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lunedì 26 giugno 2017

Elezioni amministrative 2017, roccaforti simboliche e controtendenze

Le elezioni amministrative del giugno 2017 hanno determinato nei comuni con più di 15000 abitanti 67 vittorie del centrosinistra, 59 del centrodestra, 8 del Movimento di Casaleggio, due del centro, venti di liste civiche e due della sinistra radicale. Il dato sensibile è sicuramente quello di una certa vitalità dell'elettorato di centrodestra (con una netta controtendenza, come vedremo, in Veneto), tornato a mobilitarsi dopo anni, il dato più evidente è il tracollo dei grillini, mentre meno si è parlato di un certo astensionismo dell'elettorato di centrosinistra e dell'incapacità del Pd di attrarre voti fuori dal proprio perimetro in occasione dei ballottaggi, vero tallone d'achille del partito e che però sta portando anche a considerazioni fuorvianti tra i commentatori. E qui viene fuori la difficoltà di trasportare a livello nazionale un voto non solo locale, ma strutturato in maniera differente. A livello nazionale non c'è il ballottaggio e dunque se è vero che in caso di confronto Pd-cinque stelle l'elettorato di centrodestra tende ad andare in aiuto dei grillini in funzione anti-Pd come successo nel 2016 e precedentemente, mentre in caso di ballottaggio Pd-centrodestra i grillini tendono ad aiutare il centrodestra come successo quest'anno, con una legge nazionale proporzionale questo discorso tende a scemare, anche se rimane a indicare certi vasi comunicanti e dall'altra un certo isolamento del Pd, che ancora fatica a sviluppare il progetto renziano di uscita dal recinto. Questo ha ovviamente portato i fautori della rifondazione ulivista a spingere per una riedizione del centrosinistra allargato, magari a trazione sinistra-sinistra e arancione, ma laddove si è verificato, in un comune simbolico come Genova, si è andati incontro a una netta sconfitta, mentre a Padova e Lecce, il Pd alleato con pezzi di centrodestra vince (e qui si segnalano le incredibili parole del governatore Emiliano, che non ha mai sostenuto il candidato di Lecce e a vittoria avvenuta s'intesta la vittoria blaterando di centrosinistra unito). Ma anche qui intervengono fattori locali, la voglia di discontinuità amministrativa (ma non si sa se anche politica) dei genovesi, le divisioni locali del centrodestra a Lecce e Padova. Ma la cosa ancora più fuorviante è data dal fatto che il centrodestra unito tende a vincere localmente, ma a livello nazionale in realtà è tutt'altro che unito. D'altra parte sarebbe anche illusorio pensare che i grillini siano finiti, anche se in questi anni sono stati gonfiati dai sondaggi, dai media e dalle vittorie di Torino e Roma determinate da situazioni locali e particolari. Il vero dato interessante, completamente oscurato, è quello del Veneto: Mentre tutti si soffermano sul valore simbolico della caduta di alcune roccaforti storiche della sinistra come Genova, Sesto San Giovanni e Carrara, alimentando la psicoegemonìa rifondazionista dei valori del passato traditi, nessuno si accorge della netta avanzata del Pd in Veneto, Verona a parte, e del forte arrettramento del centrodestra in questa regione, frutto di situazioni locali o segnale che il progetto renziano di riportare la sinistra nei centri produttivi, abbandonando il mondo della cultura autoreferenziale e dell'arte uguale a sè stessa inizia a prendere piede?

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