Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
mercoledì 16 dicembre 2015
Cossutta, ultimo baluardo comunista
Armando Cossutta non era il più filosovietico dei comunisti, come meccanicamente hanno mandato in stampa tutti i media (tranne il Foglio) nel giorno della sua scomparsa a 89 anni, ma era un comunista italiano. L'ala filosovietica del partito comunista - che si riuniva intorno alla rivista Interstampa - lo odiava perchè era stato lui a estrometterli dalla direzione del partito a Milano. Cossutta, infatti, seguiva la linea di "centro" di Togliatti (dove per centro non s'intende in senso dispregiativo, ma anzi come naturale collocazione storica dei comunisti italiani), che consisteva in un graduale smarcamento da Mosca senza però mai rompere formalmente con l'Unione Sovietica. Fu lui nel '68 a scrivere il documento del Pci che criticava l'invasione di Praga da parte dei carroarmati sovietici e le sue posizioni, viste con gli occhi di oggi, non differivano più di tanto da quelle di Berlinguer, se non nei tempi e nei modi. Non era così coraggiosamente antisovietico Berlinguer e non era così supinamente filo-sovietico Cossutta, il quale però non voleva che si consumassero strappi troppo traumatici per la base, consapevole che la natura identitaria del partito si basava sull'errore fondante di averlo legato alla Russia e che uno "strappo" avrebbe disorientato la base sgretolando tutta la struttura. Il dado era tratto e non si poteva sconfessare le fondamenta, se non con piccoli passi graduali. Quando infatti fu poi l'Urss a sgretolarsi, anche il Pci si sciolse in pochi mesi. Cossutta però non si rassegnò alla fine del comunismo storicamente conosciuto e diede vita alla formazione della Rifondazione Comunista, che altro non avrebbe dovuto essere che una continuazione del Pci. Ma commise l'errore di unirsi alla galassia dei neocomunisti postsessantottini e fu proprio lui a indicare Bertinotti - un sindacalista massimalista - come segretario del partito. Sotto questa guida ben presto iniziò una deriva movimentista ed estremista ai limiti dell'antisistema, estranea alla tradizione comunista dalla svolta di Salerno in poi, e Cossutta, anche per salvare il governo di centrosinistra, si staccò e fondò il partito dei comunisti italiani. Il vecchio comunista però sbagliò ancora nella selezione della classe dirigente, e scelse per guidare la sua creatura Oliviero Diliberto, un professore che all'estremismo settario univa un bieco opportunismo poltronaro, oltre che una grande capacità dissimulatoria, probabilmente imparata dalle sue frequentazioni islamiche e antisemite. Per Cossutta non rimaneva altro da fare che rientrare nel Pd, ma - come disse - sempre "da comunista". Di fatto però si ritirò dalla vita pubblica e negli ultimi sette anni le sue apparizioni sono state rade. Negli anni '90 la commissione Mitrokhin lo individuò per essere stato negli anni addietro una fonte confidenziale del Kgb, ma non rivelò nulla di nuovo o non noto, come il finanziamento di Mosca al Pci, fino appunto allo strappo di Berlinguer. Risulta invece difficile ipotizzare che Cossutta fosse coinvolto nelle attività illegali del Kgb in Italia e i documenti venuti alla luce non lo hanno chiarito. Nel ricordarlo in queste ore tutti gli avversari ne hanno riconosciuto la fedeltà al comunismo, ma anche la lealtà alla democrazia (anche se risulta incredibilmente ingenuo il fatto che non si fosse accorto che il Kgb sosteneva le brigate rosse, come sarebbe emerso recentemente da nuovi documenti, la cui veridicità però è tutta da verificare).
mercoledì 9 dicembre 2015
La realtà è semplice
Gli islamici hanno dichiarato guerra agli atei, ai cristiani e agli ebrei. La cosa più semplice da fare per queste tre componenti sarebbe allearsi tra loro per sconfiggere la minaccia islamica. Ma le cose semplici a volte sono le cose più difficili da fare. Succede che gli atei odiano i cristiani e gli ebrei, mentre sono masochisticamente attratti dai loro carnefici islamici, che attraverso le loro lenti ideologizzate vedono come gli oppressi, gli antiimperialisti. Ma le cose non vanno molto meglio nemmeno con i cristiani, che odiano gli ebrei e cercano il dialogo con gli islamici. Più gli islamici aggrediscono e massacrano gli atei e i cristiani, più questi danno la colpa agli ebrei, per ideologia, per vigliaccheria e ignoranza. La rottura di questo circolo vizioso potrà cambiare le sorti della guerra, fino ad allora gli islamici avranno la meglio.
martedì 8 dicembre 2015
L'ipocrisia del pacifismo a senso unico
Quando c'è una guerra i pacifisti scendono in piazza urlando "no alla guerra SENZA SE E SENZA MA", ma quando c'è un attentato terroristico i pacifisti NON scendono in piazza urlando "No al terrorismo SENZA SE E SENZA MA". Al contrario, invece, fanno mille distinguo, accusano l'occidente di aver provocato i terroristi e tanti altri se e ma.. Per questo la gente li chiama pacifisti a senso unico, pacifinti o ipocriti. Immaginate se 75 anni fa invece di prendere le armi contro i nazisti ci fosse stato qualcuno che avesse iniziato a dire che sì Hitler è un pazzo, ma in fondo il nazismo è pacifico, che in fondo gli ebrei se la sono cercata, che la guerra è il male assoluto senza se senza ma e quindi non bisogna fare nulla. Probabilmente persone così c'erano già anche allora, George Orwell infatti diceva che i pacifisti sono i migliori alleati del nazismo, ma per fortuna non facevano i giornalisti, i professori, i politici, i presidenti della camera, i cantanti e non venivano invitati come star nei talk-show e vennero messi in condizione di non nuocere.
venerdì 4 dicembre 2015
Breaking news
Mussulmano fa strage di colleghi in California. Non ammettevano che l'Islam è una religione pacifica.
giovedì 19 novembre 2015
Il suicidio dell'occidente
Siamo in guerra. Ci hanno dichiarato guerra e in guerra o si vince o si perde. Per vincere questa guerra prima di tutto bisogna capire chi siamo noi, per cosa combattiamo e chi è il nemico. Il nemico non è una semplice banda di disperati, di terroristi, ma è uno Stato Totalitario, come lo era il nazismo. Uno stato totalitario islamico. Ci sono tre banalizzazioni-falsificazioni che fiancheggiano la guerra dello stato islamico, minacciano dall'interno l'occidente e vanno eliminate. 1) I terroristi non sono mussulmani. Questa è la prima falsità, i terroristi sono mussulmani, anche se è vero che non tutti i mussulmani sono terroristi, ci sono ovviamente anche persone pacifiche, ma anche tante zone d'ombra e ambiguità che si nascondono dietro un estremismo non-violento che fa da zona-cuscinetto. Ma i terroristi sono mussulmani fondamentalisti e integralisti, che non significa una distorsione o degenerazione dell'Islam, bensì sono islamici che interpretano alla lettera il Corano, che non è un libro di pace, portandolo alle estreme e coerenti conseguenze, senza metterlo in relazione con la modernità. Dire che i terroristi non sono islamici vuol dire negare il problema. Ma c'è anche un altro versante della falsa idea "i terroristi non sono mussulmani": lo sciacallaggio complottista, amplificato da internet, che dice l'Isis è Israele o gli Usa. Le teorie del complotto da sempre vanno di pari passo con il totalitarismo e sono anche loro una zona d'ombra e di ambiguità. A volte le menzogne prendono un pezzetto di verità per rendersi autorevoli. Dal momento che gli Usa sostengono una coalizione di forze antiAssad e alcune di queste hanno trasferito armi e bagagli per unirsi all'Isis, la menzogna Isis=Usa e Israele è ben confezionata da Assad e dai suoi alleati russi e iraniani, che in questo modo dimostrano di voler colpire più l'Occidente che l'Isis.
- Altra falsità, ancora più pericolosa. La guerre dell'Occidente sono la causa del terrorismo. Le guerre dell'Occidente sono il pretesto per la guerra santa, che nasce invece dalla volontà di perseguitare ebrei, cristiani, altre minoranze religiose e atei. Il terrorismo islamico nasce ben prima della guerra all'Afghanistan e all'Iraq, la violenza islamica verso le altre religioni è qualcosa che dura da secoli, dai tempi di Maometto. Gli islamici non tollerano la presenza di altre religioni se non in uno stato di sottomissione e asservimento. Da qui sono nate le continue aggressioni allo stato d'Israele, presenza intollerabile in quell'area per i seguaci di Maometto.
- La terza banalità-falsificazione è che il terrorismo islamico è causato dalla povertà, dall'emarginazione e dalla discriminazione. Gran parte dei terroristi di Al qaeda e Isis sono laureati, ingegneri, medici, esperti di comunicazione, rampolli di famiglie di sceicchi, tutto fuorchè poveri e discriminati. Anche questa falsità come quelle precedenti sono spesso veicolate proprio nelle università occidentali dove i terroristi hanno studiato, nel mondo dei pacifisti a senso unico, dei terzomondisti ideologizzati, degli antisionisti, nelle chiese, ma anche nella destra neofascista. Non stupisce perciò che gran parte degli integralisti islamici siano immigrati di terza e quarta generazione, che si sono radicalizzati non in mediooriente, ma in Occidente, dove l'estrema libertà permette la diffusione di idee anche anti-occidentali, antisemite e antisistema, in un processo di ritorsione, dove l'eccesso di libertà alimenta il ritorno del totalitarismo.
- Altra falsità, ancora più pericolosa. La guerre dell'Occidente sono la causa del terrorismo. Le guerre dell'Occidente sono il pretesto per la guerra santa, che nasce invece dalla volontà di perseguitare ebrei, cristiani, altre minoranze religiose e atei. Il terrorismo islamico nasce ben prima della guerra all'Afghanistan e all'Iraq, la violenza islamica verso le altre religioni è qualcosa che dura da secoli, dai tempi di Maometto. Gli islamici non tollerano la presenza di altre religioni se non in uno stato di sottomissione e asservimento. Da qui sono nate le continue aggressioni allo stato d'Israele, presenza intollerabile in quell'area per i seguaci di Maometto.
- La terza banalità-falsificazione è che il terrorismo islamico è causato dalla povertà, dall'emarginazione e dalla discriminazione. Gran parte dei terroristi di Al qaeda e Isis sono laureati, ingegneri, medici, esperti di comunicazione, rampolli di famiglie di sceicchi, tutto fuorchè poveri e discriminati. Anche questa falsità come quelle precedenti sono spesso veicolate proprio nelle università occidentali dove i terroristi hanno studiato, nel mondo dei pacifisti a senso unico, dei terzomondisti ideologizzati, degli antisionisti, nelle chiese, ma anche nella destra neofascista. Non stupisce perciò che gran parte degli integralisti islamici siano immigrati di terza e quarta generazione, che si sono radicalizzati non in mediooriente, ma in Occidente, dove l'estrema libertà permette la diffusione di idee anche anti-occidentali, antisemite e antisistema, in un processo di ritorsione, dove l'eccesso di libertà alimenta il ritorno del totalitarismo.
lunedì 16 novembre 2015
L'unità che manca
Quello che manca all'occidente è il senso di sè, la memoria condivisa, il senso del filo conduttore. In Russia hanno creato un unità storica tra zarismo, comunismo e putinismo, la Cina ha fatto un percorso simile rispetto alla sua storia, unendo confucianesimo e comunismo, l'Islam si muove attraverso l'unità negativa dell'odio verso l'occidente, il quale invece non riesce ad unire le proprie diversità e contraddizioni non capendo che così facendo si espone alla propria morte. Radici giudaico-cristiane e ateismo, liberalismo e marxismo, destra e sinistra devono trovare un terreno comune, o verremo distrutti. Invece assistiamo a spinte autodistruttive, ad un rifornimento costante d'acqua per i pesci del terrorismo fatto di retorica dell'accoglienza, terzomondismo, pacifismo a senso unico, snobismo verso i temi della sicurezza. Idee superate formano un beato ottimismo in questi giorni, l'idea che il modello di democrazia e libertà sia vincente nel suo esempio, come fu con l'Unione Sovietica, non capendo che oggi i terroristi usano i mezzi di comunicazione, internet, le nostre libertà e la retorica dei diritti per ritorcela contro di noi.
sabato 14 novembre 2015
La negazione-giustificazione del terrorismo
Il terrorismo può portare ad una reazione, ma anche ad un processo di sottomissione o di negazione da chi ne è colpito. Il processo di negazione è evidente, si nega la matrice islamica della violenza terroristica, così come negli anni '70 da parte della sinistra si negava la matrice comunista delle brigate rosse. Le "sedicenti" Brigate rosse si diceva, rimandando complottisticamente ad architetture atlantiche o di terzi. Non si capiva come delle persone potessero agire conseguentemente e coerentemente rispetto a quello che fior di intelettuali e cattivi maestri definivano il "regime democristiano" o la "resistenza tradita" in merito al partito comunista togliattiano. Lo stesso discorso lo si può rivedere adesso, la crema della intellettualità ci spiega che è tutta colpa dell'Occidente, che non dovevamo intervenire in Iraq, che Israele è uno stato nazista che opprime i palestinesi, che l'Islam è buono e pacifico, ma siamo noi che ce lo meritiamo.
venerdì 25 settembre 2015
Tutto questo
L'Occidente sta perdendo. L'Occidente si sta ritirando. Ma quando è iniziato tutto questo? Tutto è iniziato da quando abbiamo iniziato a sentirci in colpa per Hiroshima. Quando alla base della nostra società abbiamo sostituito la condanna del nazismo con la condanna della guerra in quanto tale. Da qui si è passati alla condanna della violenza politica, ma insieme, cosa essenziale, alla giustificazione della violenza dei nostri nemici.
domenica 20 settembre 2015
Comunismo e neocomunismo postmarxista
25 anni fa, con la caduta dell'Unione Sovietica e la svolta "capitalista" della Cina, furono molteplici le voci che sancirono la fine del comunismo. Alcuni si spinsero a codificare la fine della storia, perchè la società liberale doveva essere l'ultimo stadio della storia umana. Un'analisi fallace, che sottovalutava la crescita dell'islamismo politico, ma rivelatasi sbagliata anche in merito al comunismo. Quello che è scomparso, infatti, è stato solo il marxismo come lo avevamo conosciuto in Europa occidentale, l'euromarxismo, quella rivestitura razionale e pragmatica su di un'ideologia messianica, irrazionale e utopistica, quel marxismo distante dall'estremismo, dall'egualitarismo straccione, dal pauperismo, dal primitivismo, dalle sottoculture e finanche dal terzomondismo, cosa oggi impensabile per chiunque si definisca "comunista" o dovremmo dire neocomunista o comunque di sinistra radicale. Intanto in Russia con Putin rivive la dottrina Breznev, mentre si è visto come in Cina il partito Comunista ha usato lo sviluppo economico e il mercato per consolidare il proprio potere, al contrario di certe ingenue aspettative che correlavano lo sviluppo tecnologico con l'espandersi delle libertà politiche e civili. Tornando all'occidente, vediamo come il neocomunismo postmarxista ha sostituito la dialettica con il complottismo, la coscienza con l'indignazione, l'analisi della fase storica con la cristallizzazione per slogan, l'identitarismo sociale con un melting pot dove far confluire tutto ciò che venga percepito come minoritario e debole, il pensiero forte con il pensiero debole e multiculturalista. Ciò comunque non vuol dire che ci sia stata una cesura netta tra quello che era il pensiero comunista nei secoli scorsi e quello attuale. Le teorie di Marx che si volevano nel campo della scienza sociale e prive di ideologismi, attraversavano le porte girevoli dell'idealismo, inserendosi nella traiettoria del comunismo utopista e religioso, piuttosto che superarlo. Ma è con la svolta leninista che gli elementi ideologici riprendono già il soppravvento sulla base oggettiva e dove il comunismo assume un connotato antimperialista, oggi ancora molto in voga nel neocomunismo, seppur tritato in un dozzinale antiamericanismo e filoislamismo. Degli altri sviluppi del marxismo novecentesco, invece, non vi è rimasta traccia: il rinnovato rapporto con le identità nazionali e la scoperta del valore strutturale di esse, il revisionismo beirnsteiniano, il superamento di un certo tipo di anticlericalismo, il "liberalismo" berlingueriano, sono stati tutti sotterrati sotto la retorica antisistema.
sabato 12 settembre 2015
Deliri senza confini
Nei giorni scorsi La Stampa, il Corriere, la Repubblica, Skytg24, Rainews24 hanno portato avanti una propaganda da regime mistico in favore dell'immigrazione, in particolare da non perdere il piagnucoloso e zuccheroso inviato di Sky Pio D'Emilia, intento non a raccontare i fatti, ma a dirci quanto sono cattivi gli ungheresi che non aprono le loro frontiere e i loro cuori al mondo. Quasi tutti i media sono stati impegnati in una campagna rieducativa volta a convincere i cittadini europei su quanto sia bello farci invadere da milioni di islamici, su come anzi - secondo Suor Boldrina Superiora - ne facciamo entrare troppo pochi, economisti in pieno delirio immaginifico ci hanno illuminato su come la decrescita demografica non la si combatte con politiche per la famiglia, ma con la pulizia etnica degli autoctoni e per pagare le pensioni non è più necessario alzare l'età pensionabile come ovvio che sia di fronte all'innalzamento dell'aspettativa di vita, ma facendo entrare 260 milioni di islamici nei prossimi 40 anni, facendogli fare quali lavori non si sa visto che non ce ne è per gli italiani e gli europei. Tutto ciò è sfociato in un eccitato comizio di Renzi che, sudando più di Nichi Vendola, ha sbraitato che la lotta ora è tra gli umani e le bestie (sic). Non male come proclama antirazzista. La disumanizzazione dell'avversario politico è sempre stato il punto di partenza di ogni movimento razzista o classista. Non poteva mancare la discesa in campo del mondo della cosidetta cultura dei comunisti da movida, per l'occasione sceso per le strade a piedi nudi e con la testa completamente vuota, scandendo slogan deliranti, ma dimenticandosi di dire ai loro amici coranici che non c'è lavoro per tutti, non ci sono case per tutti, non c'è assistenza sanitaria per tutti. Ma la realtà, si sa, è senza cuore, meglio sragionare o all'occorrenza, requisire le case agli italiani per darle ai "poveri".
sabato 5 settembre 2015
Stop (demographic) War
Gli islamici in Europa sono circa venti milioni, i governi europei hanno deciso in questi giorni di far entrare almeno altri venti milioni di mussulmani nei prossimi 15 anni. Questo vuol dire che in pochi anni diventeranno il 10% della popolazione europea. Si può quindi prevedere che, mantenendo il loro alto tasso demografico e in contemporanea gli europei mantenendo un tasso di crescita demografica pari a zero, nel giro di 70-80 anni l'Europa sarà islamizzata, considerando anche che molti europei si saranno nel frattempo entusiasticamente convertiti all'Islam (in primis politici, intellettuali, donne sposate a mussulmani).
venerdì 4 settembre 2015
Il D'alema picconato
L'ex presidente del consiglio D'alema in un'intervista al corriere ha lamentato metodi staliniani nei suoi confronti da parte della maggioranza renziana. Credo che non abbia tutti i torti, effettivamente nei confronti dei dissidenti c'è un clima che potremmo definire staliniano, non tanto da parte dell'attuale segretario che al di là delle battute continua a mediare con i suoi oppositori interni vendendogli continuamente incontro, ma nell'humus del partito. Si tratta non dello stalinismo delle purghe e delle persecuzioni sovietiche verso i dissidenti, come a un D'alema novello trotsky piace far credere, ma di quella disciplina "staliniana" che vigeva nel Pc italiano e che potremmo anche chiamare con toni meno drammatici semplicemente rispetto per le regole interne di un partito e che alla base del Pd è ancora molto sentita e sostanzialmente si può riassumere in tre semplici regolette: All'interno del partito ci può essere libertà di criticare, ma non è permesso a nessuno votare contro il proprio partito sistematicamente in parlamento, scendere in piazza contro il proprio governo, delegittimare e insultare il proprio segretario. Una disciplina di partito che viene da lontano e che D'alema in diverse interviste ha spesso ridicolizzato raccontando dei suoi esordi da giovane militante in quel che era il Pci, che lui ha contribuito a distruggere.
giovedì 3 settembre 2015
Chi se ne frega della sinistra
L'ex presidente Monti con la sua aria sardonica ha lanciato la battuta e di fronte ad un ammirato Travaglio, parlando della proposta di Renzi di abolire la tassa sulla prima casa, ha rivendicato che il suo governo non lo avrebbe mai fatto, essendo molto più a sinistra di quello di Renzi. Tralasciando l'idea masochistica che mettere una tassa sulla casa sia di sinistra, quello che può essere interessante chiedersi è: Il partito democratico può preoccuparsi di apparire più di sinistra degli altri? O meglio, il partito comunista italiano, si preoccupava di apparire di sinistra o più di sinistra? La risposta è no, il Pci non solo combatteva senza mezzi termini il radicalismo di sinistra a cui Bersani e D'alema sono tanto affezionati e con il quale non si sarebbe mai alleato, ma spesso si pose alla destra anche del partito socialista italiano senza preoccuparsi di apparire di "destra" agli occhi della gauche da salotto e dei comunisti da movida. Fu così nel rapporto con i cattolici, nell'affrontare il terrorismo, nel contrastare i movimenti sessantottini e in un' attitudine generale che lo pose sempre all'altezza di una vocazione maggioritaria e nazionale, anche se certi giovinastri della Fgci non erano d'accordo.
Intervento militare in Siria
Pubblicare la foto di un bambino morto in prima pagina dimostra solo il cinismo e l'insensibilità di chi vuole manipolare l'opinione pubblica per i propri fini politici usando l'emotività. Ma se dobbiamo essere cinici allora facciamolo per guardare in faccia la realtà, per un cinismo realista e non per il falso pietismo, per la nostra falsa solidarietà, perchè l'unica soluzione è un intervento militare.
mercoledì 26 agosto 2015
Va da sè
Amo le svolte che spiazzano i militanti
Amo i militanti che servono alla festa
Amo i grandi leaders,
odio il cretino collettivo, odio i quadri che fanno tattica della strategia
Odio la società civile, i partiti dei giornali
Amo chi ammette di aver sbagliato, odio gli intellettuali che hanno sempre ragione
Amo chi ama il proprio paese, amo chi ama la propria terra.
Amo i militanti che servono alla festa
Amo i grandi leaders,
odio il cretino collettivo, odio i quadri che fanno tattica della strategia
Odio la società civile, i partiti dei giornali
Amo chi ammette di aver sbagliato, odio gli intellettuali che hanno sempre ragione
Amo chi ama il proprio paese, amo chi ama la propria terra.
martedì 25 agosto 2015
Cose di cui bisogna sempre parlar male su social
Cose di cui bisogna sempre parlare male sui social:
Politici (Tutti, indistintamente, compresi i discendenti fino alla settima generazione e i cugini di terzo grado. Si salva solo Pertini, di cui bisogna diffondere citazioni inventate di sana pianta e confonderlo con Curcio. Curarsi di sottolineare l'abisso che c'era tra Pertini e Napolitano e farlo con solenne gravità).
Merkel (Se i social fossero esplosi quindici anni fa, sarebbe stato lo "stupido uomo bianco" Bush. Ma ora è la perfida teutonica che vuole controllare il mondo e perfino il nostro orticello.)
Cattolicesimo, (da distinguere dal "vero cristianesimo" tradito dalle alte gerarchie ecclesiastiche, ma cadere in estasi se l'ultimo Papa usa modi informali e sforna boiate demagogiche a tutto spiano, a differenza di quel porco pedofilo nazista che c'era prima).
Il proprio paese (In assoluto il peggiore, abitato da bifolchi, ladri, codardi, a parte chi scrive ovviamente, che è venuto giù dal cielo).
Renzi (Prima era Berlusconi, da non nominare mai per esteso ma solo con una B. piena di ribrezzo. Imputare a Renzi 70 anni di mali della Repubblica, ma considerare con pienezza che i veri colpevoli sono quei servi stolti che lo votano. Considerare che Renzi è come B., ma poi capire con sdegno e sacra indignazione che è pure peggio, cazzo).
Politici (Tutti, indistintamente, compresi i discendenti fino alla settima generazione e i cugini di terzo grado. Si salva solo Pertini, di cui bisogna diffondere citazioni inventate di sana pianta e confonderlo con Curcio. Curarsi di sottolineare l'abisso che c'era tra Pertini e Napolitano e farlo con solenne gravità).
Merkel (Se i social fossero esplosi quindici anni fa, sarebbe stato lo "stupido uomo bianco" Bush. Ma ora è la perfida teutonica che vuole controllare il mondo e perfino il nostro orticello.)
Cattolicesimo, (da distinguere dal "vero cristianesimo" tradito dalle alte gerarchie ecclesiastiche, ma cadere in estasi se l'ultimo Papa usa modi informali e sforna boiate demagogiche a tutto spiano, a differenza di quel porco pedofilo nazista che c'era prima).
Il proprio paese (In assoluto il peggiore, abitato da bifolchi, ladri, codardi, a parte chi scrive ovviamente, che è venuto giù dal cielo).
Renzi (Prima era Berlusconi, da non nominare mai per esteso ma solo con una B. piena di ribrezzo. Imputare a Renzi 70 anni di mali della Repubblica, ma considerare con pienezza che i veri colpevoli sono quei servi stolti che lo votano. Considerare che Renzi è come B., ma poi capire con sdegno e sacra indignazione che è pure peggio, cazzo).
venerdì 21 agosto 2015
Resistenza e interventismo
Che cos'è l'opposto dell'antifascismo, della democrazia e della libertà? Il fascismo? O forse per altri aspetti il neutralismo, il rifiuto ideologico di ogni guerra? Cos'avevano in comune le principali figure della resistenza italiana? Erano state tutte interventiste allo scoppio della prima guerra mondiale. Più precisamente, erano state parte di quel filone dimenticato che fu l'interventismo democratico e di sinistra. Persino un leader comunemente considerato come internazionalista quale Togliatti fu volontario negli alpini e quando gli fu diagnosticata una miopia che lo rese inabile alle armi chiese di essere trasferito alla croce rossa, mentre Gramsci si schierò a favore dell'interventismo e inviò un articolo, non pubblicato, al giornale di Mussolini. Il principale leader della resistenza, Ferruccio Parri, partì volontario allo scoppio della prima guerra mondiale. I più noti martiri dell'antifascismo furono interventisti, i fratelli Rosselli lo erano entusiasticamente, mentre Gobetti anticipò di un anno la maturità classica per partire volontario a 17 anni. Un altro leader antifascista come il fondatore del partito sardo d'azione Lussu fu ufficiale nella grande guerra, mentre Ernesto Rossi partì volontario a 19 anni. Il fondatore del gruppo resistenziale Giustizia e Libertà, Salvemini, era un stato un capofila dell'interventismo democratico. Un'altra icona della resistenza come Nenni fu interventista, seppur da basi rivoluzionarie. Che fosse per irrendentismo, per aspirazione democratica contro gli imperi austriaci e germanici o come leva per la rivoluzione sociale, tutte le più importanti figure dell'antifascismo e della resistenza erano state interventiste. Al contrario, chi come il leader troschista Bordiga considerava l'antifascismo peggio del fascismo e tifava per la sconfitta degli alleati, fu un convinto neutralista e odiava la guerra come massima espressione della democrazia, legandola alla coscrizione obbligatoria e irrideva le idee di Lenin e Mussolini sulla guerra come base della rivoluzione sociale. E' vero che la figura più di spicco del neutralismo fu certamente Turati, che era indubbiamente antifascista, ma che non fece nulla per costruire una resistenza al fascismo e fu simbolo di quell'inerzia dell'esilio che paralizzò per anni gli oppositori al regime e tante critiche anche spietate gli costò da parte di azionisti e comunisti.
giovedì 20 agosto 2015
Mai parlare male di...
Cose di cui non bisogna parlare MAI male sui social:
Animali. (In assoluto la cosa più di tutte di cui mai e poi mai bisogna parlar male. Gli animali sono esseri superiori a noi uomini, che abbiamo distrutto il pianeta con la modernità e faremmo bene a dedicarci all'autogenocidio di massa, in particolare se siamo maschi, occidentali ed eterosessuali).
Gay (Tolti gli animali, tra gli umani i gay sono la categoria di cui mai si può parlare male. L'utero è mio, ma i gay possono affittarlo quando vogliono per soddisfare i loro capricci egoistici).
Religioni di altri popoli (Bisogna irridere e ridicolizzare le nostre religioni giudaico-cristiane, ma mai e poi mai arrecare offese alle religioni orientali e mediorientali, che poi hanno ragione a farci saltare tutti per aria, che diamine, ce lo siamo meritati).
Immigrati (mai parlare male degli immigrati, anzi fare la faccia contrita e far scendere la lacrimuccia quando si parla di questi poveri disperati, che poi noi italiani di merda dobbiamo stare zitti e subire che abbiamo esportato la mafia in tutto il mondo).
Donne (ma solo se femministe e desinistra. Le altre, in particolare se bionde, berlusconiane o renziane si possono tranquillamente definire zoccole, pompinare, ritardate mentali e quant'altro a piacimento).
Animali. (In assoluto la cosa più di tutte di cui mai e poi mai bisogna parlar male. Gli animali sono esseri superiori a noi uomini, che abbiamo distrutto il pianeta con la modernità e faremmo bene a dedicarci all'autogenocidio di massa, in particolare se siamo maschi, occidentali ed eterosessuali).
Gay (Tolti gli animali, tra gli umani i gay sono la categoria di cui mai si può parlare male. L'utero è mio, ma i gay possono affittarlo quando vogliono per soddisfare i loro capricci egoistici).
Religioni di altri popoli (Bisogna irridere e ridicolizzare le nostre religioni giudaico-cristiane, ma mai e poi mai arrecare offese alle religioni orientali e mediorientali, che poi hanno ragione a farci saltare tutti per aria, che diamine, ce lo siamo meritati).
Immigrati (mai parlare male degli immigrati, anzi fare la faccia contrita e far scendere la lacrimuccia quando si parla di questi poveri disperati, che poi noi italiani di merda dobbiamo stare zitti e subire che abbiamo esportato la mafia in tutto il mondo).
Donne (ma solo se femministe e desinistra. Le altre, in particolare se bionde, berlusconiane o renziane si possono tranquillamente definire zoccole, pompinare, ritardate mentali e quant'altro a piacimento).
martedì 18 agosto 2015
Rivoluzionari a cinque stelle
E' stato un errore definire il movimento cinque stelle come un movimento qualunquista, antipolitico. il movi cinque stelle è invece un movimento rivoluzionario, che come tutti i movi rivoluzionari vuole costruire l'Uomo Nuovo. A differenza dell'Uomo qualunque, il grillino è un cittadino-attivista perennemente indignato che si occupa della cosa pubblica h24, tutto il contrario dell'uomo qualunque preso tra due fuochi rossi e neri, il cittadino-attivista sa bene dov'è la verità-onestà e il male-inciucio, sa che la soluzione è la militanza permanente e non il disimpegno qualunquista, odia l'uomo medio corrotto dagli 80 euri di Renzi ed alla leggera libertà atlantica preferisce il pesante complottismo putiniano. Il grillismo, come il leghismo, è una costola della sinistra, più precisamente di quel socialismo rivoluzionario e massimalista rimasto per decenni senza padri e senza casa, sbugiardato dal fascismo e dal marxismo e dopo la fine del marxismo e del fascismo risorto a nuova vita.
lunedì 17 agosto 2015
In italia comandano le opposizioni, la minoranza Pd erede della sinistra studentesca
Il problema politico principale dell'Italia è che comandano le minoranze, le opposizioni, chi dice sempre no. Per accorgersene basta seguire i lavori parlamentari. La maggioranza delle persone è persuasa che il parlamento sia un bivacco di gente che dorme sui banchi, ma non è così. Il tempo parlamentare trascorre in un dominio di interventi ostruzionistici delle opposizioni, in particolare grillini (ma anche Sel e leghisti), che si iscrivono a parlare non per dibattere le leggi proposte dal governo, ma per fare ostruzionismo, diluire i tempi, fare propaganda politica e carnevalate antisistema, in modo da poter dire poi che il governo non fa nulla. Si tratta di un abuso della democrazia, dai tratti sabotatori. Nell'idea dei padri costituenti, infatti, il parlamento doveva essere il luogo del dibattito pubblico, specchio del paese, ma col tempo si è visto che qualcosa non funzionava. Per come sono posti i regolamenti parlamentari, chi vuole usare il parlamento come "tribuna rivoluzionaria" ne viene avvantaggiato rispetto a chi vuole usarlo come luogo della produzione democratica. Tutto viene peggiorato dal bicameralismo perfetto, un sistema che in realtà ne' comunisti ne' democristiani volevano, ma fu frutto di un compromesso. Non è un caso che l'ultimo comunista rimasto in vita, Giorgio Napolitano, si spenda per la riforma voluta da Renzi per trasformare il senato nella camera delle regioni, che era proprio la proposta del Partito Comunista Italiano. Opponendosi a questa riforma, l'opposizione di sinistra del Pd si conferma erede non del Pci, ma della sinistra da assemblea studentesca. D'altronde accusare Renzi di voler fare del Pd un partito di centro o centrodestra abbandonando i rapporti privilegiati con le sinistre più radicali e le radicalità della "società civile" è una sciocchezza antistorica per il semplice motivo che quel partito non fu mai un partito di sinistra-sinistra, ma fin dai tempi di Togliatti si è sempre posto al centro con un carattere fortemente nazionale e una vocazione maggioritaria. L'idea di legarsi alle frange estreme della sinistra e alla gauche da salotto fu poi di chi quel partito lo distrusse, non per fare un partito moderno e riformista, ma per creare quell'orrendo accrocchio "cattocomunista" che fu l'Ulivo, dominato da comunisti da movida e giustizialisti. Tutte cose che Renzi, giustamente, vuole spazzare via.
mercoledì 22 luglio 2015
Tsiprismo
Dello tsiprismo non mi piace nulla, a partire dalla loro estetica senza cravatta e con lo zainetto da studenti, da un punto di vista marxista invece il loro tatticismo opportunista spacciato per movimentismo al potere meriterebbe un viaggio premio in un gulag, per non parlare del loro sciovinismo sudista e terzomondista spacciato per marxismo. D'altronde negli slogan di Grillo e Varoufakis riecheggiano parole d'ordine dal sapore leninista come "potere al popolo" e "staniamo i nemici del popolo". Manca però uno slogan fondamentale della tradizione comunista, che andava forte nei primi anni della Repubblica dei Soviet: "Chi non lavora non mangia". E che dire delle analisi dei giornali italiani di questi giorni: "Merkel brutta e kattiva, fai piangere il popolo greco e le bambine palestinesi. Tsipras, bello, buono e bravo, con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale".
Dalla negazione all'adesione, il processo del terrorismo
La dinamica del terrorismo islamico è la stessa che portò all'espandersi del terrorismo rosso e nero negli anni '70. Si parte da un processo di negazione che, attraverso un'apparente dissociazione, porta all'adesione: Le teorie secondo le quali dietro l'11 settembre o l'Isis ci sia la Cia e il Mossad sono le stesse teorie fantasiose che vedevano nella mano della Cia o dello Stato il mandante della stagione delle bombe iniziata con Piazza Fontana e proseguita con il brigatismo. Si tratta di una camera di compensazione che serve a giustificare la successiva adesione al terrorismo o il stabilizzarsi nella zona grigia nella quale si imputa al nemico gli atti che non si riescono a sostenere. Non è la povertà o l'oppressione, ma la negazione della realtà dei fatti e l'ideologia la base del terrorismo. Si pensi al fatto che al contrario l'occidente nella guerra in Afghanistan degli anni '80 e nella guerra nella ex Jugoslavia sostenne gli estremisti islamici. L'idea che l'Occidente abbia attaccato l'Islam è l'esatto contrario della realtà, che ha visto l'Europa e l'America in certe circostanze sostenere l'Islam anche più radicale per motivi geopolitici, così come a loro volta hanno fatto Russia e Cina. L'aggressione dell'Islam alla democrazia, all'occidente e alla libertà è invece unilaterale e determinata solo dall'Islam stesso. Prima lo si capisce meglio è.
venerdì 17 luglio 2015
Lacrime ipocrite
Il tentativo di Casa Pound di strumentalizzare i cittadini in rivolta contro una gestione folle e irresponsabile dell'immigrazione è orrendo. Tanto quanto quello delle cooperative rosse e bianche che lucrano sull'immigrazione e tanto quanto quello di chi vede negli immigrati un nuovo bacino elettorale o una nuova militanza antisistema. Le parole più giuste e sagge le ha dette la Merkel alla piagnucolosa bambina palestinese, aiutiamo chi possiamo, ma non possiamo accogliere tutti, il resto è ideologia, falsa coscienza.
Chi vuol rifar la DC
L'accusa mossa a Renzi di voler rifare la democrazia cristiana è paradossale dal momento che viene mossa da chi, persa da tempo la tradizionale base operaia, ha ereditato la base sociale della democrazia cristiana e si trova ancorato ad essa, rifiutando il tentativo di Renzi di allargare la base ai nuovi ceti produttivi, recuperando al contempo il voto operaio. E sarà un caso gli stessi che accusano Renzi di voler rifar la Dc sono quelli che vedono in Papa Francesco l'unico leader di sinistra in circolazione?
lunedì 13 luglio 2015
Accordo EU-Tsipras, soldi in cambio di insulti
Quattro anni fa il pensiero unico della politica italiana, perseguendo l'obbiettivo di far cadere Berlusconi, era tutto schierato dalla parte dell'Euro, della Germania e dell'Austerity. Oggi invece è schierato in blocco dalla parte di Tsipras perchè l'orizzonte del provincialismo è ora mettere in difficoltà Renzi facendo leva sulla crescita del qualunquismo di estrema sinistra antitedesco, che in queste ore tocca vette di isteria collettiva e razzismo mai viste. Chi ci va di mezzo sono come sempre i risparmiatori che devono sottostare al gioco delle tre carte del baro Tsipras e del suo losco compare Varou fake, e gli italiani, gli spagnoli e gli irlandesi che hanno fatto i sacrifici e le riforme per stare alle regole dell'Europa, mentre ora i greci si mangiano altri 86 miliardi dalla cattiva "Europa dei banchieri, dei terroristi e dei mafiosi" dando in cambio chissà quali garanzie? Ma il pavido Obama può essere contento, la Grecia non è finita nelle braccia di Putin, come se non lo fosse già.
mercoledì 8 luglio 2015
Negri e Rodotà
La presenza di Toni Negri e altri brigatisti al festival dei Beni comuni di Rodotà&c. non mi stupisce per niente. Le affinità ideologiche sono tantissime, ma anche gli schemi politici. La selvaggia campagna d'odio portata avanti dal Fatto quotidiano nei confronti del Pd in questi anni ricalca quella che le Br e i gruppi affini portavano avanti nei confronti del Pci. Quello che è meno noto è l'ampiezza dei contatti e degli scambi che le Br avevano con ciò che si muoveva alla "sinistra" del Pci e anche al suo interno in alcune componenti antiberlingueriane e filobrezneviane. Ora che vengono meno alcune divergenze di natura tattica e organizzativa, nonchè le pendenze giudiziarie, questi rapporti avvengono da quattro-cinque anni sempre più alla luce del sole e le convergenze politiche maturano. Certi compagni non sbagliano più, ma ora si danno al più efficace sabotaggio, mentre altri hanno smesso di mediare nel partito, sulla strada del movimentismo e della paranoia complottista si possono incontrare. Obbiettivo non è più la presa del potere e la costruzione di una società socialista, ma innescare un processo nichilistico di disgregazione e autodistruzione dei paesi sviluppati opprimendo le forze produttive, paralizzando ogni governo e ogni processo di riforma, difendendo le sacche burocratiche, parassitarie, alimentando il disordine lumpen e strumentalizzando l'emarginazione giovanile.
martedì 7 luglio 2015
Eurasia
Come scrivevo qualche mese fa, il governo di Atene è il primo governo rosso-bruno d'Europa, ispirato dalle teorie di Dugin, secondo le quali non è più la destra e la sinistra a connotare un movimento politico, ma la geopolitica. Su questo piano Tsipras si schiera con la Russia di Putin, il cui obbiettivo è conquistare l'Europa, assorbendone più territori possibili o portandone i più possibili sotto la sua influenza allontandoli dagli Stati Uniti. In futuro uno dei prossimi obbiettivi sarà anche l'Italia, da sempre anello debole della Nato e paese doppiogiochista, dove quasi tutti i movimenti e partiti politici sono già stati comprati da Putin (5stelle, lista Tsipras, minoranza Pd, gran parte di Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia).
mercoledì 17 giugno 2015
Nazioni e nazionalismo
Le mie idee politiche si sono sempre mosse tra nazionalismo, liberalismo, anarchismo e marxismo. Di quest'ultimo ho sempre ripreso il rifiuto della teoria della fine della storia, l'idea che il capitalismo non sia lo stadio finale dello sviluppo umano, ma che del marxismo ne sia la base, sapendo ben respingere ogni anticapitalismo reazionario, antimoderno, ecocentrico, terzomondista. Del liberalismo invece l'importanza data ai diritti individuali, tanto più in un'epoca dove sono sostituiti dall'ambiguità e dalla vaghezza dei diritti umani e dal lobbismo dei diritti civili. Dell'anarchismo il concetto di autonomìa locale, indipendenza e critica alla burocrazia statale e di partito, mentre il nazionalismo è alla base di tutto, una società senza patria apre la strada alla barbarìe come stiamo vedendo in questi giorni ed anche la maggior parte dei leaders comunisti nel corso del secolo scorso ha rivalutato il concetto di patria e si possono tranquillamente definire nazionalisti o nazional-comunisti. Ogni società non può che agire nell'involucro della nazione, ogni idea politica, sistema economico e modello politico ha bisogno di una patria entro quale agire. Per Gramsci e Togliatti il partito comunista doveva completare la fase risorgimentale dell'unità d'Italia, per Stalin il nazionalismo, così come il linguaggio, non può essere liquidato come sovrastruttura e solo attraverso al richiamo alla patria sconfisse l'invasione hitleriana, mentre il patriottismo di Che Guevara e Fidel Castro è palese, d'altronde qui siamo già in un periodo storico dove il nazionalismo terzomondista e anticoloniale richiama più la nazione proletaria mussoliniana piuttosto che la teoria dell'imperialismo di Lenin. Senza spingersi a una tale deriva, ma rimanendo in un contesto nazionalista europeo e eurocentrico, appare chiaro che in un mondo dove la Cina è ultranazionalista, dove la Russia è ultranazionalista e riscrive la storia in chiave unitaria, dove i paesi del Sudamerica sono aggressivamente nazionalisti, dove la nazione mussulmana ci ha dichiarato guerra, solo l'occidente pare aver perso l'importanza moderna del patriottismo. Non lasciare in mano il patriottismo a gruppuscoli di nostalgici, ma riportarlo al centro della modernità e dei partiti della nazione sarà assolutamente necessario per la soppravvivenza della nostra parte di mondo.
Qualcuno da odiare
Durante il regime, gli antifascisti nelle carceri e al confino non smisero mai di discutere, di elaborare e di produrre. Al centro della discussione non c'era Mussolini, ma quale società costruire dopo la caduta del fascismo. Gramsci scrisse i quaderni, dove mise appunto la sua idea di cultura nazionale, poi strumentalizzata a fini politici e carrieristici. Altri pensavano già all'Europa unita, mentre cattolici, socialisti e liberali riprendevano il filo interrotto. I conflitti e le discussioni non mancavano, ma al centro non c'era Mussolini, ma il futuro e l'azione. Non voglio edulcorare quella generazione di padri della Patria e antifascisti, ma nel loro dibattito ci fu un'attenta riflessione sugli errori commessi, sul minoritarismo, sul fascismo come fenomeno di massa, almeno da parte di certi leaders e intellettuali, senza dimenticare però Piazzale Loreto e le vendette del dopoguerra. L'odio sul piano personale per l'avversario politico eletto però a bandiera identitaria è un qualcosa che comincia quando la sinistra è diventata gruppettara, atemporale, ritualistica, chiusa dentro canoni antropologici. L'odio concentrato verso una singola persona va di pari passo con il conformismo. Il temporaneo declino di Berlusconi ha mandato in crisi molte persone, che hanno temuto di perdere una ragione di vita, avere qualcuno da odiare, mentre per altri (comici, editorialisti, conduttori tv, costituzionalisti) si trattava di perdere il proprio lavoro, non avendo altre competenze. L'avanzata di Renzi ha dato una nuova linfa ai professionisti dell'odio, ma non era facile far passare per pecora nera il sindaco di Firenze e convincere le altre pecore a buttarlo fuori dal recinto, anzi fuori dal recinto ci sono finiti loro, mentre la pecora nera il recinto lo apriva dando modo di esplorare nuovi terreni e di uscire da una realtà cristallizzata. Ora però c'è un nuovo soggetto da odiare, è Matteo Salvini, parla studiatamente una lingua diversa dalla loro per essere odiato dalla sinistra gruppettara, che vive di codici linguistici molto rigidi da cui non si deve sgarrare, e in questo modo aumenta i consensi. Il bello però è che su molte cose Salvini la pensa come la sinistra minoritaria-gruppettara: l'Euro, la legge Fornero, le simpatìe per Putin e l'antiamericanismo, lo statalismo, le pensioni che guai a chi le tocca, il complottismo. L'unica vera discordìa a ben vedere è sulla faccenda dell'immigrazione, che i sinistri vorrebbero priva di controlli e indiscriminata per sostituire etnicamente gli italiani inferiori con gli amati popoli del terzo mondo, mentre Salvini, con più padano senso pratico, vorrebbe limitare. Ma per il resto potrebbero tranquillamente andare d'accordo, basterebbe trovare qualcuno da odiare.
lunedì 15 giugno 2015
Sicurezza, lavoro, nuova solidarietà
Credo che la sinistra del ventunesimo secolo debba muoversi tra tre indirizzi. Sicurezza, lavoro e nuove forme della solidarietà. Il tema della sicurezza è stato troppo a lungo snobbato da una sinistra diventata elitaria, minoritaria e sconnessa con il mondo reale e il proprio tempo. Il diritto alla sicurezza, a non essere rapinati per strada, per le donne a non essere violentate, a non vedere violata la propria abitazione privata, ad avere uno stato che difende i propri confini e regolamenta l'immigrazione è stato troppo a lungo considerato un valore di destra da una "sinistra" salottiera che non vive i problemi reali della gente. Sappiamo che Renzi sta cercando di salvare la sinistra dall'estinzione certa facendola uscire dai fumi dell'ideologia, ma su questo aspetto c'è ancora molto da recepire e le vicende di questi giorni lo confermano. Il secondo tema è il lavoro, e su questo la nuova sinistra di Renzi è partita bene con il Jobs Act, una legge che crea occupazione, non a caso osteggiata da un sindacato di destra, conservatore e schierato con i privilegi come la cgil. L'idea che una società si fonda sul lavoro rimane un'idea valida e patrimonio della cultura di sinistra e della nostra costituzione. Va però intesa come creazione di nuova occupazione e non come difesa di rendite di posizione. Il terzo punto cruciale è la creazione di nuove forme di solidarietà dopo il fallimento dell'assistenzialismo statalista e del volontariato "no profit". Le nuove forme della solidarietà per la costruzione di una nuova sinistra dovranno muoversi in relazione e non in contrapposizione con i valori della sicurezza e del lavoro. Dovranno integrarsi con una società in grado di garantire occupazione e sicurezza e non invece venire incontro all'improduttività e all'insicurezza.
lunedì 8 giugno 2015
Narcisismo-leninismo
E' sempre esistita a sinistra una base di rivoluzionari da salotto. Quelli che farebbero la rivoluzione domani mattina, ma per colpa dei dirigenti revisionisti, trasformisti, inciucisti, non si può fare. Negli anni '70 la rivoluzione era quella sociale e politica, oggi è morale e ha contorni legalitari e costituzionalisti, ma il succo è lo stesso. Infatti alla Coalizione Sociale lanciata da Landini, insieme a Rodotà, sono comparsi in sala gli ex leader di Potere Operaio Piperno e Scalzone, nonchè il mitico professor Pancho Pardi, che negli anni '70 teorizzava la lotta armata, che altri poi fecero al posto suo, e negli anni '90 agitava i girotondi della pseudo società civile. Il nome di questo soggetto politico, se mi è consentito un suggerimento, potrebbe essere narcisismo-leninismo.
Renzi sull'immigrazione si gioca tutto, scontiamo anni di dittatura del pol.corr.
Il governo Renzi sull'immigrazione si gioca la faccia, l'osso del collo e rischia di rimanere stritolato tra tre fuochi. Da una parte l'Europa che non ne vuole sapere della ripartizione dei presunti profughi (ma la maggioranza risultano poi essere clandestini che si spacciano per profughi di guerra), dall'altra il Vaticano che vuole imporgli una immigrazione selvaggia e incontrollata - con l'appoggio di sindacati e sinistra di minoranza - e infine i governatori del nord pronti alla rivolta. L'atteggiamento del governo risulta del tutto inerme. Non ottiene nulla in Europa e si fa così incalzare in Italia dai due lati.
In questi anni c'è stata una manipolazione della realtà partendo dal linguaggio. Gli immigrati sono diventati i migranti, dando una funzione apolide e passiva all'Italia e agli italiani, mentre veniva data una soggettività attiva e una centralità agli immigrati, che non avevano, essendo il fenomeno migratorio alimentato principalmente da illusioni e suggestioni. I clandestini che entrano illegalmente nel nostro (?) paese sono diventati profughi (da accogliere). Chiunque non si sottopone a questa dittatura politicamente corretta del linguaggio e del pensiero viene bollato come razzista ed escluso dal consesso civile in quanto non appartenente al genere umano evoluto. Una nuova forma di razzismo prevale, sottoforma di egemonia linguistica e falsa coscienza. Minoranze organizzate slegate dalla realtà hanno imposto il proprio punto di vista slegato dagli interessi generali degli italiani. Interessi particolari hanno incentivato l'immigrazione da parte di chi cercava mano d'opera a basso costo, manovalanza criminale, nuovi poveri da evangelizzare per tornare a riempire le chiese vuote, nuovi iscritti per sindacati e gruppi politici in via d'estinzione. Realtà che non stavano al passo del processo di modernizzazione del Paese e che ad esso hanno deciso di opporsi hanno individuato negli immigrati una riserva da cui attingere nel tentativo di mutare geneticamente il panorama sociale del paese. Gli italiani non fanno più figli? Invece di aiutare le giovani coppie facciamo arrivare immigrati che li sostituiscano (D'Alema). Gli italiani non si iscrivono più al mio sindacato perchè hanno capito che appartiene ad ideologie del passato e fa solo gli interessi di pensionati e dipendenti pubblici? Meglio gli immigrati. Gli italiani sono diventati orrendamente edonisti, individualisti e mercantilisti? Meglio gli immigrati con la loro cultura tribale e comunitaria. Sono questi i peggiori nemici non solo della modernizzazione del paese, ma anche degli stessi immigrati, perchè ne bloccano l'integrazione e l'assimilazione alimentando invece la loro conflittualità facendone strumento del conflitto.
In questi anni c'è stata una manipolazione della realtà partendo dal linguaggio. Gli immigrati sono diventati i migranti, dando una funzione apolide e passiva all'Italia e agli italiani, mentre veniva data una soggettività attiva e una centralità agli immigrati, che non avevano, essendo il fenomeno migratorio alimentato principalmente da illusioni e suggestioni. I clandestini che entrano illegalmente nel nostro (?) paese sono diventati profughi (da accogliere). Chiunque non si sottopone a questa dittatura politicamente corretta del linguaggio e del pensiero viene bollato come razzista ed escluso dal consesso civile in quanto non appartenente al genere umano evoluto. Una nuova forma di razzismo prevale, sottoforma di egemonia linguistica e falsa coscienza. Minoranze organizzate slegate dalla realtà hanno imposto il proprio punto di vista slegato dagli interessi generali degli italiani. Interessi particolari hanno incentivato l'immigrazione da parte di chi cercava mano d'opera a basso costo, manovalanza criminale, nuovi poveri da evangelizzare per tornare a riempire le chiese vuote, nuovi iscritti per sindacati e gruppi politici in via d'estinzione. Realtà che non stavano al passo del processo di modernizzazione del Paese e che ad esso hanno deciso di opporsi hanno individuato negli immigrati una riserva da cui attingere nel tentativo di mutare geneticamente il panorama sociale del paese. Gli italiani non fanno più figli? Invece di aiutare le giovani coppie facciamo arrivare immigrati che li sostituiscano (D'Alema). Gli italiani non si iscrivono più al mio sindacato perchè hanno capito che appartiene ad ideologie del passato e fa solo gli interessi di pensionati e dipendenti pubblici? Meglio gli immigrati. Gli italiani sono diventati orrendamente edonisti, individualisti e mercantilisti? Meglio gli immigrati con la loro cultura tribale e comunitaria. Sono questi i peggiori nemici non solo della modernizzazione del paese, ma anche degli stessi immigrati, perchè ne bloccano l'integrazione e l'assimilazione alimentando invece la loro conflittualità facendone strumento del conflitto.
lunedì 1 giugno 2015
Elezioni regionali 2015 - Analisi del voto
Cala Renzi, Salvini fa il botto, soppravvive Berlusconi, tiene il M5S, vivacchiano la Lista Tsipras e Fratelli d'Italia, spunta un drappello civatiano. Questi i dati delle elezioni regionali di ieri. Il fenomeno sociale più evidente è invece l'inizio di una venetizzazione delle regioni rosse. Appare invece non esportabile il modello Liguria.
In termini di voti assoluti l'unico a registrare un aumento è Salvini. La Lega raddoppia i voti in Veneto, quasi triplica in Liguria, quadruplica e quintuplica nelle regioni centrali-rosse e fonda un primo presidio al sud. Tutti gli altri partiti in termini assoluti perdono voti, quindi o a favore del'astensione o a favore di Salvini. La sinistra conservatrice aumenta i propri voti solo in Liguria e in Puglia, grazie all'apporto dei civatiani, che in termini percentuali portano un 3-5% in più. Non tale comunque da fare la differenza, perchè in Liguria il Pd perde 13 punti percentuali e 150mila voti, che vanno per lo più in astensione e in parte alla Lega, mentre Pastorino porta via sostanzialmente solo 25-35mila voti che si vanno ad aggiungere ai 35mila che erano già della Lista Tsipras alle ultime europee in Liguria. La sinistra di minoranza quindi non è stata così determinante nella sconfitta della Paita affermando comunque di essere in grado di ricreare uno spazio del 4-8% come era di Rifondazione. In Liguria la Lega rispetto alle europee prende 70mila voti in più e Forza Italia ne perde 40mila. Quindi solo una parte dei voti in più alla Lega sono travaso da Forza Italia, il resto proviene in buona parte dal Pd e da Grillo. Possiamo ipotizzare che almeno la metà dei voti persi dal Pd in Liguria sia andato all'astensione, un 25% lo ha portato via Civati, un altro 15% sia andato alla Lega e un 5-10% a Grillo e altri partiti. In Veneto invece assistiamo ad un fenomeno opposto, dove gran parte dei 400mila voti persi dal Pd sono andati alla Lista Zaia, che prende oltre 400mila voti, più della lista di partito, che si conferma poco oltre il 15%. In Toscana la Lega prende 170mila voti in più, Forza Italia perde 110mila voti, il Pd perde 400mila voti, anche qui almeno un 15% sono finiti a Salvini e in larga parte all'astensione, ma poco o nulla va a sinistra. Il dato più interessante è quindi notare come nelle regioni rosse si assiste ad un processo di venetizzazione piuttosto che di ligurizzazione. Infatti il Pd qui perde terreno, ma alla sua sinistra rimane tutto immutato o addirittura c'è un calo come in Umbria o nelle Marche, mentre cresce la Lega vertiginosamente. Il Veneto quindi appare molto più laboratorio nazionale della piccola Liguria ed è facile immaginare che un processo di venetizzazione sia in atto anche in Emilia e Lombardia. Renzi quindi commetterebbe un errore a riposizionarsi a sinistra tornando sui suoi passi. D'altronde ci sarà sempre qualcuno più a sinistra di te e se il premier dovesse venire incontro alle richieste di Civati&c. questi si sposterebbero ancora più a sinistra tirando la corda all'infinito. Bisogna invece combattere Salvini sul suo stesso terreno, come fu fatto con Grillo, quando Renzi fece sue le tematiche anticasta dandogli una veste più propositiva e meno estremista, evitando la litanìa del fascista/razzista/xenofobo che non fa altro che aumentargli i consensi. E' evidente che Il Pd è ancora scoperto sul tema della sicurezza e dell'immigrazione e ancora sconta un ritardo in quel processo di trasformazione da partito di sinistra-sinistra a partito di sinistra in grado di interpretare anche istanze (erroneamente considerate) di destra o centrodestra.
In termini di voti assoluti l'unico a registrare un aumento è Salvini. La Lega raddoppia i voti in Veneto, quasi triplica in Liguria, quadruplica e quintuplica nelle regioni centrali-rosse e fonda un primo presidio al sud. Tutti gli altri partiti in termini assoluti perdono voti, quindi o a favore del'astensione o a favore di Salvini. La sinistra conservatrice aumenta i propri voti solo in Liguria e in Puglia, grazie all'apporto dei civatiani, che in termini percentuali portano un 3-5% in più. Non tale comunque da fare la differenza, perchè in Liguria il Pd perde 13 punti percentuali e 150mila voti, che vanno per lo più in astensione e in parte alla Lega, mentre Pastorino porta via sostanzialmente solo 25-35mila voti che si vanno ad aggiungere ai 35mila che erano già della Lista Tsipras alle ultime europee in Liguria. La sinistra di minoranza quindi non è stata così determinante nella sconfitta della Paita affermando comunque di essere in grado di ricreare uno spazio del 4-8% come era di Rifondazione. In Liguria la Lega rispetto alle europee prende 70mila voti in più e Forza Italia ne perde 40mila. Quindi solo una parte dei voti in più alla Lega sono travaso da Forza Italia, il resto proviene in buona parte dal Pd e da Grillo. Possiamo ipotizzare che almeno la metà dei voti persi dal Pd in Liguria sia andato all'astensione, un 25% lo ha portato via Civati, un altro 15% sia andato alla Lega e un 5-10% a Grillo e altri partiti. In Veneto invece assistiamo ad un fenomeno opposto, dove gran parte dei 400mila voti persi dal Pd sono andati alla Lista Zaia, che prende oltre 400mila voti, più della lista di partito, che si conferma poco oltre il 15%. In Toscana la Lega prende 170mila voti in più, Forza Italia perde 110mila voti, il Pd perde 400mila voti, anche qui almeno un 15% sono finiti a Salvini e in larga parte all'astensione, ma poco o nulla va a sinistra. Il dato più interessante è quindi notare come nelle regioni rosse si assiste ad un processo di venetizzazione piuttosto che di ligurizzazione. Infatti il Pd qui perde terreno, ma alla sua sinistra rimane tutto immutato o addirittura c'è un calo come in Umbria o nelle Marche, mentre cresce la Lega vertiginosamente. Il Veneto quindi appare molto più laboratorio nazionale della piccola Liguria ed è facile immaginare che un processo di venetizzazione sia in atto anche in Emilia e Lombardia. Renzi quindi commetterebbe un errore a riposizionarsi a sinistra tornando sui suoi passi. D'altronde ci sarà sempre qualcuno più a sinistra di te e se il premier dovesse venire incontro alle richieste di Civati&c. questi si sposterebbero ancora più a sinistra tirando la corda all'infinito. Bisogna invece combattere Salvini sul suo stesso terreno, come fu fatto con Grillo, quando Renzi fece sue le tematiche anticasta dandogli una veste più propositiva e meno estremista, evitando la litanìa del fascista/razzista/xenofobo che non fa altro che aumentargli i consensi. E' evidente che Il Pd è ancora scoperto sul tema della sicurezza e dell'immigrazione e ancora sconta un ritardo in quel processo di trasformazione da partito di sinistra-sinistra a partito di sinistra in grado di interpretare anche istanze (erroneamente considerate) di destra o centrodestra.
sabato 2 maggio 2015
Le lettere dei partigiani condannati
Leggendo le lettere dei condannati a morte della Resistenza emerge come quei partigiani, che di lì a poche ore sarebbero stati fucilati dai nazisti, rivolgevano i loro ultimi pensieri affidati alle carte a due cose in particolare: i propri cari (la famiglia, la fidanzata, i figli) e la patria. Patria e famiglia. Oggi credo che l'80% di chi sfila il 25 aprile considererebbe i valori dei partigiani retrogradi, xenofobi, omofobi. Il 25 aprile, nel nome del superamento della retorica, è passato negli anni attraverso tante strumentalizzazioni di chi se lo cuce addosso a proprio uso e consumo. L'ultima è quella di metterelo in relazione con l'ondata di immigrazione selvaggia a cui stiamo assistendo impotenti in questi mesi. Ma come la penserebbero i partigiani? Credo ci sarebbero delle sorprese.
sabato 25 aprile 2015
La morte del 25 aprile
Il 25 aprile dovrebbe essere una festa nazionale, di liberazione dal suolo italiano dell'occupazione tedesca e della caduta della dittatura ad essa alleata. Con il tempo è diventato tutt'altro, sono stati estromessi molti elementi fondanti della resistenza come i monarchici, i liberali e ora si sta tentando di estromettere gli ebrei. Come si possa essere arrivati ad una simile deriva molti lo indicano nel lavoro di egemonia culturale di Togliatti, che intestò discutibilmente ai comunisti la primogenitura dell'antifascismo e della resistenza. Il suo obbiettivo però era quello di mettere il partito comunista a capo di un vasto schieramento sotto il suo controllo e non di estrometterne delle parti, così se da una parte colorava artificialmente di rosso l'antifascismo, dall'altra faceva virare il suo partito decisamente verso il nazionalismo in un tragitto di cauto affrancamento dall'Unione Sovietica. Indubbiamente le responsabilità del togliattismo o dei suoi eredi ci sono, dal momento che il lavoro di egemonia perse la sua finalità nazional-popolare e divenne puro potere burocratico di sfere culturali del paese. La deriva settaria del 25 aprile però è iniziata con il '68 quando i movimenti antiamericani hanno voluto vedere nelle lotte di "liberazione nazionale" delle ex colonie una nuova lotta partigiana e non invece quella che era, una guerra geopolitica di aspiranti piccole potenze regionali sotto l'influenza dell'Unione Sovietica, la cui efficace propaganda le rappresentava come "antifasciste", ma che non c'entravano nulla con il contesto europeo della seconda guerra mondiale. Tra queste vi era la guerra imperialista dei paesi arabi per annientare il piccolo stato di Israele, usando la questione dei profughi palestinesi come una bomba ad orologeria, mentre Israele al contrario aveva assorbito nella propria vita sociale i suoi profughi ebrei scappati dai paesi islamici dopo il '48. Negli ultimi decenni quindi al 25 aprile sono comparse bandiere che non c'entravano nulla con la resistenza come bandiere vietnamite, bandiere cubane, bandiere della pace, bandiere di emergency e sopratutto bandiere palestinesi, i quali durante il secondo conflitto mondiale combattevano al fianco di Hitler. Ricordo anni fa, una delle ultime volte che partecipai al 25 aprile, le urla "fuori gli ebrei dal corteo" rivolte agli esponenti della Brigata ebraica, in un antisemitismo non più camuffato da antisionismo o da legittima critica allo stato di Israele. Oppure quando i palestinesi uccisero il cooperante Vittorio Arrigoni - all'epoca moderavo un forum politico legato a rifondazione comunista - i commenti furono tutto un "è stato il mossad", "sono stati gli ebrei" in una logica da far impallidire i protocolli dei savi di sion. Episodi che non potevano non far aprire gli occhi anche a chi come me era sempre stato molto critico con Israele e aveva parteggiato con la causa palestinese. E infatti la deriva è continuata e oggi siamo al punto che rappresentanti della Brigata ebraica e persino degli ex deportati nei campi di concentramento vengano minacciati dalle associazioni filo-palestinesi costringendo l'Anpi ad annullare il corteo romano del 25 aprile, mentre a Milano gli ebrei sono costretti a sfilare scortati dal servizio d'ordine del Pd. Questa è una cosa grave, gravissima, che dovrebbe suscitare un dibattito tra i cosidetti intellettuali di sinistra, che sembrano però troppo impegnati a fare le analisi del sangue a Renzi.
martedì 27 gennaio 2015
Tsipras sì, Renzi no
Renzi si allea con Alfano: "Vergogna!", "inciucio", traditore, venduto!", "regime".
Tsipras si allea con la destra: "Astuto", "bravo!", "mossa intelligente", "che figo", "bella ciao"
This is italian left-left
venerdì 9 gennaio 2015
Je suis Charlie, je suis juif
In questi giorni ho sentito condanne contro OGNI estremismo, contro OGNI fanatismo, contro TUTTE le religioni, ma non mi risulta che ci siano cristiani o ebrei che vanno in giro per il mondo a farsi saltare sugli aerei, a trucidare giornalisti, a farsi esplodere nelle piazze. C'è chi poi se la prende preventivamente con gli islamofobi e chi addirittura si scaglia contro il Dio denaro, ma sarebbe ora di condannare l'estremismo ISLAMICO, il fanatismo ISLAMICO senza se e senza ma, la religione ISLAMICA in certi suoi aspetti, perchè non è una religione di pace, ma una religione che incita ad uccidere gli infedeli, i blasfemi, gli apostati. In molti stati islamici la blasfemìa è condannata con la pena di morte e negli anni scorsi centinaia di migliaia di islamici sono scesi in piazza per chiedere la morte dei vignettisti di Charlie, per non parlare dell'antisemitismo diffuso in questi paesi. Le parole politicamente corrette di Hollande ("l'Islam non c'entra") sono quanto meno inadeguate, ma sono lo specchio di una classe politica ed intellettuale europea inetta che dagli anni '70 ha favorito l'infiltrazione islamica in Europa, fin da quando presentarono alle loro opinioni pubbliche un terrorista palestinese, affiliato alla fratellanza mussulmana, come una sorta di eroe laico alla Garibaldi. Questo terrorista era Arafat, che quando si ammalò venne a curarsi proprio in Francia - il paese più filo-arabo e antiamericano d'Europa - prima di morire. Ma non da meno è la cerchia dei complottisti-terzomondisti dalla galassia Grillo alle schegge della fu sinistra radicale, quelli che fanno del complottismo sulla strage di Parigi tirando in ballo il Mossad sono i nipoti di quelli che cent'anni fa parlavano di complotto giudaico, sono i nuovi nazisti insieme agli integralisti islamici.
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