Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
mercoledì 16 agosto 2017
Renzi in cinque passaggi chiave/2
Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto l'identità renziana in una sorta di azione a incastro. La contrapposizione con D'Alema si è incastrata con la rottura del sistema di alleanze di D'alema, che si incastra con la rottura con la sinistra anticapitalista, che a sua volta s'incastra con la biforcazione di misure economiche social-liberali (Jobs act, meno tasse, aumento salari ceti medi) e politica estera più filo-occidentale e filo-israeliana (tra mille cautele, però). Infine la conquista della base post-togliattiana con il rispetto della disciplina di partito dopo la sconfitta alle primarie del 2013, insieme alla difesa del partito veltroniano delle stesse primarie. Il cerchio però si chiude solo ora, quando Renzi, dopo mille reticenze, sbandamenti e tentennamenti, ha finalmente preso una posizione sufficientemente chiara su quattro temi chiave, che potranno ricongiungere la sinistra con il popolo e al tempo stesso aumentare la separazione con la sinistra retorica e cattocomunista. I quattro temi sono immigrazione, sicurezza, terrorismo islamico e globalizzazione. Renzi non li intreccia tra loro, li tiene separati, ma ha dato una spinta innovatrice su tutti e quattro contemporaneamente (meno sull'ultimo). Sull'immigrazione Renzi trova il miglior antidoto alla destra xenofoba, ricongiungendo la sinistra con il senso comune, abbandonando ogni aristocraticismo intellettualistico sul tema, attraverso la riaffermazione del principio della difesa dei confini, del non possiamo accogliere tutti, del non possiamo essere complici del traffico dei nuovi schiavi, persino dell'aiutiamoli a casa loro, che ha generato tanti equivoci, ma che anche questo è declinato a sinistra rendendo chiaro il sottile paternalismo dei pro-immigrazione, indifferenti alla sottrazione di giovani braccia e menti dai paesi africani che la tratta procura. La difesa dei confini nazionali è la presa di distanza dal neointernazionalismo terzomondista, da un'immigrazione anarchica, dalla collettivizzazione forzata delle etnìe e delle culture, è la via nazionale ad una nuova sinistra. Il secondo punto (ma è evidente e oggettivo che sono tutti intrecciati tra loro) è la sicurezza. E' uno dei temi più sentiti dai ceti più deboli, da chi è più esposto, è stato bollato come un tema di destra, come un'invenzione della propaganda nemica, ma è un tema popolare a cui Renzi ha dato piena cittadinanza a sinistra. La sicurezza è un diritto sociale, per chi non può pagarsi un antifurto, una porta blindata, senza paranoie antisecuritarie. Che senso ha affermare il diritto alla casa e non quello a difenderla? Il terzo punto, il terrorismo islamico (Renzi lo chiama proprio così, islamico, rompendo un tabù), non c'è spazio per giustificazionismi sociologici, i terroristi islamici non sono poveri che sbagliano, oppressi che sbagliano, discriminati che sbagliano, ma fanatici indottrinati da cattivi maestri. Renzi non fa il parallelismo con il nazismo, che invece andrebbe fatto (Amendola in altra sede storica ebbe più coraggio e fece un parallelismo tra diciannovismo ed estremismo sessantottino, diverse situazioni, ma come vedremo altrove con tante analogie). E' storicamente accertato che i radicalisti islamici e i nazionalisti arabi durante la seconda guerra mondiale stavano con Hitler, una verità storica da sempre censurata nella sinistra italiana perchè dopo la guerra, durante la guerra fredda, costoro passarono dalla parte dell'Unione Sovietica. Infine un tema più a parte rispetto agli altri tre, ma che procura angosce, paure, è quello della globalizzazione. Per Renzi, giustamente, la globalizzazione è una grande opportunità per l'Italia, ma che, altrettanto giustamente, va però governata. Bisogna però distinguersi con più forza dalla globalizzazione modello Zuckerberg e dalla globalizzazione modello cinese. Bisogna affermare che globalizzazione non può voler dire abolizione delle differenze nazionali, religiose, culturali da parte di chi ci vuole omologare e annullare in nome della diversità. Bisogna dire con chiarezza che gli interessi nazionali devono esaltarsi nella globalizzazione e infine non si deve essere così ingenui da pensare che i cinesi considerino la globalizzazione come la intendiamo noi: la geopolitica non è andata in pensione con la globalizzazione. Dunque questi sono i quattro temi da declinare a sinistra senza snobismi, per ricreare una forza nazionalpopolare e democraticoborghese, unitamente ad una sinistra moderna, capace di portare avanti una lotta su due fronti contro populismo ed elitarismo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento