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venerdì 21 agosto 2015

Resistenza e interventismo

Che cos'è l'opposto dell'antifascismo, della democrazia e della libertà? Il fascismo? O forse per altri aspetti il neutralismo, il rifiuto ideologico di ogni guerra? Cos'avevano in comune le principali figure della resistenza italiana? Erano state tutte interventiste allo scoppio della prima guerra mondiale. Più precisamente, erano state parte di quel filone dimenticato che fu l'interventismo democratico e di sinistra. Persino un leader comunemente considerato come internazionalista quale Togliatti fu volontario negli alpini e quando gli fu diagnosticata una miopia che lo rese inabile alle armi chiese di essere trasferito alla croce rossa, mentre Gramsci si schierò a favore dell'interventismo e inviò un articolo, non pubblicato, al giornale di Mussolini. Il principale leader della resistenza, Ferruccio Parri, partì volontario allo scoppio della prima guerra mondiale. I più noti martiri dell'antifascismo furono interventisti, i fratelli Rosselli lo erano entusiasticamente, mentre Gobetti anticipò di un anno la maturità classica per partire volontario a 17 anni. Un altro leader antifascista come il fondatore del partito sardo d'azione Lussu fu ufficiale nella grande guerra, mentre Ernesto Rossi partì volontario a 19 anni. Il fondatore del gruppo resistenziale Giustizia e Libertà, Salvemini, era un stato un capofila dell'interventismo democratico. Un'altra icona della resistenza come Nenni fu interventista, seppur da basi rivoluzionarie. Che fosse per irrendentismo, per aspirazione democratica contro gli imperi austriaci e germanici o come leva per la rivoluzione sociale, tutte le più importanti figure dell'antifascismo e della resistenza erano state interventiste. Al contrario, chi come il leader troschista Bordiga considerava l'antifascismo peggio del fascismo e tifava per la sconfitta degli alleati, fu un convinto neutralista e odiava la guerra come massima espressione della democrazia, legandola alla coscrizione obbligatoria e irrideva le idee di Lenin e Mussolini sulla guerra come base della rivoluzione sociale. E' vero che la figura più di spicco del neutralismo fu certamente Turati, che era indubbiamente antifascista, ma che non fece nulla per costruire una resistenza al fascismo e fu simbolo di quell'inerzia dell'esilio che paralizzò per anni gli oppositori al regime e tante critiche anche spietate gli costò da parte di azionisti e comunisti.

giovedì 20 agosto 2015

Mai parlare male di...

Cose di cui non bisogna parlare MAI male sui social:

Animali. (In assoluto la cosa più di tutte di cui mai e poi mai bisogna parlar male. Gli animali sono esseri superiori a noi uomini, che abbiamo distrutto il pianeta con la modernità e faremmo bene a dedicarci all'autogenocidio di massa, in particolare se siamo maschi, occidentali ed eterosessuali).

Gay (Tolti gli animali, tra gli umani i gay sono la categoria di cui mai si può parlare male. L'utero è mio, ma i gay possono affittarlo quando vogliono per soddisfare i loro capricci egoistici).

Religioni di altri popoli (Bisogna irridere e ridicolizzare le nostre religioni giudaico-cristiane, ma mai e poi mai arrecare offese alle religioni orientali e mediorientali, che poi hanno ragione a farci saltare tutti per aria, che diamine, ce lo siamo meritati).

Immigrati (mai parlare male degli immigrati, anzi fare la faccia contrita e far scendere la lacrimuccia quando si parla di questi poveri disperati, che poi noi italiani di merda dobbiamo stare zitti e subire che abbiamo esportato la mafia in tutto il mondo).

Donne (ma solo se femministe e desinistra. Le altre, in particolare se bionde, berlusconiane o renziane si possono tranquillamente definire zoccole, pompinare, ritardate mentali e quant'altro a piacimento).

martedì 18 agosto 2015

Rivoluzionari a cinque stelle

E' stato un errore definire il movimento cinque stelle come un movimento qualunquista, antipolitico. il movi cinque stelle è invece un movimento rivoluzionario, che come tutti i movi rivoluzionari vuole costruire l'Uomo Nuovo. A differenza dell'Uomo qualunque, il grillino è un cittadino-attivista perennemente indignato che si occupa della cosa pubblica h24, tutto il contrario dell'uomo qualunque preso tra due fuochi rossi e neri, il cittadino-attivista sa bene dov'è la verità-onestà e il male-inciucio, sa che la soluzione è la militanza permanente e non il disimpegno qualunquista, odia l'uomo medio corrotto dagli 80 euri di Renzi ed alla leggera libertà atlantica preferisce il pesante complottismo putiniano. Il grillismo, come il leghismo, è una costola della sinistra, più precisamente di quel socialismo rivoluzionario e massimalista rimasto per decenni senza padri e senza casa, sbugiardato dal fascismo e dal marxismo e dopo la fine del marxismo e del fascismo risorto a nuova vita.

lunedì 17 agosto 2015

In italia comandano le opposizioni, la minoranza Pd erede della sinistra studentesca

Il problema politico principale dell'Italia è che comandano le minoranze, le opposizioni, chi dice sempre no. Per accorgersene basta seguire i lavori parlamentari. La maggioranza delle persone è persuasa che il parlamento sia un bivacco di gente che dorme sui banchi, ma non è così. Il tempo parlamentare trascorre in un dominio di interventi ostruzionistici delle opposizioni, in particolare grillini (ma anche Sel e leghisti), che si iscrivono a parlare non per dibattere le leggi proposte dal governo, ma per fare ostruzionismo, diluire i tempi, fare propaganda politica e carnevalate antisistema, in modo da poter dire poi che il governo non fa nulla. Si tratta di un abuso della democrazia, dai tratti sabotatori. Nell'idea dei padri costituenti, infatti, il parlamento doveva essere il luogo del dibattito pubblico, specchio del paese, ma col tempo si è visto che qualcosa non funzionava. Per come sono posti i regolamenti parlamentari, chi vuole usare il parlamento come "tribuna rivoluzionaria" ne viene avvantaggiato rispetto a chi vuole usarlo come luogo della produzione democratica. Tutto viene peggiorato dal bicameralismo perfetto, un sistema che in realtà ne' comunisti ne' democristiani volevano, ma fu frutto di un compromesso. Non è un caso che l'ultimo comunista rimasto in vita, Giorgio Napolitano, si spenda per la riforma voluta da Renzi per trasformare il senato nella camera delle regioni, che era proprio la proposta del Partito Comunista Italiano. Opponendosi a questa riforma, l'opposizione di sinistra del Pd si conferma erede non del Pci, ma della sinistra da assemblea studentesca. D'altronde accusare Renzi di voler fare del Pd un partito di centro o centrodestra abbandonando i rapporti privilegiati con le sinistre più radicali e le radicalità della "società civile" è una sciocchezza antistorica per il semplice motivo che quel partito non fu mai un partito di sinistra-sinistra, ma fin dai tempi di Togliatti si è sempre posto al centro con un carattere fortemente nazionale e una vocazione maggioritaria. L'idea di legarsi alle frange estreme della sinistra e alla gauche da salotto fu poi di chi quel partito lo distrusse, non per fare un partito moderno e riformista, ma per creare quell'orrendo accrocchio "cattocomunista" che fu l'Ulivo, dominato da comunisti da movida e giustizialisti. Tutte cose che Renzi, giustamente, vuole spazzare via.

mercoledì 22 luglio 2015

Tsiprismo

Dello tsiprismo non mi piace nulla, a partire dalla loro estetica senza cravatta e con lo zainetto da studenti, da un punto di vista marxista invece il loro tatticismo opportunista spacciato per movimentismo al potere meriterebbe un viaggio premio in un gulag, per non parlare del loro sciovinismo sudista e terzomondista spacciato per marxismo. D'altronde negli slogan di Grillo e Varoufakis riecheggiano parole d'ordine dal sapore leninista come "potere al popolo" e "staniamo i nemici del popolo". Manca però uno slogan fondamentale della tradizione comunista, che andava forte nei primi anni della Repubblica dei Soviet: "Chi non lavora non mangia". E che dire delle analisi dei giornali italiani di questi giorni: "Merkel brutta e kattiva, fai piangere il popolo greco e le bambine palestinesi. Tsipras, bello, buono e bravo, con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale".

Dalla negazione all'adesione, il processo del terrorismo

La dinamica del terrorismo islamico è la stessa che portò all'espandersi del terrorismo rosso e nero negli anni '70. Si parte da un processo di negazione che, attraverso un'apparente dissociazione, porta all'adesione: Le teorie secondo le quali dietro l'11 settembre o l'Isis ci sia la Cia e il Mossad sono le stesse teorie fantasiose che vedevano nella mano della Cia o dello Stato il mandante della stagione delle bombe iniziata con Piazza Fontana e proseguita con il brigatismo. Si tratta di una camera di compensazione che serve a giustificare la successiva adesione al terrorismo o il stabilizzarsi nella zona grigia nella quale si imputa al nemico gli atti che non si riescono a sostenere. Non è la povertà o l'oppressione, ma la negazione della realtà dei fatti e l'ideologia la base del terrorismo. Si pensi al fatto che al contrario l'occidente nella guerra in Afghanistan degli anni '80 e nella guerra nella ex Jugoslavia sostenne gli estremisti islamici. L'idea che l'Occidente abbia attaccato l'Islam è l'esatto contrario della realtà, che ha visto l'Europa e l'America in certe circostanze sostenere l'Islam anche più radicale per motivi geopolitici, così come a loro volta hanno fatto Russia e Cina. L'aggressione dell'Islam alla democrazia, all'occidente e alla libertà è invece unilaterale e determinata solo dall'Islam stesso. Prima lo si capisce meglio è.

venerdì 17 luglio 2015

Lacrime ipocrite

Il tentativo di Casa Pound di strumentalizzare i cittadini in rivolta contro una gestione folle e irresponsabile dell'immigrazione è orrendo. Tanto quanto quello delle cooperative rosse e bianche che lucrano sull'immigrazione e tanto quanto quello di chi vede negli immigrati un nuovo bacino elettorale o una nuova militanza antisistema. Le parole più giuste e sagge le ha dette la Merkel alla piagnucolosa bambina palestinese, aiutiamo chi possiamo, ma non possiamo accogliere tutti, il resto è ideologia, falsa coscienza.

Chi vuol rifar la DC

L'accusa mossa a Renzi di voler rifare la democrazia cristiana è paradossale dal momento che viene mossa da chi, persa da tempo la tradizionale base operaia, ha ereditato la base sociale della democrazia cristiana e si trova ancorato ad essa, rifiutando il tentativo di Renzi di allargare la base ai nuovi ceti produttivi, recuperando al contempo il voto operaio. E sarà un caso gli stessi che accusano Renzi di voler rifar la Dc sono quelli che vedono in Papa Francesco l'unico leader di sinistra in circolazione?

lunedì 13 luglio 2015

Accordo EU-Tsipras, soldi in cambio di insulti

Quattro anni fa il pensiero unico della politica italiana, perseguendo l'obbiettivo di far cadere Berlusconi, era tutto schierato dalla parte dell'Euro, della Germania e dell'Austerity. Oggi invece è schierato in blocco dalla parte di Tsipras perchè l'orizzonte del provincialismo è ora mettere in difficoltà Renzi facendo leva sulla crescita del qualunquismo di estrema sinistra antitedesco, che in queste ore tocca vette di isteria collettiva e razzismo mai viste. Chi ci va di mezzo sono come sempre i risparmiatori che devono sottostare al gioco delle tre carte del baro Tsipras e del suo losco compare Varou fake, e gli italiani, gli spagnoli e gli irlandesi che hanno fatto i sacrifici e le riforme per stare alle regole dell'Europa, mentre ora i greci si mangiano altri 86 miliardi dalla cattiva "Europa dei banchieri, dei terroristi e dei mafiosi" dando in cambio chissà quali garanzie? Ma il pavido Obama può essere contento, la Grecia non è finita nelle braccia di Putin, come se non lo fosse già.

mercoledì 8 luglio 2015

Negri e Rodotà

La presenza di Toni Negri e altri brigatisti al festival dei Beni comuni di Rodotà&c. non mi stupisce per niente. Le affinità ideologiche sono tantissime, ma anche gli schemi politici. La selvaggia campagna d'odio portata avanti dal Fatto quotidiano nei confronti del Pd in questi anni ricalca quella che le Br e i gruppi affini portavano avanti nei confronti del Pci. Quello che è meno noto è l'ampiezza dei contatti e degli scambi che le Br avevano con ciò che si muoveva alla "sinistra" del Pci e anche al suo interno in alcune componenti antiberlingueriane e filobrezneviane. Ora che vengono meno alcune divergenze di natura tattica e organizzativa, nonchè le pendenze giudiziarie, questi rapporti avvengono da quattro-cinque anni sempre più alla luce del sole e le convergenze politiche maturano. Certi compagni non sbagliano più, ma ora si danno al più efficace sabotaggio, mentre altri hanno smesso di mediare nel partito, sulla strada del movimentismo e della paranoia complottista si possono incontrare. Obbiettivo non è più la presa del potere e la costruzione di una società socialista, ma innescare un processo nichilistico di disgregazione e autodistruzione dei paesi sviluppati opprimendo le forze produttive, paralizzando ogni governo e ogni processo di riforma, difendendo le sacche burocratiche, parassitarie, alimentando il disordine lumpen e strumentalizzando l'emarginazione giovanile.

martedì 7 luglio 2015

Eurasia

Come scrivevo qualche mese fa, il governo di Atene è il primo governo rosso-bruno d'Europa, ispirato dalle teorie di Dugin, secondo le quali non è più la destra e la sinistra a connotare un movimento politico, ma la geopolitica. Su questo piano Tsipras si schiera con la Russia di Putin, il cui obbiettivo è conquistare l'Europa, assorbendone più territori possibili o portandone i più possibili sotto la sua influenza allontandoli dagli Stati Uniti. In futuro uno dei prossimi obbiettivi sarà anche l'Italia, da sempre anello debole della Nato e paese doppiogiochista, dove quasi tutti i movimenti e partiti politici sono già stati comprati da Putin (5stelle, lista Tsipras, minoranza Pd, gran parte di Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia).