose in comune. Dall'odio verso l'America e i valori occidentali, passando per l'odio per gli ebrei e la simpatìa per l'Islam, all'idea dirigista, corporativa e statalista dell'economia e della società, fino al giovanilismo, il ribellismo, l'odio per le istituzioni e la democrazia rappresentativa, ma anche l'ecologismo radicale, il mito di un'età dell'oro perduta e la nostalgìa del passato, il primitivismo, il cameratismo, fino non da ultimo all'anticapitalismo, inteso anche come sospetto verso i mass-media "ufficiali", la retorica antisistema e il vittimismo correlato. In un paese come l'Italia esiste sempre più un trasversalismo, dove chi rimane ancorato alle idee del '900 tende a convergere, mentre chi le supera tende a convergere a sua volta. Oggi lo scontro appare sempre più di natura storica, da una parte chi vuole allungare il secolo breve, dall'altra chi vuole entrare nel secolo nuovo.
Antirazzismo o censura?
La dichiarazione del rapper afroamericano Kanye West, secondo il quale i negri sono stati deportati in catene, ma poi sono stati schiavi per 400 anni senza esserne obbligati ha suscitato grande scandalo. Siamo di fronte ad un attacco verso la libertà di parola? Sempre più affermazioni vengono definite inaccettabili, muovono scandalo, riprovazione pubblica, richieste di censura. Eppure chi ha studiato la storia degli afroamericani sà che i gruppi e i leaders più radicali del movimento afro come Malcolm X definivano il negro medio o anche leaders importanti come Martin Luther King quali "negri da cortile", "zio Tom", seppur da un punto di vista che rivendicava apertamente la superiorità della razza negra, così come è noto come gli afroamericani fino agli anni '50 odiassero il colore della loro pelle e si stirassero i capelli per renderli lisci. Perchè tanto scandalo per un'affermazione che invece dovrebbe stimolare il dibattito e mostrare quante sfumature ci siano in ogni dichiarazione? Cosa sta succedendo alla sinistra americana, sempre più politically correct?
Dati economici e percezione ideologica
Gli ultimi dati Istat parlano di un paese che non è ancora tornato ai livelli precrisi, ma continua a crescere. Il tasso di disoccupazione è ai livelli più bassi dal 2012 e il rapporto occupati-popolazione è già superiore al 2008. Anche la cosidetta disoccupazione giovanile (15-24 anni) è scesa ai livelli del 2011. perchè dico cosidetta, perchè in questa fascia vengono conteggiati anche gli studenti, che come si può immaginare sono una percentuale molto alta. Piuttosto bisognerebbe occuparsi della situazione dei 35-49 anni, a quanto pare ben più critica, sempre secondo i dati e dove l'occupazione cala. Cresce invece anche tra gli over 50, un'altra categoria di cui si fa un gran parlare a sproposito. Anche l'occupazione femminile non è mai stata così alta nella storia d'Italia. Invece tutta questa retorica dei giovani senza futuro e degli esodati disperati e mandati sul lastrico dalla Fornero è una delle grandi puttanate catastrofiste in cui siamo avvolti da anni, da parte di chi continua a dipingere un paese allo stremo manco fosse l'ultimo dei paese africani (tra l'altro un continente che sta crescendo tantissimo) e continua ad alimentare rancore, rabbia sociale, divisione e destabilizzazione. A che pro?
C'è poi la grande sfida epocale della demografia: per anni ci hanno detto che non fare figli era giusto, laico e progressista e chi lo negava era un retrogrado reazionario, ora si scopre che non fare figli fa male all'economia di un paese, che l'Italia sta invecchiando troppo, che dobbiamo importare immigrati per sopperire..
C'è poi la grande sfida epocale della demografia: per anni ci hanno detto che non fare figli era giusto, laico e progressista e chi lo negava era un retrogrado reazionario, ora si scopre che non fare figli fa male all'economia di un paese, che l'Italia sta invecchiando troppo, che dobbiamo importare immigrati per sopperire..
domenica 22 aprile 2018
Comunità e liberalismo devono stare insieme
Mussolini era un socialista massimalista, che capì che la nazione, la patria, il senso di comunità nazionale non è un fattore sovrastrutturale come credevano i marxisti ortodossi, ma un qualcosa di più profondo dell'appartenenza di classe, volle così fare un socialismo senza il conflitto capitale-lavoro, ma nazionale.
Paradossalmente o forse non paradossalmente, è quello che aveva capito anche Stalin (e quello in cui in fondo approda il comunismo in realtà abolendo ogni diversità sociale, territoriale e religiosa), che però mantenne in certe fasi vivo il conflitto di classe nella società russa, ma sempre in una chiave strumentale a perpetrare il potere del partito e in ultima analisi il suo potere personale, mentre in altre fasi andò a parlare e organizzare in senso unitario e uniformante di patria socialista.
La condanna del fascismo ha portato ad una condanna generalizzata del nazionalismo, ma il vero problema forse stava nel socialismo. La nazione è un contenitore, se ci metti lo stato-partito che controlla tutto, l'autarchia, l'odio per l'individualismo e i valori occidentali, che sia in chiave "rossa" o in chiave "nera", può diventare qualcosa di brutto, ma se nella comunità ci metti la libertà, il pluralismo, la democrazia, il mercato, ma anche la competenza, la libertà individuale, l'uguaglianza di fronte alla legge, ma non sociale, allora il senso di comunità può essere qualcosa che avvolge queste componenti rendendole migliori, più giuste e più forti, meno narcisistiche, meno nichilistiche e meno individualistiche nel senso deteriore del termine.
Oggi l'occidente sembra aver perso il senso di sè e sembra debole di fronte ai suoi nemici, che siano gli stati autoritari asiatici o l'islamismo integrale, forse proprio perchè non sa ricomporre i proprio valori in un unico tessuto patriottico, in un senso di comunità e ancor di più nel renderli non negoziabili questi valori, ma diluendosi in un'unica melassa multiculturale e globalista dove il burka, l'antisionismo e il complottismo fascistoide antiamericanista hanno diritto di cittadinanza.
Serve quindi uno scatto e una presa di coscienza che facciano capire che l'occidente deve essere libero e tollerante, ma non compatibile con ogni cosa e talmente liberale da tollerare tutto ciò che lo vuole distruggere. Si, è vero, si è detto e si è visto che l'occidente ha sconfitto il comunismo anche dando la libertà ai comunisti di poter professare la propria fede in occidente, mentre gli anticomunisti erano perseguitati negli stati socialisti, dalla Russia a Cuba, ma attenzione, perchè questa superiorità valeva con il marxismo, che seppur stravolto dalle teorie fanatiche di Lenin, è sempre rimasto un'ideologia ancorata all'occidente, nata in occidente e figlia dell'occidente liberale, dove il confronto con i diritti democratici e di libertà lo potevano mettere in imbarazzo e squalificare di fronte ai propri cittadini e ai cittadini dell'occidente, ma lo stesso non si può dire ne' dell'Islam ne' dell'euroasiatismo rossobruno del regime putiniano e probabilmente nemmeno del neonazionalismo cinese, la cui identità andrebbe studiata meglio, perchè questi non hanno la libertà unita alla democrazia come valore conclamato, in particolare l'Islam radicale.
La competizione con il comunismo può risolversi in linea di massima ad armi pari e in parte sullo stesso piano, seppur tenendo conto delle doppiezze dialettiche del comunismo, ma quando ci si trova di fronte ad un nuovo nazismo asiatico e mediorientale, l'occidente deve ritrovare, insieme ai valori del liberalismo, il senso della spada e della crociata, senza falsi pudori e ipocrisie, e sopratutto senza nessuna forma di appeasement.
Paradossalmente o forse non paradossalmente, è quello che aveva capito anche Stalin (e quello in cui in fondo approda il comunismo in realtà abolendo ogni diversità sociale, territoriale e religiosa), che però mantenne in certe fasi vivo il conflitto di classe nella società russa, ma sempre in una chiave strumentale a perpetrare il potere del partito e in ultima analisi il suo potere personale, mentre in altre fasi andò a parlare e organizzare in senso unitario e uniformante di patria socialista.
La condanna del fascismo ha portato ad una condanna generalizzata del nazionalismo, ma il vero problema forse stava nel socialismo. La nazione è un contenitore, se ci metti lo stato-partito che controlla tutto, l'autarchia, l'odio per l'individualismo e i valori occidentali, che sia in chiave "rossa" o in chiave "nera", può diventare qualcosa di brutto, ma se nella comunità ci metti la libertà, il pluralismo, la democrazia, il mercato, ma anche la competenza, la libertà individuale, l'uguaglianza di fronte alla legge, ma non sociale, allora il senso di comunità può essere qualcosa che avvolge queste componenti rendendole migliori, più giuste e più forti, meno narcisistiche, meno nichilistiche e meno individualistiche nel senso deteriore del termine.
Oggi l'occidente sembra aver perso il senso di sè e sembra debole di fronte ai suoi nemici, che siano gli stati autoritari asiatici o l'islamismo integrale, forse proprio perchè non sa ricomporre i proprio valori in un unico tessuto patriottico, in un senso di comunità e ancor di più nel renderli non negoziabili questi valori, ma diluendosi in un'unica melassa multiculturale e globalista dove il burka, l'antisionismo e il complottismo fascistoide antiamericanista hanno diritto di cittadinanza.
Serve quindi uno scatto e una presa di coscienza che facciano capire che l'occidente deve essere libero e tollerante, ma non compatibile con ogni cosa e talmente liberale da tollerare tutto ciò che lo vuole distruggere. Si, è vero, si è detto e si è visto che l'occidente ha sconfitto il comunismo anche dando la libertà ai comunisti di poter professare la propria fede in occidente, mentre gli anticomunisti erano perseguitati negli stati socialisti, dalla Russia a Cuba, ma attenzione, perchè questa superiorità valeva con il marxismo, che seppur stravolto dalle teorie fanatiche di Lenin, è sempre rimasto un'ideologia ancorata all'occidente, nata in occidente e figlia dell'occidente liberale, dove il confronto con i diritti democratici e di libertà lo potevano mettere in imbarazzo e squalificare di fronte ai propri cittadini e ai cittadini dell'occidente, ma lo stesso non si può dire ne' dell'Islam ne' dell'euroasiatismo rossobruno del regime putiniano e probabilmente nemmeno del neonazionalismo cinese, la cui identità andrebbe studiata meglio, perchè questi non hanno la libertà unita alla democrazia come valore conclamato, in particolare l'Islam radicale.
La competizione con il comunismo può risolversi in linea di massima ad armi pari e in parte sullo stesso piano, seppur tenendo conto delle doppiezze dialettiche del comunismo, ma quando ci si trova di fronte ad un nuovo nazismo asiatico e mediorientale, l'occidente deve ritrovare, insieme ai valori del liberalismo, il senso della spada e della crociata, senza falsi pudori e ipocrisie, e sopratutto senza nessuna forma di appeasement.
sabato 21 aprile 2018
Michele Serra alla gogna su twitter: ha torto, ma ha ragione
Oggi è toccato a Michele Serra finire alla gogna su Twitter, quel luogo dove qualunque imbecille può sentenziare in poche righe, senza prendersi lo sforzo di elaborare un ragionamento. Ho sempre creduto che o sei un battutista umorista o hai un grande dono della sintesi, cosa rara, oppure Twitter è la massima espressione di come la libertà assoluta sia nemica della libertà regolata.
Ma a parte questo quello che è successo è presto detto: Michele Serra ha scritto un articolo dove ha ripetuto quello che dice da decenni, mentre l'Italia e il mondo cambiavano, ma lui non se ne è accorto. Ha sostanzialmente ribadito la vecchia teoria leninista secondo cui il popolo è ignorante, violento e imbruttito, ma lo è per colpa della borghesia sfruttatrice e diabolica che tiene nella miseria e nell'ignoranza il popolo, così che i figli del popolo finiscono con il picchiare gli insegnanti. Uno schematismo primonovecentesco tipico di uno come lui convinto che solo la pedagogìa degli intellettuali possa redimere un mondo dominato da cattivi borghesi sfruttatori e pieno di plebei rozzi e subalterni alla classe dominante.
Un discorso quindi che si può definire classista ma sul piano oggettivo, nel senso che a detta di Serra è la realtà ad esserlo, ma anticlassista sul piano soggettivo e volontaristico, seppur intriso di quella aurea rieducativa e dirigista dell'intellettuale organico, che sotto sotto se vogliamo è pieno di disprezzo solidaristico.
Invece su Twitter una massa di ritardati lo ha accusato di essere un borghese snob e classista, dove per classista s'intendeva che molti italioti (per usare una espressione storica di Serra) si sono sentiti discriminati dalle sue parole, dimostrando loro malgrado che in fondo Serra è sì rimasto ai primi del '900, ma su certi aspetti finisce per altre vie con il non avere tutti i torti, e cioè che la maggioranza degli italiani non è in grado di leggere un testo scritto di una minima complessità.
Ora però la colpa non è del fatto che gli italiani non hanno fatto il liceo, bensì gli istituti tecnici diabolicamente orditi dalla borghesia, perchè non è vero. Casomai la maggioranza degli italiani non è andata oltre la terza media, (mentre gli istituti tecnici purtroppo sono stati quasi del tutto aboliti, per non parlare delle scuole professionali), ma nella maggior parte dei casi non perchè non hanno potuto studiare, ma perchè non hanno voluto.
Se poi si aggiunge che ci sono laureati di 40, 50 anni, che si vantano di non aver più aperto un libro dopo il conseguimento della laurea, si capisce che il problema dell'analfabetismo funzionale è ben più esteso e "interclassista" di quello che pensa Serra.
La verità è che quello che domina la nostra società è quello che è stata ben definita in un brillante libro dei primi anni '90, "la cultura del piagnisteo", in cui tutti si atteggiano a vittime di una immaginaria discriminazione e persino un epigono del politicamente corretto come Michele Serra finisce nel tritacarne del popolo sovrano, che in quanto sovrano, si comporta come un monarca viziato e non accetta la benchè minima critica, anche se poi quella critica era in realtà un attacco ai ricchi, mentre pure un presunto eroe del politicamente scorretto come Salvini finisce con il piagnucolare accusando Serra di razzismo. Ma ha ragione Serra, viviamo in un paese di ignoranti, ma non per colpa dei ricchi classisti, ma del popolo, ignorante per scelta o peggio ancora indottrinato su internet.
Ma a parte questo quello che è successo è presto detto: Michele Serra ha scritto un articolo dove ha ripetuto quello che dice da decenni, mentre l'Italia e il mondo cambiavano, ma lui non se ne è accorto. Ha sostanzialmente ribadito la vecchia teoria leninista secondo cui il popolo è ignorante, violento e imbruttito, ma lo è per colpa della borghesia sfruttatrice e diabolica che tiene nella miseria e nell'ignoranza il popolo, così che i figli del popolo finiscono con il picchiare gli insegnanti. Uno schematismo primonovecentesco tipico di uno come lui convinto che solo la pedagogìa degli intellettuali possa redimere un mondo dominato da cattivi borghesi sfruttatori e pieno di plebei rozzi e subalterni alla classe dominante.
Un discorso quindi che si può definire classista ma sul piano oggettivo, nel senso che a detta di Serra è la realtà ad esserlo, ma anticlassista sul piano soggettivo e volontaristico, seppur intriso di quella aurea rieducativa e dirigista dell'intellettuale organico, che sotto sotto se vogliamo è pieno di disprezzo solidaristico.
Invece su Twitter una massa di ritardati lo ha accusato di essere un borghese snob e classista, dove per classista s'intendeva che molti italioti (per usare una espressione storica di Serra) si sono sentiti discriminati dalle sue parole, dimostrando loro malgrado che in fondo Serra è sì rimasto ai primi del '900, ma su certi aspetti finisce per altre vie con il non avere tutti i torti, e cioè che la maggioranza degli italiani non è in grado di leggere un testo scritto di una minima complessità.
Ora però la colpa non è del fatto che gli italiani non hanno fatto il liceo, bensì gli istituti tecnici diabolicamente orditi dalla borghesia, perchè non è vero. Casomai la maggioranza degli italiani non è andata oltre la terza media, (mentre gli istituti tecnici purtroppo sono stati quasi del tutto aboliti, per non parlare delle scuole professionali), ma nella maggior parte dei casi non perchè non hanno potuto studiare, ma perchè non hanno voluto.
Se poi si aggiunge che ci sono laureati di 40, 50 anni, che si vantano di non aver più aperto un libro dopo il conseguimento della laurea, si capisce che il problema dell'analfabetismo funzionale è ben più esteso e "interclassista" di quello che pensa Serra.
La verità è che quello che domina la nostra società è quello che è stata ben definita in un brillante libro dei primi anni '90, "la cultura del piagnisteo", in cui tutti si atteggiano a vittime di una immaginaria discriminazione e persino un epigono del politicamente corretto come Michele Serra finisce nel tritacarne del popolo sovrano, che in quanto sovrano, si comporta come un monarca viziato e non accetta la benchè minima critica, anche se poi quella critica era in realtà un attacco ai ricchi, mentre pure un presunto eroe del politicamente scorretto come Salvini finisce con il piagnucolare accusando Serra di razzismo. Ma ha ragione Serra, viviamo in un paese di ignoranti, ma non per colpa dei ricchi classisti, ma del popolo, ignorante per scelta o peggio ancora indottrinato su internet.
Il bullismo contro gli insegnanti viene da lontano
Gli episodi di cosidetto "bullismo" verso gli insegnanti (espressione che in realtà minimizza il fenomeno) non devono scandalizzare nella misura in cui non sono una novità, ma risalgono a quando nel '68 i professori venivano rinchiusi negli armadi o a quando nella Cina di Mao venivano mandati a zappare la terra o messi alla gogna mettendo gli studenti a dirigere le scuole e gli ospedali. Quello che si dovrebbe ristabilire è un minimo di disciplina e senso delle istituzioni e dell'autorità, che non è fascismo come gli imbecilli e gli ignoranti pensano, perchè il fascismo fu il primo movimento giovanilista, ribellista e antiistituzionale dell'epoca contemporanea, ma è in realtà democrazia, liberalismo ma anche in linea con la più solida tradizione comunista italiana.
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