Silvio Berlusconi passerà alla storia come uno che aveva avuto una visione più ampia e lunga del resto del mondo imprenditoriale italiano. Quando il mondo delle imprese esultava per non dover pagare più le tangenti al Psi e alla Dc, tifando per il pool di mani Pulite, il magnate milanese li metteva in guardia che questo comportava mettere il paese in mano ai comunisti, allorquando i comunisti all'inizio degli anni '90 si presentavano come i nuovi socialdemocratici e liberali di fronte all'establishment, invece aveva ragione Berlusconi, deriso e ridicolizzato come neomaccartista per questo, quando diceva che sempre comunisti erano, ma poi la storia degli ultimi anni gli ha dato ragione. Oggi quel partito postcomunista, purgati i Renzi e i Calenda, è schiacciato sulle posizioni dei neomassimalisti Fratoianni, dei qualunquisti grillini, dell'odio verso l'iniziativa privata, di un antiamericanismo di ritorno. Silvio Berlusconi si è visto che aveva ragione anche quando segnalò che il nemico principale dell'occidente non è la Russia, seppur pericolosa, ma la Cina e i suoi alleati islamici, ma Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando capì che l'Italia aveva bisogno di profonde riforme istituzionali e costituzionali, quando spiegò che il vero potere immobilizzante in Italia è nella legge elettorale, nel presidente della repubblica, nella corte costituzionale, nel Consiglio superiore della magistratura dominato dalle correnti politicizzate. Silvio Berlusconi aveva ragione anche quando diceva che la sinistra puntava sull'immigrazione islamica per ribaltare gli equilibri elettorali, in sinergia con una imprenditoria miope che voleva solo salariati a basso costo e ancora oggi in quelle imprese in connubio con lo stato che si vendono all'Iran e al Qatar, prima ancora alla Libia di Gheddafi.
Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
venerdì 27 febbraio 2026
sabato 21 febbraio 2026
La peggiore sinistra della storia d'Italia
La sinistra in Italia diventa patriota solo quando c'è da attaccare l'America o ancora di più in generale i paesi anglosassoni, che Togliatti e Stalin chiamavano in maniera dispregiativa plutocrazie, in sinergia con Hitler e Mussolini. La sinistra rappresentata da Schlein e Fratoianni mette insieme l'antimperialismo strumentale e da guerra fredda dei comunisti degli anni '50, con il freakettonismo schematico, superficiale e sloganistico da anni '70, unito al fondamentalismo ecologista antiindustriale e antioperaio degli anni 80', infine con il pacifismo ipocrita, finto e unilaterale degli anni 90'-00. Non c'è traccia invece delle coraggiose scelte atlantiste della sinistra dei Saragat del dopoguerra contro le dittature, nemmeno della serietà, della fermezza e la responsabilità nella condanna del terrorismo e dell'estremismo da parte del partito comunista degli anni'70, tantomeno delle aperture verso la cultura liberale e i suoi valori che la sinistra di fine secolo scorso fece, che però abbiamo poi scoperto essere state da parte dei postcomunisti una operazione di trasformismo opportunista per nulla sincero, in una ottica di ritirata strategica per poi tornare con la crisi economica del 2008 e l'emergere come potenza della Cina comunista su posizioni antiliberali in tutti i sensi, dal piano economico, a quello politico e culturale.
Ovviamente quando esponenti di primo piano del governo Putin hanno insultato il governo Meloni democraticamente eletto dagli italiani, da questa sinistra non è arrivata nemmeno una parola di solidarietà patriottica. Siamo quindi tornati ai toni da yankee go home, dopo il fugace riposizionamento del periodo obamiano, di certo però non dovuto ad una strutturale predisposizione all'alleanza con quello che è il nostro principale partner strategico, commerciale, storico-culturale, tutto al contrario della Meloni la quale aveva invece e altresì instaurato buoni rapporti anche con Biden, in virtù di una amicizia verso gli Usa non legata a spirito di fazione, ma ad una precisa scelta di campo. La retorica invece di questa sinistra attuale è infarcita di slogan da corteo studentesco, intrisa di manicheismi e radicalismi che prestano il fianco al rinascente terrorismo ed estremismo, non scevro anche di un antisemitismo che anzi assume un aspetto centrale in questa strategia folle. Il fastidio verso tutto ciò che è rimandante al liberalismo intanto emerge anche dalle invettive verso i principi economici del pensiero liberale, dipinti in maniera caricaturale e demoniaca, contro i quali riemerge l'anticapitalismo sottoforma di antiliberismo, ma nemmeno troppo sottotraccia emerge pure un fastidio crescente verso il suffragio universale, le sovranità nazionali, involucri cardine dell'ordinamento liberaldemocratico, infine anche la libertà di parola e di espressione è sotto attacco della dittatura politically correct neocomunista e terzomondista, in nome di una lotta alle discriminazioni e al razzismo che assume sempre più i contorni di una guerra al buon senso, i contenuti di un razzismo alla rovescia e selettivo e sullo sfondo non da ultimo di un processo sommario e in toto alla storia occidentale e a tutto ciò che l'occidente ha prodotto negli ultimi secoli.
Siamo quindi di fronte alla peggiore sinistra della storia d'Italia, ben raffigurata dai giovani del PD il cui spessore culturale e livello di analisi è quello di fare volantini intitolati "maiali sionisti", che hanno studiato storia ad uno spettacolino livoroso di Crozza, d'altra parte la stessa classe dirigente di quel partito non è nemmeno capace di fare il centro della loro improvvisata coalizione, avendo purgato i riformisti ed essendo schiacciata sulle posizioni dei massimalisti se non quando degli oltranzisti e dei neoterroristi. Se tutto questo fosse un circo che fa male solo a loro, sarebbe anche comico, ma la tragedia che una sinistra così fa male all'Italia, non saranno mai maggioranza nel paese reale, ma hanno ormai preso possesso della scuola, della magistratura, di larga parte dei media, del mondo delle arti, delle professioni e della comunicazione, del giornalismo, dell'editoria, della corte costituzionale, creando così un clima asfittico e cristallizzato da guerra santa civile permanente, solo per il loro potere di cricca.
Un vero cambiamento e una uscita da questo eterno novecento italiano si potrà avere solo con la elezione del prossimo presidente della Repubblica, il governo può fare poco di fronte al potere di niet del presidente e della corte costituzionale, per due terzi espressione dello stesso presidente e della magistratura, se invece finalmente il prossimo presidente non arriverà dall'area cattocomunista-togliattiana, forse questo paese potrà intraprendere una strada riformista e pienamente occidentale, a patto che gli elettori di centrodestra non siano così stupidi e masochisti da astenersi o peggio andare dietro a macchiette come Vannacci.
mercoledì 11 febbraio 2026
Populismo ed elitarismo, due facce della stessa medaglia
Gli intellettuali di sinistra nella storia sono sempre partiti dall' idea umanitaria di divulgare il proprio verbo e le proprie visioni al popolo, i loro movimenti nascono da una idea populista rivolta però ad un popolo immaginario. Ogni qual volta però nella storia il popolo respinge le loro tesi dopo essere entrati in contatto con esse, magari dopo un primo innamoramento seguito da repulsa, allora prima gli intellettuali ideologizzati si rifugiano in una idea mondiale del popolo, bypassando le nazioni e i loro popoli, poi non trovando riscontro nemmeno in questa trasposizione ideale, approdano in un elitarismo spinto e sprezzante, che considera solo una minoranza illuminata degna di guidare le sorti del mondo e portarlo alla salvezza da una umanità corrotta e terrena.
Fascismo, stalinismo e nazismo furono invece tre idee distinte di socialismo al contrario volgarizzato, ma con un comun denominatore, partendo dalle idee socialiste, scesero a differenza dei suddetti sopra a patti e compromesso con i convincimenti dei propri popoli nazionali, quindi al loro attaccamento alla famiglia, alla religione e alla patria, quei tre elementi che gli intellettuali progressisti considerano il peggio reazionario e l'ostacolo principale alla socializzazione del tutto e di ogni cosa, mentre questi tre movimenti riuscirono a mischiarli con le loro idee socialiste amalgamandoli tra le loro fila.
Sia però il populismo che l'elitarismo socialista hanno in comune l'odio verso l'individuo non socializzato, il privato, la conservazione, l'umanità imperfetta, le comunità locali, hanno invece in comune l'amore per la dittatura e l'odio verso la democrazia. Inoltre odiano il presente e il passato prossimo, ma amano un passato remoto edulcorato e vagheggiano un futuro rivoluzionario.
mercoledì 4 febbraio 2026
Opposti estremismi che si saldano
Non ci facciamo mancare nulla, non bastava una opposizione estremista che da sinistra strepita contro un immaginario fascismo, mentre fornisce copertura politica, notarile e tribunalizia ai violenti che sfasciano le stazioni e picchiano i poliziotti, loro sì casomai i veri fascisti o comunque squadristi, rivoluzionari ma col deretano parato, ora abbiamo anche l'opposizione che da destra accusa il governo di essere troppo moderato, troppo filo-ucraino, troppo filo-israeliano, trovando sponda in quei altri di là, che poi infatti in politica estera la pensano uguale. Qualcuno non a caso diceva che la geopolitica è l'elemento fondante di un movimento e partito politico, quello che gli dà l'identità principale. Ecco allora la congiuntura saldante, poi all'opera si mettono i professionisti della politica, del palazzo, per fare il lavoro istituzionale, ma speriamo che veramente sia un fuoco di paglia, perchè questa povera Italia ha bisogno di una continuità di governo, che pensi ai reali problemi degli italiani, la sicurezza, l'inflazione, una salda collocazione geopolitica che rispecchi gli interessi nazionali e non gli avventurismi dei Savonarola e dei gioppini di turno. Povera Italia, che non torni a finire in mano agli agitatori del malcontento, ai rivoluzionari nostalgici del novecento, per poi finire guarda caso nell'ennesimo governo tecnico. Non abbiamo bisogno di flotille alla deriva, di caricature di colonelli macchiette, ma di una salda mano che ci faccia correre come un treno.