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venerdì 25 novembre 2016

Grillo, chi lo sostiene è complice

La campagna referendaria, definita aberrante dal presidente Napolitano e nauseante da altri, ha effettivamente assunto questi toni. Non si può però ipocritamente dipingere uno scenario di insulti reciproci da una parte e dall'altra. E' evidente che la violenza verbale e gli insulti disgustosi sono unilaterali e arrivano dalla sola maleodorante bocca di Beppe Grillo. Una violenza verbale che non ha precedenti in Italia? Apparentemente no, anzi abbiamo assistito a periodi anche più violenti, per esempio negli anni '70, ma era un'Italia che era uscita solo tre decenni prima da una guerra civile ed era opera di minoranze, seppur corpose, con la dissociazione della maggioranza degli italiani, almeno in un secondo momento. La violenza di Beppe Grillo è invece pianificata a freddo, è frutto di una strategia di comunicazione studiata a tavolino, non è frutto di un conflitto sociale, di una guerra o di una situazione storica turbolenta. E' rabbia finta, figlia del cinismo. E' la violenza della satira, svuotata di contenuti e priva dell'indipendenza che la satira dovrebbe avere, messa al servizio di un partito neototalitario, travasata in politica e tracimata nelle istituzioni democratiche. E non è nemmeno minoritaria, ma gode del sostegno di milioni di italiani, perciò è per certi versi più pericolosa. Si tratta di violenza gratuita, in Italia non c'è nessuna dittatura e nonostante una dura crisi economica viviamo comunque in una economia avanzata dove la maggioranza degli italiani è proprietaria della casa in cui vive. Grillo non è certo un oppresso o un indigente e non lo sono i suoi sostenitori, la sua è la violenza del vigliacco che si nasconde dietro una tastiera, del ricco annoiato, dell'incompetente arrogante, dello studente viziato, del plebeo ottuso, del prepotente maleducato, dell'indignato fomentato, del nullafacente frustrato e inconcludente. E' da questo tessuto che Grillo attinge il suo consenso, certo da principio anche da cittadini perbene che reclamavano più onestà e ricambio della politica, ma ora dopo più di cinque anni dalla nascita del movimento 5 stelle non ci sono più scuse, chi lo sostiene ancora è complice.

giovedì 17 novembre 2016

Bufale

Il tema delle bufale è approdato sui telegiornali, dopo anni che imperversavano sui social media e su internet. Si tratta di un tema molto importante, strettamente correlato con il complottismo, quindi con l'antisemitismo e altri temi che su questo blog seguo da anni. I telegiornali però lo hanno incanalato nella dicotomia destra-sinistra. Le bufale sarebbero servite a far vincere Donald Trump e per questo ora bisognerebbe metterne un freno. Non per altro. Le bufale, invece, per chi le segue da anni, non servono a far vincere questo o quello candidato della destra, ma servono ad aumentare la divisione all'interno delle società occidentali, a polarizzare e radicalizzare le posizioni da una parte e dall'altra, aumentando rancori, l'acredine e la delegittimazione reciproca. La regia di questa opera di destabilizzazione si trova a Mosca.

venerdì 16 settembre 2016

L'11 settembre e la nascita del neocomplottismo

L'Undici settembre non è solo una data che ha cambiato la storia, ma segna anche la nascita del neocomplottismo contemporaneo. Se il secolo scorso era stato il secolo dei protocolli dei savi di Sion, che generarono l'olocausto, il nostro secolo è segnato da una nuova teoria del complotto che nega la natura islamica degli attentati dell'11 settembre (e di tutti gli altri) per addossare le colpe agli ebrei o agli americani stessi. Come nel caso dei protocolli dei savi di Sion, la matrice non è tanto culturale o economica, ma statuale e geopolitica: Come allora, è la Russia a diffondere attraverso la sua propaganda la leggenda nera. Il complottismo non è dunque un fenomeno da sottovalutare, ma è molto pericoloso, perchè è destabilizzante, e perchè il complottista è un individuo capace di accusare un soggetto di ogni nefandezza possibile senza nessuna prova o evidenza. Se la sua origine geopolitica è chiara (Russia e mondo islamico), gli aspetti su cui fa presa sono i più disparati. Ovviamente il principale è la necessità in molte persone nel trovare un capro espiatorio alle proprie frustrazioni e senso d'impotenza, quindi è chiaro che in un periodo in cui le cose vanno male molta più gente aderirà al complottismo. C'è poi la tendenza a ridurre tutto a motivazioni date da occulti interessi economici, ma non da ultimo il bisogno che hanno i conformisti di apparire come persone indipendenti che non credono alle verità ufficiali e istituzionali, affidandosi a verità alternative schematiche e manichee. La specificità del complottismo contemporaneo è il suo acutizzato nichilismo e il suo diramarsi alle diverse sfere della società. Non esisterebbe più solo un grande complotto giudaico, ma tanti complotti. Da parte dei complottisti non c'è solo la volontà di colpire il banchiere (ebreo) o l'intellettuale (ebreo), ma anche gli uomini di scienza, i medici, oltre che i politici, gli economisti, i giornalisti, in pratica tutto quel mondo delle professioni creato dalla modernità occidentale. In particolare è proprio la scienza e la medicina moderna il nuovo campo d'azione dei complottisti. Le teorie complottiste sui vaccini, sul cancro, minano alla base la civiltà e sono riconducibili ai canoni classici del complottismo, ci sarebbero gli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche, i loro proprietari che sarebbero tutti ebrei, ma in fondo l'attacco alla scienza è l'obiettivo più naturale per un complottista, il cui pensiero è in quanto tale antiscientifico, non corrobato da nessuna prova o fatto, ma un enorme disegno i cui puntini vengono uniti arbitrariamente secondo uno schema prefissato.



mercoledì 7 settembre 2016

La biografia di Togliatti di Giorgio Bocca/ parte 2

La seconda storica accusa a Togliatti veniva da "sinistra", o per meglio dire dalle componenti utopistiche della sinistra: Togliatti avrebbe tradito la mitica rivoluzione, che sarebbe potuta avvenire sull'onda del movimento partigiano ed era in realtà un riformista (social)democratico? Nel suo libro Giorgio Bocca, da storico serio, liquida in poche battute come sciocchezze queste supposizioni, che pure hanno fatto da base alla retorica della Nuova Sinistra negli anni a venire, con tutte le lugubri conseguenze che ne vennero. Tutti sanno che non c'era la benchè minima possibilità di una rivoluzione proletaria in Italia al termine della guerra, i primi a saperlo erano i leaders dell'ala rivoluzionaria del partito, come Secchia, colti del tutto impreparati dal moto insurrezionale seguito all'attentato a Togliatti, ma non era certo solo una questione di preparazione, anche se è indicativo anche questo aspetto; una rivoluzione non avrebbe avuto nessun appoggio da parte dell'Unione Sovietica, ma nemmeno della stragrande maggioranza del popolo italiano e avrebbe aperto la strada ad avventure autoritarie in un senso o nell'altro. Nonostante ciò lo stesso Bocca non potè fare a meno di rimproverare a Togliatti di non aver usato a fondo il peso del movimento partigiano per spostare più a sinistra la composizione delle riforme costituzionali. Secondo il partigiano Bocca, Togliatti sottovalutava la forza del movimento resistenziale e da uomo di stato, cresciuto dove ci si chiedeva quante divisioni aveva il papa, non credeva che i partigiani potessero avere un'influenza vasta sulla popolazione e sulla politica, e forse li considerava anche un movimento di avventurieri e piantagrane. Lo stesso Bocca però deve ammettere che la vastità dell'amnistia ai fascisti non era responsabilità del guardasigilli Togliatti, ma di come il corpo della magistratura, composto da post fascisti, la interpretò. Anche la polemica anticlericale contro Togliatti, per lo stesso Bocca, è rabbiosa e sterile, in un paese profondamente cattolico parlare anche alle masse cattoliche era il compito necessario di un leader non settario e non elitario. Definire Togliatti una sorta di cattocomunista antelitteram è storicamente sbagliato, Togliatti concepiva il rapporto con il cattolicesimo in senso gramsciano e competitivo, rifiutava lo scontro frontale ed era anche convinto delle sue capacità di persuasione, ma alla fine con lo scoppio della guerra fredda dovette rivedere le sue convinzioni. Sul fatto di essere un riformista, probabilmente Togliatti era un comunista riformista, sicuramente era un democratico, anche se concepiva la democrazia in termini di unità di tutte le forze antifasciste e la sovranità popolare inquadrata nelle strutture di partito e nelle organizzazioni di massa, cosa però forse non diversamente concepibile all'epoca. Ma non era un socialdemocratico in senso contemporaneo, almeno non nel senso di liberalsocialista, non considerava perciò compatibile il capitalismo con la libertà e la democrazia, non avendo fatto in tempo a cogliere negli ultimi anni della sua vita le profonde trasformazioni della società dei consumi e la capacità di riformarsi in senso democratico del capitalismo.

sabato 3 settembre 2016

La strega Lorenzina

La folla inferocita si era già radunata, mancava solo il sacerdote Savianus, ma c'era il branco twitteratorio, con scribenti al seguito, ovviamente la setta dei savianesi, i talebanus laicus, gli anus orgogliosi, le donne che odiano le femmine, "al rogo", "fascista!", "mettiamola a testa in giù!", urlavano brandendo i mouse. E in mezzo lei, la strega Lorenzina, con un cartello al collo che recitava "puttana democristiana". L'accusa, aver sciolto delle pozioni della fertilità nel Rancio Quotidiano a cui tutti si abbeveravano dal cuoco Travaglius. "Vuole obbligarci ad avere figli!", "Offende le donne che non possono avere figli!" in un boame contradditorio e confuso, "Vuole ricostituire lo scudo con la croce!" dicevano i più politicizzati. "Fascista! Fascista!" ripetevano alcuni istericamente, e non c'era modo di fermarli. E lei da giorni ripeteva: "No, non era questa la mia intenzione, volevo fare solo prevenzione". "Perchè non ci dai le monete per fare figli, invece dei tuoi intrugli!" dissero gli hominus sindacali aumentando confusione a confusione. "Ma è stato un errore di comunicazione, spiegherò meglio la mia intenzione!" supplicava lei. "Balle, nei paesi civili le avrebbero già tagliato la testa" sentenziò qualcuno. Quando poi comparve il sacerdote Savianus, tutti trattennero il fiato, quale sarebbe stata la sua sentenza? Ditino indice alzato, voleva dire che la puttana democristiana avrebbe dovuto mandare a memoria cento suoi sermoni, ditino indice abbassato, partecipare con il capo cosparso di cenere alle trasmissioni della Setta, lì l'aspettavano i chierici Formichiglio e Floro Flores per metterla al pubblico ludibrio davanti a una platea di indignatodipendenti. Tutti sapevano che il sacerdote non l'amava, la Lorenzina si era opposta alla legalizzazione della sua erba magica, che Savianus voleva distribuire ai più giovani per renderli ancora più indignati e uguali l'uno all'altro. "Prima però - disse Savianus, tendendo ieraticamente la mano verso la folla adorante - vi leggerò il mio ultimo editoriale, ci vorranno solo sei ore."

venerdì 2 settembre 2016

La biografia di Togliatti di Giorgio Bocca/ parte 1

La biografia di Togliatti scritta da Giorgio Bocca ha cambiato per sempre la storiografia del comunismo italiano. Per la prima volta emersero in piena luce i contrasti interni al partito comunista, che non apparve più come un monolite granitico e ieratico. Emerse tutta la debolezza del centralismo democratico, quell'idea di dare un'immagine del partito ultraunitaria all'esterno s'infrangeva con l'immagine contradditoria, problematica e amletica che Bocca dava del partito e sopratutto del suo leader, rendendolo in questo modo molto più umano e accattivante. Dirigenti comunisti come Pajetta non lo capirono e reagirono aspramente stizziti alla pubblicazione del libro, che pure avevano largamente contribuito a scrivere rilasciando ampie confidenze all'autore in fase di stesura, che poi liquidarono come pettegolezzi, delegittimando Bocca con la tipica campagna di diffamazione ad personam alla maniera sovietica, che la sinistra italiana ancora oggi non ha abbandonato. Ma la realtà è che Togliatti era cordialmente detestato dai dirigenti comunisti filosovietici, pur non avendo nessuno di loro il carisma e la preparazione per mettere in discussione il suo potere. Eppure da questa ricca biografia basata - come detto - tantissimo sulle testimonianze orali dei diretti protagonisti, scritta a 10 anni dalla morte del Migliore, Togliatti ne esce alla fine bene, senza eroismi, con tutte le sfumature e le doppiezze, che spesso però altro non erano che il riflesso della dialettica interna. "Uomo dei tempi lunghi", mai di rottura, seppe gettare i semi del pensiero nazionale e democratico, seppur alla maniera guardinga e egemone verso le altre culture, in un partito ancora inconsapevolmente bordighiano e massimalista, amante dei riti ortodossi e delle romanticherie rivoluzionarie, ma sotto sotto consapevole di aver bisogno di un leader realista e preparato, tacitamente revisionista, senza mai rinnegare. Accusato da destra di essere un finto democratico e un agente dell'Unione Sovietica, da sinistra di aver tradito la rivoluzione e di essere un riformista (social)democratico, da destra e da sinistra di essere un sicario di Stalin, Palmiro Togliatti - secondo Bocca - non era nessuno dei tre. Era la sua linea dalla svolta di Salerno in poi una astuzia tattica per far abbassare la guardia agli anticomunisti e nel frattempo occupare le casematte dello stato? Così sicuramente la intendevano i colonelli Secchia e Longo, sicuramente Togliatti sapeva che la vera lotta per il potere si faceva nei gangli dello Stato e non con le lotte sindacali, ma la sua intenzione di affrancarsi dall'Unione Sovietica e di non tornare indietro dalla linea nazional-democratica è netta, e quando scoppia la guerra fredda e ritorna la paranoia staliniana, rifiuta di farsi coinvolgere, si oppone alla ricostituzione della terza internazionale sotto forma di cominform negandosi a Stalin, che lo voleva a capo della nuova struttura internazionalista, trovandosi solo nel partito, che decisamente più staliniano di lui, cercò di liquidarlo rimandandolo all'Est e acconsentendo quasi in blocco alla richiesta di Stalin. La solitudine dei numero uno, fortunata opera dei nostri giorni, si potrebbe riportare alla vicenda di Togliatti, che fu costretto a tornare in Urss accompagnato dalla fedele Nilde Iotti, ma solo per dire no a Stalin, deciso a rimanere segretario del partito comunista italiano e sopratutto a tornare e rimanere in Italia, fedele alla via nazionale al socialismo, contro il suo stesso partito. L'amarezza fu tanta, così come le cattiverie di chi imputava alla compagna Nilde Iotti il suo rifiuto al piccolo padre georgiano, ma anche la sua deriva antirivoluzionaria.

Governo ladro

Posso definirmi un renziano? Più che un renziano sono un anti-antirenziano, non sopporto gli antirenziani. Non parlo ovviamente delle critiche circonstanziate e argomentate a Renzi, alle sue idee e al suo governo (ma ce ne sono in giro?), ma a quella lagna antigovernista che si alza nel paese. Sei una capra millenial ignorante e incompetente e pensi che nel 2016 ti basti una laurea o un diploma che ti hanno tirato dietro per avere un lavoro da manager con stipendio e benefit incorporati, ma ti ritrovi a fare un lavoro precario? Colpa del governo e di Renzi! Sei una cariatide sessantottina che scambia la democrazia liberale per fascismo, ma è pronta a innamorarsi di qualunque dittatore tropicale o mediorientale e non ti capaciti della bancarotta storica delle tue idee? Colpa del governo e di Renzi che ha tradito i veri valori della sinistra! Sei un troglodita grillino che passa il tempo a smascherare complotti farmaceutici e delle multinazionali da dietro una tastiera? Colpa di Renzi e del suo governo servo delle lobby ebraiche! Sei un fiero fascista che vuole risollevare la patria vendendola a un colonnello del Kgb? Colpa di Renzi e delle sue sanzioni alla Russia! Ecco, finchè l'alternativa a Renzi è questa, mi tengo stretto Renzi.

domenica 17 luglio 2016

Il male esiste

In una società dove tutto è relativo risulta non solo impossibile, ma persino sconveniente pensare che esista il Male e ancor di più guardare il Male negli occhi. Succede che i social networks e i media in generale censurino le immagini e i video della strage di Nizza, mentre le autorità arrivano a voler imporre il rogo di tutti i filmati della strage. Dietro il perbenismo di non voler urtare la sensibilità dei parenti o l'ipocrisia di qualche strana strategìa del silenzio, c'è la ferrea volontà di non voler guardare in faccia la realtà, mentre si lasciano liberi i siti dell'Isis e del terrorismo palestinese di proliferare in rete. Immaginate se gli alleati e i sovietici dopo aver liberato i campi di sterminio, avessero censurato le immagini dei corpi scheletrici, delle fosse comuni, dei bambini morti, dei forni crematori, per non urtare la nostra sensibilità piccolo-borghese. Cosa penseremmo di loro? E che percezione avremmo del nazismo se non avessimo mai visto quelle immagini? Anche allora c'erano gli ipocriti e in Germania quelle immagini il pubblico le potè vedere solo negli anni '60. Forse tra 20 anni ci faranno vedere le immagini dell'11 settembre e di Nizza, ma potrebbe essere troppo tardi. Ma la strategìa degli occhi chiusi e degli struzzi va anche sul patetico quando i media diffondono l'idea del pazzo, depresso e isolato, lasciato dalla moglie, di quattro drogati sbandati, lo pseudosociologismo vagomarxista dell'emarginato, del povero o la retorica buonista del discriminato, ma l'unica follìa è non vedere l'esistenza di una lucida e razionale stategìa di morte alle spalle della quale c'è un'ideologia religiosa e politica, una vasta rete organizzativa e di complicità e un intero stato che si chiama Stato Islamico. Ma la sindrome di Stoccolma dell'Europa e dei suoi giornalisti sconfina nella stupidità quando si arriva a sbandierare il dato che il 10% dei jihadisti avrebbe problemi psichici, come dire che il 90% è perfettamente sano. Anche nel caso dell'eccidìo di Monaco di Baviera le dichiarazioni della polizia vanno prese con le pinze. E' la stessa polizia tedesca che ha occultato per giorni gli stupri e le violenze di capodanno contro le donne tedesche da parte di profughi e immigrati. Altro che Breivik e bullismo.

Le nostre società occidentali si basano sulla libertà, che è libertà di critica, siamo liberi di criticare il governo, lo stato, la polizia, la chiesa, siamo liberi di criticare Dio, come noi stessi, la nostra storia e la nostra identità e questo modo di vivere per i fondamentalisti islamici è inaccettabile, per questo ci odiano e ci vogliono sterminare e noi questo nostro modo di vivere dobbiamo assolutamente difendere. Ma questa nostra capacità non va confusa con un'autocritica che è odio di sè, masochismo, che porta a colpevolizzare noi stessi per ogni male del mondo e ancor di più per ogni atto di terrorismo. E in questo confine tra critica e masochismo che l'Islam ci invade. Eppure quando si tratta di criticare l'Islam o analizzare il male dall'altra parte il nostro cervello si spegne, diventiamo acritici. Un doppio meccanismo da una parte e dall'altra, un cortocircuito che l'Islam strumentalizza a suo vantaggio. Allora quando dopo la strage di Nizza sentiamo figure di cretini autorevoli come Gino Strada e sua figlia - strani figuri di "pacifisti" con la bava alla bocca e tracimanti odio per tutto ciò che è occidentale e al contrario caritatevolezza e comprensione per tutto ciò che è terrorismo e razzismo antioccidentale - affermare sui social network che decine di persone sono state maciullate, ma la colpa in realtà è nostra perchè abbiamo fatto la guerra, con una volgare e banale inversione dei processi di causa ed effetto, senza dire una parola sull'Islam, possiamo in nome della libertà considerare ciò un normale esercizio di libera critica o dobbiamo considerarlo uno strumento del terrore e del Male e fare in modo, per difendere la nostra libertà più ampia, che non gli sia permesso di diffondere il loro messaggio sui social e in rete, anzichè censurare la realtà? Cominciamo anche da questo.

mercoledì 6 luglio 2016

Uccideteci

Una serie di autorevoli commissioni d'inchiesta e di pensosi pensatori ha trovato il peccato originale, la causa delle nostre disgrazie. L'Occidente si sente in colpa e ha bisogno del suo peccato originale e i dotti lo hanno trovato. La guerra in Iraq, e poco importa se Saddam ospitava sul suo territorio membri di Al Qaeda, minacciava atomicamente Israele (ma questo per molti europei è un merito), ora possiamo farci ammazzare, torturare, decapitare e morire felici.

lunedì 27 giugno 2016

Appunti di storia di un nazionalismo di sinistra/ parte 3

...In conclusione l'idea che le nazioni abbiano generato solo fascismo e guerre è un'idea storicamente falsa, le nazioni per milioni di persone hanno significato libertà e affrancamento dalle chiese e dagli imperi, democrazia e libertà, che solo nell'involucro degli stati nazionali hanno potuto affermarsi. L'Europa ha un senso se non pretende di imporsi sulle volontà popolari, se non diventa un organismo totalitario dove forze politiche e culturali minoritarie e respinte alle porte dei parlamenti dall'elettorato, trovano il modo di rientrare dalle finestre delle stanze della burocrazia imponendo i propri schemi, i propri linguaggi e le proprie decisioni sulla pelle dei popoli. Un'Europa che si priva degli stati nazionali è un'Europa che s'indebolisce da sola, l'Europa ha senso come unione delle forze nazionali e non come forza disgregante a tutto vantaggio delle chiese e dei nuovi imperi orientali. L'Europa deve guardarsi dai falsi amici, che la vorrebbero senza confini, quindi debole e sottomessa, e priva di autonomìe, mentre deve trarre una lezione dal messaggio della Brexit per cambiare. Un'Europa non-nazione, ma come melassa multiculturale, porta dritto al totalitarismo e alla tirannìa.

sabato 25 giugno 2016

Appunti di storia di un nazionalismo di sinistra/ parte 2

...Anche nel partito democratico di Renzi si riflette una doppia identità, da una parte l'aspirazione europeista, la determinazione di portare alle estreme conseguenze l'integrazione, dall'altra l'aderenza con l'interesse nazionale, che si rintraccia nel rifiuto di sottostare alle derive ambientaliste difendendo le industrie strategiche e rigettando referendum antinazionali come quello sulle trivelle, ma non solo, si rintraccia anche nel rifiuto della logica da guerra civile a bassa intensità, cara alla fazione antiberlusconista, e nel tema caro a Renzi della costruzione contro il "disfattismo". Il nazionalismo di sinistra di Renzi però non ha il coraggio di dire cose scomode sull'immigrazione, perchè rientra in gioco un altro elemento del renzismo, l'universalismo e il solidarismo cattolico. Anche un ispiratore del renzismo come Napolitano ha spesso parlato di patriottismo in termini positivi, contrapponendolo, non senza un certo schematismo, al nazionalismo di destra. Un atteggiamento però che non gli ha impedito di liquidare neoilluministicamente come tribalismi le identità nazionali dure a morire ed euroscettiche, e in generale anche per la sinistra renziana vale la sottovalutazione delle problematiche legate all'immigrazione. Un modo di porsi che ricorda la superficialità e la presunzione con cui il partito socialista rifiutò le ragioni del reducismo dopo la prima guerra mondiale, gettandolo nelle braccia del fascismo, o come la sinistra berlinguerian-pasoliniana non capì la nuova modernità e le nuove identità popolari, gettandole nelle braccia del berlusconismo. Ma le identità nazionali sono tutt'altro che morte, come il referendum della Brexit ha scoperchiato, e la sinistra, se non vorrà essere travolta, dovrà tornare a coniugare in senso moderno "internazionalismo" con il "nazionalismo".