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venerdì 13 luglio 2018

Sui vitalizi i media continuano a fare propaganda per il governo

Il governo grillino-salviniano avrebbe abolito i vitalizi dei parlamentari. Così dicono i giornali, che a detta dei populisti sono dei servi delle elite e degli amici delle banche alla Renzi, quindi nemici del popolo e di questo governo del popolo. In realtà i vitalizi sono stati già aboliti dal precedente governo, anche se la cosa all'epoca non fu strombazzata dai giornali. Quello che è stato fatto oggi è il ricalcolo dei vitalizi degli ex deputati (ma non degli ex senatori) su base contributiva. In pratica si interviene con una legge in parte retroattiva, creando un pericoloso precedente che lede lo stato di diritto, andando a toccare chi ormai il diritto al vitalizio lo aveva già acquisito, ma non tutti, solo i vecchi deputati e non i senatori, aprendo la strada ad una serie scontata di ricorsi che monopolizzerà l'attenzione insieme agli show del ministro degli interni su un paio di barche, alimentando il consenso di questo non-governo, che nel frattempo non sta facendo assolutamente nulla, ma continuerà la sua simbiotica luna di miele con il paese che si identifica nel vittimismo e nella furbizia di un popolo di pensionati che ha vissuto a spese della politica per 40 anni e ora torna a reclamare i propri vitalizi e il proprio assistenzialismo.

domenica 8 luglio 2018

La cultura dell'emergenza, dell'allarmismo e del catastrofismo o quella della negazione ideologica/ 1 L'immigrazione

Oggi la sinistra liberale e di governo si trova a dover affrontare un fuoco incrociato e intrecciato di campagne allarmistiche e indignazioniste contrapposte ad una negazione ideologica della realtà, con sullo sfondo una permanente cultura del conflitto, che vede di volta in volta la "destra" populista cavalcare l'onda e la "sinistra" qualunquista opporre la sua negazione ideologica, ma anche viceversa, oppure i due fronti schematici, ma sempre sullo stesso terreno, convergere su alcuni temi uniti contro la cultura di governo e riformista. Andiamo quindi a vedere qual è questa agenda mediatica dell'allarme e dell'indignazione, che alimenta complottismi o negazioni ideologiche prima da una parte e poi dall'altra. Cominciamo con l'immigrazione:

Gli immigrati in Italia sono l'8% della popolazione, a cui si aggiungono circa 100mila clandestini. Si tratta di un numero inferiore a tutti gli altri paesi europei e agli Stati Uniti. Una cifra che non giustifica il clima di allarmismo apocalittico portato avanti dai populisti, ma che ovviamente comporta tutta una serie di problemi culturali e di convivenza che la sinistra qualunquista al contrario nega ottusamente. 

Inoltre, nel corso del 2016 abbiamo effettivamente vissuto un'emergenza eccezionale quando, a causa dello stato di anarchia in Libia, c'è stato un alto numero di sbarchi disordinati sulle coste siciliane da parte non solo di profughi in fuga dalla guerra in Siria ma anche e sopratutto di immigrati economici, che hanno ovviamente creato un clima di paura e instabilità tra gli italiani. Questa emergenza però è stata gestita e ridimensionata dai governi Renzi e Gentiloni, nella figura del ministro dell'interno Minniti, che senza proclami, ma con un sotterraneo lavoro diplomatico ha trovato un accordo con il precario governo libico per bloccare i flussi, che ha determinato un calo del 70% degli sbarchi nel corso del 2017.

Un lavoro poco pubblicizzato, una timidezza dovuta alla paura di essere tacciati da sinistra di razzismo e disumanità, cosa puntualmente verificatisi e che ha prodotto lo spettacolo surreale di un paese che da destra accusava il Pd di essere il responsabile e l'artefice di un'invasione straniera e da sinistra accusava il Pd di essere un partito razzista, reazionario e fascista. Una fotografia del degrado di un paese ridotto ai livelli massimi di incomunicabilità e manicheismo schematico, un fuoco incrociato che preannunciava poi il voto del 4 marzo, ma che denunciava anche il persistente, ancora oggi nel 2018, grado di soggezione della sinistra riformista nei confronti della sinistra postmarxista, la quale oggi si è ridotta a cercare maldestramente di calvalcare la tigre populista finendo per esserne invece una forza ausiliaria in chiave antiriformista e antisinistra.

Ma quali sono i problemi culturali e di convivenza, la destabilizzazione del tessuto comunitario che l'immigrazione comporta? Innanzitutto molti immigrati provengono da paesi e culture che non riconoscono i diritti delle donne, poi molti di loro tradiscono un radicato antisemitismo, in generale non hanno una cultura democratica, nel senso occidentale del termine, altri entrando illegalmente in Italia cadono nella criminalità. E' chiaro che si tratta di argomenti che dovrebbero essere naturalmente condotti dalla sinistra e invece vengono strumentalizzati dalla destra populista, che occupa lo spazio lasciato libero, così come è chiaro che i principali problemi di integrazione sorgono tra gli immigrati di fede islamica.

Detto del razzismo della destra populista, che in realtà di destra ha ben poco, perchè destra è ordine e conservazione, mentre invece tribuni come Salvini alimentano i conflitti, soffiano sul fuoco, creano artificiosamente indignazione dal basso, bisogna dire che anche l'atteggiamento della sinistra antiPD di sinistra ha ben poco nel pretendere, in nome di una finta tolleranza terzomondista, di accettare culture maschiliste, omofobe, antisemite. Allo stesso tempo l'immigrato, visto come povero e disederedato, viene messo in conflitto con i poveri italiani dalla "destra" populista, mentre la "sinistra" qualunquista lo vorrebbe alleare con i poveri italiani per fare la guerra ai ricchi e ai ceti medi. In un modo o nell'altro l'immigrato è uno strumento, una categoria etnica o sociale, privato della sua individualità e della sua umanità.

Abbiamo visto di come un fenomeno storico e concreto, può essere governato oppure può servire per alimentare la cultura dell'allarmismo e dell'indignazione oppure del conflitto oppure della negazione ideologica. I populisti si sconfiggono con gli argomenti e non con le magliette rosse identitarie, con la giusta comunicazione e non con gli slogan contrapposti, come ha fatto il direttore dell'Inps Boeri, che ha ricordato una dura verità: In Italia c'è un calo demografico e gli immigrati sono necessari, ma ogni forza politica dovrebbe dire chiaramente quanti ne siamo in grado di accogliere, perchè l'immigrazione è anche una questione di quantità e non solo di qualità, e parallelamente bisognerebbe mettere in piedi una politica di sostegno concreto e strutturale alle coppie italiane che fanno figli, anche qui, senza soggezioni e pudori verso le reazioni isteriche che possono sorgere alla propria "sinistra".

giovedì 5 luglio 2018

Slogan contro slogan, vince Salvini

I quattro migliori alleati di Salvini al momento sembrano essere Saviano, Balotelli, il punkabbestia tedesco sulle navi ong e gli appelli degli artisti e dei musicisti. Una finta opposizione a Salvini che in realtà ne replica i toni perentori e granitici scendendo sul suo terreno congeniale e fornendogli assist facili facili per le sue risposte efficaci a una tribuna social, ma non è con gli schematismi semplicistici, l'estremismo verbale e la politica fatta con gli slogan che si sconfigge l'ondata populista. L'opposizione a Salvini deve essere invece nelle forme e nell'estetica, prima ancora che nei contenuti. Non è con un populismo da salotto o da manifestazione di piazza che si combatte il populismo da bar dei grillini e del leader leghista, ma costruendo un altro modo di pensare, fuori dalla cultura dell'emergenza, dell'allarmismo e del catastrofismo, così come dall'altra parte dalla negazione ideologica dei problemi.

giovedì 21 giugno 2018

Non è diversità, ma egualitarismo

Vietato discriminare sulla base di razza, religione o genere. Questo è scritto sulla nostra costituzione e questo è un principio basilare e giusto, ma cosa si intende per discriminare? Oggi noi vediamo come l'interpretazione si muove sempre più verso l'idea che sia vietato criticare una religione, un gruppo etnico, un genere che non appartenga al genere maschile, bianco, borghese e cristiano o ebraico. Ma criticare non vuol dire discriminare. Ci troviamo sempre più verso una forma di neocensura, dove chiunque si possa ritenere offeso nei propri credi o nelle proprie appartenenze può invocare la censura e il divieto, ma ancora di più ci troviamo sempre più nell'ottica di un razzismo alla rovescia, dove una persona, invece di sentirsi tale come individuo, si sente affermata nella propria identità solo su base etnica e religiosa o di genere. La diversità non è più l'affermazione dell'individuo che non deve essere giudicato per il colore della sua pelle, la sua classe sociale, il suo genere, ma al contrario diventa il mettere tutte le religioni, le idee, le etnìe, i generi, sullo stesso piano. Non è diversità, ma egualitarismo. Non è rispetto dell'individuo, ma socialismo. Il multiculturalismo non è pluralismo e differenze di idee, ma il mettere sullo stesso piano tutte le culture. In questo modo è vietato dire che esistono culture e paesi più avanzati o migliori, è negazione del concetto di progresso, è un multiculturalismo di senso reazionario, dove tutto ciò che è arretrato e retrogado si prende la sua rivincita.

mercoledì 20 giugno 2018

La lotta per l'egemonìa in Italia

Un vecchio stampo comunista definisce tutto ciò che è "ne' destra ne' sinistra" come di fatto destra e come destra il fascismo. In realtà in questo modo si crea una dialettica dove si legittimano dentro il campo della democrazia parlamentare le forze antisistema e antiparlamentari, ma così facendo si squalifica il campo della destra presentando come unica forza democratica la sinistra sotto egemonìa dei comunisti (e quindi di fatto i comunisti), al fine di erodere il terreno alle forze liberali, già "espulse" dalla sinistra dai marxisti e poi schiacciate a destra dalle forze antisistema accreditate come "destra" dai comunisti, o relegate a sinistra sotto il cappello dei comunisti in una logica frontista contro "il pericolo autoritario di destra".

Anche così alla fine della seconda guerra mondiale si erano creati i presupposti per una democrazia liberale monca, fase di passaggio verso la dittatura del partito comunista oppure dall'altra parte per un ritorno del fascismo. A sconfiggere il piano furono i cattolico-liberali di De Gasperi, che crearono un grande centro che fu in grado di darsi uno spazio marginalizzando la "destra" e mettendo nell'angolo i comunisti sottraendo i socialisti dalla loro egemonìa.

Caduta la Dc, il campo sembrava aperto per i comunisti da una parte, nel frattempo ridenominatisi frettolosamente a causa della caduta dell'Unione Sovietica e dipintisi come improbabili riformisti, e per un ritorno dei populisti dall'altra, ambedue cavalcando la stagione di "tangentopoli". A rompere i piani fu questa volta Berlusconi, che con il suo mix di populismo e liberalismo contenne la crescita della destra sociale a sua volta protagonista di una metamorfosi interna e sbarrò la strada alla gioiosa macchina da guerra, sullo sfondo ci pensarono la fase globale di onda liberale e crisi del marxismo, che produssero alcuni sommovimenti all'interno della sinistra da cui anni dopo è sorta una forza liberale capitanata da Renzi che ha spezzato l'egemonìa dei postcomunisti in questo campo.

Ma in questi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio terremoto politico. Oltre alla fine dell'egemonìa postleninista a sinistra, sono sorte due forze populiste alimentate tra le altre cose dalla delusione per le mancate riforme negli anni '90-2000 e dalla crisi economica del 2008: la nuova Lega di Salvini, trasformata rispetto alla Lega di Bossi, e il movimento 5 stelle, i quali insieme ai postcomunisti hanno portato avanti una campagna durissima contro le forze liberali, che per contrastarla hanno prima creato il patto del nazareno, il quale poi è stato rotto, mentre i postcomunisti credevano di usare i grillini in chiave antiliberale. La perdita del controllo della sinistra, ha infatti portato molti di loro su posizioni neomassimaliste e neobordighiste, abbandonando i tatticismi del passato e cercando invece una convergenza con le forze antisistema, mentre un'altra parte di loro è rimasta nel partito in attesa di tempi migliori e sta riemergendo proprio ora.

Il risultato elettorale però ha portato alla netta vittoria delle due forze populiste che si sono quindi unite, mentre la sinistra antiliberale che era uscita dal Pd ha scoperto di essere stata usata dai grillini ed è quasi scomparsa, ma anche i liberali e i liberalpopulisti di Berlusconi hanno subìto una dura sconfitta. Ora, con i due partiti qualunquisti, populisti e sfascisti al potere, che hanno l'obbiettivo di smantellare la democrazia parlamentare e costituzionale, sono in campo due opzioni di opposizione: o la creazione di un fronte repubblicano che unisca destra e sinistra contro il governo antigovernista in difesa della democrazia rappresentativa o la creazione di un fronte di "sinistra" che definisce come "destra" il governo gialloverde. Cosa cambia? E' chiaro che il primo metterebbe al centro la sinistra liberale, mentre il secondo rimetterebbe in campo la vecchia sinistra postcomunista che potrebbe risfoderare le vecchie categorie, dove ai fascisti gialloverdi viene assegnato il ruolo della destra e alla sinistra novecentesca il ruolo della sinistra marginalizzando tutti gli altri.

Anche le mosse di Salvini possono favorire questa o quella opposizione. Le sue sparate di questi giorni sono apparse esagerate ed estremiste anche per un personaggio come lui.Tutto ciò infatti, non porta certo a più miti consigli l'Europa e non ferma nemmeno gli sbarchi, ne' ci saranno espulsioni di rom, che sono in maggioranza di cittadinanza italiana o apolidi, ma ha l'effetto di ridare voce alla sinistra-sinistra in una logica di scontro speculare, allontanando l'ala rossa dell'elettorato grillino dai cinque stelle e riportandoli nell'area della sinistra dando una chanche alla sinistra di lotta e di governo di reingrossare le proprie fila nello scontro con la sinistra liberale. Salvini sostanzialmente con la sua propaganda, oltre ovviamente ad aumentare i propri consensi, indebolisce i grillini e fornisce un assist ai sinistri antirenzi. Il tema dell'immigrazione infatti è una bandiera sia per Salvini, sia per la sinistra di orientamento anticapitalista, seppur con segni opposti, ma non lo è per i liberali e se si parla solo di questo tema in maniera monopolizzante è chiaro che questi ultimi finiscono in sordina o si ritrovano in imbarazzo o a dover inseguire i socialcomunisti. 

Anche in questo senso va letta la campagna di Orfini a definire sistematicamente "destra" questo governo, nell'ottica di riportare nel suo alveo tutti quelli che si considerano di sinistra e hanno votato Grillo o si sono astenuti e nello stesso di spingere nelle braccia di Salvini tutti quelli che non si considerano di sinistra.

venerdì 8 giugno 2018

La strumentalizzazione dei gay

Il gay pride a Tel Aviv, dove sfilano 250000 manifestanti in nome dell'orgoglio omossessuale stride con l'immagine dei gay impiccati sulle gru in Iran, eppure nessuna parola viene detta in tal senso da parte di chi equipara i due paesi in un nome di un "anticlericalismo" posticcio o peggio ancora parteggiando in nome di un antiimperialismo vetusto dalla parte del regime sciita e fascista. La questione dei diritti gay oggi appare più stringente in paesi come la Russia, l'Iran, la Siria, la Cina rispetto all'occidente, eppure un certo strumentalismo ideologico porta a stringere l'occhio solo verso questioni complesse, come l'adozione dei bambini d parte di due padri e due madri, un tema che solo gli specialisti possono risolvere e che non può essere ostaggio della propaganda o di infantilismi fatti con i cuoricini, perchè la crescita di un bambino e la gestione della demografia da parte di uno Stato è un complesso di fattori che non può essere ridotto ad un intollerante agglomerato di slogan perentori.

Israele è sempre meno sola

L'immagine che giornali come il Corriere della sera, La repubblica, Il fatto quotidiano, per non parlare di Tg1, Tg3, La7 e Sky, danno del conflitto mediorientale è quello schematico e immobile di una realtà cristallizzata dove aggressori e vittime sono bene definiti da 70 anni. La realtà è ben diversa, non solo per le radici storiche del conflitto, ma anche per quello che si sta muovendo negli ultimi anni. Lungi dall'essere un governo di "ultraortodossi" ed "estremisti di destra", il governo israeliano di Netanyahu sta allacciando una serie di rapporti proficui con i paesi arabi che stanno cambiano la geopolitica dell'area. Oltre al partner storico giordano, oggi Israele è molto vicino a paesi come l'Arabia Saudita, la quale con il lavoro del nuovo principe ereditario sta intraprendendo un percorso di riforme liberalizzatrici, ma anche ad uno storico ex "nemico" come l'Egitto, con il quale contiene la minaccia di Hamas lungo la striscia di Gaza e collabora con la stella di Davide su un piano di intelligence, ma la grande novità dei prossimi mesi potrebbe essere anche il nuovo Iraq emerso dalle ultime elezioni, che potrebbe distanziarsi dall'Iran e avvicinarsi anch'esso ad Israele. Un'altra grande vittoria diplomatica del governo israeliano è stata però sicuramente l'accordo con la Russia degli ultimi giorni di limitare la presenza iraniana in Siria, con l'ammonimento russo agli sciiti di abbandonare il paese dopo la sconfitta dei "terroristi" (termine in realtà aleatorio con cui Putin definisce non solo l'Isis e Al Qaeda, ma anche gli indipendentisti curdi e i ribelli democratici siriani). Si è inoltre consolidato lo storico sodalizio con gli Stati Uniti, dopo le ambiguità della precedente amministrazione, ma Israele risulta sempre meno isolato nel mondo, allacciando rapporti commerciali, diplomatici e solidaristici con paesi dell'Africa, dell'Asia e del Sud e CentroAmerica. Oggi, ad esprimere ostilità verso il legittimo stato Ebraico, risultano solo l'Iran, la Turchia del neosultano Erdogan e ahinoi l'Unione Europea, sempre più succube dei due sopracitati dittatoriali paesi. Per non parlare della sempre più screditata Onu, un'organizzazione che elegge a presiedere le commissioni per i diritti umani paesi come la Siria, l'Iran e la Corea del Nord.

giovedì 31 maggio 2018

Chi ha aperto le porte al cavallo di troia

Il travaso di voti avvenuto in questi anni da Forza Italia a Salvini e i grillini ci dice di una estremizzazione del popolo del centrodestra. All'inizio degli anni '90 Eugenio Scalfari accusò Berlusconi di aver sdoganato i fascisti, poi divenne un fan di quel fascista, Gianfranco Fini. Intanto in questi anni innumerevoli intellettuali e rivoluzionari da salotto ci hanno spiegato che i grillini erano una costola della sinistra, che il patto del Nazareno era il patto del diavolo, intanto Renzi e Berlusconi, con il loro populismo soft, facevano da argine al nuovo fascismo, ma ora l'argine si è rotto, distrutto da chi ha aperto il varco ai nuovi barbari. Da una parte il cavallo di Troia, dall'altra chi gli ha aperto le porte.

mercoledì 2 maggio 2018

Lo scontro dei secoli

Perchè si dice che un leader di sinistra come Renzi è di destra? Per rispondere a questa domanda bisogna conoscere la storia della sinistra e sapere che sono sempre esistite due sinistre: una utopista, massimalista, populista e un'altra riformista, revisionista, ma poi da 100 anni e oltre a questa parte è esistita una terza sinistra, che occupa tatticamente lo spazio della sinistra riformista, ma porta avanti le istanze e la natura della sinistra utopista e massimalista. Per questo la nascita e lo sviluppo di una sinistra riformista è sempre stato soffocato, bollato come destra, mentre tutto ciò che è il pauperismo, la rabbia e l'invidia sociale, l'egualitarismo, il totalitarismo, il terzomondismo, sono comunemente considerati "la vera sinistra". Perchè la sinistra tattica teneva a bada la sinistra massimalista, ma aveva come nemico ultimo la sinistra riformista. Ma allora cosa distingue la sinistra riformista dalla destra? In realtà bisognerebbe chiedersi cosa distingue la destra più radicale dalla "vera sinistra", perchè hanno molte più cose in comune. Dall'odio verso l'America e i valori occidentali, passando per l'odio per gli ebrei e la simpatìa per l'Islam, all'idea dirigista, corporativa e statalista dell'economia e della società, fino al giovanilismo, il ribellismo, l'odio per le istituzioni e la democrazia rappresentativa, ma anche l'ecologismo radicale, il mito di un'età dell'oro perduta e la nostalgìa del passato, il primitivismo, il cameratismo, fino non da ultimo all'anticapitalismo, inteso anche come sospetto verso i mass-media "ufficiali", la retorica antisistema e il vittimismo correlato. In un paese come l'Italia esiste sempre più un trasversalismo, dove chi rimane ancorato alle idee del '900 tende a convergere, mentre chi le supera tende a convergere a sua volta. Oggi lo scontro appare sempre più di natura storica, da una parte chi vuole allungare il secolo breve, dall'altra chi vuole entrare nel secolo nuovo.

Antirazzismo o censura?

La dichiarazione del rapper afroamericano Kanye West, secondo il quale i negri sono stati deportati in catene, ma poi sono stati schiavi per 400 anni senza esserne obbligati ha suscitato grande scandalo. Siamo di fronte ad un attacco verso la libertà di parola? Sempre più affermazioni vengono definite inaccettabili, muovono scandalo, riprovazione pubblica, richieste di censura. Eppure chi ha studiato la storia degli afroamericani sà che i gruppi e i leaders più radicali del movimento afro come Malcolm X definivano il negro medio o anche leaders importanti come Martin Luther King quali "negri da cortile", "zio Tom", seppur da un punto di vista che rivendicava apertamente la superiorità della razza negra, così come è noto come gli afroamericani fino agli anni '50 odiassero il colore della loro pelle e si stirassero i capelli per renderli lisci. Perchè tanto scandalo per un'affermazione che invece dovrebbe stimolare il dibattito e mostrare quante sfumature ci siano in ogni dichiarazione? Cosa sta succedendo alla sinistra americana, sempre più politically correct?

Dati economici e percezione ideologica

Gli ultimi dati Istat parlano di un paese che non è ancora tornato ai livelli precrisi, ma continua a crescere. Il tasso di disoccupazione è ai livelli più bassi dal 2012 e il rapporto occupati-popolazione è già superiore al 2008. Anche la cosidetta disoccupazione giovanile (15-24 anni) è scesa ai livelli del 2011. perchè dico cosidetta, perchè in questa fascia vengono conteggiati anche gli studenti, che come si può immaginare sono una percentuale molto alta. Piuttosto bisognerebbe occuparsi della situazione dei 35-49 anni, a quanto pare ben più critica, sempre secondo i dati e dove l'occupazione cala. Cresce invece anche tra gli over 50, un'altra categoria di cui si fa un gran parlare a sproposito. Anche l'occupazione femminile non è mai stata così alta nella storia d'Italia. Invece tutta questa retorica dei giovani senza futuro e degli esodati disperati e mandati sul lastrico dalla Fornero è una delle grandi puttanate catastrofiste in cui siamo avvolti da anni, da parte di chi continua a dipingere un paese allo stremo manco fosse l'ultimo dei paese africani (tra l'altro un continente che sta crescendo tantissimo) e continua ad alimentare rancore, rabbia sociale, divisione e destabilizzazione. A che pro?

C'è poi la grande sfida epocale della demografia: per anni ci hanno detto che non fare figli era giusto, laico e progressista e chi lo negava era un retrogrado reazionario, ora si scopre che non fare figli fa male all'economia di un paese, che l'Italia sta invecchiando troppo, che dobbiamo importare immigrati per sopperire..