Il socialismo contemporaneo nella pratica si concretizza ancora una volta in un capitalismo di stato (capitalisti coi soldi pubblici e comunisti coi soldi degli altri, cioè come sempre secondo il motto ciò che è mio è mio e ciò che tuo è mio), in soldoni rubare i soldi ai ceti medi per creare ricchezza per le elites da una parte e per creare clientelismi elettorali nei ceti popolari dall'altra parte. Tutto ciò nelle varie articolazioni si delinea in varie componenti, a cominciare dal colpire il risparmio delle famiglie e degli italiani, attraverso una patrimoniale indiretta che va a colpire i guadagni finanziari della ricchezza privata, ma non solo, poi nell'inglobare in un nuovo progetto corporativo le piccole e medie imprese, dopo averle considerate inutili e ormai finite per anni di fronte alla globalizzazione, se non che queste in questi anni hanno mostrato una resilienza inaspettata di fronte alla globalizzazione in chiave cinese. Allora in maniera trasformistica si è cambiato modulazione e si porta altresì sempre avanti una politica filocinese in chiave antioccidentale, ma ora cercando di incorporare le piccole e medie imprese, ma anche nel caso specifico italiano invogliando una politica antieuropea ma senza esternarla, pensando che francesi e tedeschi non se ne accorgono, al contempo si attraggono i nuovi schiavi salariati dall'Africa in nome del buonismo e dell'accoglienza facendogli credere che qui troveranno l'eldorado, indorandogli la pillola con politiche filoislamiche e antisemite, poi si porta avanti una campagna di propaganda ecologista ammantando i propri interessi di parte come sostenibilità, inclusività, lisciando il pelo alle emergenti e seppur legittime sensibilità ambientali e sessuali, ma strumentalizzandole, infine si neutralizza il liberalismo dipingendo le proprie politiche neocollettivistiche e totalitarie sotto forma improbabile di diritti civili che si realizzano però attraverso la censura inquisitoria, un nuovo conformismo e il nuovo perbenismo politically correct. Ad maiora.
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