Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
martedì 3 ottobre 2017
Catalogna, la piccola patria cosmopolita
Si consuma in Catalogna il dramma della dissociazione di chi si sente cosmopolita, cittadino del mondo, ma non può tollerare di convivere con i propri vicini, quelli che una volta chiamava charnegos (i lavoratori che provenivano dalle altre parti della Spagna e vivevano in baracche senza luce e gas), che considera inferiori, pur essendo riuscito ad arruolare tra le sue fila alcuni dei suoi figli e nipoti neutralizzando così l'accusa di etnicismo, ma anche il dramma di una minoranza che si autoproclama popolo, con la complicità di mass media che azzerano ogni voce dissidente interna. C'è poi il dramma di chi odia i propri simili in nome di un astratto amore universale per una umanità mondiale che non esiste, ma da costruire a forza di omologazione, nichilismo e sottomissione ai nuovi barbari. Nasce così la pantomina mediatica di questo sinistrismo pacifista e neoinquisitorio alleato ad un nazionalismo trasversale e ambiguo che organizza un referendum illegale e autogestito, senza osservatori indipendenti, che chiedeva solo di essere represso usando i soggetti più deboli come scudi umani per mettere in scena lo psicodramma teatrale intriso di arditi riferimenti storici novecenteschi. Ma compare anche il dramma degli onesti che odiano la corruzione dei politici e poi votano quattro volte ad un referendum più finto di un'elezione venezuelana, di chi vorrebbe abolire gli Stati-nazione dell'occidente strumentalizzando l'europeismo a proprio uso e consumo (gli stessi che per anni hanno gridato "UE stato razzista e imperialista" e inneggiavano a Varoufakis), ma vuole farsi il suo staterello predatandolo alla nascita delle nazioni moderne. Non poteva mancare lo psicodramma totalitario di un nazionalcomunismo da movida, di chi vuole la libertà senza stato di diritto, ma anche di chi è stato così superficiale da non predisporre le pur minime misure di sicurezza antiterrorismo in nome di un multiculturalismo a senso unico e di una tracotanza ideologica, facendo pagare duramente ai propri ciudadanos il prezzo della propria ignavia, di chi parla di democrazia delegittimando un governo legittimo e democratico, di chi considera il voto una prova di forza come nei regimi totalitari con il suo 90% bulgaro e farlocco, di studenti pecoroni, millenials ignoranti, artisti solidali e imbecilli, squadre di calcio e allenatori cool col golfino, pseudointellettuali politicizzati e fanatici, vecchi arnesi sempre in sella, pedine di un gioco geopolitico di destabilizzazione che soffia da Est e che non li rende tanto dissimili da quel populismo di destra che dicono di odiare, ma ne fa solo l'altro rovescio della medaglia. Per tutto questo io dico W la Spagna unita. El Pueblo Unido Jamas Serà Vencido.
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