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martedì 28 maggio 2019

Cosa dicono i voti assoluti alle europee 2019

I voti in termini assoluti dicono sempre qualcosa di diverso dalle percentuali. Alle ultime europee il Pd guadagna cinque punti percentuali, ma perde centomila voti rispetto alle politiche del 2018, I 5 stelle perdono oltre 6 milioni di voti, la lega guadagna 3,4 milioni di voti, Forza Italia perde oltre due milioni di voti, Fratelli d'Italia guadagna 300000 voti.

Molti dei voti persi dai grillini vanno in astensione, ma evidente il travaso interno verso Salvini, sopratutto al sud, irrilevante il "rientro" nel Pd del voto rosso-grillino. Salvini inoltre assorbe ancora parte di Forza Italia.

Scenari 2020

Il quadro politico nazionale si sta sempre più delineando. Salvini è il vincitore, una volta vinta la battaglia sull'immigrazione, ora è atteso al varco del tema che diventerà primario nei prossimi mesi: l'economia: se la flat tax funzionerà il leader leghista potrebbe sfondare il 40% assorbendo anche Fratelli d'Italia, altrimenti cadrebbe in crisi.

Nell'area di centrosinistra l'unità è solo apparente, Zingaretti è il segretario, ma Calenda è il candidato che ha preso più preferenze sfiorando le 300000. Un eventuale partito Renzi-Calenda potrebbe partire da una base del 10% e puntare al 20. La rifondazione del Pds si fossilizzerebbe intorno al 10-15%, incapace di attrattiva esterna. A questo punto partirebbe la caccia ai voti in uscita dai grillini e da Forza Italia. Questi ultimi sarebbero preda in parte di Salvini e in parte di Renzi-Calenda, il voto grillino invece è molto più variegato e mobile di quanto si possa pensare, ma in qualche maniera il voto rosso-grillino è già rientrato nel Pd-pds e sarebbe ancora una volta una contesa Salvini-Calenda. Si tratta di un voto principalmente meridionale, quindi molto dipenderebbe da cosa vuole fare il sud, pretendere ancora assistenzialismo o puntare su una svolta. In questo senso se il voto politico del 2018 ha tratto una cartina geografica che sembrava quasi preunitaria, con il regno delle due sicilie legato ai 5 stelle e al redditto di cittadinanza, lo sfondamento di Salvini al sud in queste europee mostra una realtà maggiormente contradditoria, a suo modo una voglia di cambiare.

lunedì 27 maggio 2019

Il voto europeo smentisce il catastrofismo, ma l'Italia è isolata

Le elezioni europee sono andate esattamente come i sondaggi da mesi predicevano. Ascesa dei liberali e dei Verdi, arretramento di socialisti e popolari che però tengono, non sfondano i sovranisti e cala la sinistra radicale. Tutto il catastrofismo di questi mesi è stato smentito.

A livello geografico in EstEuropa e SudEst (dai Baltici alla Grecia) c'è una netta affermazione dei popolari o dei liberali europeisti, ma bastava conoscere un po' di storia per capire che era improbabile una vittoria del sovranismo filorusso tra popoli che da decenni cercano di affrancarsi dalla cappa russa. Ci sarebbe l'eccezione di Orban in Ungheria, ma non dimentichiamo che, seppur sospeso, Orban appartiene ai popolari, non ai sovranisti. Più complessa la situazione in Polonia.

In Germania e in Austria tiene bene il centro popolare, anche qui è stata fatta parecchia disinformazione sul premier austriaco Kurz, dipinto addirittura come un nazista e che invece si appresta a mettere nell'angolo i sovranisti filorussi. In Inghilterra e in Francia invece si sta creando un nuovo bipolarismo con i liberali da una parte e i sovranisti-populisti dall'altra, mentre la sinistra tradizionale laburista-socialdemocratica e la destra tradizionale conservatrice sono in declino. Vince la sinistra moderata e bene i liberali anche in Spagna, grande divisione in Olanda e Belgio, anche nei paesi scandinavi, ma con una tendenza socialdemocratica che prevale, rosso il Portogallo. Per quanto riguarda i Verdi si affermano in Germania, Francia, Irlanda, paesi scandinavi.

L'unica anomalia è l'Italia, dove permane una sinistra ideologica del passato, che alimenta la vittoria dei sovranisti locali con improbabili campagne sul ritorno dell'uomo nero, buone solo a mobilitare un gregge ormai sempre più ristretto e canuto, rinchiuso in un cappa di vetro fatta di contromanifestazioni anni '70 e lenzuolate anni '90. L'Italia è l'unico paese a non eleggere nemmeno un parlamentare nel gruppo liberaldemocratico, a causa anche dell'improbabile offerta di Più Europa, con cariatidi come Bonino e vecchi marpioni democristiani come Tabacci ancora in campo a occupare lo spazio. L'isolamento è totale, si tratta del paese col tasso di crescita più basso in Europa, sceso dal 1,7 dei governi Renzi-Gentiloni all'attuale 0, ma gli italiani passano le giornate a scannarsi sui migranti, che nel frattempo stanno scappando tutti. Risulta tutto sommato positivo il travaso di voti dai grillini a Salvini, in quanto i primi sono molto peggio del secondo e hanno in campagna elettorale fatto una proposta basata sul peggior sinistrismo giustizialista e No Tav, alimentando un finto antifascismo strumentale e ipocrita.

mercoledì 22 maggio 2019

Nuovi scenari internazionali

Uno scenario redatto dal Foglio nella giornata di oggi su un nuovo partito liberale filoatlantico che potrebbe nascere nei prossimi mesi, qualcosa che potrebbe andare da Giorgetti a Renzi (?), passando per Zaia, Maroni, Cattaneo, Calenda. Da una parte quindi ci sarebbe una sinistra filofrancese, equidistante tra Cina e Usa, tra Israele e Iran, una estrema sinistra rossobruna filocinese e filorussa, dall'altra una estrema destra rossobruna filocinese e filorussa e invece un nuovo sinistracentrodestra europeista sì, ma che non sia equidistante tra Cina e Usa, tra Israele e Iran, ma faccia una scelta di campo precisa, pur nella sua autonomia. Vedremo se andrà così.

sabato 18 maggio 2019

La sinistra secondo Peter Gomez

Sentivo il direttore del Fatto Quotidiano Peter Gomez dire davanti ad un estasiato Scanzi che essere di sinistra vuol dire stare dalla parte dei poveri contro i ricchi, a me sembra tutto molto schematico e riduttivo, a me da Marx in poi hanno insegnato che essere di sinistra vuol dire stare dalla parte di chi lavora, di chi produce, essere di sinistra vuol dire stare con chi innova, guarda al futuro, al progresso, alle riforme, ma anche di chi difende un senso di appartenenza, di identità, che non spara sul quartier generale e la propria comunità. Ridurre la sinistra invece al pauperismo fa il gioco della destra, il populismo alla fine è di destra o si allea con la destra, come si è visto anche recentemente.

venerdì 17 maggio 2019

Africa sballata

Cose idiote che può fare la sinistra. Riportare al centro del dibattito il tema dell'immigrazione, l'unico dove Salvini vince. Fatto.

Gli immigrazionisti sognano di portare qui tutta l'Africa, per ritrovarsi nelle strade a ballare a piedi nudi. Sono infatti convinti che i negri vivano ancora nelle tende e siano dei buoni selvaggi non corrotti dal progresso e dalla modernità che passano le giornate a ballare e a fare riti pagani. Gli antiimmigrazionisti sono terrorizzati all'idea che tutta l'Africa venga qua a stuprargli mogli e madri.

La realtà è un'altra ed è che nessuno vuole venire a vivere in Italia. Gli africani vogliono progresso, tecnologia, modernità, non la decrescita (in)felice e poi scusa ma tua moglie è un cesso.

Centro estremo per Di Maio

Sono un antigrillino della prima ora, ma Di Maio o chi lo consiglia si sta dimostrando il politico più sottovalutato della scena. La rimonta nei sondaggi dopo un anno di emorragia passa attraverso una svolta che non definirei di sinistra, ma moderata, mantenendo però la linea giustizialista. Il vento sta cambiando, si torna a vincere al centro e Salvini ne è rimasto spiazzato, gli anni dieci e i loro estremismi sono finiti e i 5 stelle hanno fiutato l'aria per primi. Attenzione però, la svolta moderata di Di Maio come detto non abbandona la dicotomia onesti-disonesti, la retorica totalitaria che tutti gli avversari politici sono ladri da mettere in galera rimane e mentre l'antifascismo militonto e pavloviano scende in piazza contro il neoduce Salvini, i 5 stelle si preparano a chiudere i battenti a Radio Radicale.