Diciamo che impostare la campagna elettorale sui temi di antifascismo, Stati Uniti d'Europa e quanto è bella la società aperta e la globalizzazione non è stata una grande idea. Forse perchè bisognava impostare la campagna elettorale su fascismo, No Euro e autarchia? Certo che no, però diciamo che il tema è più complesso e allo stesso tempo non è facile quando ormai la politica si fa non più su una teoria della società alle spalle, ma appunto su due, tre temi qualificanti, spesso legati al territorio, verso i quali ogni formazione politica si identifica e si caratterizza.
Andiamo con ordine. La paventata ondata nera neofascista si è concretizzata in un 0,8 a Casa Pound e ancora meno a Forza Nuova. Per fortuna le solite percentuali da prefisso telefonico a cui i neofascisti ci hanno abituato da 20 anni a questa parte. Forse era meglio occuparsi dell'ondatona grillona, del nuovo Re delle due Sicilie e del loro reddito di cittadinanza. In una parola occuparsi di lavoro, dando una risposta a questo tema che per una forza di sinistra non potrà mai essere assistenzialismo, ma coniugare diritti e sviluppo. Una risposta che in realtà il governo uscente ha provato a dare in questi anni, senza però difenderla e non mettendola al centro del dibattito. Sull'antifascismo c'è poi un discorso molto lungo (in parte già analizzato qui: Tattica e strategia alla base della nuova pavloviana stagione antifascista ), dal fatto che non era certo il tema del momento a come Renzi si è fatto trascinare su questo terreno temendo di perdere voti a sinistra (ma poi si è visto come chi si colloca alla sua sinistra è tra l'1 e il 3%), passando per come l'antifascismo è sì un valore in sè, ma da 70 anni a questa parte è stato strumento di egemonìa di una parte politica, proprio quella che Renzi vorrebbe superare, e dunque di come non esiste un antifascismo, ma più antifascismi, infine come è decisamente miope bollare come fascista tutto l'elettorato della Lega, fatto di operai, artigiani e piccoli imprenditori, pur tenendo conto della deriva di Salvini.
Passiamo al tema scottante dell'Europa. Anche qui, non si tratta di un problema di collocazione, ma di priorità, gradazione, sfumature e coniugazione. Certamente, a differenza dell'antifascismo, l'Europa è un tema considerato di primo piano dalla gran parte dei cittadini, quindi era inevitabile prendere una posizione, ma teniamo conto che anche questo appare come un tema imposto al Pd, considerato che si potrebbe dire che aumentare il debito pubblico per alimentare la spesa statale è sbagliato e contro l'interesse nazionale a prescindere che lo dica l'Europa. Certo è, che tra l'immagine euroentusiasta data dalla campagna elettorale del Pd, corrobata dall'alleato autodenominatosi non a caso e frontalmente rispetto al sentire comune Più Europa e dall'altra parte l'antieuropeismo vittimistico, complottistico e antioccidentale di Lega e grillini, si poteva trovare una diversa gradazione e una terza via. C'è poi il problema della coniugazione, come coniugare l'europeismo con il patriottismo democratico di cui Renzi si è fatto portatore e presente anche sulla bandiera tricolore del Pd, quando l'Europa per esempio (o per meglio dire gli stati membri) abbandonano l'Italia di fronte all'emergenza immigrazione? Come poi considerare la politica estera dell'Europa, se ne esiste una e se esiste è decisamente filoislamica, ambigua e doppiogiochista, infine chiedersi dov'è l'anima dell'Europa, dov'è il suo senso di comunità se non in qualche aperitivo degli studenti in erasmus? Io mi chiedo se non era meglio investire su un tema che tutte le altre forze politiche stanno abbandonando o ne sono aspramente contrarie, un tema che potrebbe comprendere l'Europa e darle un senso più chiaro, un tema che si chiama Occidente, valori occidentali: cioè quella capacità esclusiva di questa parte geopolitica (fino a quando di fronte all'ondata populista?) di saper coniugare democrazia con rispetto delle minoranze e delle istituzioni, mercato e tutele sociali, libertà individuale e senso di comunità.
Ed eccoci alla globalizzazione, alla società aperta, la terza bandiera esposta dal Pd in questa campagna elettorale. Confesso di avere un passato No global che sinceramente non butto via del tutto. La globalizzazione, l'universalismo non mi hanno mai entusiasmato, sono sempre stato un comunista non ortodosso, di tipo gramsciano, nazional-popolare, inoltre tra la rivoluzione permanente e il socialismo in un solo paese ho sempre preferito il secondo, per di più la società multiculturale mi è sempre sembrata una cosa dove tutti abbandonano la propria identità per un modello unico, un'omologazione collettivistica in nome di una falsa diversità che non esiste. Certo, il movimento No global era in realtà un movimento antiliberale più che antiglobalizzazione, più antiamericano che anarchico, ma in generale aveva saputo percepire che questo entusiasmo per il mondo globale era per lo più relegato nelle elites e non nel popolo. Il punto è che gli stati-nazione non sono quell'orpello archeologico e anacronistico che molti vorrebbero dipingere, che non si dovrebbe gettare nelle braccia dei Salvini e delle Meloni il discorso della sovranità. Ma poi c'è un altro punto: il voto ci restituisce la mappa di un'Italia divisa, più localistica che nazionale: i grillini al sud, il centrodestra al centronord e il Pd relegato nei quattro grandi comuni del centronord (Milano, Torino, Bologna e Firenze). Quindi un tema aperto, che necessita un dibattito, ma comunque da non spendere come bandiera a meno che non si voglia di fatto alimentare un nuovo conflitto città-campagna divenendo la roccaforte esclusiva di quelle quattro-cinque città italiane a vocazione europea e cosmopolita.
Quali dovevano essere quindi le bandiere del Pd in questa campagna elettorale? A mio modo di vedere Lavoro, Sinistra Occidentale e un approccio meno snobistico verso le paure della gente.
Renzi ha perso? Sì, ma vediamo come le alternative di sinistra al renzismo nemmeno scendono in campo. Da una parte Più Europa, che prende poco più del 2%, che potremmo definire come il partito dei renziani delusi della prima ora, una concezione del renzismo che porta agli eccessi modernismo, nuovismo, ultraindividualismo narcisistico, disfattismo, universalismo omologante, negazione del concetto di territorio, dall'altra le opzioni di sinistra novecentesca, che in qualche modo compenetrano questi elementi insieme anche ad un tatticismo esasperato, visioni ultraideologiche, anticapitalismo ossessivo, schematismi postmarxisti che sostituiscono il conflitto capitale-lavoro con identarismi generazionali, di genere e terzomondisti, e una riduzione di ogni discorso di sinistra ad una banale logica di Robin Hood.
Dall'altra invece sviluppo e non decrescita, scienza e non santoni, sinistra prudente con un po' di sano conservatorismo, sano patriottismo, ma anche libertà più che egualitarismo, sano individualismo e comunità.
Blog che si occupa di geopolitica, politica italiana, storia del comunismo, della sinistra italiana e osservatorio sui movimenti estremistici e sul nuovo antisemitismo
martedì 6 marzo 2018
venerdì 2 marzo 2018
Le pagelle della campagna elettorale 2018
Ecco le mie pagelle per queste elezioni 2018:
Casa Pound e Forza Nuova: Spacciatori e camorristi che si mettono in politica, ma Mussolini non aveva combattuto la mafia? Voto: 0
Forza Italia: Massimo rispetto per un uomo dato per finito milioni di volte da chi non ci ha mai preso e di politica non ha mai capito nulla, massimo rispetto per chi ha perculato la peggiore sinistra radical-chic per anni, ma adesso sarebbe ora che ti levi dai coglioni. Voto: 5
Lega Nord: Salvini è così idiota dal finire col dare ragione a gente così idiota che ha definito per anni la Lega un partito fascista e di estrema destra, non capendo nulla di un fenomeno complesso come quello del carroccio. Poi appunto è arrivato Salvini e ha messo tutti d'accordo. Voto: 3
Liberi e Uguali: Un nome da far inorridire qualsiasi liberale, o sei libero o sei uguale, pirlùn. Ma la loro caratteristica principale è quella di essere l'unione di tutti quelli che hanno sfasciato la sinistra in questi anni, dagli scissionisti di rifondazione agli scissionisti del Pd, riescono a mettere insieme burocratismo da ceto politico e settarismo da estremisti in una cosa sola. Vomito. Voto: 2
Partito Democratico: Odiati, ma non fieri. Sveglia ragazzi, un po' più di coraggio nelle proprie idee e nelle cose buone fatte al governo, ma come diceva qualcuno: "governare gli italiani non è impossibile, è inutile". Voto: 6
Fratelli D'Italia: Tutti dicono, "in fondo la Meloni non è male", ma poi alla fine nessuno se la caga. Cannibalizzati da Salvini, non hanno fatto niente per differenziarsi. Flosci. Voto: 5.
Più Europa: Quanto di più antipopolare possa esistere, a questo punto tanto che c'erano potevano scrivere anche Più immigrati e più Jazz, più soia e più cricket. Voto: 3 (il cappello della Bonino: 1).
Lorenzin: Meritoria la sua battaglia per la scienza e per i vaccini, ma non mi ricordo nemmeno il nom del suo partito. 5,5
Insieme (socialisti e verdi): Come non amare i socialisti di Nencini, ma perchè mettersi coi verdi, socialismo è sviluppo, anche voi un po' di orgoglio Voto: 5,5
Movimento 5 stelle: Di loro ho già detto tutto in questi anni: ignoranti, presuntuosi, incompetenti, fanatici, complottisti, mettono insieme il peggio della destra e della sinistra, il peggio dell'estremismo con il peggio della furbizìa politicante, il peggio delle sette con il peggio dei partiti, il peggio dei vecchi e il peggio dei giovani, sono la cuoca di Lenin che amministra lo stato ma senza essere passata dalla scuola di partito, sono un fenomeno virale, sono il peggiore populismo, sono il nuovo totalitarismo, solo che loro non sanno di esserlo perchè non sanno cos'è e non hanno capito nulla di quello che ho scritto. Voto: 0
Movimento 5 stelle: Di loro ho già detto tutto in questi anni: ignoranti, presuntuosi, incompetenti, fanatici, complottisti, mettono insieme il peggio della destra e della sinistra, il peggio dell'estremismo con il peggio della furbizìa politicante, il peggio delle sette con il peggio dei partiti, il peggio dei vecchi e il peggio dei giovani, sono la cuoca di Lenin che amministra lo stato ma senza essere passata dalla scuola di partito, sono un fenomeno virale, sono il peggiore populismo, sono il nuovo totalitarismo, solo che loro non sanno di esserlo perchè non sanno cos'è e non hanno capito nulla di quello che ho scritto. Voto: 0
giovedì 1 marzo 2018
Voterò Renzi e il Pd perchè...
Voterò Renzi perchè chi dice che è arrogante in realtà è più arrogante di lui, perchè chi dice che è incompetente è più incompetente di lui, perchè chi dice che è di destra è più di destra di lui e farà vincere il centrodestra. Voterò Renzi perchè chi dice che ha governato male quando invece ha governato lui non ha fatto nulla e nessuno si ricorda una sua legge, mentre tutti possono dire che le più di 100 leggi del governo Renzi fanno schifo. Voterò Renzi perchè per essere un democristiano è più schietto e diretto di certi comunisti e alla fine le unioni civili le ha fatte. Voterò Renzi perchè 80 euro a CHI LAVORA non erano una mancia elettorale e ci sono ancora e ora verranno estesi alle partite Iva, perchè il reddito d'inclusione per i ceti più poveri non lo aveva fatto mai nessuno prima, perchè il Jobs act ha creato un milione di posti di lavoro. Voterò Renzi perchè ha tutti i giornali e le televisioni contro (tranne il tg1 e il foglio) e in rete su di lui girano un sacco di fake-news, perchè da tutti i presunti scandali ne è uscito pulito ed è rimasto incensurato.Voterò Renzi perchè Casini e Verdini no, ma Mastella e Dini sì. Voterò Renzi perchè è un cazzone che fa le battute e non ha la faccia di pietra e l'aria austera di chi si spaccia erede di una nobile storia politica che non è mai esistita.Voterò Renzi perchè voterò il Pd, perchè Renzi quando ha perso le primarie è rimasto nel Pd invece di fare una scissione e un ennesimo partitino personale come tutti gli altri, perchè quando Bersani era candidato premier è stato leale e lo ha sostenuto. Voterò Renzi perchè è l'unico leader che non insulta gli elettori degli altri partiti. Voterò il Pd perchè il riformismo è più rivoluzionario del comunismo da movida, ma anche del post-togliattismo con una spruzzata di radicalismo e terzomondismo. Voterò il Pd nonostante non condivida tutto di quel partito e abbia idee molto diverse su molte cose, ma perchè per stare in una comunità di 600000 persone non bisogna essere d'accordo su tutto, perchè è l'unico partito che elegge il suo leader con primarie aperte a TUTTI gli italiani, mentre gli altri partiti sono dittature personali e per capire come governerebbe il paese un partito bisogna vedere come è organizzato al suo interno. E voterò Pd senza turarmi da nessuna parte, perchè non ho la puzza sotto il naso.
domenica 25 febbraio 2018
C'è Radicale e radicale
Ho avuto il piacere di votare i radicali al consiglio di zona delle ultime elezioni comunali milanesi, mentre il Pd locale candidava una affiliata alla organizzazione clerico-fascista dei Fratelli Mussulmani. Oggi, mentre si avvicinano le elezioni nazionali, mi chiedo cosa abbia a che spartire con i radicali la lista +Europa di Bonino e del democristiano (buono, non come quel cattivone di destra Renzi) Tabacci. Forse che quel più Europa si riferisce alla storica proposta di Pannella di far entrare Israele nell'Unione Europea (Storico intervento di Pannela su Israele), o forse si riferisce all'Europa che liscia il pelo a Erdogan? Temo la seconda. Per la cronaca, la Bonino, che con Panella si scornò non poco e ruppe già anni orsono, con i radicali non ha più nulla a che fare, come ha avuto modo di osservare molto compiaciuto Scalfari (Leggi di più). La Bonino da anni frequenta i salotti e le fondazioni di D'Alema, di Amato, (La seconda vita di Emma) il quale ancora oggi medita vendette per non essere stato eletto presidente della repubblica come baffino e Berlusconi avevano deciso, dimenticandosi di interpellare però il segretario del primo partito italiano, quel ragazzino, Renzie, che scelse Mattarella.
sabato 24 febbraio 2018
Tattica e strategìa alla base della nuova pavloviana stagione "antifascista"
Ma davvero c'è chi pensa seriamente che il fascismo sia alle porte in questo paese nel 2018? Davvero c'è chi si è bevuto il pericolo dell'onda nera inventato dagli agit-prop d'alemiani? A quanto pare sì. Per dirla alla Pansa, c'è chi crede a queste "fesserìe". L'esperimento sociale dello scienziato politico di professione sembra dare i suoi frutti, i topini da laboratorio rispondono agli stimoli, i cani di Pavlov rispondono al riflesso condizionato.
Di fronte all'eventualità concreta di estinzione il vecchio centro politico rimette le lancette della storia all'indietro e si reinventa un fronte antifascista dove ovviamente loro sono alla testa e detengono l'egemonìa sugli altri, che si devono accodare.
Alla manifestazione contro "razzismi e fascismi" organizzata dall'Anpi, un'associazione che con la resistenza e l'antifascismo ormai c'entra come i cavoli a merenda, una delle tante vecchie cinghie di trasmissione inventate dal Pci per avere l'egemonìa sulla società civile, che il lunedì sfila contro il razzismo e il martedì con chi odia gli ebrei, Renzi in netta difficoltà si ritrova a dover andare e Bersani lo accoglie bonario: "Io sono della vecchia scuola e voglio che in questa piazza non ci sia solo la sinistra e il centrosinistra ma anche tutti i democratici, i liberali, tutto l'arco costituzionale". L'isteria collettiva della base è pari solo al delirio di onnipotenza di chi crede ancora di essere a capo di un partito del 30% e non di un cartellino elettorale del 4%, di chi crede di poter riuscire a fare quello che non è riuscito nemmeno alla "vecchia scuola", ne' a Togliatti, ne' a Berlinguer, riproponendo il vecchio schema politico.
In parole povere, fallito l'assalto al palazzo d'inverno (nel suo caso quel 15% che pensava di poter prendere), il nostro leader maximo D'Alema ora tenta la manovra tattica delle alleanze coi "sinceri democratici", i quali però sottostando ai suoi ricatti morali e ideologici devono di conseguenza sottostare alla sua leadership, mentre sull'altro lato non si rompono i legami ambigui con gli antagonisti.
Ma realisticamente, e lo sanno, quello che possono riuscire a fare è di far perdere voti al Pd e aprire la strada a due opzioni: Una, far vincere il centrodestra e inaugurare una nuova stagione di opposizione dura e pura con le bandiere rosse in piazza, riprendendo - e questo è l'obbiettivo, la propria rendita di posizione e l'egemonìa sul centrosinistra. L'altra, ancora più fattibile e quella a cui puntano, reimbarcarsi anche loro nel grande governo di larghe intese da posizioni ovviamente di maggiore forza. L'obbiettivo strategico, l'unica vera ragione di vita, sia in una opzione che nell'altra, è stritolare il Pd renziano.
Con una mano agitare la bandiera dell'antifascismo, con l'altra occupare posizioni.
Di fronte all'eventualità concreta di estinzione il vecchio centro politico rimette le lancette della storia all'indietro e si reinventa un fronte antifascista dove ovviamente loro sono alla testa e detengono l'egemonìa sugli altri, che si devono accodare.
Alla manifestazione contro "razzismi e fascismi" organizzata dall'Anpi, un'associazione che con la resistenza e l'antifascismo ormai c'entra come i cavoli a merenda, una delle tante vecchie cinghie di trasmissione inventate dal Pci per avere l'egemonìa sulla società civile, che il lunedì sfila contro il razzismo e il martedì con chi odia gli ebrei, Renzi in netta difficoltà si ritrova a dover andare e Bersani lo accoglie bonario: "Io sono della vecchia scuola e voglio che in questa piazza non ci sia solo la sinistra e il centrosinistra ma anche tutti i democratici, i liberali, tutto l'arco costituzionale". L'isteria collettiva della base è pari solo al delirio di onnipotenza di chi crede ancora di essere a capo di un partito del 30% e non di un cartellino elettorale del 4%, di chi crede di poter riuscire a fare quello che non è riuscito nemmeno alla "vecchia scuola", ne' a Togliatti, ne' a Berlinguer, riproponendo il vecchio schema politico.
In parole povere, fallito l'assalto al palazzo d'inverno (nel suo caso quel 15% che pensava di poter prendere), il nostro leader maximo D'Alema ora tenta la manovra tattica delle alleanze coi "sinceri democratici", i quali però sottostando ai suoi ricatti morali e ideologici devono di conseguenza sottostare alla sua leadership, mentre sull'altro lato non si rompono i legami ambigui con gli antagonisti.
Ma realisticamente, e lo sanno, quello che possono riuscire a fare è di far perdere voti al Pd e aprire la strada a due opzioni: Una, far vincere il centrodestra e inaugurare una nuova stagione di opposizione dura e pura con le bandiere rosse in piazza, riprendendo - e questo è l'obbiettivo, la propria rendita di posizione e l'egemonìa sul centrosinistra. L'altra, ancora più fattibile e quella a cui puntano, reimbarcarsi anche loro nel grande governo di larghe intese da posizioni ovviamente di maggiore forza. L'obbiettivo strategico, l'unica vera ragione di vita, sia in una opzione che nell'altra, è stritolare il Pd renziano.
Con una mano agitare la bandiera dell'antifascismo, con l'altra occupare posizioni.
venerdì 23 febbraio 2018
Il mare che il Pd ha paura di navigare
Mancano 9 giorni al voto e nessuno può dire come andranno queste elezioni, se è vero che ci sono dieci milioni di indecisi. In questa campagna elettorale inizialmente Il Pd ha cercato di dare un'immagine di sè profondamente diversa da tutte le altre forze politiche. Un'immagine di una forza seria, tranquilla e responsabile che fa delle proposte credibili e ha fatto delle cose di sinistra quando era al governo, in mezzo ad un mare di demagogìa, populismo e irresponsabilità. Negli ultimi giorni però la campagna si è trascinata attraverso una serie di interpretazioni emotive e irrazionali della realtà e dei fatti: Per la destra il Pd è il partito che ha aperto le porte all'invasione degli immigrati, è complice della violenza dei centri sociali e succube dei diktait dell'Europa, mentre per la sinistra massimalista e centrista il Pd è un partito di destra e razzista, che ha abbandonato gli storici valori dell'antifascismo e del cosmopolitismo europeista. E' chiaro che qualcosa non quadra in queste due rappresentazioni opposte, a cui però il partito sembra non riuscire a rifuggire. In particolar modo, i fatti di Macerata e le violenze che ne sono seguite hanno visto il partito democratico prima cercare di dare una immagine di responsabilità nazionale e di condanna di ogni violenza, poi inseguire affannosamente l'antifascismo, che però ben presto si è rivelato non quello dei Matteotti e degli Amendola, ma quello degli autonomi e dei gruppettari. Una bella fregatura per il partito di Renzi, che ha così dato l'idea nell'elettorato moderato di essere ancora il vecchio partito post-togliattiano che prima condanna l'estremismo e poi lo recupera in chiave antiriformista, mentre alla sua sinistra chi lo considerava un partito razzista e di destra continuerà a considerarlo tale. L'impressione è che il Pd sia incastrato in una manovra a tenaglia degli opposti estremismi, fatichi ad uscirne e abbia degli enormi problemi di comunicazione. E' un partito nuovo, ma con ancora tanti retaggi del passato e incrostazioni ideologiche e non ha il coraggio di essere sè stesso. Più orgoglio e meno paura negli ultimi giorni di campagna elettorale potrebbero convincere qualche indeciso, c'è un mare in mezzo ai centri sociali e le Boldrini da una parte e i Salvini e Casa Pound dall'altra, bisogna avere il coraggio di navigarlo.
lunedì 19 febbraio 2018
La congiura del silenzio sul Venezuela
Nel 1956 il rapporto Kruscev sui crimini di Stalin fu un vero e proprio trauma per il mondo comunista. In Italia Togliatti, come un padre antiquato e timoroso, cercò di tenerlo nascosto ai militanti fin che potè, ma la bomba esplose suscitando da una parte una sorta di domanda liberatoria di dibattito, dall'altra un irrigidimento e una reazione di orgoglio e in mezzo un tentativo equilibrista di circoscrivere le criticità, senza intaccare il mito dell'Unione Sovietica, la rappresentazione immaginifica della "patria antifascista dei lavoratori".
Alla fine degli anni '70 la deriva sanguinaria delle brigate rosse suscitò un moto di dissociazione nella sinistra, così come le follìe della rivoluzione culturale cinese, ma già il dibattito sulle cause e una approfondita riflessione veniva ancor meno di quanto fosse stato aperto e chiuso negli anni '50.
Oggi, di fronte allo sfacelo dello stato "del socialismo del ventunesimo secolo", il Venezuela, ne cui confronti tutta la sinistra radicale prima e poi i grillini si sono spesi in una esaltazione acritica, assistiamo a quella che è una totale congiura del silenzio, un muro di gomma e un velo di indifferenza verso la marea di profughi che stanno scappando dal paese, verso un popolo alla fame e gli oppositori incarcerati solo per le loro opinioni. Non c'è, ne' una difesa a oltranza e orgogliosa di un regime che si è esaltato fino a ieri, a parte un paio di eccezioni, cosa che avrebbe un suo senso, ne' una riflessione, un dibattito, nemmeno un tentativo di contestualizzare, ma il puro e semplice silenzio di chi fa finta di niente.
Che dicono i Vendola, i Ferrero, i Fratoianni, le Boldrini addolorate, le Mogherini velate sulla strage umanitaria? Tutto questo mondo di democristiani di estrema sinistra oppone una narcotizzante indifferenza di occidentali snob e annoiati che passano da un mito esotico all'altro. Bertinotti in agosto aveva promesso un suo saggio sul Venezuela, di cui non si trovano tracce.
Le responsabilità di questa coltre sono anche delle altre forze politiche, la destra populista e antiamericanista ha subìto un uguale fascìno nei confronti dell'uomo forte Chavez, persino la destra che si presume moderata ha avuto rapporti bilaterali con la dittatura, mentre la sinistra riformista, l'unica ad avere sempre avuto una posizione critica, non sfruttando l'occasione di attaccare sul tema dimostra la sua atavica e storica subalternità verso le sinistre massimaliste e centriste, che mantengono l'egemonìa sul campo.
Alla fine degli anni '70 la deriva sanguinaria delle brigate rosse suscitò un moto di dissociazione nella sinistra, così come le follìe della rivoluzione culturale cinese, ma già il dibattito sulle cause e una approfondita riflessione veniva ancor meno di quanto fosse stato aperto e chiuso negli anni '50.
Oggi, di fronte allo sfacelo dello stato "del socialismo del ventunesimo secolo", il Venezuela, ne cui confronti tutta la sinistra radicale prima e poi i grillini si sono spesi in una esaltazione acritica, assistiamo a quella che è una totale congiura del silenzio, un muro di gomma e un velo di indifferenza verso la marea di profughi che stanno scappando dal paese, verso un popolo alla fame e gli oppositori incarcerati solo per le loro opinioni. Non c'è, ne' una difesa a oltranza e orgogliosa di un regime che si è esaltato fino a ieri, a parte un paio di eccezioni, cosa che avrebbe un suo senso, ne' una riflessione, un dibattito, nemmeno un tentativo di contestualizzare, ma il puro e semplice silenzio di chi fa finta di niente.
Che dicono i Vendola, i Ferrero, i Fratoianni, le Boldrini addolorate, le Mogherini velate sulla strage umanitaria? Tutto questo mondo di democristiani di estrema sinistra oppone una narcotizzante indifferenza di occidentali snob e annoiati che passano da un mito esotico all'altro. Bertinotti in agosto aveva promesso un suo saggio sul Venezuela, di cui non si trovano tracce.
Le responsabilità di questa coltre sono anche delle altre forze politiche, la destra populista e antiamericanista ha subìto un uguale fascìno nei confronti dell'uomo forte Chavez, persino la destra che si presume moderata ha avuto rapporti bilaterali con la dittatura, mentre la sinistra riformista, l'unica ad avere sempre avuto una posizione critica, non sfruttando l'occasione di attaccare sul tema dimostra la sua atavica e storica subalternità verso le sinistre massimaliste e centriste, che mantengono l'egemonìa sul campo.
venerdì 16 febbraio 2018
Gli antifascismi e i fatti di Macerata
L'Italia nel corso del '900 è stata attraversata da tre guerre civili, una negli anni '20, una negli anni '40 e una negli anni '70. Bene ha fatto Renzi dopo i fatti di Macerata a richiamare alla responsabilità di tutti per non ricadere negli errori del passato. Ma questo non a tutti è piaciuto. Si è chiamato in causa l'antifascismo, inteso come valore morale. Ma quale antifascismo? Ne è esistito uno della prima ora, che non era rosso e comunista, ma riformista e vide in Matteotti il suo esponente principale. Ne è esistito uno patriottico, che ha contribuito a liberare l'Italia dall'occupazione tedesca, ma ne esiste (e persiste) anche uno tattico, strumentale, egemone, ma anche uno tradito, gruppettaro, classista. Questi ultimi sono scesi in piazza a Macerata e in varie città dando vita a scontri e linciaggi di poliziotti. Davvero la Bonino pensa che doveva esserci anche il Pd? Personalmente so cos'è l'antifascismo e non lo confondo con l'anticapitalismo e ormai col tempo ho imparato a riconoscere le strumentalizzazioni e come si occupano spazi politici in nome di esse e, come c'è chi ha sempre fatto dell'appropriazione un elemento di influenza.
mercoledì 14 febbraio 2018
Popoli e libertà
La voglia di libertà è un sentimento umano universale insopprimibile che nessun egualitarismo e nessuna versione ottusa del nazionalismo potrà cancellare. La Russia è un paese dove i reduci della seconda guerra mondiale non hanno avuto nemmeno la pensione, dove i lavoratori non hanno mai avuto nessun diritto, ne' sotto l'Unione Sovietica ne' sotto il nuovo impero di Putin. La gente vive ancora negli appartamenti sovietici, con i bagni in comune. I popoli russi, venezuelani, iraniani, curdi, iniziano a ribellarsi. Next stop Cina.
https://www.youtube.com/watch?v=ShSTXVzf-9o&feature=player_embedded
martedì 13 febbraio 2018
La larghe intonse
Questa campagna elettorale non infiamma i cuori perchè tutto sembra già deciso. Qualunque risultato farà il Pd, Renzi comunque dovrà farsi da parte perchè così è stato deciso. Perchè è antipatico. E' già pronto un bel governo con l'ottantenne statista per vocazione e il settantenne statista di professione ed enologo di qualità nel tempo libero in cabìna di regìa. Poi Dormiglioni confermato alla presidenza, Stramaroni al ministero dell'interno, la geisha del compianto Pannella agli esteri a braccetto con iraniani ed Erdogan, poi dobbiamo trovare un posticino fisso al Checco Zalone grillino, quindi dare la cuccetta di camera e senato al gonzo di Piacenza, alla vergine Letta, l'economia al professor Brunetta, mentre Suor maestrina ovviamente andrà alle pari opportunità. Il nazibolscevico padano e la camerata Prosciuttoni Caramelloni? Se vogliono ci sarà posto per tutti nel nuovo governo di salvezza nazionale, ovviamente tutti tranne che per quell'arrogante, amico delle banche e assetato di poltrone di Firenze.
mercoledì 7 febbraio 2018
Di Battista dà dei rincoglioniti agli italiani
Per Di Battista gli italiani "sono rincoglioniti". Il problema è che si trovava ad un comizio dei 5 stelle e c'erano quattro gatti e quindi gli italiani sono rincoglioniti. Il problema è che stanno subodorando l'aria che non prenderanno la barca di voti che dicono i sondaggi e allora italiani pecore, servi del sistema, detto da una setta di fanatici che venera un comico ignorante, non si vaccina, crede a tutte le bufale su internet, e ora ad un mediocre opportunista. Il problema dei grillini è questo, se una cosa del genere l'avesse detta Renzi, Berlusconi, Salvini o la Boldrini, apriti cielo, avrebbero fatto fuoco e fiamme sul popolo sovrano offeso dalla casta e dai radical chic, invece se lo dice Di Battista, questo figlio di un fascista con la maglietta di Che Guevara, è cosa giusta e buona e il problema è proprio questo, questo mezzo snobismo e mezzo populismo, questa spocchia avanguardista da leninisti senza aver ma letto un libro di Lenin e questo mezzo populismo da leghisti, questi sono i grillini. Ignoranti, incompetenti e pure presuntuosi.
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