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venerdì 18 marzo 2016

Appunti di storia di un nazionalismo di sinistra/ parte 1

L'elemento nazionale è sempre stato fondamentale nel marxismo novecentesco, ma è con Gramsci che diventa preponderante. Per l'intellettuale sardo il partito comunista doveva completare l'opera risorgimentale, l'identità nazionale è un fatto concreto e non sovrastrutturale e la costruzione dell'egemonia culturale comunista poteva passare solo attraverso la solidificazione di una cultura nazional-popolare. Ma è un errore pensare che lo stesso pensiero di Marx fosse antinazionale. Per Marx la classe operaia non ha patria, ma non per scelta, ma perchè ne è esclusa, e obbiettivo è edificare una patria socialista, ma più la classe operaia ottiene diritti civili negli stati borghesi, più la previsione di Marx di una proletarizzazione della società si rivela sbagliata e più nei paesi occidentali gli operai diventano nazionalisti già nello stato borghese. La prima guerra mondiale non è nemmeno la fase suprema del capitalismo come pensava Lenin, ma anzi, ad eccezione della Russia, la rivoluzione mondialista subisce un ulteriore battuta d'arresto e prevale un nazionalismo di tipo nuovo, il fascismo. L'antifascismo allora riprende vigore solo quando diventa patriottismo di sinistra, quando appunto il pensiero "nazional-comunista" di Gramsci (da non confondere con l'odierno nazional-bolscevismo o rossobrunismo) emerge insieme al patriottismo di Giustizia e Libertà e del partito d'azione, rispetto al bordighismo e al Trotskysmo. La svolta di Salerno operata da Togliatti, dove la guerra partigiana accantona la rivoluzione proletaria e si riforma come guerra patriottica, lascia di stucco l'ala più filo-sovietica del partito, che corrisponde sopratutto all'ala giovanile di Secchia e Longo, ma è concordata da Togliatti con Stalin in persona, che però la considerava un'astuzia tattica e temporanea per ingannare le opinioni pubbliche occidentali, ma Togliatti rende strategica e porta alle sue più coerenti conseguenze nazionali e democratiche, nei limiti di un leader comunista di quei anni. A questo punto, dopo la seconda guerra mondiale, è la classe operaia a raccogliere la bandiera nazionale, gettata da una borghesia sempre più cosmopolita. In Italia il Partito comunista continua a muoversi in questa doppia identità, fedeltà internazionalista all'Unione Sovietica, ma sempre più forte aspirazione di farsi partito nazionale e della nazione, rispetto a una Democrazia Cristiana che in quanto espressione del Vaticano non assolve pienamente ad una funzione nazionale. La "svolta" nazionalista rimane però indigesta ad ampi strati della base e della burocrazia comunista, che rimangono legate ad una visione scolastica del marxismo, e con il '68 assistiamo ad una regressione del pensiero comunista e ad un ritorno di derive massimalistiche e ribellistiche, influenzate anche all'emergere di un cattolicesimo di estrema sinistra. La gioventù occidentale sostiene acriticamente i movimenti anticolonialisti in nome di un ritrovato internazionalismo, ma questi movimenti anticolonialisti sono fortemente nazionalistici, quando altrove religiosi, in un prepotente ritorno della geopolitica e la gioventù occidentale assolve quindi al ruolo di utili idioti. Il Partito comunista italiano si barcamena tra la severa condanna di queste derive, ben espressa da Amendola che coniò il termine di fascismo rosso in merito ai movimenti sessantottini, e il cinguettare con questi movimenti proposto da Ingrao e dall'ala giovanile del partito guidata tra gli altri da D'alema. In un contesto completamente mutato, con la caduta dell'Unione Sovietica e la fine del Partito comunista italiano, che a differenza di quanto detto da più parti non trova nessuna continuità nei nuovi partiti della sinistra, l'idea ingraiana (ma in parte anche dell'ultimo Berlinguer) di un'alleanza con le forze estremistiche della sinistra diventa egemone nella storia della seconda repubblica. Nasce così l'Ulivo, un centrosinistra con una sinistra egemone verso il centro, ma a sua volta succube dell'estrema sinistra. Per uscire da questa impasse nasce allora il Partito Democratico, autonomo dall'estrema sinistra e fortemente rivolto verso il centro, ma sopratutto ritorna in auge l'idea togliattiana di partito della nazione. (Continua)

mercoledì 16 marzo 2016

Il poco credibile D'alema

Massimo D'alema si presenta come il difensore della tradizione comunista-togliattiana contro l'usurpatore Matteo Renzi. Come il fondatore del Pd spodestato dal corpo estraneo, sempre lui, Renzi. Ma la posizione di D'alema ricorda più quella di Pietro Secchia, il potente capo dell'organizzazione comunista, che negli anni '50 si oppose all'idea del segretario Togliatti di estendere la base sociale del partito operaio alla media borghesia dei professionisti, degli intellettuali e financo dei piccoli imprenditori. Oggi, che la base del partito è invece fatta di professionisti, intellettuali o presunti tali, e dipendenti pubblici, il tentativo di Renzi di (ri)allargarla ai ceti produttivi, operai e borghesi, risulta più marxista, in un contesto dove il conflitto capitale-lavoro ha perso ragion d'essere, della difesa conservatrice del proprio recinto del baffino prodiano. Forti sono anche le analogie con il tentativo di Pietro Secchia di intercedere presso le sedi internazionali del comunismo, e nella fattispecie presso Stalin, per fermare il progetto di Togliatti, con il tentativo di D'alema in Europa di agire presso i think thank socialisti per escludere Renzi dall'Internazionale Socialista. Ma D'alema risulta poco credibile anche dal punto di vista di fondatore usurpato del Pd, sono rintracciabili in rete le sue dichiarazioni contro la fondazione del Pd, creatura invece fortemente voluta da Veltroni, e in difesa del mantenimento del Pds da parte del passeggiatore con i capi di Hezbollah.

sabato 27 febbraio 2016

Non siamo tutti uguali

La legge Cirinnà deve essere una buona legge, indipendentemente dal fatto che la firmataria è la stessa che vorrebbe imporre un menu vegano a tutti i bar e ristoranti d'Italia. Lo si intuisce dagli strepitii, dagli insulti e le minacce che arrivano dagli estremisti di una parte e dell'altra. Lobbisti che vorrebbero che il paese fosse a loro immagine e somiglianza, movimentisti che vorrebbero sostituire le piazze intolleranti al parlamento, odiatori frustrati da Twitter, grulli del vaffa, tutti accomunati dal non accettare il fondamento della politica e del lavoro parlamentare, il compromesso, a cui vorrebbero sostituire la guerra di religione, come quei pseudolaici che volevano fare di una questione etica e di coscienza una bandiera identitaria, riducendo la destra, ma sopratutto la sinistra, a due sette religiose. E' una vicenda dove c'è stata molta confusione, dove i desideri sono stati scambiati per diritti, gli interessi di minoranze organizzate per diritti individuali, ma non reggono nemmeno le dicotomie sinistra-destra o laicicivilievoluti-cattolicioscurantisticavernicoli. Non solo perchè ci sono cattolici che hanno preso posizione a favore delle adozioni omossessuali e atei convinti che si sono espressi a sfavore, ma anche perchè gli episodi di inciviltà e intolleranza hanno riguardato maggiormente il fronte dirittista. Questo perchè, a dispetto della rivestitura che è stata data a questa battaglia - che ha assunto ben presto i toni della crociata - che è la rivestitura dei diritti civili, ci troviamo invece di fronte all'idea illiberale che ogni condizione vada estesa a tutti, in una logica omologante, uniformante e livellante. Per cui si pretende di abolire ogni diversità, si vuole equiparare l'unione tra un uomo e una donna con l'unione di una coppia dello stesso sesso, e se è vero che quest'ultima ha diritto al riconoscimento e a tutele come la riversibilità della pensione, è evidente che non ci troviamo di fronte alla stessa cosa e con le stesse caratteristiche, a cominciare dalla possibilità di avere figli, al quale solo con la barbarie incivile dell'utero in affitto si può ovviare.

lunedì 1 febbraio 2016

Cossutta ultimo baluardo comunista, parte seconda

Cossutta vide lucidamente come nella mozione 1 del congresso della bolognina che sancì la fine del Pci, non c'era una reale autocritica della storia del comunismo, ma un'operazione opportunistica e trasformistica di chi voleva cambiare formalmente nome e simbolo al partito solo perchè capiva che il vento era cambiato, oltre che perchè per accedere al governo del paese era necessario farlo. Paradossalmente il vecchio comunista, bollato come "ortodosso" e "conservatore", invitava invece ad una profonda revisione, autocritica e rinnovamento, ma senza cambiare il nome e il simbolo, senza perdere gli ideali comunisti. In questo riecheggiava la posizione originale di Togliatti rispetto al xx congresso del Pcus, quando difese Stalin dalle critiche opportunistiche invitando invece ad una seria riflessione su tutto il sistema sovietico. Cossutta vide come il partito stava perdendo la sua base elettorale popolare, e non certo perchè l'Unione Sovietica aveva represso Solidarnosc o perchè era intervenuta in Afghanistan, ma perchè non interpretava più le istanze popolari. Lui stesso però mise le basi per l'alienazione della rifondazione comunista da un elettorato di massa, quando analizzò il fenomeno dell'immigrazione non su basi marxiste, ma con la retorica "anti-eurocentrica" e terzomondista, cadendo per primo nel cortocircuito di sposare le tesi pro-immigrazione della Confindustria e del Vaticano. Inoltre non capì il conflitto tra il pubblico e privato, schierandosi acriticamente per il pubblico, anche quando questo era deformazione burocratica. Infine perseverò nell'errore di scambiare la guerra dei palestinesi come una guerra patriottica e nazionalistica e non per quello che era, una guerra fondamentalista e antisemita di religione, e in generale sottovalutò il tema dell'Islam radicale. Questi tre elementi formano il paradosso della rifondazione comunista, che mentre cercava di combattere la liquidazione del comunismo da parte di Occhetto e D'alema, metteva in piedi una Rifondazione Comunista che smarriva le basi dell'analisi marxista; mentre criticava il vecchio partito di non interpretare più le istanze popolari, commetteva lo stesso errore nei tre temi sopracitati. La storia ha poi confermato questi errori teorici.

giovedì 28 gennaio 2016

Il libero Iran e il regime di Renzi

Sbavare per tornare a fare affari con l'Iran e coprire le nostre opere d'arte non vuol dire avere una politica estera. Ma si può fare di peggio, come fece Berlusconi con Gheddafi anni fa o come hanno rigirato la frittata in queste ore Libero, il tg4, Porta a Porta e Vittorio Sgarbi, che hanno negato che qualsivoglia richiesta fosse arrivata dal dittatore iraniano, dipinto come un autorevole ospite che mai si sognerebbe di imporre alcunchè, proveniente da un "grande paese", dove le donne e gli omosessuali sono liberi e c'è democrazia, a differenza dell'oscuro regime di Renzi, evidentemente.

martedì 26 gennaio 2016

C'è una contraddizione tra sinistra e terzomondismo?

C'è un conflitto tra l'ideologia terzomondista e il femminismo? E più in generale, c'è un conflitto tra l'ideologia terzomondista e la stessa sinistra? L'idea che la sinistra debba parteggiare sempre e comunque con i paesi del terzo mondo, accogliendo acriticamente anche ogni aspetto delle loro culture, anche quando queste calpestano i diritti delle donne, sono reazionarie, antimoderne, razziste, omofobe, non va contro l'idea stessa di sinistra? Ci sono più punti di contatto tra il terzomondismo e la sinistra o tra il terzomondismo e l'idea mussoliniana delle nazioni proletarie? La contraddizione è esplosa in questi giorni, con i noti fatti di Colonia e di tante città europee, allorquando di fronte ad un'aggressione organizzata e premeditata da parte di migliaia di mussulmani provenienti dal NordAfrica e dai paesi arabi nei confronti delle donne occidentali, alcune femministe e l'estrema sinistra hanno dato la colpa al.. maschio, bianco e occidentale. Pare incredibile, ma si è riusciti a relativizzare in maniera grottesca un fenomeno premeditato, sociale e motivato da pregiudizio razziale, mentre si definisce impropriamente come femminicidio, cioè genocidio, ogni caso di omicidio commesso in Italia, nonostante le statistiche dicano che in Italia gli omicidi da parte di ex mariti e fidanzati siano in diminuzione e siano in numero minore che in altri paesi non cattolici. Lo stesso tipo però di rapporto e di subordinazione lo si vede tra la lotta per i diritti degli omosessuali e il terzomondismo. Per la sinistra radicale e le associazioni gay la battaglia per i diritti civili delle coppie gay vale finchè non entra in contraddizione con il terzomondismo, alla quale pare subordinata. Basti vedere come la visita in Italia del premier dell'Iran - un paese che impicca i gay in quanto tali e opprime le donne - non è stata accompagnata da nessun tipo di protesta, mentre verso chiunque si esprima semplicemente in difesa della famiglia tradizionale si rivolge un odio fanatico e viscerale. Perchè tanta ipocrisia? L'impressione è che le donne e i gay siano strumentalizzati da fini politici che con i diritti civili c'entrano ben poco.

martedì 12 gennaio 2016

Populisti ovunque

A differenza di Benedetto Croce, che considerava il fascismo una parentesi superficiale nella storia d'Italia, un qualcosa che non aveva realmente attecchito nell'humus degli italiani, che vi avevano aderito senza reale convinzione, ma per paura del pericolo rosso, la maggior parte dei leaders della resistenza e dei fondatori della repubblica definì il fascismo invece come un fenomeno di massa profondamente entrato nelle viscere dei popoli italiani. Questa convinzione ha portato ad una doppia soluzione. Da un lato, in alcuni casi e per certi aspetti, rari a dire il vero, una (auto)critica del minoritarismo, dell'autoreferenzialità, dell'elitarismo, ma dall'altro lato anche la profonda convinzione che la sovranità popolare porti inevitabilmente al plebiscitarismo e vada riequilibrata con poteri costituzionali, legislativi e giudiziari molto forti, talora più forti dell'esecutivo, così come è seguito l'immediato sospetto verso qualunque leader che abbia avuto un largo seguito popolare, considerato un possibile nuovo duce. Da qui l'ossessiva critica ai populismi, ai plebiscitarismi, all'uomo solo al comando, anche nella sua forma più o meno accettata di "populismo soft" renziano. E' la sclerotizzazione del costituzionalismo e dell'antifascismo, figlie anche di quel razzismo antropologico che le "elites culturali" esprimono verso il popolo. L'accusa di populismo si rivolge così praticamente a tutti i movimenti politici. E' populista Forza Italia, la Lega, il Movimento 5 stelle e persino il primo Renzi rottamatore. Nessuno si salva, tranne le mitiche forze progressiste. Ma più l'accusa di populismo viene mossa, più la popolarità dei "populisti" sale. Sarebbe invece meglio sottolineare la deriva neototalitaria della democrazia diretta grillina, il comunitarismo coniugato in salsa putiniana di Lega e parte di Forza Italia, l'incompetenza ancora dei grillini e la loro retorica fatta di decrescita economica, avventurismo utopista e deliri antioccidentali, tutti argomenti che passano in secondo piano, coperti dall'accusa controproducente di populismo.

domenica 3 gennaio 2016

La favola di Saddam Hussein laico e l'Italia filo-Putin

Uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni, ignorato dai commentatori, è la convergenza tra forze di destra, di sinistra e di varia provenienza nel campo geopolitico su posizioni filo-russe. E' vero che è sempre esistito un antiamericanismo sia di destra che di sinistra, ma mai era successo che questi due poli venissero attratti e riorganizzati da un unico centro di potere con base a Mosca e di fatto riunificati in una piattaforma di opinioni e tendenze convergenti. Indubbiamente in questo hanno influito anche gli errori dell'amministrazione Usa e della sinistra liberal che con le sue scelte ha fatto di Putin quello che in realtà non è: a seconda dei casi e della platea un baluardo contro la colonizzazione islamica o un uomo di pace o un "antimperialista". E' poi anche indubbio che in chiave antiIsis l'occidente con Putin dovrà parlare e forse anche allearsi. Ma sul piano delle sintonìe culturali appare interessante come la convergenza appare sempre più organica, meno esplicita in Italia, ma già operativa in Grecia con l'alleanza in chiave filo-russa tra Tsipras e nazionalisti di destra. Chiaramente anche le motivazioni storiche sono importanti, caduta l'Unione Sovietica, molte forze di estrema destra hanno abbandonato il filoamericanismo tattico per tornare al loro congenito antiamericanismo. Che invece forze di sinistra facciano gli interessi di Putin ritorna più alla categoria che Lenin chiamava degli "utili idioti", a un pigro riflesso da guerra fredda o all'antiamericanismo complottista sessantottino a senso unico. C'è poi il caso sui generis di Forza Italia, dove il filo-putinismo di un partito nato per fare la rivoluzione liberale sembra dettato più dall'amicizia personale del suo capo, o il caso di Salvini che scambia Putin per il salvatore contro l'Islam, lui stretto alleato dell'Iran. ma alla base di ciò c'è sopratutto l'occupazione di un vuoto. Come in geopolitica Putin approfitta del vuoto lasciato dall'inerzia di Obama, sul piano della propaganda si sente solo la voce della Russia nel silenzio di qualsiasi altra voce. L'offensiva mediatica di Putin, iniziata almeno dieci anni fa ed esplosa cinque anni fa - quando le rivoluzioni iraniane e ucraine furono abbandonate a loro stesse, bollate dal cretino collettivo controinformatosi nella spazzatura di Internet come colpi di stato della Cia - è particolarmente forte sul web, dove per ogni platea c'è un Putin: c'è il Putin comunista, il Putin duce, il Putin baluardo della cristianità e dei valori morali, il Putin antiislam, il Putin socialdemocratico e il Putin uomo del fare. E se Putin bombarda la Siria nessuno ha da ridire, pronti a tirar fuori le bandiere della pace appena l'occidente muoverà un dito. Alla base di tutto ciò c'è una narrazione divenuta egemone e verità incontestabile che suona più o meno così: "Milosevic, Saddam Hussein, Gheddafi e Assad erano dei popolari leaders laici e socialisti, magari non del tutto democratici, ma garanti della stabilità e argini contro gli estremisti integralisti islamici, che in combutta con con gli Usa e gli ebrei hanno destabilizzato l'area, così come le rivoluzioni arancioni, che sono in realtà dei colpi di stato della Cia". Si tratta di false idee in cui fino a dieci anni fa si identificava solo qualche gruppuscolo di estrema sinistra o di estrema destra, ma che oggi sono senso comune di un grillino come di un berlusconiano, di un leghista come di un prodiano, di un comunista come di un fascista, dicendo molto anche della deriva neototalitaria della nostra società. Ovviamente non c'era niente di laico, ne' di stabilizzatore in quei dittatori, i rapporti tra Al Qaeda e Saddam sono precedenti al 2003 e L'Isis è formato in larga parte da ufficiali baathisti, mentre la convergenza tra Isis e Assad in chiave antiopposizioni è fattuale, per non parlare di Gheddafi, patrocinatore di tutti i possibili terrorismi destabilizzanti degli ultimi quarant'anni ed integralista islamico non meno di Bin Laden. Appare quindi chiaro che se nella guerra al terrore possono essere stati commessi degli errori, gli obbiettivi non erano sbagliati, se non per chi ha interesse a reprimere lo sviluppo democratico, dividere l'Europa dagli Stati Uniti o crede che l'aggressione islamica si neutralizzi con la codardìa e la difesa di un apparente status quo.

mercoledì 16 dicembre 2015

Cossutta, ultimo baluardo comunista

Armando Cossutta non era il più filosovietico dei comunisti, come meccanicamente hanno mandato in stampa tutti i media (tranne il Foglio) nel giorno della sua scomparsa a 89 anni, ma era un comunista italiano. L'ala filosovietica del partito comunista - che si riuniva intorno alla rivista Interstampa - lo odiava perchè era stato lui a estrometterli dalla direzione del partito a Milano. Cossutta, infatti, seguiva la linea di "centro" di Togliatti (dove per centro non s'intende in senso dispregiativo, ma anzi come naturale collocazione storica dei comunisti italiani), che consisteva in un graduale smarcamento da Mosca senza però mai rompere formalmente con l'Unione Sovietica. Fu lui nel '68 a scrivere il documento del Pci che criticava l'invasione di Praga da parte dei carroarmati sovietici e le sue posizioni, viste con gli occhi di oggi, non differivano più di tanto da quelle di Berlinguer, se non nei tempi e nei modi. Non era così coraggiosamente antisovietico Berlinguer e non era così supinamente filo-sovietico Cossutta, il quale però non voleva che si consumassero strappi troppo traumatici per la base, consapevole che la natura identitaria del partito si basava sull'errore fondante di averlo legato alla Russia e che uno "strappo" avrebbe disorientato la base sgretolando tutta la struttura. Il dado era tratto e non si poteva sconfessare le fondamenta, se non con piccoli passi graduali. Quando infatti fu poi l'Urss a sgretolarsi, anche il Pci si sciolse in pochi mesi. Cossutta però non si rassegnò alla fine del comunismo storicamente conosciuto e diede vita alla formazione della Rifondazione Comunista, che altro non avrebbe dovuto essere che una continuazione del Pci. Ma commise l'errore di unirsi alla galassia dei neocomunisti postsessantottini e fu proprio lui a indicare Bertinotti - un sindacalista massimalista - come segretario del partito. Sotto questa guida ben presto iniziò una deriva movimentista ed estremista ai limiti dell'antisistema, estranea alla tradizione comunista dalla svolta di Salerno in poi, e Cossutta, anche per salvare il governo di centrosinistra, si staccò e fondò il partito dei comunisti italiani. Il vecchio comunista però sbagliò ancora nella selezione della classe dirigente, e scelse per guidare la sua creatura Oliviero Diliberto, un professore che all'estremismo settario univa un bieco opportunismo poltronaro, oltre che una grande capacità dissimulatoria, probabilmente imparata dalle sue frequentazioni islamiche e antisemite. Per Cossutta non rimaneva altro da fare che rientrare nel Pd, ma - come disse - sempre "da comunista". Di fatto però si ritirò dalla vita pubblica e negli ultimi sette anni le sue apparizioni sono state rade. Negli anni '90 la commissione Mitrokhin lo individuò per essere stato negli anni addietro una fonte confidenziale del Kgb, ma non rivelò nulla di nuovo o non noto, come il finanziamento di Mosca al Pci, fino appunto allo strappo di Berlinguer. Risulta invece difficile ipotizzare che Cossutta fosse coinvolto nelle attività illegali del Kgb in Italia e i documenti venuti alla luce non lo hanno chiarito. Nel ricordarlo in queste ore tutti gli avversari ne hanno riconosciuto la fedeltà al comunismo, ma anche la lealtà alla democrazia (anche se risulta incredibilmente ingenuo il fatto che non si fosse accorto che il Kgb sosteneva le brigate rosse, come sarebbe emerso recentemente da nuovi documenti, la cui veridicità però è tutta da verificare).

mercoledì 9 dicembre 2015

La realtà è semplice

Gli islamici hanno dichiarato guerra agli atei, ai cristiani e agli ebrei. La cosa più semplice da fare per queste tre componenti sarebbe allearsi tra loro per sconfiggere la minaccia islamica. Ma le cose semplici a volte sono le cose più difficili da fare. Succede che gli atei odiano i cristiani e gli ebrei, mentre sono masochisticamente attratti dai loro carnefici islamici, che attraverso le loro lenti ideologizzate vedono come gli oppressi, gli antiimperialisti. Ma le cose non vanno molto meglio nemmeno con i cristiani, che odiano gli ebrei e cercano il dialogo con gli islamici. Più gli islamici aggrediscono e massacrano gli atei e i cristiani, più questi danno la colpa agli ebrei, per ideologia, per vigliaccheria e ignoranza. La rottura di questo circolo vizioso potrà cambiare le sorti della guerra, fino ad allora gli islamici avranno la meglio.

martedì 8 dicembre 2015

L'ipocrisia del pacifismo a senso unico

Quando c'è una guerra i pacifisti scendono in piazza urlando "no alla guerra SENZA SE E SENZA MA", ma quando c'è un attentato terroristico i pacifisti NON scendono in piazza urlando "No al terrorismo SENZA SE E SENZA MA". Al contrario, invece, fanno mille distinguo, accusano l'occidente di aver provocato i terroristi e tanti altri se e ma.. Per questo la gente li chiama pacifisti a senso unico, pacifinti o ipocriti. Immaginate se 75 anni fa invece di prendere le armi contro i nazisti ci fosse stato qualcuno che avesse iniziato a dire che sì Hitler è un pazzo, ma in fondo il nazismo è pacifico, che in fondo gli ebrei se la sono cercata, che la guerra è il male assoluto senza se senza ma e quindi non bisogna fare nulla. Probabilmente persone così c'erano già anche allora, George Orwell infatti diceva che i pacifisti sono i migliori alleati del nazismo, ma per fortuna non facevano i giornalisti, i professori, i politici, i presidenti della camera, i cantanti e non venivano invitati come star nei talk-show e vennero messi in condizione di non nuocere.