Gli estremisti, lo sappiamo, esistono sia a destra che a sinistra, ma con una differenza che è emersa negli ultimi 30 anni, dopo la fine del partito comunista italiano: la sinistra non ha più saputo arginare, tenere a bada, conglobare e confluire i propri estremisti, mentre la destra e i suoi leaders degli ultimi 30 anni lo hanno saputo fare con la propria parte.
La caduta dell'Unione Sovietica e la trasformazione trasformistica dei partiti comunisti nel mondo occidentale, sezioni prima manifeste e poi cammuffate dell'internazionale comunista, poi dopo la caduta del gigante dai piedi di argilla partiti pseudo riformisti, hanno sancito paradossalmente la fine degli ultimi residui del patto di Yalta, che aveva diviso il mondo in sfere d'influenza comportando un atteggiamento prudente della sinistra anticapitalista e antiliberale in occidente, ma da questo momento è esplosa una sinistra neomassimalista, non accompagnata da una vera sinistra riformista ne' da un partito comunista non avventuriero. La sinistra che si diceva riformista è al contrario sempre apparsa succube dei nuovi estremisti, mentre in realtà è sempre rimasta più o meno consapevolmente leninista o massimalista, ma senza più i limiti del patto di Yalta e di un partito comunista non avventuriero.
Parlavamo di leaders, questi del centrodestra, da Berlusconi a Fini, da Bossi alla Meloni, con qualche ambiguità forse in più Salvini, hanno sempre saputo mettere il cappello alla violenza, quella ideologica e organizzativa prima di tutto, perchè poi quella fisica è facile condannarla a posteriori. Dall'altra parte abbiamo avuto invece un D'Alema che andava a braccetto già 20 anni fa con i leaders di Hezbollah, un Veltroni e tutti gli altri che parlavano di una uscita radicale a sinistra dalla crisi sovietica, non è un caso che oggi abbiamo una Schlein completamente in balìa dei filo-terroristi e dei grillini, senza nemmeno aver studiato alla scuola del partito, ma solo all'autogestione del liceo.
Quella che doveva essere quindi la fine del comunismo e il trionfo del mondo liberale ha invece comportato una rottura di argini in occidente dell'antiliberalismo, un accumulo di forze nella Cina comunista, una ribalta della sinistra terzomondista alleata con l'Islam aggressivo e con una parte del cristianesimo, il quale si era convinto che una volta caduto il sovietismo il nemico principale da abbattere diventava l'occidente laico e liberaldemocratico, poi la crisi del 2008 ha fatto da propulsore economico a tutto questo.
In tutto questo ingarbuglio possiamo dire che però dopo 30 anni i nodi stanno venendo al pettine, la sinistra contemporanea potrà sempre meno nascondersi dietro le sue ipocrisie e i suoi infingimenti, perchè l'estremismo sta esplodendo, la destra deve continuare su un piano di sano conservatorismo democratico in un contesto liberale, non cadendo nelle provocazioni e continuando a tenere a bada i serpeggiamenti al suo interno.
Possiamo dire che le elezioni ancora oggi si vincono al centro, ma la base elettorale di centro non ha una struttura partitico-organizzativa, forse per la natura antiburocratica del mondo liberale, forse per i limiti dei suoi leaders. Per questo la sinistra anticentrista vuole togliere sempre più sovranità al potere politico democratico-nazionale e darlo a poteri sovranazionali, alla magistratura, ai nuovi poteri mediatici.
Ad Maiora