Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
venerdì 2 settembre 2016
La biografia di Togliatti di Giorgio Bocca/ parte 1
La biografia di Togliatti scritta da Giorgio Bocca ha cambiato per sempre la storiografia del comunismo italiano. Per la prima volta emersero in piena luce i contrasti interni al partito comunista, che non apparve più come un monolite granitico e ieratico. Emerse tutta la debolezza del centralismo democratico, quell'idea di dare un'immagine del partito ultraunitaria all'esterno s'infrangeva con l'immagine contradditoria, problematica e amletica che Bocca dava del partito e sopratutto del suo leader, rendendolo in questo modo molto più umano e accattivante. Dirigenti comunisti come Pajetta non lo capirono e reagirono aspramente stizziti alla pubblicazione del libro, che pure avevano largamente contribuito a scrivere rilasciando ampie confidenze all'autore in fase di stesura, che poi liquidarono come pettegolezzi, delegittimando Bocca con la tipica campagna di diffamazione ad personam alla maniera sovietica, che la sinistra italiana ancora oggi non ha abbandonato. Ma la realtà è che Togliatti era cordialmente detestato dai dirigenti comunisti filosovietici, pur non avendo nessuno di loro il carisma e la preparazione per mettere in discussione il suo potere. Eppure da questa ricca biografia basata - come detto - tantissimo sulle testimonianze orali dei diretti protagonisti, scritta a 10 anni dalla morte del Migliore, Togliatti ne esce alla fine bene, senza eroismi, con tutte le sfumature e le doppiezze, che spesso però altro non erano che il riflesso della dialettica interna. "Uomo dei tempi lunghi", mai di rottura, seppe gettare i semi del pensiero nazionale e democratico, seppur alla maniera guardinga e egemone verso le altre culture, in un partito ancora inconsapevolmente bordighiano e massimalista, amante dei riti ortodossi e delle romanticherie rivoluzionarie, ma sotto sotto consapevole di aver bisogno di un leader realista e preparato, tacitamente revisionista, senza mai rinnegare. Accusato da destra di essere un finto democratico e un agente dell'Unione Sovietica, da sinistra di aver tradito la rivoluzione e di essere un riformista (social)democratico, da destra e da sinistra di essere un sicario di Stalin, Palmiro Togliatti - secondo Bocca - non era nessuno dei tre. Era la sua linea dalla svolta di Salerno in poi una astuzia tattica per far abbassare la guardia agli anticomunisti e nel frattempo occupare le casematte dello stato? Così sicuramente la intendevano i colonelli Secchia e Longo, sicuramente Togliatti sapeva che la vera lotta per il potere si faceva nei gangli dello Stato e non con le lotte sindacali, ma la sua intenzione di affrancarsi dall'Unione Sovietica e di non tornare indietro dalla linea nazional-democratica è netta, e quando scoppia la guerra fredda e ritorna la paranoia staliniana, rifiuta di farsi coinvolgere, si oppone alla ricostituzione della terza internazionale sotto forma di cominform negandosi a Stalin, che lo voleva a capo della nuova struttura internazionalista, trovandosi solo nel partito, che decisamente più staliniano di lui, cercò di liquidarlo rimandandolo all'Est e acconsentendo quasi in blocco alla richiesta di Stalin. La solitudine dei numero uno, fortunata opera dei nostri giorni, si potrebbe riportare alla vicenda di Togliatti, che fu costretto a tornare in Urss accompagnato dalla fedele Nilde Iotti, ma solo per dire no a Stalin, deciso a rimanere segretario del partito comunista italiano e sopratutto a tornare e rimanere in Italia, fedele alla via nazionale al socialismo, contro il suo stesso partito. L'amarezza fu tanta, così come le cattiverie di chi imputava alla compagna Nilde Iotti il suo rifiuto al piccolo padre georgiano, ma anche la sua deriva antirivoluzionaria.
Governo ladro
Posso definirmi un renziano? Più che un renziano sono un anti-antirenziano, non sopporto gli antirenziani. Non parlo ovviamente delle critiche circonstanziate e argomentate a Renzi, alle sue idee e al suo governo (ma ce ne sono in giro?), ma a quella lagna antigovernista che si alza nel paese. Sei una capra millenial ignorante e incompetente e pensi che nel 2016 ti basti una laurea o un diploma che ti hanno tirato dietro per avere un lavoro da manager con stipendio e benefit incorporati, ma ti ritrovi a fare un lavoro precario? Colpa del governo e di Renzi! Sei una cariatide sessantottina che scambia la democrazia liberale per fascismo, ma è pronta a innamorarsi di qualunque dittatore tropicale o mediorientale e non ti capaciti della bancarotta storica delle tue idee? Colpa del governo e di Renzi che ha tradito i veri valori della sinistra! Sei un troglodita grillino che passa il tempo a smascherare complotti farmaceutici e delle multinazionali da dietro una tastiera? Colpa di Renzi e del suo governo servo delle lobby ebraiche! Sei un fiero fascista che vuole risollevare la patria vendendola a un colonnello del Kgb? Colpa di Renzi e delle sue sanzioni alla Russia! Ecco, finchè l'alternativa a Renzi è questa, mi tengo stretto Renzi.
domenica 17 luglio 2016
Il male esiste
In una società dove tutto è relativo risulta non solo impossibile, ma persino sconveniente pensare che esista il Male e ancor di più guardare il Male negli occhi. Succede che i social networks e i media in generale censurino le immagini e i video della strage di Nizza, mentre le autorità arrivano a voler imporre il rogo di tutti i filmati della strage. Dietro il perbenismo di non voler urtare la sensibilità dei parenti o l'ipocrisia di qualche strana strategìa del silenzio, c'è la ferrea volontà di non voler guardare in faccia la realtà, mentre si lasciano liberi i siti dell'Isis e del terrorismo palestinese di proliferare in rete. Immaginate se gli alleati e i sovietici dopo aver liberato i campi di sterminio, avessero censurato le immagini dei corpi scheletrici, delle fosse comuni, dei bambini morti, dei forni crematori, per non urtare la nostra sensibilità piccolo-borghese. Cosa penseremmo di loro? E che percezione avremmo del nazismo se non avessimo mai visto quelle immagini? Anche allora c'erano gli ipocriti e in Germania quelle immagini il pubblico le potè vedere solo negli anni '60. Forse tra 20 anni ci faranno vedere le immagini dell'11 settembre e di Nizza, ma potrebbe essere troppo tardi. Ma la strategìa degli occhi chiusi e degli struzzi va anche sul patetico quando i media diffondono l'idea del pazzo, depresso e isolato, lasciato dalla moglie, di quattro drogati sbandati, lo pseudosociologismo vagomarxista dell'emarginato, del povero o la retorica buonista del discriminato, ma l'unica follìa è non vedere l'esistenza di una lucida e razionale stategìa di morte alle spalle della quale c'è un'ideologia religiosa e politica, una vasta rete organizzativa e di complicità e un intero stato che si chiama Stato Islamico. Ma la sindrome di Stoccolma dell'Europa e dei suoi giornalisti sconfina nella stupidità quando si arriva a sbandierare il dato che il 10% dei jihadisti avrebbe problemi psichici, come dire che il 90% è perfettamente sano. Anche nel caso dell'eccidìo di Monaco di Baviera le dichiarazioni della polizia vanno prese con le pinze. E' la stessa polizia tedesca che ha occultato per giorni gli stupri e le violenze di capodanno contro le donne tedesche da parte di profughi e immigrati. Altro che Breivik e bullismo.
Le nostre società occidentali si basano sulla libertà, che è libertà di critica, siamo liberi di criticare il governo, lo stato, la polizia, la chiesa, siamo liberi di criticare Dio, come noi stessi, la nostra storia e la nostra identità e questo modo di vivere per i fondamentalisti islamici è inaccettabile, per questo ci odiano e ci vogliono sterminare e noi questo nostro modo di vivere dobbiamo assolutamente difendere. Ma questa nostra capacità non va confusa con un'autocritica che è odio di sè, masochismo, che porta a colpevolizzare noi stessi per ogni male del mondo e ancor di più per ogni atto di terrorismo. E in questo confine tra critica e masochismo che l'Islam ci invade. Eppure quando si tratta di criticare l'Islam o analizzare il male dall'altra parte il nostro cervello si spegne, diventiamo acritici. Un doppio meccanismo da una parte e dall'altra, un cortocircuito che l'Islam strumentalizza a suo vantaggio. Allora quando dopo la strage di Nizza sentiamo figure di cretini autorevoli come Gino Strada e sua figlia - strani figuri di "pacifisti" con la bava alla bocca e tracimanti odio per tutto ciò che è occidentale e al contrario caritatevolezza e comprensione per tutto ciò che è terrorismo e razzismo antioccidentale - affermare sui social network che decine di persone sono state maciullate, ma la colpa in realtà è nostra perchè abbiamo fatto la guerra, con una volgare e banale inversione dei processi di causa ed effetto, senza dire una parola sull'Islam, possiamo in nome della libertà considerare ciò un normale esercizio di libera critica o dobbiamo considerarlo uno strumento del terrore e del Male e fare in modo, per difendere la nostra libertà più ampia, che non gli sia permesso di diffondere il loro messaggio sui social e in rete, anzichè censurare la realtà? Cominciamo anche da questo.
Le nostre società occidentali si basano sulla libertà, che è libertà di critica, siamo liberi di criticare il governo, lo stato, la polizia, la chiesa, siamo liberi di criticare Dio, come noi stessi, la nostra storia e la nostra identità e questo modo di vivere per i fondamentalisti islamici è inaccettabile, per questo ci odiano e ci vogliono sterminare e noi questo nostro modo di vivere dobbiamo assolutamente difendere. Ma questa nostra capacità non va confusa con un'autocritica che è odio di sè, masochismo, che porta a colpevolizzare noi stessi per ogni male del mondo e ancor di più per ogni atto di terrorismo. E in questo confine tra critica e masochismo che l'Islam ci invade. Eppure quando si tratta di criticare l'Islam o analizzare il male dall'altra parte il nostro cervello si spegne, diventiamo acritici. Un doppio meccanismo da una parte e dall'altra, un cortocircuito che l'Islam strumentalizza a suo vantaggio. Allora quando dopo la strage di Nizza sentiamo figure di cretini autorevoli come Gino Strada e sua figlia - strani figuri di "pacifisti" con la bava alla bocca e tracimanti odio per tutto ciò che è occidentale e al contrario caritatevolezza e comprensione per tutto ciò che è terrorismo e razzismo antioccidentale - affermare sui social network che decine di persone sono state maciullate, ma la colpa in realtà è nostra perchè abbiamo fatto la guerra, con una volgare e banale inversione dei processi di causa ed effetto, senza dire una parola sull'Islam, possiamo in nome della libertà considerare ciò un normale esercizio di libera critica o dobbiamo considerarlo uno strumento del terrore e del Male e fare in modo, per difendere la nostra libertà più ampia, che non gli sia permesso di diffondere il loro messaggio sui social e in rete, anzichè censurare la realtà? Cominciamo anche da questo.
mercoledì 6 luglio 2016
Uccideteci
Una serie di autorevoli commissioni d'inchiesta e di pensosi pensatori ha trovato il peccato originale, la causa delle nostre disgrazie. L'Occidente si sente in colpa e ha bisogno del suo peccato originale e i dotti lo hanno trovato. La guerra in Iraq, e poco importa se Saddam ospitava sul suo territorio membri di Al Qaeda, minacciava atomicamente Israele (ma questo per molti europei è un merito), ora possiamo farci ammazzare, torturare, decapitare e morire felici.
lunedì 27 giugno 2016
Appunti di storia di un nazionalismo di sinistra/ parte 3
...In conclusione l'idea che le nazioni abbiano generato solo fascismo e guerre è un'idea storicamente falsa, le nazioni per milioni di persone hanno significato libertà e affrancamento dalle chiese e dagli imperi, democrazia e libertà, che solo nell'involucro degli stati nazionali hanno potuto affermarsi. L'Europa ha un senso se non pretende di imporsi sulle volontà popolari, se non diventa un organismo totalitario dove forze politiche e culturali minoritarie e respinte alle porte dei parlamenti dall'elettorato, trovano il modo di rientrare dalle finestre delle stanze della burocrazia imponendo i propri schemi, i propri linguaggi e le proprie decisioni sulla pelle dei popoli. Un'Europa che si priva degli stati nazionali è un'Europa che s'indebolisce da sola, l'Europa ha senso come unione delle forze nazionali e non come forza disgregante a tutto vantaggio delle chiese e dei nuovi imperi orientali. L'Europa deve guardarsi dai falsi amici, che la vorrebbero senza confini, quindi debole e sottomessa, e priva di autonomìe, mentre deve trarre una lezione dal messaggio della Brexit per cambiare. Un'Europa non-nazione, ma come melassa multiculturale, porta dritto al totalitarismo e alla tirannìa.
sabato 25 giugno 2016
Appunti di storia di un nazionalismo di sinistra/ parte 2
...Anche nel partito democratico di Renzi si riflette una doppia identità, da una parte l'aspirazione europeista, la determinazione di portare alle estreme conseguenze l'integrazione, dall'altra l'aderenza con l'interesse nazionale, che si rintraccia nel rifiuto di sottostare alle derive ambientaliste difendendo le industrie strategiche e rigettando referendum antinazionali come quello sulle trivelle, ma non solo, si rintraccia anche nel rifiuto della logica da guerra civile a bassa intensità, cara alla fazione antiberlusconista, e nel tema caro a Renzi della costruzione contro il "disfattismo". Il nazionalismo di sinistra di Renzi però non ha il coraggio di dire cose scomode sull'immigrazione, perchè rientra in gioco un altro elemento del renzismo, l'universalismo e il solidarismo cattolico. Anche un ispiratore del renzismo come Napolitano ha spesso parlato di patriottismo in termini positivi, contrapponendolo, non senza un certo schematismo, al nazionalismo di destra. Un atteggiamento però che non gli ha impedito di liquidare neoilluministicamente come tribalismi le identità nazionali dure a morire ed euroscettiche, e in generale anche per la sinistra renziana vale la sottovalutazione delle problematiche legate all'immigrazione. Un modo di porsi che ricorda la superficialità e la presunzione con cui il partito socialista rifiutò le ragioni del reducismo dopo la prima guerra mondiale, gettandolo nelle braccia del fascismo, o come la sinistra berlinguerian-pasoliniana non capì la nuova modernità e le nuove identità popolari, gettandole nelle braccia del berlusconismo. Ma le identità nazionali sono tutt'altro che morte, come il referendum della Brexit ha scoperchiato, e la sinistra, se non vorrà essere travolta, dovrà tornare a coniugare in senso moderno "internazionalismo" con il "nazionalismo".
giovedì 16 giugno 2016
Due nuovi opposti estremismi
Con una crisi economica di cui non si vede l'uscita dal tunnel, lo scenario sociale vede il (ri)emergere di schemi che sembravano ormai passati. Da una parte preme una sinistra che ha abbandonato gli aspetti più europei, occidentali e realisti del marxismo ed è ritornata ad una dimensione di utopismo totalizzante, malata di antiamericanismo e iniettata di imponenti dosi di qualunquismo, falsa indignazione e demagogia, fanatizzata da una classe di intellettuali borghesi rancorosi e invaghita dell'islamismo. Dall'altra riemerge una destra che fatica ad abbandonare il suo passato neofascista, legata ancora ad un'idea di Stato dirigista e innamorata degli autocrati. Due nuovi opposti estremismi che si alimentano tra loro in una serie di reazioni e controreazioni, ma uniti dall'odio per le istituzioni democratiche, per il riformismo, per l'America, il pensiero occidentale, il libero mercato e commercio, gli ebrei. Un terreno comune sul quale cresce il grillismo, vero e proprio trait d'union dei due estremismi. Il grillismo, infatti, mettendo sotto il tappeto l'unico vero punto di discordia delle due parti - l'immigrazione - riesce a fare il pieno da tutte e due, gonfiando a dismisura i consensi, almeno laddove non c'è una proposta riformista credibile. Ma quando c'è - come a Milano - il grillismo si sgonfia, ma la situazione non è meno problematica, perchè i due estremismi allora vanno a condizionare direttamente i due poli moderati, cercando di ingabbiarli. Così per vincere Sala ha bisogno del voto filoislamico e alternativista, mentre Parisi deve prendere i voti da un leghismo al cui interno si muovono culture complottiste ed esponenti neofascisti (anche se sarebbe sciocco ridurre il movimento padano e quello che rappresenta solo ad un partito di estrema destra) e dai postfascisti di Fratelli d'Italia. Sala, di fatto, è già incastrato, per la narrazione dominante se vince al ballottaggio sarà merito della generosa mobilitazione della sinistra antirenziana in suo soccorso, se perde sarà colpa della sua eccessiva vicinanza a Renzi. Difficile dire il potere di condizionamento della destra autarchica nei confronti del socialista riformista Parisi.
mercoledì 15 giugno 2016
Ne' marxisti ne' liberali
Hanno abbandonato il comunismo, ma rifiutano di diventare socialdemocratici, riformisti o liberali, preferendo galleggiare in una melassa catto-ambiental-terzomondista. Hanno sostituito la classe operaia e il popolo con uno schizofrenico mosaico senza capo ne' coda di "gay", "donne", "migranti", "mussulmani", tutti incanalati in una nuova stagione dei "diritti civili", che appare invece sempre più non come una estensione di diritti individuali, ma come una nascente dittatura neoclassista dei bisogni. Un nuovo totalitarismo fatto non più di categorie sociali, ma di genere, razziali e religiose. La loro trincea è una strenua difesa dello status quo, la costituzione non si tocca, il mercato del lavoro non si tocca, il sistema previdenziale non si tocca, la Giustizia non si tocca, le grandi opere non si fanno e le industrie strategiche vanno smantellate e così via, tutto deve rimanere così com'è. Questo è quanto si raccoglie poi sul piano politico nella autoproclamata Sinistra Italiana, formazione che unisce i fuoriusciti da Rifondazione comunista con i fuoriusciti dal Pd, che alle ultime amministrative ha toccato vette come il 4% a Roma e il 3% a Milano e Torino. Ma nonostante tutto non vanno sottovalutati perchè godono di un'esposizione mediatica potentissima e riescono a mantenere il controllo di ampi pezzi del mondo della cultura, della scuola e delle università, dell'informazione, dello spettacolo, delle arti e della satira, oltrechè del Pd, che Renzi non controlla. Il loro obbiettivo politico è appunto quello di bloccare ogni tentativo di riforma del Paese, ma senza avere nessun progetto alternativo di società o proposta concreta differente che non sia un programma economico fatto di tasse, spesa e Stato. Sono portatori di un'idea manichea di destra e sinistra, per loro la destra è ancora il male assoluto, ma la loro battaglia è in realtà sempre contro il Pd renziano, cosa comunque che non gli impedisce di cercare accordicchi con esso in vista di elezioni, per ottenere posticini in parlamento, consigli comunali e prebende. Allo stesso tempo anche il Pd per loro è destra, secondo uno schema già visto: rieccheggia la teoria della socialdemocrazia come socialfascismo di Bordiga, ripresa poi da Stalin, ma anche le tesi moralistiche dell'ultimo Berlinguer sul Psi di destra o la tesi delle due destre di Bertinotti su Ulivo e Centrodestra. Situazioni storiche che nella maggior parte dei casi si risolsero in un ritorno sui propri passi in un modo o nell'altro. I comunisti negli anni '30 cercarono l'unità antifascista, il Pds negli anni '90 fece proprie le tesi economiche e politiche del Psi, Bertinotti si rialleò con l'Ulivo nel 2006. Vicende storiche molto diverse tra loro e con vari aspetti, protagonisti e ideologie molto diverse, vicende tragiche negli anni '20-30, più farsesche negli anni seguenti, quando il nemico non era certo più il feroce nazifascismo. Nonostante ciò è facile prevedere cosa succederà in vista delle elezioni del 2018. Se il centrodestra si riunirà, "Sinistra Italiana" dirà ai propri elettori e militanti che bisogna allearsi con Renzi per sconfiggere l'uomo nero Salvini, tutto ciò dopo anni di insulti, scomuniche e fatwe contro l'attuale presidente del consiglio. Cosa farà il Pd? Tirerà l'ennesima scialuppa di salvataggio tradendo la propria vocazione maggioritaria? Se Renzi sarà ancora segretario e quindi avrà superato indenne lo scoglio del referendum costituzionale, la cosa è molto difficile, vorrebbe dire negare la propria identità, ridurre ad una barzelletta gli ultimi cinque anni. Renzi ha fatto una legge elettorale pensata proprio per evitare il veto dei piccoli partiti: premio di maggioranza alla lista e ballottaggio in caso nessuna lista raggiunga il 40%. E' chiaro che in caso di ballottaggio il premier dovrà chiedere il voto anche di "Sinistra italiana", ma potrà farlo rivolgendosi direttamente agli elettori bypassando la burocrazia del partitino.
martedì 7 giugno 2016
Ora Sala dev'essere se stesso
La vittoria di Sala al primo turno non era affatto una cosa scontata e a differenza di quanto credeva Renzi non era come tirare un rigore. Ci sono almeno due elementi che la rendevano impossibile. Il primo è che l'onda arancione di Pisapia a Milano si è esaurita da tempo, sopratutto nei quartieri popolari che il sindaco uscente in questi cinque anni ha completamente abbandonato a se stessi. E infatti Parisi ha vinto in diversi di questi compresa la rossa zona 9. E' stato quindi un grave errore da parte di Sala (malconsigliato) quello di presentarsi come il continuatore dell'opera di Pisapia, senza nessun elemento di discontinuità, anche perchè dall'altra parte gli ultrà radical-chic di Pisapia non lo hanno votato lo stesso rovesciandogli addosso la solita campagna staliniana ad personam, bollandolo come ciellino, dedestra, amico della Moratti e altre fatwa tribali simili. La solita sinistra schizofrenica che si esalta per la rinascita di Milano e sputa su quelli che l'hanno resa possibile (Expo, Sala, Moratti). Il secondo elemento che non rendeva affatto scontata la vittoria al primo turno è che l'elettorato di centrodestra a Milano non è mica scomparso, si era astenuto in massa nel 2011 con grande fortuna di Pisapia (che in realtà aveva preso gli stessi voti del precedente candidato di centrosinistra), ma ovviamente dandogli un candidato credibile come Parisi è stato rimotivato a tornare alle urne. Milano comunque risulta un laboratorio molto interessante, che dice che se Il Pd e Forza Italia presentano candidati credibili come Sala e Parisi i grillini possono tornare a occuparsi di scie chimiche e microchip sottocutanei, Salvini viene ridimensionato e la sinistra antirenziana non esiste nella realtà, ma solo nei talk-show e nei salotti (ma quest'ultimo dato vale per tutta l'Italia). Sala per vincere al ballottaggio deve quindi provare ad essere più se stesso, fare ovviamente l'opposto di quello che in queste ore gli dice Gad Lerner, uno che non ne ha mai azzeccata una nella vita, non parlare ai gruppetti, ma ai cittadini e poi dovrebbe dire qualcosa di meno ambiguo e superficiale su sicurezza e Islam, ma abbiamo visto come la candidatura dell'esponente dei fratelli mussulmani (che con la sinistra non c'entrano nulla) è qualcosa di molto potente anche a livello internazionale e le voci critiche e documentate all'interno del Pd sono state marginalizzate e isolate. Gli errori di comunicazione di Sala sono stati quindi due: Presentarsi come un Pisapia 2 e cercare di mettere in difficoltà Parisi sollevando i casi dei suoi candidati estremisti e antisemiti, quando è evidente a tutti che anche dalla parte di Sala non mancano candidati estremi e l'antisemitismo è oggi molto più presente a sinistra che a destra, come Parisi gli ha rimpallato con grande facilità.
giovedì 19 maggio 2016
Se ne va Marco Pannella
Se ne va Marco Pannella, sempre contro il potere, ma mai giustizialista. Sempre controcorrente, ma mai banalmente ribellista. Anticlericale quando non andava di moda esserlo, ha smesso di esserlo quando è diventata una moda. Tante le intuizioni geniali, sempre nel segno dell'anticonformismo, l'ultima - fantastica - la riabilitazione di Craxi. Non ha mai voluto raccogliere i frutti elettorali delle sue battaglie culturali, altri, più mediocri, lo hanno fatto.
venerdì 1 aprile 2016
Conflitto di civiltà, servono nuove strategie
Il conflitto tra occidente e Islam radicale che stiamo vivendo è molto diverso dal conflitto della guerra fredda. In quest'ultima si confrontavano due mondi che avevano molti punti di contatto, persino valori in comune e avevano combattuto una guerra insieme contro il nazismo. Il conflitto attuale è invece un conflitto di civiltà e sotto attacco sono le basi stesse della civiltà occidentale. Tra occidente e Urss invece vi era una competizione più che un conflitto, ambedue affermavano di essere modelli di democrazia e libertà. L'occidente vinse perchè nel proprio campo permise anche ai più strenui critici del proprio modello economico-sociale di esprimersi liberamente, mentre l'Urss al contrario perseguitava i dissidenti. Quando il bubbone dei dissidenti esplose, l'Urss perse la solidarietà internazionale e il prestigio che godeva anche in occidente, mentre il modello di libertà occidentale diventava sempre più attraente per i cittadini sovietici. Questo schema però non è ripetibile nell'attuale conflitto. L'Islam radicale disprezza la libertà, la democrazia, li considera disvalori, dei segni di debolezza dell'occidente, e se ne usa per ritorcerli contro la democrazia. Che fare dunque? Limitarsi a perseguire l'azione terroristica o perseguire anche la pre-dicazione fondamentalista, togliendo un pezzo di libertà per salvare l'intera libertà? La prima soluzione rischia di essere miope, perchè è nell'indottrinamento che si creano le basi del terrorismo.
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