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giovedì 22 marzo 2018

Zuckerberg, l'utile idiota dei russi

Zuckerberg non è il grande fratello, ma l'espressione massima dell'ingenuità di un libertario ebreo americano, che voleva connettere le persone e il mondo e si è fatto strumento delle strategìe mediatiche degli stati autoritari, in primis la Russia.

Quello a cui abbiamo assistito in questi anni non ha precedenti nella storia. Uno stato straniero ha potuto entrare nelle case di milioni di cittadini occidentali, manipolandoli e usando la totale libertà di espressione che vige su internet per destabilizzare gli stati democratici. Usare le libertà occidentali, usare i valori occidentali per distruggere l'occidente. Questa è la leva, la massima che ha spinto la condotta dei cosidetti troll di Putin.

Non si tratta di fare del complottismo, cosa in cui invece sono maestri Putin e i suoi fan, ma forse è vero che chi accusa gli altri di complotto lo fa perchè è il primo a complottare. Ma il fatto è che sicuramente la Russia ha fatto leva sull'insoddisfazione, sul malcontento, ovviamente già esistente nei nostri paesi, in particolare dalla crisi economica del 2008, ma sempre di fatto si è trattata di una colonizzazione culturale senza precedenti nella storia.

Gente che si definisce nazionalista, patriota, sovranista, che dice che i loro avversari politici "andrebbero processati per tradimento della patria", sono in realtà stati in questi anni burattini di uno Stato straniero, autoritario, antidemocratico, antioccidentale, in guerra con gli Sati Uniti e l'Europa. Riflettiamoci. Dall'altra parte gente che si definisce antimperialista, comunista e pacifista è stata in questi anni strumento del nuovo impero fascista Cino-russo.

Da parte sua, il povero Zuckerberg dimostra come l'utopismo sia da sempre al servizio della tirannide, ovviamente suo malgrado. Di come le più belle utopìe, sempre, generano totalitarismi. La sua idea totale di libertà d'espressione non ha fatto i conti con la miserìa dell'hater, la sua idea globalista di mondo interconnesso non ha fatto i conti con la vecchia geopolitica. Ci pensino i cantori della globalizzazione, a non diventare gli eterni utili idioti dello Zar e del nuovo imperatore cinese.

martedì 20 marzo 2018

L'analisi della sconfitta/2, esiste ancora l'Italia?

A differenza di quello che dice Di Maio e qualche sociologo pronto a saltare sul carro dei grillini, il voto ai cinque stelle non è l'unico voto nazionale di queste elezioni, ma è decisamente territoriale, come tutti i voti a tutti gli altri partiti.

L'altro giorno Il Giornale ha mostrato una cartina dell'Italia preunitaria, ebbene la macchia gialla dove i cinque stelle stravincono nei collegi uninominali corrisponde perfettamente e in ogni metro quadrato ai confini del Regno delle Due Sicilie. Il centrodestra invece vince in tutta la provincia del centronord con un rapporto di due a uno in favore della Lega rispetto a Forza Italia che si diluisce andando verso il Lazio e si ribalta al sud.

Il Pd è a tutti gli effetti un partito urbano del centronord, che va bene solo a Torino città, Milano città, Bologna e Firenze, oltre a qualche isola in Toscana e Romagna.

L'Emilia è ormai leghista. Salvini inoltre prende un seppur ragguardevole 6% al Sud (inimmaginabile cinque anni fa), ma tutto sommato per come si è speso per "nazionalizzare" la Lega togliendo anche la dicitura "Nord" dal simbolo, tanto valeva rimanere come prima.

Non è un caso che Leu prenda in maniera omogenea tra il 2,5 e il 4% su tutto il territorio nazionale, trattandosi forse dell'ultimo voto ideologico presente sul campo, insieme ai partitini di estrema sinistra e estrema destra.

E' stato un voto territoriale, forse solo Forza Italia si mantiene distribuita su tutto il territorio, ma perde terreno al sud. Questo voto segna la fine politica dell'Italia e c'è una forte sottovalutazione rispetto a questo dato.

Un altro aspetto è che è un voto fluttuante. Mesi fa scrissi come storicamente gli italiani tendevano ad essere fedeli al proprio partito, mi aspettavo quindi una stabilizzazione del voto rispetto al 2013, ma mi sbagliavo. Ormai per almeno la metà dell'elettorato il voto non è più di appartenenza e cambia da una tornata all'altra. Anche così si spiega l'exploit del Pd di Renzi nel 2014 e il suo tracollo quattro anni dopo. Un monito anche per chi ora canta vittoria, ma che potrebbe essere abbandonato se non rispetterà le promesse, e sappiamo come il reddito di cittadinanza e l'uscita dall'euro sono una chimera.

E' stato poi come detto un voto tematico, immigrazione, insicurezza, percezione di precarietà hanno fatto da padrone, il Pd non è riuscito ad imporre nessun tema e si è fatto imporre i temi in agenda, come abbiamo visto, la cosa peggiore che questo è avvenuto da destra come da sinistra, con un fuoco incrociato che ha stritolato la linea "centrista" del partito.

C'è poi, quindi, un altro aspetto, che s'intreccia con il voto territoriale, Il Pd si è presentato come il partito di un'Italia unita che non esiste più. Ha provato a fare da ponte tra le varie Italie, ma sopratutto si è illuso che in politica si possa vincere senza individuare un nemico preciso. Il Pd non aveva nemici, mentre per tutti gli altri il nemico era il Pd. E' triste da dire, ma la campagna elegante di Renzi non ha pagato, l'unico a non insultare gli elettori degli altri partiti, ma sopratutto l'unico senza un nemico chiaro, diviso al suo interno tra chi combatteva la destra e chi i grillini, ma sopratutto pervaso dall'idea che non bisognava andare contro qualcuno, puntando al contrario tutto su proposte concrete, pragmatismo e rivendicazione del lavoro fatto al governo. Temo invece bisognerà recuperare una vecchia lezione dei comunisti, che sapevano sempre scegliere un nemico principale e costruire alleanze su questo. Ed è chiaro che il nemico del Pd non può che essere il cinque stelle.

lunedì 19 marzo 2018

Marco Biagi, la solitudine di un riformista

Il miglior modo di ricordare Marco Biagi, il professore ucciso dalle brigate rosse nel 2002, è sicuramente leggere Marco Biagi, il suo lavoro, la sua proposta non banale di riforma del lavoro che trovò tanti nemici, non solo tra i brigatisti. Come un tempo i riformisti venivano accusati di essere reazionari di destra, oggi l'accusa infamante è quella di essere liberisti. Marco Biagi era un coraggioso perchè non era un ipocrita, voleva dare a chi lavora in nero o a chi è disoccupato un contratto di lavoro. Per questo, chi dipinge il passato come un eden, lo accusò di aver precarizzato i lavoratori. La perfidìa di chi difende solo una minoranza di lavoratori ipergarantiti si unì alla stupidità dei giovani che non sanno nemmeno individuare chi è il vero nemico. In mezzo tante zone d'ombra, tante zone grigie, a destra come a sinistra e la consapevolezza che in Italia, da 100 anni a questa parte, i riformisti e i liberali sono sempre in mezzo ad un fuoco incrociato.

mercoledì 7 marzo 2018

Dove sono finiti i voti delle europee?

Undici milioni di voti alle europee del 2014, sei milioni di voti alle politiche del 2018. Questo il risultato di Renzi e del Pd, così che l'istituto Cattaneo ha analizzato dove sono finiti quei 5 milioni di voti scomparsi: Ebbene, quasi due milioni di voti sono andati ai 5 stelle, altri quasi due milioni all'astensione, quasi un milione al centrodestra, solo quattrocentomila sia alla lista Bonino che a Leu. Quindi, ricapitolando: Prima ai grillini, poi agli astenuti, terzo al centrodestra (più Lega che Forza Italia vien da pensare visti certi travasi nelle ex regioni rosse) e solo per ultimo alle alternative di centrosinistra e alla sinistra antirenziana.

Per anni commentatori, presunti esperti, ci hanno raccontato che Renzi stava andando troppo a destra, che stava abbandonando i valori di sinistra, che la base del Pd era in rivolta, poi Renzi sì perde, ma in favore di Cinque stelle e Lega, mentre molti si astengono, ma è astensionismo di sinistra o cinismo snob e un po' dadaista? Ad ogni modo l'antirenzismo di sinistra, pompato da media tradizionali e nuovi, si riduce al 3% ad andar bene. Quindi il problema non è Renzi, e nemmeno un discorso di destra e sinistra, come ci hanno raccontato, ma qualcosa di più profondo, che bisognerà indagare.


martedì 6 marzo 2018

L'analisi della sconfitta

Diciamo che impostare la campagna elettorale sui temi di antifascismo, Stati Uniti d'Europa e quanto è bella la società aperta e la globalizzazione non è stata una grande idea. Forse perchè bisognava impostare la campagna elettorale su fascismo, No Euro e autarchia? Certo che no, però diciamo che il tema è più complesso e allo stesso tempo non è facile quando ormai la politica si fa non più su una teoria della società alle spalle, ma appunto su due, tre temi qualificanti, spesso legati al territorio, verso i quali ogni formazione politica si identifica e si caratterizza.

Andiamo con ordine. La paventata ondata nera neofascista si è concretizzata in un 0,8 a Casa Pound e ancora meno a Forza Nuova. Per fortuna le solite percentuali da prefisso telefonico a cui i neofascisti ci hanno abituato da 20 anni a questa parte. Forse era meglio occuparsi dell'ondatona grillona, del nuovo Re delle due Sicilie e del loro reddito di cittadinanza. In una parola occuparsi di lavoro, dando una risposta a questo tema che per una forza di sinistra non potrà mai essere assistenzialismo, ma coniugare diritti e sviluppo. Una risposta che in realtà il governo uscente ha provato a dare in questi anni, senza però difenderla e non mettendola al centro del dibattito. Sull'antifascismo c'è poi un discorso molto lungo (in parte già analizzato qui: Tattica e strategia alla base della nuova pavloviana stagione antifascista ), dal fatto che non era certo il tema del momento a come Renzi si è fatto trascinare su questo terreno temendo di perdere voti a sinistra (ma poi si è visto come chi si colloca alla sua sinistra è tra l'1 e il 3%), passando per come l'antifascismo è sì un valore in sè, ma da 70 anni a questa parte è stato strumento di egemonìa di una parte politica, proprio quella che Renzi vorrebbe superare, e dunque di come non esiste un antifascismo, ma più antifascismi, infine come è decisamente miope bollare come fascista tutto l'elettorato della Lega, fatto di operai, artigiani e piccoli imprenditori, pur tenendo conto della deriva di Salvini.

Passiamo al tema scottante dell'Europa. Anche qui, non si tratta di un problema di collocazione, ma di priorità, gradazione, sfumature e coniugazione. Certamente, a differenza dell'antifascismo, l'Europa è un tema considerato di primo piano dalla gran parte dei cittadini, quindi era inevitabile prendere una posizione, ma teniamo conto che anche questo appare come un tema imposto al Pd, considerato che si potrebbe dire che aumentare il debito pubblico per alimentare la spesa statale è sbagliato e contro l'interesse nazionale a prescindere che lo dica l'Europa. Certo è, che tra l'immagine euroentusiasta data dalla campagna elettorale del Pd, corrobata dall'alleato autodenominatosi non a caso e frontalmente rispetto al sentire comune Più Europa e dall'altra parte l'antieuropeismo vittimistico, complottistico e antioccidentale di Lega e grillini, si poteva trovare una diversa gradazione e una terza via. C'è poi il problema della coniugazione, come coniugare l'europeismo con il patriottismo democratico di cui Renzi si è fatto portatore e presente anche sulla bandiera tricolore del Pd, quando l'Europa per esempio (o per meglio dire gli stati membri) abbandonano l'Italia di fronte all'emergenza immigrazione? Come poi considerare la politica estera dell'Europa, se ne esiste una e se esiste è decisamente filoislamica, ambigua e doppiogiochista, infine chiedersi dov'è l'anima dell'Europa, dov'è il suo senso di comunità se non in qualche aperitivo degli studenti in erasmus? Io mi chiedo se non era meglio investire su un tema che tutte le altre forze politiche stanno abbandonando o ne sono aspramente contrarie, un tema che potrebbe comprendere l'Europa e darle un senso più chiaro, un tema che si chiama Occidente, valori occidentali: cioè quella capacità esclusiva di questa parte geopolitica (fino a quando di fronte all'ondata populista?) di saper coniugare democrazia con rispetto delle minoranze e delle istituzioni, mercato e tutele sociali, libertà individuale e senso di comunità.

Ed eccoci alla globalizzazione, alla società aperta, la terza bandiera esposta dal Pd in questa campagna elettorale. Confesso di avere un passato No global che sinceramente non butto via del tutto. La globalizzazione, l'universalismo non mi hanno mai entusiasmato, sono sempre stato un comunista non ortodosso, di tipo gramsciano, nazional-popolare, inoltre tra la rivoluzione permanente e il socialismo in un solo paese ho sempre preferito il secondo, per di più la società multiculturale mi è sempre sembrata una cosa dove tutti abbandonano la propria identità per un modello unico, un'omologazione collettivistica in nome di una falsa diversità che non esiste. Certo, il movimento No global era in realtà un movimento antiliberale più che antiglobalizzazione, più antiamericano che anarchico, ma in generale aveva saputo percepire che questo entusiasmo per il mondo globale era per lo più relegato nelle elites e non nel popolo. Il punto è che gli stati-nazione non sono quell'orpello archeologico e anacronistico che molti vorrebbero dipingere, che non si dovrebbe gettare nelle braccia dei Salvini e delle Meloni il discorso della sovranità. Ma poi c'è un altro punto: il voto ci restituisce la mappa di un'Italia divisa, più localistica che nazionale: i grillini al sud, il centrodestra al centronord e il Pd relegato nei quattro grandi comuni del centronord (Milano, Torino, Bologna e Firenze). Quindi un tema aperto, che necessita un dibattito, ma comunque da non spendere come bandiera a meno che non si voglia di fatto alimentare un nuovo conflitto città-campagna divenendo la roccaforte esclusiva di quelle quattro-cinque città italiane a vocazione europea e cosmopolita.

Quali dovevano essere quindi le bandiere del Pd in questa campagna elettorale? A mio modo di vedere Lavoro, Sinistra Occidentale e un approccio meno snobistico verso le paure della gente.

Renzi ha perso? Sì, ma vediamo come le alternative di sinistra al renzismo nemmeno scendono in campo. Da una parte Più Europa, che prende poco più del 2%, che potremmo definire come il partito dei renziani delusi della prima ora, una concezione del renzismo che porta agli eccessi modernismo, nuovismo, ultraindividualismo narcisistico, disfattismo, universalismo omologante, negazione del concetto di territorio, dall'altra le opzioni di sinistra novecentesca, che in qualche modo compenetrano questi elementi insieme anche ad un tatticismo esasperato, visioni ultraideologiche, anticapitalismo ossessivo, schematismi postmarxisti che sostituiscono il conflitto capitale-lavoro con identarismi generazionali, di genere e terzomondisti, e una riduzione di ogni discorso di sinistra ad una banale logica di Robin Hood.

Dall'altra invece sviluppo e non decrescita, scienza e non santoni, sinistra prudente con un po' di sano conservatorismo, sano patriottismo, ma anche libertà più che egualitarismo, sano individualismo e comunità.

venerdì 2 marzo 2018

Le pagelle della campagna elettorale 2018

Ecco le mie pagelle per queste elezioni 2018:

Casa Pound e Forza Nuova: Spacciatori e camorristi che si mettono in politica, ma Mussolini non aveva combattuto la mafia? Voto: 0

Potere al popolo: La via ignorante al comunismo, gente ibernata in un centro sociale di Taranto degli anni '90, che ha uno slogan degli anni '70 come nome, perchè solo per slogan parlano, che crede che il Venezuela sia il nuovo modello di socialismo, anzi un modello in generale. Qualunquisti riverniciati di rosso. Non se ne sentiva il bisogno. Voto: 1

Forza Italia: Massimo rispetto per un uomo dato per finito milioni di volte da chi non ci ha mai preso e di politica non ha mai capito nulla, massimo rispetto per chi ha perculato la peggiore sinistra radical-chic per anni, ma adesso sarebbe ora che ti levi dai coglioni. Voto: 5

Lega Nord: Salvini è così idiota dal finire col dare ragione a gente così idiota che ha definito per anni la Lega un partito fascista e di estrema destra, non capendo nulla di un fenomeno complesso come quello del carroccio. Poi appunto è arrivato Salvini e ha messo tutti d'accordo. Voto: 3

Liberi e Uguali: Un nome da far inorridire qualsiasi liberale, o sei libero o sei uguale, pirlùn. Ma la loro caratteristica principale è quella di essere l'unione di tutti quelli che hanno sfasciato la sinistra in questi anni, dagli scissionisti di rifondazione agli scissionisti del Pd, riescono a mettere insieme burocratismo da ceto politico e settarismo da estremisti in una cosa sola. Vomito. Voto: 2

Partito Democratico: Odiati, ma non fieri. Sveglia ragazzi, un po' più di coraggio nelle proprie idee e nelle cose buone fatte al governo, ma come diceva qualcuno: "governare gli italiani non è impossibile, è inutile". Voto: 6

Fratelli D'Italia: Tutti dicono, "in fondo la Meloni non è male", ma poi alla fine nessuno se la caga. Cannibalizzati da Salvini, non hanno fatto niente per differenziarsi. Flosci. Voto: 5.

Più Europa: Quanto di più antipopolare possa esistere, a questo punto tanto che c'erano potevano scrivere anche Più immigrati e più Jazz, più soia e più cricket. Voto: 3 (il cappello della Bonino: 1).

Lorenzin: Meritoria la sua battaglia per la scienza e per i vaccini, ma non mi ricordo nemmeno il nom del suo partito. 5,5

Insieme (socialisti e verdi): Come non amare i socialisti di Nencini, ma perchè mettersi coi verdi, socialismo è sviluppo, anche voi un po' di orgoglio Voto: 5,5

Movimento 5 stelle: Di loro ho già detto tutto in questi anni: ignoranti, presuntuosi, incompetenti, fanatici, complottisti, mettono insieme il peggio della destra e della sinistra, il peggio dell'estremismo con il peggio della furbizìa politicante, il peggio delle sette con il peggio dei partiti, il peggio dei vecchi e il peggio dei giovani, sono la cuoca di Lenin che amministra lo stato ma senza essere passata dalla scuola di partito, sono un fenomeno virale, sono il peggiore populismo, sono il nuovo totalitarismo, solo che loro non sanno di esserlo perchè non sanno cos'è e non hanno capito nulla di quello che ho scritto. Voto: 0

giovedì 1 marzo 2018

Voterò Renzi e il Pd perchè...

Voterò Renzi perchè chi dice che è arrogante in realtà è più arrogante di lui, perchè chi dice che è incompetente è più incompetente di lui, perchè chi dice che è di destra è più di destra di lui e farà vincere il centrodestra. Voterò Renzi perchè chi dice che ha governato male quando invece ha governato lui non ha fatto nulla e nessuno si ricorda una sua legge, mentre tutti possono dire che le più di 100 leggi del governo Renzi fanno schifo. Voterò Renzi perchè per essere un democristiano è più schietto e diretto di certi comunisti e alla fine le unioni civili le ha fatte. Voterò Renzi perchè 80 euro a CHI LAVORA non erano una mancia elettorale e ci sono ancora e ora verranno estesi alle partite Iva, perchè il reddito d'inclusione per i ceti più poveri non lo aveva fatto mai nessuno prima, perchè il Jobs act ha creato un milione di posti di lavoro. Voterò Renzi perchè ha tutti i giornali e le televisioni contro (tranne il tg1 e il foglio) e in rete su di lui girano un sacco di fake-news, perchè da tutti i presunti scandali ne è uscito pulito ed è rimasto incensurato.Voterò Renzi perchè Casini e Verdini no, ma Mastella e Dini sì. Voterò Renzi perchè è un cazzone che fa le battute e non ha la faccia di pietra e l'aria austera di chi si spaccia erede di una nobile storia politica che non è mai esistita.Voterò Renzi perchè voterò il Pd, perchè Renzi quando ha perso le primarie è rimasto nel Pd invece di fare una scissione e un ennesimo partitino personale come tutti gli altri, perchè quando Bersani era candidato premier è stato leale e lo ha sostenuto. Voterò Renzi perchè è l'unico leader che non insulta gli elettori degli altri partiti. Voterò il Pd perchè il riformismo è più rivoluzionario del comunismo da movida, ma anche del post-togliattismo con una spruzzata di radicalismo e terzomondismo. Voterò il Pd nonostante non condivida tutto di quel partito e abbia idee molto diverse su molte cose, ma perchè per stare in una comunità di 600000 persone non bisogna essere d'accordo su tutto, perchè è l'unico partito che elegge il suo leader con primarie aperte a TUTTI gli italiani, mentre gli altri partiti sono dittature personali e per capire come governerebbe il paese un partito bisogna vedere come è organizzato al suo interno. E voterò Pd senza turarmi da nessuna parte, perchè non ho la puzza sotto il naso.